Antonio Conte, allenatore dell'Inter (Foto:Italy Photo Press)

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Il Napoli fa tutto tra l’82’ e la fine della partita, l’Inter pareggia e trova la rete dell’1-1 ben oltre il 90’. Una vittoria e un pareggio, anche se era molto più facile prevedere un pareggio del Napoli e tre punti all’Inter.

Il Napoli gioca un’ottima gara: Ancelotti, che in campionato punta sul 4-2-3-1, in Champions decide di non rischiare e manda in campo un 4-4-2, più accorto e attento, ma non per questo meno pronto: servivano tre punti e tre punti sono arrivati. Ancora una volta è stato chiaro a tutti che Fabian Ruiz deve giocare in mezzo al campo. Non dietro la prima punta, in posizione di raccordo. Quando tutto sembrava svanire, comunque, il Napoli ha trovato il vantaggio su rigore. C’era. O non c’era? Decide l’arbitro e questa volta è andata bene così, di certo non bisogna lamentarsi la prossima volta, quando il fischio potrebbe essere contrario…

L’Inter gioca male. Inutile girarci intorno: la squadra di Conte ha giocato male e non ha creato nulla di trascendentale. Succede. Anche se non dovrebbe essere così, perché sarebbero serviti i tre punti perché nel “girone della morte” a Dortmund si giocava tra Borussia Dortmund e Barcellona. E’ finita con il gol di Barella oltre il 90’ per l’1-1 finale, ma a rendere la serata meno amara è il risultato della gara in Germania: 0-0, quindi palla al centro. E si ricomincia. Perché la Champions è anche questa!

Avremmo voluto scrivere della goleada della Roma (4-0 al 45’) o del successo del Milan (in 11 contro 10 per 65’). O magari della sconfitta della Lazio, penalizzata dalle scelte di Inzaghi. Invece, no! Il gesto dei giocatori del Bologna che hanno deciso di andare sotto le finestre dell’Ospedale Sant’Orsola per salutare Sinisa Mihajlovic vince su tutto.

Sotto 3-1 al 45’ dopo un pessimo primo tempo, Mihajlovic ha fatto sentire la sua voce con l’aiuto del vice De Leo: telefono al centro dello spogliatoio e poi l’allenatore che si lamenta come nessun medico vorrebbe. Ma pazienza, perché la sfuriata dura una manciata di minuti, quanto basta per tornare in campo con una spirito diverso.

Dessena si fa cacciare nei primi minuti della ripresa, il Bologna ci crede e e segna al 56’ e al 60’: da 3-1 a 3-3. Nessuno ci crede, ma ormai la partita è nelle mani del Bologna, che attacca e trova addirittura il gol del vantaggio. Quello dei 3 punti, che da 4 ti porta a 7, a pari con la Juventus.

Negli spogliatoi c’è chi lancia l’idea: “Andiamo sotto la finestra dell’allenatore”: la risposta entusiastica è si! Così il pullman si ferma sotto la finestra dell’allenatore: partono i cori, Mihajlovic si affaccia alla finestra. E’ commosso, saluta con la mano…

La squadra continua a cantare, è un inno alla vita.

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Un gol di Sensi al termine del primo tempo spinge l’Inter in testa alla classifica. Un volo d’angelo di quelli che sapevano fare Riva, Boninsegna, Bettega… Certo, l’Udinese si è complicata la vita, in dieci dal 35’, mentre Conte ha dimostrato che inventare si può: 3-4-2-1, con Sensi e Politano alle spalle dell’unica punta, Lukaku.
Ma la partita del sabato non è stata né quella di Milano, né quella vinta 2-0 dal Napoli sulla Sampdoria. La partita è quella di Firenze, con la Fiorentina che gioca alla grande senza commettere distrazioni.

Se la Juventus è corrucciata per gli infortuni muscolari a Douglas Costa e Pjanic, con Danilo uscito per crampi, la Fiorentina lo è per il numero di occasioni che attaccanti e centrocampisti hanno sprecato davanti a Szczęsny. Montella, contro la Juventus, ha rivisto la squadra che aveva giocato bene per 35’ contro il Napoli, prima per 25’ anche nella ripresa.

