Cristiano Ronaldo (Foto: Italy Photo Press)

E' tempo di...

Il campionato è tornato e la Juventus ha subito messo in chiaro una cosa: quando decide di vincere lo fa. Malgrado Cristiano Ronaldo non abbia brillato al suo esordio (un primo tempo così così da centravanti e una discreta ripresa da esterno sinistro), tutti i bianconeri in campo hanno dimostrato il perché in questi anni lo scudetto abbia sempre avuto lo stesso padrone: dopo un buon primo con l’immeritato pareggio del Chievo, la Juve si è trovata sotto per un errore di Cancelo, ma poi si è presa la scena e i tre punti. Certo inserire a partita inoltrata Bernardeschi (colpo da 40 milioni); Emre Can cuore del Liverpool vice campione d’Europa e Mandzukic (in gol nella finale mondiale) può aiutare.

Il Napoli che non aveva convinto durante le amichevoli precampionato ha battuto la Lazio, con un Simone Inzaghi monocorde nel proporre il suo 3-5-1-1 al quale gli avversari sembrano aver trovato le contromisure. Sotto di un gol, Ancelotti l’ha ribaltata ma è chiaro che il Napoli sia più forte della Lazio. Lo dice il conto delle occasioni e la supremazia di chi è uscito con i tre punti.

La delusione di giornata è l’Inter. Ottima estate, condita da un successo in casa dell’Atletico Madrid, la squadra di Spalletti si è squagliata per una buona mezzora. Il periodo nel quale il Sassuolo ha fatto il gol che poi ha difeso colpendo pure un palo. Perdere la prima non è una tragedia, ma tutti si attendevano altro. L’Inter doveva essere l’anti-Juve, ruolo che per la proprietà transitiva ora è del… Sassuolo! Ma che bravo che è De Zerbi!

Bene la Roma, che ha vinto all’’89 in casa del Toro, autore di un’ottima partita. Un successo importante per la squadra di Di Francesco. Male, invece, il Bologna battuto dalla Spal: il mercato ha lasciato a desiderare e in campo si è visto!

Cristiano Ronaldo (Foto: Italy Photo Press)

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Questione di giorni, potremmo dire di ore, poi si riprenderà a giocare. La Serie A inizierà sabato alle 18 con l’esordio di Cristiano Ronaldo che ha trasformato il “Bentegodi” di Verona nell’ombelico del mondo: 125 accrediti stampa sono volati via, non sembrano essere sufficienti.

In attesa del calcio d’inizio di Chievo-Juventus, un po’ tutti i club cercano di dare l’ultima verniciata alla facciata. Ma si tratta di vernice pregiata, perché i calciatori in dirittura d’arrivo sono tutti dei possibili titolari. La Roma “vede” N’Zonzi per dare ulteriore solidità al centrocampo (196 centimetri in mezzo al campo si sentono sempre…), mentre al Milan sembra riuscire un altro colpo: via Carlos Bacca, attaccante a metà tra riserva ed esubero, dentro Samuel Castillejo, punta esterna che tanto piace a Gattuso.

A Napoli si continua a sfogliare la margherita per quanto riguarda la porta, anche se l’addio di Inglese libera un posto in attacco. Meret si è infortunato l’11 luglio, ma sul suo sostituto (per un mesetto) le idee non sono mai state chiare: non si capisce se si cerchi un terzo portiere oppure se si preferisca un “numero uno” titolare. Trapp, ad esempio non sarebbe una riserva.

In attesa di conoscere il futuro di Milinkovic-Savic, la Lazio ha un piano B per sostituirlo, a Milano sponda Inter c’è chi pensa che Luka Modric cercherà di regalare la SuperCoppa d’Europa al Real, poi prenderà un volo privato con direzione Linate. Ancora poche ore, poi tutto sarà chiarito!

Joao Cancelo (Foto: Italy Photo Press)

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Il mercato chiuderà venerdì 17 agosto alle 19, ma in questi dieci giorni, ci sarà da divertirsi.

