Vittoria e sconfitta che valore hanno

Vittoria e sconfitta che valore hanno

Sminuire il risultato coi più piccoli non sempre è la strada giusta. Vi sono dei valori, fondamentali nella vita di tutti i giorni, che possono essere trasmessi con saggezza solo dando il giusto senso a vittoria o sconfitta. Il ruolo dell’allenatore.

Come la notte e il giorno o l’estate e l’inverno, vincere e perdere fanno parte del gioco e della vita. Un percorso educativo serio insegna a giocare per la vittoria e ad accettare la sconfitta. Non sfugge né all’una né all’altra, non le esaspera o banalizza. Al contrario, ne coglie emozioni e spunti di crescita.

Sgombriamo subito il campo: la tendenza attuale a voler sminuire, camuffare o nascondere il risultato delle partite dei più piccoli non è una carta vincente da scegliere nella sfida educativa. Con una precisazione determinante: il risultato appartiene ai bambini. Quando gli adulti se ne appropriano e vi si identificano al punto da confondere il valore con l’esito degli incontri, ecco che iniziano i guai. La vittoria dell’educatore-allenatore è su un piano più alto: se la abbraccia corretamente, vincere o perdere diventano strumenti straordinari per allenare alla fatica, alla pazienza, al sacrificio, alla fiducia e a essere felici.

Il gioco è una cosa seria
Per i bambini, il gioco è una cosa seria. “Chi afferma il contrario è perché evidentemente non ha mai visto giocare un gruppo di bambini – afferma Pietro Trabucchi, psicologo dello sport e scrittore. L’agonismo è innato nella specie. È un dato di fatto, indipendentemente da ogni nostro desiderio buonista.” Il gioco è uno stimolo formidabile per la creatività, l’affermazione della personalità e la conoscenza di se stesso. Se non è contento della sua costruzione, il bambino la smonta e ricomincia da capo. Non gli basta far passare il tempo. Vuol fare le cose bene. Il risultato non è esterno al gioco. Fa parte di questo.

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