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  • La Juventus fa ufficialmente paura. Anche in Champions. La vittoria 1-0 sul campo del Manchester United è di quelle che contengono un messaggio a tutte le avversarie, non solo a chi a lungo non ha visto palla.

    Esagerata la superiorità nei primi 30’, quando la Juve con il palleggio ha cancellato dal campo gli avversari: il 4-3-3 bianconero con Bentancur, Pjanić e Matuidi a centrocampo ha dominato la scena, arrivando addirittura a far sedere in panchina sconsolato Mourinho.

    L’allenatore del Triplete nerazzurro, beccato sul finale dai tifosi juventini, ha schierato Rashford e Martial larghi dietro l’unica punta Lukaku, ma i due anziché attaccare Cancelo e Alex Sandro sono addirittura stati schiacciati sulla linea dei difensori, sintomo di un dominio totale e che in campo ci fosse una squadra sola.

    Paul Pogba, che tanto vorrebbe trasferirsi a Torino, nel secondo tempo ha colpito un palo sull’unica disattenzione della Juve, una palla persa che poteva costare cara, ma sarebbe stata una beffa esagerata, perché il dominio esercitato sull’avversario meritava la vittoria, la conquista dei tre punti.

    La vittoria a Manchester, fa derubricare a “disattenzione” i punti persi con il Genoa. La vittoria di Manchester dice che la “Coppa dalle grandi orecchie”, ha una superfavorita: la Juve.

    E il calcio italiano ieri sera ha festeggiato pure la vittoria per 3-0 della Roma.

  • L’analisi tecnico-tattica della Juventus a cura di Giovanni Galli. Il primo giudizio va sulla società, che sta compiendo un lavoro impeccabile frutto di una pianificazione studiata nei minimi dettagli. E poi i volti nuovi, Cancelo e Cristiano Ronaldo su tutti. Quest’ultimo, dopo un periodo di adattamento (la Serie A è molto diversa dalla Liga) è entrato appieno nei meccanismi offensivi della Vecchia Signora e i suoi compagni di reparto ne stanno beneficiando.

  • Tutto o quasi secondo previsioni. Roma prima e Juventus seconda. Due vittorie contro Qarabag e Olympiakos come da previsione, due partite giocate con il freno a mano tirato perché il campionato più equilibrato degli ultimi anni non permette distrazioni.

    Proprio così: quando giochi in campionato cerchi di mettere la partita in ghiaccio perché incombe la Champions, ma quando giochi in Europa e la situazione lo consente si centellinano le energie perché la Serie A è alle porte.

    La Roma, comunque, complice il pareggio tra Chelsea e Atletico Madrid, ha compiuto il vero capolavoro: la squadra di Di Francesco ha vinto il suo girone e alzi la mano chi lo pensava al momento dell’estrazione. La Juventus, invece, ha fatto il compitino, facilitato (ma questo è un merito) dal gol che Cuadrado ha segnato in apertura di partita.

    Ora tocca al Napoli, per il quale la situazione è molto più complicata di quanto non lo fosse per Roma e Juve prima del fischio d’inizio delle gare di questa sera. Serve vincere contro il Feyenoord, mentre il City dovrà uscire con tre punti dalla partita con lo Shakhtar. Ma tutto il mondo è paese e il prossimo turno di Premier ha in calendario il derby di Manchester. United contro City. Mou contro Pep. E come direbbero a Napoli “Ccà nisciuno è fesso”!

  • La seconda impresa non riesce e la Roma esce a testa alta. Che all’Olimpico potesse finire 3-0 o 4-1 erano in pochi a crederlo, anche perché la superiorità del Liverpool nella gara di andata era parsa evidente.

    Così abbiamo finto per una settimana di credere che l’impossibile (o quasi) si potesse verificare, ma la squadra di Klopp ci ha impiegato 9’ a mettere le cose in chiaro.

    Alla Roma va il merito di avere vinto 4-2, di aver dato tutto e di aver convinto fino in fondo il proprio pubblico di essere un’ottima squadra. Di Francesco, più in Europa che in Italia, ha visto la squadra dei sogni: 3-3 (con rammarico) contro il Chelsea poi battuto 3-0, 3-0 al Barcellona e questa serata nella quale la Roma ha giocato e creato occasioni.

    Il nostro calcio abbandona la Champions con una certezza: sia la Juventus sia la Roma hanno reso onore alla Serie A, il divario tra le nostre migliori e le migliori d’Europa non è così esagerato. Una cosa: la Champions premia ancora una volta chi segna e non chi si difende, in Europa, poi, la tattica non è vitale come in Serie A.

    In Champions i campioni prendono per mano le loro squadre, i calciatori migliori vincono i duelli e creano superiorità numerica. La Champions dimostra che non c’è una medicina per fermare Ronaldo, Messi, Suarez, Neymar, Salah, Dzeko, Higuain, Benzema….

    Poi dovremmo parlare degli arbitri, ma sono un male comune. Da un paio d’anni ne sa qualcosa il Bayern Monaco.

  • Così no. Così fa male. Così va veramente male. La Juventus vista a Madrid è una squadra che gioca la partita perfetta, che domina in casa degli avversari otto giorni dopo aver perso 0-3 a Torino. Questa è un’impresa che può essere fatta solo da un gruppo di uomini veri, che hanno saputo guardarsi in faccia e si sono detti: “Se c’è anche una sola possibilità ce la andiamo a giocare”.

    La Juventus vista a Madrid è stata praticamente perfetta, perché non solo ha segnato tre volte, che già di per sé è una prodezza su un campo sul quale si difendono tutti, ma ha pure creato delle occasioni, sbagliato un paio di gol. Questa è la risposta da grande professionista di un allenatore, Massimiliano Allegri, che ingiustamente diventa capro espiatorio quando la sua squadra non vince. Il 4-3-3 della Juventus è stato a lungo un rebus irrisolto per il Real e per Zinedine Zidane che guardava incredulo verso il campo, senza trovare le contromosse.

    Tutto perfetto, fino a una manciata di secondi dalla fine quando Benatia ha contrastato Lucas Vazquez davanti a Buffon. Rigore? O si poteva lasciar correre? Ancora: si poteva lasciar correre, facendo in modo che le squadre si giocassero tutto ai supplementari?

    Il portierone della Juventus ha detto che dopo una partita simile, in una situazione del genere se si fischia al posto del cuore si ha un bidone dell’immondizia. Che non si possono castrare così i sogni di una squadra. