La tecnica nel terzo millennio

La tecnica nel terzo millennio

Il tempo passa, gli stili di vita dei ragazzi cambiano ed è inevitabile che il calcio ne subisca le conseguenze. Come la tecnica. Per questo gli allenatori devono avere una marcia in più per insegnare le varie gestualità stimolando sia la ripetizione sia la libertà di espressione e la fantasia.

Le migliori prestazioni e le vittorie delle più grandi squadre di tutti i tempi non sono esclusivamente dovute al loro collettivo, alla preparazione atletica e all’impostazione tattica, ma spesso, alla classe dei loro singoli giocatori. Eppure, anche se è vero che un campione può emergere grazie alle sue innate doti individuali, è corretto affermare che con un allenamento adeguato, costante e con la giusta e graduale ripetitività nel tempo qualsiasi giocatore, nel suo percorso formativo, già a partire dai 6 anni, può acquisire quelle abilità tecniche che gli daranno la possibilità di esprimersi in maniera indipendente e divertirsi durante una partita.

Il buon maestro
In questi ultimi 30 anni il calcio ha avuto un’evoluzione sotto tutti i punti di vista, andando verso una metodologia sempre più globale. Questo ha fatto sì che venisse trascurata la cura del dettaglio e l’automatizzazione delle abilità tecniche, perché si è pensato, erroneamente, che attraverso il gioco l’atleta migliori, oltre alla conoscenza, anche le sue capacità tecniche. Molti allenatori di settore giovanile hanno approfondito la questione attraverso lo studio del calcio a livello globale, ma, probabilmente, hanno trascurato quella che è la capacità di analizzare e scomporre qualsiasi gesto tecnico. Questo, magari, perché tale tipo di analisi richiede molto tempo e pazienza: i risultati si vedono nel lungo periodo. Invece l’approccio globale al gioco consente al tecnico, dal punto di vista personale, di ottenere risultati immediati a livello di squadra, spesso a discapito della crescita individuale del singolo, sia dal punto di vista tecnico sia psicologico. Molti ragazzi arrivati a 13-14 anni smettono di giocare perché non si divertono più, cambiano sport perché non hanno appreso competenze tecniche per poterlo fare.

Tutti gli allenatori che operano dai 6 ai 12 anni dovrebbero, per primi, essere in grado di fare e di dimostrare determinate gestualità, proprio perché attraverso il modello imitativo i ragazzi potranno riprodurre quello che il tecnico dimostra.

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