Il gol di Cristiano Biraghi (Foto: Italy Photo Press)

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Bravi! Bravi!! Bravi!!! Una partita così, la Nazionale non la giocava da anni. E poco importa che ci sia stato da attendere 91 e più minuti per vedere il gol che attendevamo dal primo quando Jorginho ha colpito la traversa alla prima azione della partita.

L’Italia ha vinto in Polonia, spingendo la squadra di casa nella Serie B della Nation League, soprattutto ha convinto con un centrocampo nel quale la qualità e le idee di Jorginho, Verratti e Barella hanno tenuto in scacco gli avversari. Fraseggi (solo se necessari) e cambi di gioco, per chi si faceva trovare solo in fascia. Mancini può solo essere soddisfatto per ciò che abbiamo costruito: almeno sette palle gol nitide, pulite. Potevamo segnare prima, ma pali e traverse ci hanno negato il gol, proprio come la superpartita di Szczęsny e gli errori in area dei nostri attaccanti.

Dopo le prestazioni offerte a settembre e l’amichevole insipida di Genova, non pensavamo di vedere una squadra così, che ha rischiato pochissimo e costruito moltissimo. Grandi i nostri tre attaccanti, tre brevilinei che si sono comportati come Penelope tessendo e distruggendo la tela.

E poi c’è Cristiano Biraghi. Che ha segnato il gol della vittoria. E, dopo aver festeggiato con i compagni in campo lo ha fatto con il suo capitano. Che lo guarda dal cielo.

Gennaro Gattuso, Allenatore Del Milan (Foto: Italy Photo Press)

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Forse ha ragione Gattuso quando dice che il Milan non è mai stato in crisi. Perché troppe volte critiche e apprezzamenti vengono rivolti in base al risultato. E, quando non vinci, si va alla ricerca dei perché più di quando giungono i tre punti.

Il 3-1 rifilato al Chievo (disperso in fondo alla classifica) è frutto di un’ottima prestazione, nella quale il Milan ha creato moltissimo e sprecato altrettanto prima della doppietta di Higuain che ha reso inutile un’ora di partita.

I due gol del “Pipita” e la prestazione di Suso, inoltre, hanno chiuso anche il dibattito sul modulo: dall’inizio con una o due punte? Questo Milan va bene così, perché l’inserimento di Cutrone accanto a Higuain, vorrebbe dire allontanare Suso dalla porta, costringendolo a un lavoro in fascia al quale non è abituato oppure Gattuso si troverebbe costretto a inserire un difensore centrale in fascia (un po’ come ha fatto Allegri con Barzagli) per evitare troppi pericoli a destra. Senza contare la rivoluzione a centrocampo, con la coppia centrale che sarebbe da inventare (può bastare Biglia con accanto Kessie oppure l’argentino faticherebbe troppo costringendo l’allenatore a preferirgli un Bakayoko ancora acerbo?)

Arriva la pausa e i tifosi del Milan possono gustarsi la loro squadra che nell’ultima settimana ha segnato 10 gol in attesa di un derby che tutti attendono.

Foto: Italy Photo Press

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Napoli e Inter, battendo rispettivamente Liverpool (vice campione d’Europa) e PSV Eindhoven si candidano al passaggio del turno. Se questo è un dato inconfutabile che fa gioire i tifosi delle due squadre, la giornata di Champions, invece, ne regala uno che deve fare felici tutti: tutte e quattro le squadre italiane hanno vinto, un risultato che fotografa la ritrovata salute a livello di club del calcio italiano.

Ma se i due successi di Juventus e Roma erano, per così di dire fisiologici, le rose di Young Boys e Viktoria Plzen sono nettamente inferiori a quella delle due squadre italiane, qualche dubbio lo nutrivamo soprattutto sul Napoli opposto al Liverpool.

Invece, Carlo Ancelotti si è inventato un “pacco regalo” per gli inglesi: Maksimovic basso a destra, un difensore bloccato non uno che spingesse, per chiudere sulle tre folgori dell’attacco inglese e Fabian Ruiz (che in quest’inizio di stagione ha giocato in più ruoli) esterno sinistro, che facilitava le incursioni di Mario Rui. Il gol è arrivato solo al 90’, perché Alisson è più sicuro di un sistema d’allarme.