A impressionare Frank Ribery e, vista l’età e la terza presenza in A, il centrocampista Gaetano Castrovilli. Se del primo conosciamo tutto, del secondo sappiamo meno: chi lo ha seguito in B a Cremona sapeva di trovarsi davanti a un trequartista, che non amava più di tanto il dover rincorrere gli avversari. Montella, invece, gli ha spiegato che se vuole rimanere in campo in Serie A deve fare anche l’incontrista. Detto e fatto! Castrovilli è una delle sorprese migliori delle prime tre giornate. E ora siamo curiosi di vedere Lazio, Roma e Milan.

Noi che lo abbiamo visto giocare, di Gaetano Scirea sappiamo tutto. L’abbiamo ammirato togliere palla all’avversario con la punta del piede, con l’eleganza dei grandissimi. Noi che abbiamo visto giocare Gaetano Scirea, ricordiamo il suo incedere palla al piede a testa alta, come solo Franz Beckenbauer sapeva fare.


Noi che lo abbiamo visto giocare non abbiamo bisogno di leggere un articolo per ricordarci che lo abbiamo stimato, anche se non eravamo juventini, perché Gaetano Scirea era, anzi è, un patrimonio del calcio, uno di quei calciatori che avresti sempre voluto avere dalla tua parte, uno per il quale tifavi a prescindere. Scirea andava oltre la maglia, un privilegio che la storia ha riservato a pochi.

Dire che Gaetano Scirea, imperatore dell’area, sia stato campione del mondo è una banalità, perché le immagini di quelle partite con Argentina, Brasile, Polonia e Germania le stiamo guardando ancora oggi, rapiti come nell’estate di 37 anni fa.

Per spiegare chi sia Gaetano Scirea non vogliamo neppure stare a leggere quei numeri impregnati di gloria: un titolo di Campione del Mondo, 7 scudetti, 2 Coppe Italia, una Coppa Intercontinentale, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe, una Coppa Uefa e una SuperCoppa d’Europa. No, anche questi sono numeri che non rendono la grandezza del campione, la statura dell’uomo.

E allora proviamo a leggere altri numeri: 70 presenze nell’Atalanta, alcune da centrocampista, prima che decidessero di trasformarlo in libero, più 552 presenze nella Juventus, che in totale fa 622. E ancora aggiungiamo le 78 maglie della Nazionale. Ma anche questo non rende ancora l’idea della grandezza di Scirea

Perché la grandezza di Scirea è qui, nello ZERO. Le zero ammonizioni in sedici anni di carriera.

Doveva essere il giorno del prolungamento del contratto e della cessione in prestito all’Atletico Madrid. E’ diventato il giorno della denuncia. Icardi, infatti, tramite il suo legale ha fatto giungere una mail all’Inter nella quale chiede di svolgere tutti gli allenamenti al completo, visto che Antonio Conte lo fa lavorare senza fargli svolgere la parte tattica. L’ex capitano ha pure chiesto un risarcimento danni quantificato in un milione e mezzo di euro (difficile capire in base a cosa).

La mossa ha lasciato tutti di sorpresa: l’Atletico Madrid si è eclissato, pure il Monaco che qualche telefonata a Giuseppe Marotta l’ha fatta si è messo in disparte. Cosa accadrà nei prossimi giorni non è difficile da prevedere: il muro contro muro si inasprirà ulteriormente e davanti alla mossa del centravanti è probabile che l’Inter voglia spiegare una volta per tutte cosa è accaduto nell’inverno scorso.

Le ricostruzioni, in questo periodo sono state parecchie, l’ultima è quella fornita da Ivan Zazzaroni sul “Corriere dello Sport”, con Icardi che imputa a Wanda, moglie e procuratrice, di averlo “rovinato” con le sue dichiarazioni in tivù…

Tutto possibile e tutto probabile, ma è certo che l’Inter si opporrà alla richiesta di Icardi e a questo punto la “guerra” si arricchirà. La mossa di questa sera, mette a serio rischio l’intera carriera dell’argentino e prelude a due anni di tribuna per uno degli attaccanti più forti al mondo.