La Juventus dopo CR7, Cancelo e Bonucci, promette un assalto a Milinkovic-Savic se non addirittura a Paul Pogba, che in rotta allo United potrebbe pensare di abbandonare l’Inghilterra con meta Torino o la Spagna, Barcellona dove sarebbe accolto a braccia aperte. Difficile l’ipotesi Real Madrid, perché Florentino non ama fare affari con Mino Raiola (che non ha giocatori tra i “Blancos”). Certo, se la Juve arrivasse a Pogba, oltre allo scudetto avrebbe in tasca pure la Champions.

Il mercato dell’Inter ha subìto un altro sussulto: Keita Balde, talento straordinario quanto ribelle, una sua completa maturazione renderebbe devastante un attacco con Icardi e Lautaro, più Perisic a sinistra. In attesa di Modric, che a Madrid sembra non voler più stare. Gli interisti sognano, ma a Milano sognare è di moda, perché anche il Milan, con la nuova dirigenza, sembra poter tornare protagonista: Higuain e Caldara non sono poco, per un club che comunque ha pesanti vincoli lasciati dal passato…

La Roma guarda all’oggi e al domani, perché il mercato voluto da Monchi ha rinforzato la squadra (meno delle altre), ma ha gettato le basi per un lavoro del quale potremmo vedere i frutti tra un paio d’anni (sempre che rimangano tutti). La Lazio, come sempre, non sperpera: aggiunge Badelj a centrocampo e inserisce Acerbi in difesa, la rinuncia a Felipe Anderson sembra pesante, ma il clima non era più idilliaco. Meglio fare cassa.

Il Napoli, invece, è un grosso punto interrogativo, valutazione sulla quale non incidono comunque i 5 presi dal Liverpool. La piazza vorrebbe Edinson Cavani, ma la proprietà se farà uno sforzo al centro dell’attacco lo farà per Belotti (Balotelli al Toro?) che in futuro potrebbe avere mercato (ADL lavora spesso con questa prospettiva, e non ha torto…). Il mercato recita Fabian Ruiz e Verdi, più un paio di portieri che potrebbero diventare tre, poco, troppo poco… Al momento la squadra non ha ancora una sua identità: Carlo Ancelotti avrà da lavorare parecchio.

Il 17 agosto si avvicina e il 18, prima di campionato, è dietro l’angolo!

Cristiano Ronaldo (Foto: Italy Photo Press)

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Mentre ADL, al secolo Aurelio De Laurentiis, spara invettive nei confronti di tutti (Lega Calcio, Sarri, Juventus…), a Torino si prediligono i fatti e sul campo d’allenamento della “Continassa”, il “J Center”, Cristiano Ronaldo inizia la sua avventura in bianconero.

Dopo il bagno di folla, le foto e le visite mediche di due settimane fa, ora è tempo di sudare in gruppo. Allegri e la squadra sono lontani, negli Stati Uniti per la tournée, che da qualche tempo è stata battezzata “ICC”, International Football Cup, ma a Torino, Ronaldo non è solo. C’è un intero mondo bianconero che lo guarda con occhi imploranti. Perché se lo scudetto da sette anni è una piacevole abitudine, ciò che manca realmente, qui è la Champions, l’unico trofeo che non abbonda nella bacheca più prestigiosa d’Italia.

E, mentre la Juve inizia a godersi Cristiano Ronaldo, per ridurre il gap, le altre iniziano a contare i giorni che mancano alla fine del mercato. Perché quest’anno il gong suonerà il 17 agosto, alla vigilia degli anticipi della prima giornata.

Cesena: dalla gioia per la salvezza al fallimento (Foto: Italy Photo Press)

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Le amichevoli estive spesso sono prive di senso, al pari dei risultati che omaggiano. E, lo sono ancor di più nell’anno del Mondiale, perché i calciatori si aggregano alla spicciolata al gruppo che ha iniziato ad allenarsi. Di conseguenza, volgiamo lo sguardo altrove.

Così ci accorgiamo che i prossimi sette giorni saranno torridi. A parte il momento di festa legato alla composizione del calendario di Serie A (lo conosceremo giovedì all’ora di cena), gli appuntamenti più importanti sono tutti fuori dal campo. Nelle aule dei tribunali sportivi.

Proprio così, perché sono attese le sentenze che riguardano Parma e Chievo (e Cesena, benché sia fallito) che potrebbero ridisegnare la geografia della A. Sul banco degli imputati i messaggini di Calaiò e la contabilità del club di Campedelli in affari con il Cesena per l’acquisto e cessioni di giovani. In B, invece, salutati Bari e Cesena, prossimo all’addio è anche l’Avellino per aver prodotto una fidejussione stipulata con chi non aveva titolo per farlo. Il Foggia, invece, sa già che inizierà il campionato con un poco incoraggiante -8.

Ovvio che ci sarà un effetto a cascata. Ma è la situazione del Cesena la più intricata: se il Cesena dovesse subire una penalizzazione importante, che farebbe retrocedere il club tra le ultime quattro della vecchia classifica di B, una delle ripescate dovrebbe essere la Virtus Entella, mentre Novara e Catania dovranno attendere il verdetto di un altro tribunale sportivo che giudicherà il ricorso della Figc contro un precedente verdetto che annullava l’effetto di una sanzione comminata ai piemontesi tre stagioni. Ternana, Pro Vercelli e Siena sono alla finestra, pronte a intervenire. Con altri ricorsi.

Calda? Bollente? Torrida? La definizione la lascio tutta a voi!

Kylian Mbappè festeggia il gol del 4-1 (Foto: Italy Photo Press)

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Ha vinto la Francia. Come diceva la ragione, anche se prevedere un 4-2 non era facile. La squadra di Deschamps ha vinto con un pizzico di fortuna, perché nei primi 45’ si è trovata in vantaggio 2-1 senza mai tirare in porta, mentre la Croazia aveva provato a giocare e costruire palle-gol.

Ha vinto la squadra più forte, più quadrata, con il giocatore che “minaccia” di diventare devastante quasi quanto il Ronaldo di Barcellona e Inter. Quando la palla arriva a Mbappè, la partita ha un sussulto, l’azione diventa immediatamente pericolosa, imprevedibile, veloce.

La Francia in vantaggio 2-1 dopo 45’ ha subito l’inizio di ripresa della Croazia, che a centrocampo non ha patito la fisicità avversaria e sulla sinistra ha punto con Perisic, ma ha sfruttato al meglio un’accelerazione e un’invenzione da fuori area di Mbappè.

Dalic ha visto negli occhi dei suoi la voglia di lottare, di reagire, ma il gol di Mandzukic è servito solo a regalare qualche minuto di speranza. Nulla più.

Hanno vinto i migliori. In un Mondiale dominato dalla tattica, nel quale i giocatori più attesi hanno pagato la fatica di un’annata lunga e pesante, la freschezza di Mbappè è stata la nota più bella. E, se qualcuno lo avesse dimenticato, due anni fa in questi giorni, il francesino giocava nell’Under 19 che ha battuto nella finale continentale i nostri azzurri…

Ps: sul numero di giugno de “Il Nuovo Calcio” avevamo scritto che probabilmente Massimiliano Irrati sarebbe stato scelto come Var della finale. Grazie e complimenti all’arbitro di Pistoia per non averci smentito!

Foto: Italy Photo Press

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Quando tutto faceva presagire che in finale ci sarebbe andata l’Inghilterra, che fino ad allora aveva ridotto la Croazia all’impotenza, la partita si è rovesciata. Meglio: Ivan Perisic ha attinto a tutto il suo talento e nell’ordine: ha segnato, colpito un palo, ripetutamente spaventato la difesa inglese e servito l’assist della vittoria a Mario Mandzukic.

La Croazia, che ha convinto nel girone eliminatorio, prima di incepparsi un po’ con la Danimarca e nel primo tempo con la Russia, dopo aver regalato un tempo agli avversari si dimostra squadra completa e ricca di fantasia, perché un centrocampo con Modric, Rakitic e Brozovic non è per tutti. Un centrocampo che sembra essere l’esatto contrario di quello francese che punta sui muscoli di Pogba, Kante e Matuidi.

La Croazia rappresenta un popolo di 4 milioni di abitanti, nel 1998 in Francia scivolò in semifinale contro i padroni di casa e lo fece dopo essere passata in vantaggio. Domenica prossima alle 17 ci sarà la rivincita. Il pronostico (e la ragione) dicono Francia, che in una partita di fine stagione può contare su una maggiore fisicità e un’organizzazione difensiva superiore, ma le partite vanno giocate. E la Croazia ha 11 giocatori che sanno giocare a calcio!

Ps: a inizio Mondiale avevamo fatto un sondaggio coinvolgendo tutti i collaboratori de “Il Nuovo Calcio”. Avevamo chiesto quale finale avreste voluto vedere. Beh, Sandra Ricci vedrà la finale che sognava. Chapeau, in ossequio al 50% di sangue francese che scorre nelle sue vene!

Cristiano Ronaldo (Foto: Italy Photo Press)

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Cristiano Ronaldo è un giocatore della Juventus. E la Francia è in finale a Russia 2018. Non un martedì banale.

La notizia che i tifosi della Juventus attendevano con ansia da poco più di una settimana si è concretizzata dopo le 17: 100 milioni più altri 12 al Real Madrid e CR7 può vestirsi di bianconero. Il calciatore più forte al mondo, 33 anni, è ufficialmente l’arma in più per conquistare la Champions, perché sullo scudetto ci sarebbero stati pochi dubbi anche per la prossima stagione. La Juventus aggiunge un campione alla sua squadra, la Serie A sarà un campionato che desterà interesse in tutto il mondo anche quando la Juve affronterà l’ultima in classifica, perché CR7 fa notizia. Meglio è sempre una notizia.

Francia-Belgio era la semifinale più attesa, doveva regalare spettacolo e così è stato. Alla fine ha vinto la squadra più completa: talento, fantasia e forza fisica, qualità distribuite su tutto il campo. Hugo Lloris dice “no”, i difensori centrali sono un muro contro il quale sbattere senza successo, i tre centrocampisti recuperano palla e fanno ripartire l’azione, mentre Mbappè è velocità pura, Griezmann è sostanza e non è geloso del giovane compagno. La semifinale è il capolinea di una supergenerazione belga, che ora punterà a Euro 2020.

Se la Juventus sembra non avere avversari in Italia e in Europa, invece la Francia tra poche ore scoprirà il suo. Quello che le contenderà il titolo di Campione del Mondo.

I giocatori del Belgio festeggiano la vittoria (Foto: Italy Photo Press)

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Eddy Merckx, detto il “Cannibale”, il più grande campione della storia del ciclismo, prima dei Mondiali del 1970 disse: “Quando un brasiliano saprà fare in bici ciò che facciamo noi belgi, allora alzeremo la Coppa del Mondo”. Non sappiamo chi possa essere il brasiliano futuro iridato di ciclismo, ma un pensierino sul Belgio campione iniziamo a farlo.

Martinez, dopo il “non senso” mostrato nei primi 60’ con il Giappone ha rivisto e adattato la squadra e ora ha in campo anche chi fa filtro a centrocampo, non solo chi inventa quando si è in possesso di palla. E così ora il Belgio è in semifinale contro la Francia, che nel pomeriggio ha liquidato l’Uruguay che senza Cavani è parso inesistente.

Tornando al Belgio, la prestazione di De Bruyne nel primo tempo, è stata devastante. Mentre al Brasile è mancato Casemiro nell’unica gara nella quale doveva esserci per forza: fisicità e tecnica non potevano essere arginati da Fernandinho, regista che non contrasta certamente con la ferocia del giocatore dal quale Zidane partiva nel fare la formazione del suo Real.

Neymar, ancora una volta, ha miscelato indisponenza e talento, con gli arbitri che ormai non sembrano interessati alle sue cadute, mentre l’innesto di Renato Augusto è servito per vedere ciò che Tite aveva inizialmente chiesto a Paulinho.

Il Brasile lascia il Mondiale, per noi che lo abbiamo visto nel 1970, nel 1982 e nel 1986 anche questa squadra è parsa lontana dai livelli di eccellenza di allora, ma dovremo rassegnarci perché il calcio è cambiato e la sola tecnica non basta più, soprattutto al termine di una stagione snervante.

Belgio-Francia è una semifinale fantastica, specchio del calcio moderno perché in campo ci saranno solidità e talento. Mancherà il fuoriclasse, ma quello andrebbe spedito a guardarsi i filmati di Gerd Muller e Gigi Riva, gente per la quale essere atterrati era un’onta. Non certamente il modo per conquistare un calcio di punizione.

Come sarebbe andata a finire tra Brasile e Messico è stato subito chiaro: una volta esaurita la carica agonistica, la squadra di Osorio non avrebbe potuto reggere contro un Brasile che non ha punti deboli. Il Belgio, invece, per battere il Giappone ha dovuto cambiarsi d’abito: Martinez ha abbandonato la formazione ultraoffensiva schierata al 1’ con una più equilibrata che ha rimontato lo 0-2 dei primi minuti della ripresa.

Tite, allenatore del Brasile, ha a disposizione una grande squadra: solida in difesa, concreta a centrocampo con elementi comunque dotati di ottimi tempi d’inserimento e un attacco che non avrà un centravanti dal fisico stellare, ma con Neymar, Willian e Coutinho (oltre a Douglas Costa) in grado di creare continuamente superiorità numerica. Contro il Messico, il primo merito del Brasile è stato non avere fretta: la sfuriata iniziale dell’avversario, che ha pressato e recuperato palla è stata gestita senza affanni.

Il Belgio, invece, ha giocato con sufficienza il primo tempo: dominio del campo, senza pungere particolarmente. Un errore, che poteva costare carissimo (come già successo alla Spagna)! Le due reti di inizio secondo tempo del Giappone, potevano chiudere la gara, invece sono servite a cambiare assetto al Belgio, con Mertens spedito in panchina a riflettere sul perché di una gara giocata senza convinzione!

E ora ci attende un’altra supersfida: Colombia-Inghilterra.

Sergio Ramos piange per l'eliminazione (Foto: Italy Photo Press)

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Dopo la peggior Argentina degli ultimi anni e il Portogallo che senza il miglior Cristiano Ronaldo è una squadra normale, ora salutano anche Spagna e Danimarca. Il week-end ci ha consegnato una super-Francia; un Uruguay concreto che non fa complimenti; una Russia che sfrutta al meglio le proprie armi e una Croazia che ha smarrito parte della brillantezza della fase a gironi.

Ma se l’addio dell’Argentina era quasi scontato, quello della Spagna fa rumore. La squadra ereditata da Hierro a poche ore dall’avvio del Mondiale ha giocato un tiki-taka stucchevole contro una Russia che ha badato solo a difendersi. Ma, se Cherchesov ha fatto con il poco che aveva, la Spagna si è affidata a un possesso palla del tutto improduttivo. Subito in vantaggio gli spagnoli, anziché cercare il 2-0 hanno tenuto palla senza creare una palla-gol e quando gli dei del calcio hanno fatto sbattere un colpo di testa sul braccio alzato di Pique, sono iniziati i dolori.

Perché la Spagna non ha cambiato passo, ha proseguito a giocare a due all’ora con passaggi che non hanno mai creato problemi alla difesa schierata a protezione dell’area di rigore. Nella ripresa abbiamo annotato un’unica azione (tiro di Iniesta), mentre nei supplementari, gli spagnoli sono parsi un po’ più intraprendenti solo perché in campo c’erano calciatori esausti e si è finito per giocare più vicino alla porta russa.

Ma non devo certo dirlo io al “popolo” de “Il Nuovo Calcio” che la palla deve girare velocemente, che le punte devono muoversi e non essere statiche. Che il Barcellona fa tiki-taka con triangoli nei pressi dell’area, non quello che abbiamo visto. Concetti elementari, che Hierro avrà detto ai suoi, ma che non sono stati messi in pratica. Il Mondiale saluta così una tra le favorite della vigilia. Ma un conto sono i pronostici e un altro è il campo. Che dà sempre ragione a chi merita di più. Perché difendersi per 120’ senza fare errori, piaccia o no, è pure questo un merito!

Jorge Sampaoli (Foto: Italy Photo Press)

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Il piccolo uomo sarà in panchina contro tutto e tutti. E magari chiederà ancora il permesso di schierare o far entrare un giocatore. Rimanere al proprio posto quando gli altri palesemente non ti vogliono più non è orgoglio, è mancanza di dignità.

Jorge Sampaoli non è stato capace di dare un gioco credibile ad un’Argentina che avrà pure qualche elemento al crepuscolo della carriera, ma è pur sempre una squadra che ha attaccanti dal talento smisurato, giocatori ai quali basta dare la palla “perché poi ci pensano loro”. E in un Mondiale, disputato al termine di una stagione lunga e massacrante, fare gol è moltissimo.

Ammutinato dalla squadra, disposta a farsi allenare da Jorge Burruchaga (reduce da due prestigiose avventure con Atletico Rafaela e Sarmiento), il “tatuato” ha scelto di rimanere alla guida della “Selection” nata da troppi compromessi sui convocati. Così contro la Nigeria è dapprima stato ignorato dal gruppo e poi si è definitivamente “guadagnato” la stima di tutti chiedendo a Messi a 10’ dalla fine se, sull’1-1 e con l’obbligo di vincere, poteva inserire Aguero al posto di tale Tagliafico, un terzino. A occhio e croce una mossa… rivoluzionaria!

Ora c’è la Francia, che gioca maluccio, ma ha una fisicità devastante rispetto alla compassata Argentina che a centrocampo non ha elementi in grado di cambiare passo. Didier Deschamps, come nell’Europeo giocato in casa, non riesce a far deflagrare l’intero potenziale di una squadra alla quale non manca nulla: perché oltre alla fisicità ci sono fantasia, tecnica e capacità di sacrificio. Ma la scintilla potrebbe scoccare da un momento all’altro. E, questo, il piccolo uomo lo sa benissimo!

Foto: Italy Photo Press

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Arrivederci. Arrivederci all’Europeo del 2020 oppure a Qatar 2022. Per una volta Gary Lineker ha avuto torto: nel tardo pomeriggio di Kazan il calcio non è stato quello che si gioca undici contro undici e alla fine vincono sempre i tedeschi. Una Germania spenta e piuttosto prevedibile ha dato l’assalto alla Corea del Sud senza riuscire a segnare e, senza mai dare l’impressione di poter vincere nettamente.

Il Mondiale, con l’eliminazione della squadra di Low, regala il risultato più inatteso della vigilia, perché Corea del Sud, Messico e Svezia non sembravano una montagna impossibile da scalare per una Germania che solo 12 mesi fa ha vinto Confederations Cup ed Europeo Under 21. La colpa di una simile debacle non può essere imputabile solo alla mancata convocazione di Sané, più facile pensare che la squadra in Russia sia arrivata scarica.

Thomas Muller, uno dei giocatori più attesi, è totalmente irriconoscibile e la colpa non può essere di Carlo Ancelotti che nella prima parte di stagione lo ha confinato in panchina. Probabile che il calciatore stia attraversando un periodo difficile, dal quale comunque ha tutto per tirarsi fuori.

Lo 0-2 con la Corea, farà scattare inevitabilmente un processo interno, ma riteniamo che quanto di buono fatto dalla federazione tedesca in questi anni non sia da buttare perché la nazionale ha giocato male tre partite in dieci giorni.

In serata, invece, il Brasile ha dimostrato di essere un’ottima squadra: solidità e fantasia fanno sorridere Tite.

Foto: Italy Photo Press

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I rigori li sbaglia solo chi li tira. Dopo Messi, anche Cristiano Ronaldo ha spiegato al mondo intero che segnare da 11 metri non sempre è facile ed elementare. Sembravano scontate Iran-Portogallo e Marocco-Spagna, invece sono state due battaglie, due partite che hanno regalato intensità e una quantità impensabile di emozioni. E i primi due accoppiamenti: Uruguay-Portogallo e Spagna-Russia.

Al Portogallo bastava il pareggio e al termine di un primo tempo nel quale l’Iran ha cercato di addormentare la partita per giocarsi tutto nella ripresa, al 45’ è arrivata la rete di Quaresma, che voleva dire ottavi praticamente certi. Nella ripresa, invece, la poca lucidità dell’arbitro, salvato in tre occasioni da Irrati al Var, ha innescato la reazione dell’Iran che l’ha messa sul piano fisico. E qui il Portogallo ha subito (Cristiano Ronaldo ha pure rischiato il rosso), perché gli iracheni hanno mostrato un’ottima condizione atletica. L’occasione buttata al 94’ ha dell’incredibile, con i Campioni d’Europa che hanno rischiato l’eliminazione.

La Spagna che era convinta di passeggiare con il Marocco è andata sotto due volte e una disattenzione ulteriore poteva costare parecchio. Hierro non pensava che i suoi potessero soffrire tanto, contro una squadra già eliminata, ma la supponenza si paga. D’ora in poi vietato sbagliare!

Il pomeriggio, invece, era stato monotono con la Russia che crollava davanti al primo avversario di un certo livello. Dopo aver battuto Arabia Saudita ed Egitto, i padroni di casa ne hanno presi 3 dall’Uruguay, che dopo aver segnato ha amministrato la partita forte anche della superiorità numerica.

Jorge Sampaoli, allenatore Argentina (Foto: Italy Photo Press)

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Terminate le prime due giornate, si va verso una serie di sfide dentro o fuori. E tra le 16 che chiuderanno la loro esperienza a Russia 2018 ci sono anche nazionali con un passato stellato.

L’Argentina, per non uscire dalla competizione, dovrà battere la Nigeria. Detto così non sa di impresa, ma per come ha giocato la squadra di Sampaoli e per ciò che sta accadendo nel ritiro, facile immaginarsi che il clima sia invivibile. Mentre da Messi si attende il primo vagito.

Il Brasile ha 4 punti, tanti quanti la Svizzera. Uno meno della Serbia ed è proprio questo a preoccupare. Infatti, i serbi favoritissimi sugli svizzeri hanno steccato nella sfida di sabato e ora sono costretti a vincere. Non un risultato impossibile, perché il Brasile ha un Neymar non al top, non avrà Danilo e Douglas Costa, mentre Dani Alves è rimasto a casa. Insomma, la bandiera “Ordem e Progreso” è un po’ svalutata.

Il Portogallo oggi non dovrà perdere con l’Iran, ma in questo tipo di sfide, basta un po’ di sfortuna e le lacrime iniziano a scorrere. La Germania battendo la Corea si ritroverebbe agli ottavi, proprio come la Colombia se supererà il Senegal. Un po’ troppi condizionali… ma questo Mondiale è così. La sorpresa è sempre dietro l’angolo.