Ajax

  • Ha vinto il migliore. E il migliore è stato l’Ajax. Nettamente il migliore, perché nel secondo tempo i “lancieri” hanno dato spettacolo. Come a Madrid, contro il Real.

    La sconfitta della Juventus, 1-2 il finale, non è altro che la logica conseguenza di quanto si è visto in campo: da una parte una squadra spenta, atleticamente appesantita; dall’altra un’orchestra che ha suonato calcio soprattutto nel secondo tempo, quando i reparti di Allegri si sono sfilacciati.

    Non è bastato il solito gol di Ronaldo, perché l’Ajax ha pareggiato subito con un po’ di fortuna, ma nel secondo tempo ten Hag ha visto i suoi creare almeno cinque palle-gol e segnare una rete di testa con de Ligt.

    In quello che doveva essere l’anno del “triplete”, la sconfitta con l’Ajax certifica il fallimento del progetto. Sabato arriverà lo scudetto, ma oggettivamente è troppo poco. Per quello bastavano la squadra e il budget dell’anno scorso.

  • La sensazione? La Juventus è più forte, ma l’Ajax gioca meglio. L’andata dei quarti di finale di Champions finisce 1-1, ma non regala certezze sul passaggio del turno. Perché il risultato è evidentemente favorevole alla Juve, ma la sfrontatezza degli olandesi è il biglietto da visita che Erik ten Hag presenta per la partita di martedì sera a Torino.

    Dicevamo, la Juve è più forte. Presi individualmente i bianconeri sono superiori e tatticamente la squadra di Allegri ha una solidità che l’Ajax non ha. I “lancieri”, invece, danno l’impressione di divertirsi, prima ancora di divertire e, giocano in un modo solo: come hanno fatto nella gara interna con la Juve. Senza astuzie, senza tatticismi, con la sola forza delle idee e delle trame che vengono costruite, con gli attaccanti che si portano tutti nella stessa parte del campo, per liberare spazi per l’inserimento dei centrocampisti.

    Il 4-3-3 sembra essere il modulo con il quale Allegri si vuole giocare, almeno dall’inizio, la Champions: inamovibile Ronaldo (in gol anche oggi) imprescindibile Mandzukic, con Bernardeschi in ottima salute, Dybala è costretto a partire dalla panchina, proprio come Douglas Costa, che quando entra sembra però molto più motivato della “Joya”.

    Sabato arriverà lo scudetto, l’ottavo consecutivo, ma non ci sarà tempo per festeggiare: il ritorno con l’Ajax incombe. E sarà una battaglia di 90’, perché, come detto, gli olandesi giocano in un modo solo. Per conferme chiedere al Real Madrid.

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