Ma il giocatore rientrato a marzo non ha nulla a che vedere con quello visto fino a dicembre. Lukaku, Martinez e Sanchez oggi sono più forti!

Non sarà facile. Anzi, sarà dura che passino tutte e quattro. Soprattutto l’Inter avrà più di un problema perché nel girone non è bastato il Barcellona, ma si è aggiunto pure il Borussia Dortmund. E lo Slavia Praga qualche punto qua e la potrebbe conquistarlo. A spaventare, comunque, è soprattutto il Barca, in attesa di sapere se Neymar arriverà in nel club lasciato due anni fa.

La Juventus affronterà l’Atletico Madrid, che ha cambiato molto, ma attenzione al Bayer Leverkusen, che ci crede più di quanto non faccia il Lokomotiv Mosca che ha da poco acquistato Joao Mario. La Juve è la squadra più forte, ma non bisogno rischiare, perché ogni errore sarà sfruttato dagli avversari (e poi il primo posto è molto importante). Il Napoli, che affronterà i campioni del Liverpool non dovrebbe rischiare molto. Se da una parte il Liverpool è un pessimo cliente, dall’altra Salisburgo e Genk non sono ostacoli insormontabili. Realisticamente, il Napoli giungerà secondo e questa sarebbe un’ottima notizia per ADL.

Il sogno dell’Atalanta sarà tutto da scrivere. Se da una parte il City e Guardiola sono inavvicinabili per tutti, Shakhtar Donetsk e Dinamo Zagabria non fanno certamente paura. Si tratta di squadre più forti e abituate a giocare in Europa, ma non sono di certo montagne insormontabili.

E poi ci sono ancora tre giorni di mercato, per fare gli ultimi adeguamenti.

Franck Ribery (Foto: Italy Photo Press)

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Hanno vinto. Lo hanno fatto in maniera differente, ma ancora una volta hanno vinto loro. La prima giornata della Serie A 2019-2020 è iniziata così, con due successi in trasferta delle due squadre che sembrano avere qualcosa in più delle altre.

Nel pomeriggio la Juventus ha vinto a Parma: per i tre punti è bastato un gol di Chiellini. Ma la partita non può essere liquidata così: Juve un po’ impacciata, ma ugualmente in grado di costruire un discreto numero di palle-gol.

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Franck Ribery (Foto: Italy Photo Press)

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Si riparte con il mercato aperto e con molte domande in attesa di risposta: dove giocheranno Icardi, Dybala, Rugani, Emre Can, Correia, Mandzukic, Higuain e… chi sarà il proprietario della Sampdoria? Il termine ultimo, proprietà del Doria a parte, per vedere come finiranno le telenovele dell’estate è il 2 settembre alle 20.00.

E, in attesa di conoscere gli equilibri futuri, si riparte con una certezza. Che è la certezza delle ultime stagioni. La Juventus è la squadra da battere, la squadra con l’organico migliore, che malgrado i problemi estivi, non ultima la polmonite di Maurizio Sarri, ha ben più di qualcosa più degli altri.

In realtà più il Napoli dell’Inter sembrano essersi avvicinati a chi ha vinto gli ultimi otto scudetti, ma la distanza c’è ancora, perché bisogna vedere quanto reggeranno i calciatori più esperti del Napoli da una parte e chi farà gol dall’altra visto che l’Inter un’altra punta deve acquistarla per forza.

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Maurizio Sarri (Foto: Italy Photo Press)

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Il tempo delle mele si sta esaurendo. In Inghilterra e in Francia si gioca, in Germania e Spagna il campionato inizierà nel prossimo week-end, mentre da noi ci sarà da attendere una settimana in più. Ma 12 squadre di A, sabato prossimo, saranno impegnate in Coppa Italia.

E pure il mercato stringe. Da qualche giorno mancano le sterline della Premier e questo rende tutti più poveri, perché in Inghilterra c’è una tal quantità di liquido da rendere possibile ogni spesa. Anche se il Real arriverà ad acquistare Neymar per una cifra tra l’assurdo e l’irreale.

A farne le spese è soprattutto la Juventus, che deve vendere per abbellire i conti e per non ridurre a “esuberi non tesserabili” molti dei suoi campioni. Sarri è stato chiaro: “Dobbiamo cederne sei…”, ciò che non è chiaro è su chi punterà il neoallenatore della Juventus da qui alla prima di campionato e soprattutto chi giocherà contro il Napoli alla seconda. Anche l’Inter ha i suoi grattacapi: c’è da vendere, anche chi non vorrebbe andarsene. A Giampaolo ha espresso i suoi desiderata, ma veder partire Donnarumma e Suso (una novantina di milioni in arrivo) gli provoca insonnia.

Mentre ADL continua nella sua girandola di parole e pochi fatti, il Napoli si basa sulla squadra dell’anno scorso e di due anni fa (e forse tre…), la Roma, invece, capire chi piazzare al centro dell’attacco (se parte Dzeko) perché l’Higuain visto nell’ultimo anno e contro l’Atletico non può fare la differenza. Pradè, invece, sta iniziando a costruire la prima Fiorentina di Rocco Commisso. Una Fiorentina che dovrà essere diversa dall’ultima. Chi avanza a fari spenti, invece, è la Lazio: nove partite, nove vittorie. E una domanda: Milinkovic-Savic resterà a Roma?

Certo, prima o poi bisogna incontrarle tutte. Il rito del calendario regala spesso una risposta simile. Ma questa volta, si inizia subito a incontrarle tutte. Prendiamo il Napoli, che alla prima va a Firenze e alla seconda a Torino, in casa della Juventus. Oppure prendiamo il derby di Roma, che si gioca alla seconda giornata, quando il mercato è ancora aperto.

Il computer, però, ha deciso di divertirsi alla grande: alla terza ci sarà un Fiorentina-Juventus (vedremo Chiesa da che parte starà) e alla quarta appuntamento con il derby di Milano, da giocare in casa del Milan. Ma non si può certamente rifiatare, perché la quinta giornata offrirà un Inter-Lazio che promette spettacolo.

Il circolino rosso è per la settima giornata: Inter-Juventus, il match più atteso perché dal mercato la partita si sposta sul campo. E anche qui c’è già un po’ di curiosità: Mauro Icardi con quale colore accompagnerà il nero? Con il bianco della Juve, con l’azzurro dell’Inter oppure sarà pacificamente al centro dell’attacco del Napoli che giocherà contro il Torino di Walter Mazzarri? Domanda alla quale non è possibile rispondere oggi.

Il campionato, a meno di un mese ha il suo calendario e la squadra favorita. Ma il computer, alla Juventus, non ha regalato un avvio in discesa. E questo potrebbe far alzare la “cresta” alle avversarie.

Mauro Icardi (Foto: Italy Photo Press)

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Ancora una volta è chiaro chi sia il più forte. La Juventus, ancora una volta ha evidentemente qualcosa in più delle altre. Ma in questi anni, però, ho imparato a chiedermi: “Questa squadra è più forte dell’anno scorso?”. Oggi la risposta in molti casi è: “Sì”.

Il Napoli con Manolas ha fatto un colpaccio. Albiol era un ottimo giocatore, ma il greco è un’altra cosa e la coppia con Koulibally è un muro davanti a Meret. Di Lorenzo, poi, a me piace maggiormente rispetto a chi ha occupato la fascia destra in questi anni. Il presidente, poi, è attentissimo al mercato e uno tra James e Icardi potrebbe essere il prossimo acquisto. Già così, però, il Napoli è più forte.

Prendete l’Inter, in attesa di capire chi siano le punte e di sapere se Nainggolan avrà riconquistato l’allenatore che lo voleva al Chelsea, si è rinforzata. In difesa con Godin è stato fatto un ottimo acquisto, mentre Barella e Sensi hanno rinforzato un centrocampo nel quale troppe volte Brozovic ha dovuto fare tutto. Lazaro dovrebbe essere meglio di D’Ambrosio che rimane comunque un “mister utilità”. Ora c’è grande attesa per le punte, ma è evidente che con la rinuncia a Icardi la società sia costretta ad acquistare un calciatore (o due) con le medesime qualità.

