Cristiano Ronaldo (Foto: Italy Photo Press)

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Prima con quattro punti di vantaggio sull’Inter. La Juventus vince la sua sedicesima partita su 20 giocate in Serie A e mostra tutta la propria forza. Cristiano Ronaldo, dopo la sostituzione con il Milan e l’aver smaltito i problemi fisici di inizio stagione, è semplicemente fantastico: 11 reti nelle ultime 7 gare (più 1 gol in Champions a Leverkusen).

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Il 2020 inizia come si era concluso il 2019. Vince la Juventus (aveva battuto la Sampdoria), vince l’Inter (aveva superato il Genoa), l’Atalanta ne fa 5 (come al Milan), la Lazio a Brescia infila la nona (ne aveva vinte otto di fila). Solo la Roma stecca (con il Toro, ne aveva fatti 4 alla Fiorentina), mentre il pareggio del Milan non fa notizia.

Diciamo la verità: il gol di Ibra lo abbiamo sognato un po’ tutti. Sarebbe stato il ruggito del leone chiamato a dare la sveglia a una squadra che fatica in maniera esagerata a esprimersi. Prima Giampaolo, poi Pioli ci hanno provato, ma la “chimica” sembra proprio non esserci. E, ai tifosi che si lamentano va ricordata una cosa: quello del Milan è il quarto monte ingaggi del campionato a dimostrazione che la società non ha avuto il “braccino”.

L’innesto di Ibrahimovic deve servire a dare consapevolezza al gruppo, a trovare quella “faccia tosta” che al momento non si è vista. Non potevano bastare pochi giorni, come non potevano bastare una manciata di minuti dello svedese per azzerare i problemi, certamente tutti si sarebbero accontentati di “tre punti sporchi e cattivi”, ma così non è stato. Una sorta di primo giudizio sarà possibile esprimerlo la settimana prossima, dopo il lavoro che sarà svolto a Milanello. Chi ha deluso con la Sampdoria, però, ora rischia veramente il posto (e l’addio).

Allora scegliamo di parlare del bello: tripletta di Ronaldo, doppiette di Immobile (che sale a 19 gol) e di Lukaku. E poi lasciateci chiudere gli occhi e pensare al genio di Ilicic al quale vorremmo fare una domanda: “Perché non hai giocato sempre così?”

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Si ricomincia. Si ricomincia con Ibra al Milan. Con il Milan che vuole rinforzarsi subito e aggiungerebbe volentieri pure Todibo per la difesa. Si ricomincia con l’Inter che insegue Vidal, ma Eriksen chissà. Con la Juve che ha acquistato per giugno Kulusevski, perché sei mesi a Parma a fare il titolare gli saranno più che utili. Si ricomincia anche con la Roma che rimane americana, ma avrà presto un altro presidente. La Lazio, al momento non compra, ma ha già in bacheca una Coppa, anzi una SuperCoppa: per come l’ha giocata e per come l’ha vinta. Si ricomincia con un Napoli che promette di essere nuovo, perché le liti non fanno bene a nessuno. O se preferite, hanno fatto bene soprattutto a chi gestisce il patrimonio di Carlo Ancelotti. Si ricomincia con l’Atalanta, per la quale non ci sono più aggettivi. Aggettivi terminati dai tifosi del Genoa per Enrico Preziosi, che sembra essersi ravveduto e ha rinforzato una squadra che sembrava essere alla deriva.

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Lukaku (Foto: Italy Photo Press)

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In estate più volte è stata narrata l’infanzia di Lukaku, fatta di una povertà che poco o nulla lasciava di materiale. Però, nella cucina nella quale la madre allungava il latte con l’acqua è cresciuto un “Uomo”, un uomo vero.

Quando Sebastiano Esposito ha detto: “Lukaku mi ha adottato come un fratello” c’è stata la certezza, che l’attaccante belga avesse apprezzato nel ragazzo più i valori morali del talento. Perché dopo un’infanzia così, se il prossimo ha valori che condivi lo aiuti con il cuore.

Sebastiano ha risposto con rispetto, educazione, lavoro e silenzio, mai un atteggiamento guascone. Con una maturità che va oltre la carta d’identità sulla quale c’è scritto, “Anno di nascita 2002”.

Il rigore che Lukaku ha lasciato a Esposito al 64’ di Inter-Genoa, è colmo di significati, che vanno oltre il campo di calcio. Un insegnamento da scolpire: in un gruppo, il noi è più importante dell’io. Il noi è più importante della classifica della cannonieri, perché l’anteporre il noi ti consegna per sempre nel cuore delle persone. Cosa che non fa, invece, il segnare un gol in più.

E, se qualcuno non capiva perché Conte volesse a tutti i costi Lukaku (attaccante che non ama i “selfie” e la vita social) ora lo ha compreso. I compagni lo sapevano da tempo!

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CR7 è tornato il campione che conoscevamo. Così la Juventus è ancora prima e punta decisamente alla Supercoppa che si giocherà in Arabia Saudita domenica (ore 17.45, Rai 1). Avversaria la Lazio che ha vinto le ultime 8 di campionato.

Ma quando CR7 gioca così la Juve non ha nulla da temere. L’appannamento di fine ottobre, durato una ventina di giorni, è stato frutto di un acciacco fisico, che il portoghese ha affrontato con l’orgoglio del campione. No, Ronaldo non ci stava a fare giocate banali e il passaggino, voleva incidere come è abituato a fare, perché chi è protagonista lo vuole essere sempre. Anche nei momenti nei quali sa che è più difficile.

Il gesto di stizza con il quale è uscito nella gara contro il Milan, visto a posteriori non è altro che rivolto a sé stesso. Lui che puntava l’uomo senza saltarlo o che calciava senza centrare la porta come è abituato a fare. Lo hanno guarito la sua nazionale e l’amore del popolo juventino. Lui ha ricambiato come sa fare: gol, gol, gol…. Contro Sassuolo, Lazio, Bayer Leverkusen, Udinese (2). E la magia di ieri, quella con la Sampdoria.

E ora la Juventus guarda a febbraio e alla Champions con grande tranquillità.

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Dopo la partita di Firenze, che ha comunque permesso all’Inter di rimanere in testa alla classifica (seppur raggiunto dalla Juventus), il commento è stato unanime: “Non sembrava una squadra di Conte”. E questo deve far pensare. Perché l’Inter, contro Roma, Barcellona e Fiorentina (al netto delle differenti qualità tecniche degli avversari) non è riuscita a mettere in campo l’intensità mostrata per gran parte della prima parte della stagione.

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Gasperini, allenatore dell'Atalanta (Foto: Italy Photo Press)

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Il passaggio dell’Atalanta agli ottavi di Champions, con il 3-0 in Ucraina, non é un miracolo, ma la certificazione del valore tecnico e mentale di un gruppo che ogni giorno stupisce sempre più.

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Foto: Italy Photo Press

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Da Napoli fanno sapere che il passaggio del turno, pareggiando o battendo il Genk, potrebbe non bastare.

Aurelio De Laurentiis pare sia arrabbiatissimo per la prestazione di Udine. Il presidente per primo é conscio che non sia facile centrare ogni anno una delle prime quattro posizioni, ma un’emorragia di punti come in questo campionato gli pare inspiegabile.

Il Napoli, da tutti, era ritenuto l’anti-Juve. Ma ben presto la forbice con i bianconeri e l’Inter si é aperta, così come il divario con Roma, Lazio, Atalanta e pure Cagliari. E ora incombe pure il Milan!!!

La squadra ha fatto sapere che la rottura con Ancelotti é di varia natura: il 4-4-2 non é gradito, meglio il 4-3-3, scelto da Sarri... sebbene con le differenze dovute all’interpretazione dell’allenatore.

L’altra motivazione addotta dalla squadra riguarderebbe lo staff tecnico. Davide, il figlio di Carlo Ancelotti, non godrebbe della stima soprattutto dei senatori, dei leader dello spogliatoio. Un po’ come l’anno scorso al Bayern Monaco.

Di certo, questo Napoli é lento, prevedibile, scolastico. E ancora, a preoccupare De Laurentiis é anche la continua svalutazione dei suoi gioielli, giocatori che hanno perso almeno il 40% del loro valore.