L’Inter ha affrontato una squadra oggettivamente inferiore, ma vincere in trasferta non è mai facile, soprattutto se finisci sotto dopo 30’. La squadra di Spalletti, però, non si è mai scomposta e non è piaciuta solo per una decina di minuti a inizio ripresa. Per il resto un’Inter solida che sa creare, con giocatori tecnici che si sacrificano in copertura. E un Mauro Icardi che gioca per la squadra!

Paulo Dybala (Foto: Italy Photo Press)

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Young Boys e Viktoria Plzen non sono certamente i club più prestigiosi d'Europa, ma le triplette di Paulo Dybala e Edin Dzeko meritano di essere celebrate. Come le vittorie di Juventus (3-0) e Roma (5-0), perchè la Champions è bella, ma sa anche essere spietata. Come dicono certi risultati.

Perchè spietata? Beh, dopo la sconfitta interna del Manchester City di due settimane fa, questa volta è il Real Madrid a lasciare le penne a Mosca, mentre il Bayern deve accontentarsi di pareggiare in casa con l'Ajax che ha due difensori centrali, de Ligt e Wober, non ancora ventenni (ma fortissimi). E che dire poi dello United che continua a non convincere (0-0 in casa con il Valencia asfaltato due settimane fa dalla Juve)?
 
Juventus e Roma hanno vinto due partite facili, ma lo hanno fatto con grande autorità, autorità di una squadra forte, che nulla è disposta a concedere all'avversario. Juve e Roma hanno segnato praticamente subito, amministrato e segnato a loro piacimento. Se per la squadra di Allegri questa una piacevole consuetudine, Di Francesco sta risolvendo gli equivoci tattici e vede rifiorire una squadra che non poteva essere quella sconfitta a Bologna.

Ora si volta pagina, perchè è già tempo di pensare a Inter e Napoli che con PSV e, soprattutto Liverpool, giocano due partite vitali per l'accesso agli ottavi.

Gennaro Gattuso (Foto: Italy Photo Press)

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Come la Roma sabato nel derby, anche il Milan rivede la luce. E lo fa contro il Sassuolo che vincendo avrebbe superato il Napoli e conquistato il secondo posto in classifica.

Il 4-1 finale è un risultato largo nel punteggio, perché prima della goleada del Milan, la squadra di De Zerbi è andata vicinissima al gol del vantaggio. Assente Higuain, con Cutrone non al cento per cento, Gattuso ha scelto un tridente leggero: Suso-Castillejo-Calhanoglu, per non dare punti di riferimento alla difesa della squadra di casa. La mossa non ha pagato subito (Di Francesco si è visto anticipare sulla riga da Abate), ma quando Kessie ha sbloccato la partita a poco dalla fine del primo tempo, Suso ha fatto impazzire la difesa.

Milan promosso, ma non con lode: dopo aver segnato la terza rete e subito il gol dell’1-3, i rossoneri si sono lasciati schiacciare dagli avversari. Hanno mostrato il braccino e hanno rivisto i fantasmi delle rimonte subite nelle gare precedenti. Di certo, però, questa era la partita più difficile del trittico che comprendeva anche Atalanta ed Empoli.

Vorremmo dedicare anche due righe agli arbitri: prima dell’inizio della stagione, Nicola Rizzoli il designatore aveva pubblicamente lodato la sua squadra per l’utilizzo del Var nella scorsa stagione. Percentuale d’errore risibile (vicina all’1%), ma quest’anno le cose non vanno come era lecito augurarsi. E, forse è il caso di iniziare a mettere in castigo quei fischietti che non fanno uso del supporto tecnologico. O meglio ancora: ci sarebbe da spiegare loro che o arbitrano come impone il nuovo corso oppure la via del prepensionamento l’hanno già imboccata. Piaccia o meno, il futuro prevede un utilizzo sempre importante della Var. E gli arbitri si devono adeguare!

Foto: Italy Photo Press

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Ok, possiamo andare in vacanza. Il sospetto lo avevamo prima dell’inizio del campionato e alla settima giornata già abbiamo le prime certezze. La Juventus ha vinto tutte le partite, conquistato 21 punti, segnato 16 gol, ha una differenza reti di +11 e 6 punti di vantaggio sul Napoli. E, in aggiunta ha vinto in Champions a Valencia giocando per un’ora in uno in meno.

Il Napoli ci ha provato, è anche passato in vantaggio, ma la squadra di Allegri oggi con Dybala, Mandzukic e Cristiano Ronaldo in avanti ha reagito e segnato tre volte. Non è più una questione di moduli, di atteggiamento in campo, a questo è solo una questione di uomini: la Juventus ha i giocatori più forti e ha una fame incredibile, perché non è disposta a lasciare nulla.

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La Juventus ha annientato il Bologna in poco più di 15’, lo stesso Bologna che domenica scorsa aveva ufficialmente aperto la crisi della Roma, non assolutamente risolta malgrado la goleada rifilata al Frosinone.

Il turno infrasettimanale, questa sera deve ancora giocare il Milan, non riserva particolari emozioni: le big hanno vinto tutte, perché i tre punti li hanno conquistati anche la Lazio a Udine e soprattutto il Napoli con un tris al Parma. Bene anche l’Inter martedì sera con la Fiorentina.

Ma se della Juventus c’è poco da dire, lo strapotere in campo è visibile e a tratti è esagerato, il Napoli rappresenta la vera sorpresa. Sì, perché dopo aver subito tre reti dalla Sampdoria, la squadra di Ancelotti ha totalmente cambiato pelle. Via il 4-3-3 di Benitez e soprattutto di Sarri, spazio al 4-4-2 con Hamsik sacrificato per Fabian Ruiz, con Allan sempre più leader del centrocampo e Zielinski che parte più esterno di quanto non facesse l’anno scorso. Insigne accanto a Milik, perché l’attaccante polacco è il perno del reparto offensivo (ma doveva essere così anche nelle due stagioni precedenti).

Sabato alle 18 il primo scontro verità: la Juventus è favorita, ma il Napoli che sta plasmando Ancelotti è pronto per lo scherzetto.

Foto: Italy Photo Press

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La Juventus torna da Valencia con due ottime notizie. La prima è che ha vinto 2-0 la sfida di Champions, la seconda è ancora migliore: non è CR7 dipendente.

In 10 per un’ora, la squadra di Allegri, che prima dell’espulsione del portoghese aveva fallito due occasioni clamorose, non ha praticamente mai sofferto e una volta passata in vantaggio agli spagnoli ha concesso soprattutto passaggi orizzontali e verticalizzazioni prevedibili.

Sull’espulsione di CR7 si possono scrivere trattati: gomitata sì e gomitata no oppure tiratina di capelli sì o no, di certo l’assenza del portoghese e di un giocatore di movimento è stata attutita dall’impianto di gioco collaudato. Cristiano Ronaldo non è ancora al top, la cosa è evidente, ma in queste prime gare la Juve sta dimostrando che, malgrado CR7 sia il miglior giocatore al mondo, non è indispensabile.

La Juventus è tale per la sua difesa, per Pjanic, Matuidi, Khedira, Bernardeschi in crescita esponenziale. E Marione Mandzukic, attaccante di lotta e di governo.

Nella serata della sconfitta interna del City, Bayern Monaco e Manchester United hanno alzato la voce. La Juventus, addirittura ha urlato!!!

Foto: Italy Photo Press

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Sprofondata all’inferno a inizio secondo tempo, l’Inter si sveglia nel finale e batte il Tottenham 2-1. Nel momento peggiore, quando San Siro stava prendendo coscienza di una sconfitta che avrebbe potuto impattare negativamente anche sul campionato, Mauro Icardi ha segnato uno dei gol più belli importanti della sua carriera. Ma quanto ha stupito, è stata la trance, la concentrazione e la voglia di vincere di una squadra che fino a ora ha mostrato anche parecchi limiti caratteriali.

L’Inter ha vinto perché ha voluto vincere. Perché ha schiacciato il Tottenham nella sua area di rigore e la (ri)capocciata di Vecino (dopo quella contro la Lazio dell’anno scorso) è servita a regalare tre punti e la convinzione a un gruppo che sembrava essersi già squagliato. Ora Spalletti deve riuscire a tenere alta la tensione.

Il Napoli, invece, a Belgrado ha solo pareggiato. Che il girone sia terrificante lo si è intuito dal sorteggio, ma vedere Liverpool-Paris Saint Germain ne ha rafforzato la certezza. Lo 0-0 non è un buon risultato, c’era da vincere, ma alla gara d’esordio, la Stella Rossa si è rivelata una trappola per le ambizioni e il futuro del Napoli in Champions.

Cristiano Ronaldo segna il gol del 2-0 (Foto: Italy Photo Press)

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I numeri da giocare al lotto sono il 50, il 65 e naturalmente il 7. Cristiano Ronaldo ha interrotto il suo digiuno italiano al 5’ del secondo tempo della quarta giornata, spingendo in porta una palla che Ferrari aveva involontariamente appoggiato sul palo. Poi, visto che il portoghese è un campione non ci ha messo molto per regalare ai suoi tifosi un’altra gioia: la doppietta, quella che affossa il Sassuolo, giunge al minuto numero 20 della ripresa, il 65’ appunto.

Che CR7 avrebbe segnato era negli auspici di tutti. E durante la pausa da più parti sai era cercato di spingere la palla in porta, perché anche dalla Spagna si erano spesi per farci sapere che a Madrid, nel nono mese dell’anno, Cristiano trovava facilmente la porta.

Che i due gol non siano dei capolavori che passeranno alla storia è evidente, ma l’importante era far finire la palla in rete. Fare gol. Così è stato: un tocco da due metri e un diagonale con il portiere che avrebbe potuto e dovuto piazzarsi meglio. Doppietta e festa grande alla Stadium.

Adesso che CR7 ha segnato la Juventus può dedicarsi anche alla seconda mission: recuperare Dybala!

Mauro Icardi (Foto: Italy Photo Press)

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Il Napoli fa il suo dovere, batte la Fiorentina e conquista tre punti che cancellano (solo in parte) la sconfitta di Genova con la Sampdoria (che in serata ha passeggiato a Frosinone).

Ma se il Napoli, ritrovato Hamsik in mezzo al campo e soprattutto Callejon sulla fascia, ha vinto con un gol di Insigne, a mancare all’appello è ancora una volta l’Inter.

Spalletti, al termine della gara giocata con due centravanti impalpabili (Keita nel primo tempo e Icardi nel secondo), si è assunto tutte le colpe, ma è evidente che non abbia sbagliato solo lo stratega. Se Icardi è fuori condizione la squadra si perde, il gioco sulle fasce e le incursioni di Nainggolan non pagano se al centro dell’attacco non è c’è chi attrae palloni e difensori.

Certo, malgrado un po’ di pressing per riconquistare palla, la manovra nel primo tempo è parsa lenta e prevedibile, mentre nella seconda parte solo una decina di minuti sono stati giocati con l’evidente volontà di schiacciare il Parma che è uscito da San Siro con tre punti, perché Dimarco veste inspiegabilmente il gialloblù e non il nerozzurro che lo ha cresciuto.

Il bello del calcio di oggi, però, è che ogni tre giorni si gioca. E martedì c’è il Tottenham. Con l’augurio che ci sia anche Icardi, non suo fratello.

Foto: Italy Photo Press

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Il titolo rispecchia in toto lo stato d’animo. L’Italia in Portogallo gioca male, non tira in porta e fortunatamente perde 1-0, perché la lezione poteva essere molto molto più severa.

Sembrerà banale, ma se non tira non si segna e, se prendi gol (ma in tre occasioni abbiano rischiato che andasse peggio) le partite possono solo finire così. Il 4-4-2 e gli aggiustamenti successivi non hanno funzionato, ma a questo punto, visti gli errori individuali commessi dai calciatori, diventa difficile incolpare il selezionatore.

Escluso Balotelli infortunato, ma accusato da più parti di non essere un attaccante da maglia azzurra, ci siamo affidati a Immobile e Zaza, ma anche le due punte scelte per Lisbona non hanno inciso. A centrocampo Jorginho ha patito l’assenza di Allan (che essendo brasiliano con l’Italia non può giocare), mentre Cristante ha patito la posizione (diversa rispetto a quella che Gasperini gli aveva cucito all’Atalanta).

E potremmo continuare ancora per un po’, fino a scrivere la verità: l’unico top player che abbiamo era in panchina, aveva la camicia bianca e non poteva entrare, perché fa l’allenatore.

Foto: Italy Photo Press

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Alla prima ufficiale, contro la Polonia, la Nazionale di Roberto Mancini pareggia e non convince. Ma non va neppure bocciata. “Bobby gol” ha schierato una squadra che nei suoi intendimenti doveva essere propositiva, ma i troppi errori in fase di impostazione hanno vanificato gli intendimenti dell’allenatore.

La Polonia è piaciuta maggiormente, nel primo tempo Donnarumma è stato costretto a due superparate e Zielinski ha segnato la rete del vantaggio, ma l’Italia ha spesso “farfugliato”: difficoltose le uscite dei difensori e Jorginho spesso non ha subito trovato il compagno da servire. Sotto la sufficienza la gara di Pellegrini, ma non ci sentiamo di bocciare nessuno. Siamo veramente a inizio stagione, oltre che a inizio percorso di una Nazionale che Mancini vorrebbe costruire strizzando l’occhio alla qualità.

La serata di Bologna, raddrizzata dalla supremazia nel secondo tempo (dopo aver corso il rischio di subire lo 0-2) e da un rigore procurato da Federico Chiesa, ci dice che proprio l’esterno della Fiorentina è un giocatore in continua crescita sul quale si può puntare, mentre Insigne sembra soffrire una maglia che è sì azzurra, ma pesa più di quella del Napoli. Al centro dell’attacco è stato schierato Balotelli: non benissimo, probabilmente a causa di un fastidio muscolare, ma questo non preoccupa, perché scalpitano Belotti e Immobile (l’ordine di preferenza del Cittì).

Per ora siamo stati rimandati, per saperne di più, però, basterà attendere lunedì sera: alle 20.45 affronteremo il Portogallo.

Mario Manzukic (Foto: Italy Photo Press)

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Prima o poi doveva accadere: il Napoli non è riuscito a rimontare lo svantaggio e così, la Juventus si è trovata prima in classifica in solitaria. La prima pausa della stagione, giunge dopo sole tre giornate, ma permette di guardare con occhio critico a quanto fatto fino a ora dalle varie squadre.

La Juve non gioca il calcio spettacolare che reclamano i tifosi, ma vince. Certo, non è semplice essere brillanti a inizio anno con squadre che spesso si chiudono in trincea, ma i due gol subiti contro il Chievo e le palle gol concesse al Parma devono preoccupare. In attacco Douglas Costa è imprendibile, migliora Bernardeschi, mentre Cristiano Ronaldo non trova gli spazi che abitualmente concede la Liga. Partito prima punta contro il Chievo, già nel secondo tempo di Verona si è spostato largo a sinistra. Allegri ha 15 giorni per pensare e ripensare a come disegnare la squadra, perché fino a ora l’unico indispensabile è Marione Mandzukic.

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Juventus e Manchester United si giocheranno il primo posto del girone, con il Valencia che proverà a fare un dispetto alle rivali (molto) più forti, Roma e Real Madrid, invece, saranno scortate agli ottavi di finale dai paggetti Viktoria Plzen e Cska Mosca. Fino a qui le buone notizie.

Poi basta. Fine dei sorrisi, perché Napoli e Inter lanciano un urlo di dolore. E, paradossalmente, l’urlo più forte è del Napoli che inserito in seconda fascia si trova ad affrontare PSG, Liverpool (terza fascia) e Stella Rossa. Il peggio o quasi. Perché pure la squadra dell’ultima urna, solitamente non trascendentale, gioca in un inferno, un girone dantesco perché questo è il “Maracana” di Belgrado.

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