Mi piace anche la Roma, che deve dimenticare la campagna acquisti di Monchi. Pau Lopez non può essere peggio di Olsen, quindi in porta la situazione è sistemata. Mancini non vale Manolas, ma Fazio non può ripetere la scorsa stagione. Spinazzola a sinistra dovrebbe spingere più di Kolarov e Veretout vale almeno tre N’Zonzi. De Rossi, invece, è una ferita aperta, anche de DDR lo scorso spesso è stato bloccato dagli infortuni. Ora bisogna bisogna la pattuglia degli esterni offensivi, mentre in attacco Higuain è più di un sogno.

L’Atalanta ha rinforzato l’attacco con Malinovskyi e Muriel, ai quali vedremo quale spazio riserverà Gasperini. In difesa è partito Mancini, una iperplusvalenza, visto che è stato pagato meno di un milione di euro (dal Perugia). Percassi farà ancora qualche sacrificio, perché la Champions va onorata.

Per chiudere il Milan: pochi soldi, lo si sapeva. Maldini e Boban, però, sono partiti dai piedi buoni di Krunic e Bennacer, mentre Theo Hernandez vale Ricardo Rodriguez. Ovvio che i tifosi si attendano qualcosa in più, ma senza soldi non si può far nulla, ma le idee della dirigenza non sembrano sbagliate. Si punta su giovani di prospettiva, che sanno giocare la palla. In attacco, poi, c’è da rivalutare Andrè Silva, strapagato da Fassone e Mirabelli, venduto ora porterebbe una minusvalenza, ciò che il bilancio del Milan non può permettersi.

«È stato semplice scegliere l’Inter, il club ha la mia stessa voglia di costruire qualcosa di importante, è stato questo il motivo che mi ha spinto a sceglierlo. Si è creato un gap enorme con due squadre, soprattutto con la Juve, ma anche con il Napoli. Dovremo lavorare tanto, meglio degli altri.»

Antonio Conte è un duro, non è uno che si fa imporre quanto deve dire. Le sue parole non hanno lambito il passato, ma hanno puntato al domani. Il neoallenatore dell’Inter nella sua prima uscita pubblica, fino ad ora non aveva mai rilasciato dichiarazioni, ha detto di non volersi precludere nulla. Solo un accenno per Icardi e Nainggolan, i due calciatori di più difficile gestione, messi alla porta dalla società che “Ha avuto il tempo per valutarli”, ha sottolineato l’allenatore.

Conte ha giustamente ringraziato Spalletti per il lavoro svolto e ha promesso impegno e sacrificio. Perché l’Inter di Steven Zhang e Beppe Marotta dopo quanto accaduto nel girone di ritorno della scorsa stagione non ammetterà deroghe. Nel tardo pomeriggio, a Lione, si è giocata la finale del Mondiale femminile tra gli Stati Uniti e l’Olanda che ci aveva eliminati. Hanno vinto gli Stati Uniti (2-0), proprio come quattro anni fa e come era già accaduto due volte.
Vedendo le partite hanno vinto le più forti. E, per quanto riguarda l’Italia auguriamoci che non si disperda quanto le nostre ragazze hanno seminato.

Gigi Buffon (Foto: Italy Photo Press)

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La domanda potrebbe essere: Gigi, perché? E la risposta può essere una sola: “Giocare è fantastico, uscire dal tunnel è sempre un’emozione; vivere la settimana di allenamento una gioia quotidiana”.

Queste parole non sono di Gigi Buffon, ma sono il concentrato di ciò che mi hanno detto altri calciatori ai quali ho chiesto cosa mancasse loro al termine della carriera. Emozioni, adrenalina, giocare… il giocare, che per un professionista sarà un lavoro, ma in fin dei conti è la cosa più bella che c’è.

Gigi Buffon si lega ancora alla Juventus, il club nel quale è arrivato nel 2001. Gigi Buffon torna alla Juventus dopo una stagione nella quale a Parigi ha disputato un’annata discreta, perché Thomas Tuchel non ha saputo scegliere tra lui e Areola. Buffon torna alla Juventus sapendo che sarà la riserva, il numero 12. Buffon sa pure che le gerarchie sono stabilite, ma qualche volta basta un alito di vento per cambiarle.