La caccia é partita, il primo tentativo sarà fatto con Gasperini per un matrimonio da consumarsi in estate. Se arriverà il “si” servirà un traghettatore, magari Edj Reja. Altrimenti servirà un capo allenatore: Allegri declinerà l’offerta, Gattuso vorrà garanzie per il futuro, mentre Spalletti chiederà di rilevare il contratto dell’Inter (e magari di prolungarlo pure...)

Insomma, la crisi di novembre potrebbe presentare il primo conto da pagare.

Carlo Ancelotti (Foto: Italy Photo Press)

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Questa volta il ritiro lo ha deciso Carlo Ancelotti. E la squadra ha compreso che sia il caso di adeguarsi. Perché la situazione del Napoli non è assolutamente da sottovalutare. L’ultima vittoria in campionato è del 20 ottobre (avversario il Verona), mentre nelle ultime nelle ultime 6 partite sono arrivati solo 4 pareggi, non propriamente la media di chi punta a una poltrona in Champions.

La sconfitta interna di ieri contro il Bologna ha fatto deflagrare una situazione che non è sostenibile. Il Napoli, la squadra che doveva essere la prima avversaria della Juventus, è settima in classifica con 20 punti contro i 37 dell’Inter e i 36 dei bianconeri. Ma a far arrabbiare il presidente e l’intero ambiente è la lettura della classifica dal terzo posto in giù: Lazio 30, Roma 28, Atalanta e Cagliari 25. In pratica si ha la sensazione che questa possa essere una stagione veramente storta. Che può accadere a chi da anni è al vertice, ma a indispettire sarebbe più l’atteggiamento del rendimento del gruppo.

Prestazioni apparentemente svogliate di una squadra che a novembre è stata travolta da una disputa con il presidente De Laurentiis, disputa che sembra solo ammorbidita, ma non sopita.

Così, nel tentativo di recuperare il rapporto con la dirigenza, di compattare il gruppo e di riavvicinare i tifosi il ritiro pre-Udinese deciso da Ancelotti è stato accettato. Perché un Napoli così non se lo immaginava nessuno!!!!

Sorteggi per gli europei di calcio Euro 2020 (Foto: Italy Photo Press)

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Per la prima fase di Euro 2020, la Nazionale ha trovato nell’urna del sorteggio di Bucarest: Galles, Turchia e Svizzera. Meglio di quanto non sia capitato alla Germania, che nel suo girone si è ritrovata Francia e Portogallo.

Giocheremo il 12 giugno alle 21 contro la Turchia (questa sarà pure la gara inaugurale della manifestazione), il 17 giugno sempre alle 21 contro la Svizzera, prima di chiudere il 21 giugno alle 18 contro il Galles. Essendo l’Italia una delle nazioni ospitanti dell’Europeo itinerante studiato e voluto da Michel Platini, giocheremo sempre a Roma, trasferendoci ad Amsterdam o Londra per gli ottavi di finale (se ci qualificheremo).

Che l’Italia punti in alto è evidente, c’è la volontà di cancellare la mancata partecipazione al Mondiale e a spingere gli azzurri c’è pure il percorso netto delle qualificazioni. La verità è che Galles, Svizzera e Turchia non sono avversari impossibili, che giocando in casa dovremmo garantirci il primo posto e che pure l’avversario degli ottavi (se Belgio e Olanda non scivoleranno su qualche buccia di banana) è abbordabile.

Scrivi Galles e pensi a Bale e Ramsay, ma la squadra non è all’altezza dei due giocatori di Real Madrid e Juventus; la Svizzera vista alle qualificazioni ha perso qualcosa rispetto a due anni fa, mentre è la Turchia di Demiral, Under e Calhanoglu, uniti ai giovani a disposizione di Senol Gumes la squadra più quadrata e temuta da Mancini. Ma noi giochiamo in casa e non possiamo tradire. C’è chi ha detto che l’Europeo è un gran traguardo, ma il vero obiettivo è il Mondiale 2022. Probabilmente è verità, ma quando si gioca lo si fa sempre per vincere. E, questa Nazionale che ha riconquistato gli italiani ha il dovere morale di farlo.

