È iniziata ieri, giovedì 9 ottobre, l’8ª edizione del Festival dello Sport, la kermesse ormai di casa a Trento e che raccoglie campioni di ogni sport ed ogni epoca.
Con le Olimpiadi invernali che incombono, spaziando poi dal tennis, al nuoto, ai motori, all’atletica leggera, alla pallavolo in un clamoroso hype con i due mondiali vinti in poche settimane, e molto altro, fino ad arrivare al calcio. Un calcio sempre più moderno ma che non dimentica il passato, che si aggrappa ai ricordi nella speranza di vivere a tremila anche presente e futuro.
In questi primi due giorni a regalare interventi di spessore o di “adrenalina pura”, sottotitolo del Festival assolutamente calzante, sono stati, tra gli altri, Michel Platini, Fabio Capello, David Trezeguet e Patrick Vieira.
Michel Platini
Nel dialogo con Platini c’è spazio per tutto: la bellezza dell’Italia paese, ancora tutta da visitare perché “Ho visto solo stadi e alberghi”, l’amore per la Juve, una storia d’amore fatta di 5 anni meravigliosi sotto l’occhio attento dell’avvocato Agnelli “Un personaggio incredibile” ma che “Non si può vivere due volte una storia d’amore”, risposta eloquente e che gli chiede di tornare in bianconero in qualità di presidente. C’è poi il capitolo Francia, quella nazionale che porta a vincere l’Europeo per la prima volta nella storia tramandando una mentalità che durerà da lì a più o meno per sempre, definendosi, tra l’altro, il più forte di tutti nell’84. E se è vero che non le manda a dire a Blatter ed Infantino, strizza comunque l’occhio al futuro: “Ho dei progetti sul calcio in generale, non tornerei in un club, vorrei fare qualcosa per il bene del calcio”.
Fabio Capello
Subito stizzito quando si elencano gli scudetti da lui messi in bacheca (9), “sono undici, undici sul campo” afferma all’ingresso in un Teatro Sociale gremito per lui e per Giovanni Floris, giornalista con il patentino UEFA B. Diretto, ma non potrebbe essere diversamente, Capello non le manda a dire nemmeno quando si parla di calcio giovanile: “Il vero problema sono i genitori che pensano di avere in casa dei fenomeni”, salvo poi spostarsi sulla serie A: “Non tutti i giocatori sono in grado di indossare una certa maglia, ne sentono il peso, e questa cosa si verifica spesso anche in serie A, quando arrivano giocatori potenzialmente forti ma che poi si perdono via”.
Non manca nemmeno di rimembrare un paio di episodi vissuti nella sua carriera: mandare via Ronaldo dal Real Madrid e l’avversione per la tribuna. “Era troppo festaiolo ma era anche il più forte che abbia mai allenato, ho chiesto alla società di allontanarlo ma l’ho fatto per il bene della squadra, infatti abbiamo vinto, ma lui resta comunque il più forte di tutti”. “Quanto alla tribuna credo che portare tutti i giocatori in panchina sia un enorme passo avanti più che altro perché mandarli in tribuna per me è sempre stato un colpo al cuore, vederli lavorare seriamente una settimana e poi dirgli oggi non giochi”.
David Trezeguet
Ancora molto amato l’attaccante da 339 gol in carriera, Trezeguet si è presentato in uno stato di forma invidiabile, raccontando a tutto tondo la sua carriera, dai palloni in strada a Buenos Aires, ai successi con la maglia della Juve e quella della nazionale francese.
“La mia carriera è stata un po’ al contrario, di solito si arriva all’apice strada facendo io invece ho vinto europeo e mondiale giovanissimo”.

Sulla serie B con la Juventus. “L’anno prima ci siamo lasciati a Bari con l’intento di vincere la Champions, dopo il mondiale ci ritroviamo a girare l’Italia in stadi in cui non esisteva trasferta, era una festa ovunque andassimo, abbiamo rimesso le cose a posto”. E sulla Juve di oggi afferma: “Le manca vincere, la Juve è nata per vincere, ed è questo che le manca”.
Patrick Vieira
Chiamarlo campione è poco, chiamarlo leggenda non è troppo: Patrick Vieira ha vinto ovunque lui sia andato, girovagando fra i grandi club della storia del calcio.
Ma al di là delle sue esperienze da giocatore, dei trofei con la Francia, di come ha vissuto l’episodio Zidane – Materazzi “Zizou ha dato troppo alla nazionale, non puoi essere arrabbiato con lui per quell’episodio”, il suo focus, ora, è solo sull’allenare.
“I giovani devono crescere, e per crescere hanno bisogno di sbagliare, per sbagliare hanno bisogno di giocare; a Genova c’è un bel progetto, i punti sono ancora pochi ma sono felice del lavoro che stiamo facendo”.
Foto archivio ufficio stampa – Provincia autonoma di Trento