Gigi Buffon vuole continuare a giocare, consapevole del fatto che ha più da perderci (un anno in panchina per uno dei migliori della Storia non è il massimo) che da guadagnare (la carriera è comunque leggendaria).

Gigi Buffon vuole giocare ancora e fa bene! Impossibile criticarlo. Anche noi tante volte abbiamo detto: “Questa è l’ultima volta”, sapendo che all’indomani cercando una scusa avremmo rifatto la borsa.

Foto: Italy Photo Press

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Perdere contro i più forti non è mai un’infamia. Le nostre ragazze hanno perso 2-0 contro l’Olanda Campione d’Europa e sono state eliminate dal Mondiale. Lasciano la Francia a testa altissima dopo questi 20 giorni bellissimi nei quali ci hanno mostrato un calcio gradevole, a tratti bello, senza dubbio divertente.

L’aver raggiunto i quarti di finale della manifestazione più importante deve essere motivo di gioia: abbiamo battuto l’Australia, passeggiato sulla Giamaica, contro il Brasile abbiamo visto tutti come è andata e negli ottavi il 2-0 alla Cina ci ha riempito d’orgoglio. Certo, quando vinci e ti abitui a vincere, sei portato ad alzare l’asticella, a prefiggerti un traguardo sempre più ambizioso, ma l’Olanda, come ha mostrato la gara di sabato pomeriggio (soprattutto il secondo tempo), era oggettivamente fuori portata.

Per un attimo vogliamo pensare che le lacrime versate sul prato di Valenciennes al termine della gara non siano state di sconforto e di rabbia, ci auguriamo che siano lacrime di gioia, per chi ha raggiunto un traguardo straordinario: i quarti di finale del campionato mondiale.

Sono sincero: durante l’anno ho visto, la domenica alle 12.30 su Skysport, qualche spezzone di gara di campionato. Vedendo i campi spelacchiati, le tribune vuote e la differenza tra Juventus, Fiorentina, Milan e le altre, tutto avrei pensato tranne al raggiungimento di un traguardo come un quarto di finale ai Mondiali.

Se i grandi club continueranno nella politica lungimirante sollecitata dalla federazione, una politica fatta di investimenti volti a migliorare allenamenti e cura degli infortunati, il Mondiale 2019 sarà ricordato come un punto di partenza. Presto le lacrime di Valenciennes si trasformeranno in sorrisi.

Aurora Galli esulta dopo il gol (Foto: Italy Foto Press)

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Giocheremo il quarto di finale contro l’Olanda, che due anni fa ha interrotto il dominio tedesco (sei successi consecutivi) all’Europeo. Giocheremo sabato alle 15 una partita difficile, che diciamo la verità, non pensavamo di giocare. La nostra Nazionale, infatti, si è spinta più in là di quanto si potesse pensare. Ma questo, ora, non ci interessa, perché le ragazze ci stanno regalando le emozioni negateci l’estate scorsa dai colleghi uomini.

Abbiamo battuto la Cina 2-0: partenza decisa, gol del vantaggio, un pizzico di normale sofferenza e poi il raddoppio che ha chiuso la partita, benché le nostre avversarie abbiano provato a riaprire la partita.

Abbiamo fatto a Milena Bertolini, il nostro cittì, il regalo di compleanno che aveva chiesto: il passaggio ai quarti alla quale poco importava se ci si trovasse davanti la squadra campione d’Europa o quella vice-campione del mondo. Le nostre ragazze stanno vivendo uno stato di grazia straordinario: il gol di Bonansea all’ultimo minuto della partita d’esordio del Mondiale è stato il tocco di magia che ha dato il via al sogno.

La squadra piace, gioca un buon calcio, prova a fare la partita e quando deve difendersi ha un ottimo portiere. E, proprio questo modo di giocare, un mix di coraggio, incoscienza e intelligenza tattica quando serve, sta entusiasmando i tifosi che normalmente guardano solo il calcio maschile.

Il prossimo appuntamento, quello di sabato, è con la storia: se dovessimo vincere e se dovessero passare il turno anche le statunitensi saremmo alle Olimpiadi. Un paio di “se” che non avremmo mai pensato di scrivere.

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