Higuain (Foto: Italy Photo Press)

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Tre gol all’Atalanta dopo una partita sofferta, perché quella di Gasperini è una squadra che ti aggredisce, non ti lascia respirare e ti obbliga a commettere errori tecnici.

Una vittoria arrivata dopo 70’ di sofferenza, 70’ nei quali non si è vista la vera Juventus. O meglio, si è vista la squadra che spesso pare sonnecchiare in attesa di azzannare e di chiudere i conti. Insomma, la Juve che abbiamo visto spesso in questa fase di campionato, che non è più all’inizio. La squadra di Sarri sembra giocare al gatto con il topo, contro chiunque capiti a tiro. Perché i numeri sono straordinari: 13 partite, 11 vittorie, 2 pareggi.

La domanda che si pongono i tifosi, però, è semplice: perché spesso questa Juventus interpreta la gara come quando in panchina c’era Massimiliano Allegri, perché non gioca come il Napoli di Sarri? La risposta non sembra essere facile, perché tutti siamo in attesa di vedere una squadra che domini e diverta per 90’ e più minuti. Perché il potenziale c’è, perché la panchina è così ricca che il termine “stanchezza” è stato bandito. Perché CR7 è un campione, ma Dybala in assenza del portoghese è semplicemente strepitoso e Higuain, una volta riabbracciato Sarri, è tornato a essere letale.

Non pensiamo neppure minimamente che ci sia indolenza o sufficienza, perché Sarri è stato chiamato per costruire una squadra che diverta, perché il vincere sembra non bastare più.

Atalanta-Juventus 1-3, dopo 70’ di sofferenza con 20’ finali che avrebbero schiacciato chiunque, fa capire quale sia la forza dei bianconeri, perché una partita con l’Atalanta spesso ha l’intensità di una sfida di Champions. Dove dagli ottavi serviranno i 90’ che i tifosi si augurano da tempo.

L’Armenia non sarà la squadra più forte del mondo, ma nove gol bisogna comunque segnarli. Come Bosnia, Grecia, Finlandia e Liechtenstein, che non saranno l’élite del calcio: ma per fare percorso netto nel girone, dieci vittorie in altrettante partite, andavano battute. E così è stato.

Il patrimonio che ci lasciano le qualificazioni europee, comunque va ben oltre i risultati sul campo. La squadra di Roberto Mancini ha saputo conquistare, meglio riconquistare, i tifosi italiani che si erano un po’ allontanati dalla Nazionale dopo la mancata qualificazione al Mondiale di Russia.

L’Italia di oggi è una squadra che gioca, piace, ispira simpatia per quel modo sicuro e sbarazzino con il quale tiene il campo. Il 4-3-3 di Mancini, con tre centrocampisti tre portati a creare più che a distruggere e due esterni offensivi che in realtà sono attaccanti, ha un tasso di qualità che ognuno di noi vorrebbe vedere nella propria squadra del cuore.

Roberto Mancini che 18 mesi fa ha dimostrato di volere la panchina della Nazionale, perché aveva ben chiara una liea da seguire, dopo qualche mese utile per spiegare alla squadra cosa volesse vedere in campo, è il leader indiscusso. Un cittì che oltre ad allenare la squadra, sa anche come premiare i calciatori, come avvenuto con Gollini, portiere dell’Atalanta al quale ha regalato una manciata di minuti in Bosnia.

Ora viene il difficile. Già le amichevoli di marzo, che probabilmente giocheremo contro Inghilterra e Germania, saranno test importati. Poi arriverà l’Europeo che partirà da Roma. E a giugno sapremo realmente chi siamo.

Foto: Italy Photo Press

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Un punto: 0-0 interno con il Genoa. Non è difficile per capire che sia poco, se non pochissimo. E il pareggio non è poco, non solo per il punticino conquistato (ora l’Inter ha 12 punti di vantaggio), ma anche per quanto fatto dalla squadra di Conte che nel pomeriggio ha recuperato il gol su rigore segnato da Verre.

La partita del Napoli è stata simile all’inguardabile, ma non è facile comprendere se il bersaglio sia la società o l’allenatore, oppure tutti e due perché le voci sono contrastanti.

Venendo al nulla che si è visto in campo, il Napoli ha mostrato un po’ di voglia di giocare, ma non si è mai sforzato di andare oltre. Non si è mai sforzato di cercare il gol con convinzione.

Fare l’elenco dei peggiori è veramente difficile, come trovare un calciatore dalla valutazione positiva. Allora è normale pensare alla settimana appena trascorsa, con De Laurentiis che ha imposto il ritiro, Ancelotti che si è dissociato, i calciatori che in ritiro non ci sono proprio andati.

Poi, ci sarebbe un poi: c’è chi dice che alcuni giocatori del Napoli non gradiscano al 100% la presenza del figlio di Ancelotti nello staff. Ci sta anche questo: d’altra parte era andata così anche lo scorso anno a Monaco, con il Bayern.

Ora, ci sono 15 giorni di vacanza. Difficile capire cosa accadrà nelle prossime ore…

In vantaggio 2-0 alla fine del primo tempo, l’Inter si fa rimontare e superare. Così è il Dortmund a raggiungere 7 punti, lasciando l’Inter a 4, ma con il Barcellona che pareggiando in casa 0-0 con lo Slavia è primo, ma solo con 8 punti.

Il primo tempo dell’Inter è stato semplicemente meraviglioso: squadra sempre attenta, subito in vantaggio e pronta a colpire in ogni situazione possibile. Il Borussia ovviamente ha attaccato, ma un ottimo Handanovic ha salvato il risultato. Insomma, come ci si attendeva. Ma a colpire è stata la lucidità dell’Inter: pressione e tanta voglia di vincere, come ha dimostrato il raddoppio di Vecino al 40’.

La ripresa ha stravolto tutto: la squadra di Conte non si è vista. Ha subito tre gol in 25’, ma il problema, se possibile, più dei gol, è stata una sorta di rassegnazione, nella quale tutti sono stati protagonisti “al contrario”. Tutti hanno sbagliato qualcosa e, di occasioni da rete tra il 46’ e il 90’ non ce ne sono stati. Ma si possono puntare ancora agli ottavi. Basta crederci!

Diverso il discorso del Napoli: sono di un gol, è arrivato il pareggio prima della fine del prima tempo. Che vuol dire mantenere un +4 sul Salisburgo. E, questa è la buona notizia della serata!

Come sempre avviene nell’immediata vigilia di Champions, Aurelio De Laurentiis prende la parola. E non risparmia nessuno.

Questa volta, il presidente ha deciso che per primo c’era da salvare il suo allenatore: “Ancelotti è una persona per bene, perché nessuno lo ha tenuto in conto? Dopo l’espulsione contro l’Atalanta non meritava una tale punizione”. La risposta è chiara: l’arbitro Giacomelli avrà scritto qualcosa che evidentemente ha costretto il giudice sportivo a punire l’allenatore di Reggiolo

Poi la squadra: “Non è una punizione, ma dopo la gara con il Salisburgo la squadra sarà in ritiro fino a domenica”. Di certo, non trattandosi di punizione, i giocatori sanno come fare per evitare di doverne subire un’altra. Questo Napoli gioca male e, anche quando vince, non convince: le partite non sanno di nulla. E, De Laurentiis che ha dovuto “subire” Sarri, ora rimpiange il suo ex allenatore.

Quindi gli arbitri: “Chi c’è ora andrebbe mandato a casa. Andrebbero presi dei ragazzi massimo di 32-33 anni e fatti arbitrare. Chi sbaglia paga: al terzo errore stop fino all’anno prossimo”. Anche qui: ADL dimostra di voler avere amici a tutti i costi. Gli arbitri possono essere fermati se commettono errori, ma non si possono fermare al terzo tentativo…

Il tutto fa coppia con le dichiarazioni di due settimane fa, quando spinse Callejon e Mertens verso la Cina. Noi, invece, aggiungiamo una nota sola: ogni dieci stagioni, una può nascere male (ma non troppo), con il quarto a posto a soli 3 punti. Può succedere, ma tre o più attacchi ogni 15 giorni, la squadra non può reggerli.

Almeno, così sembra…

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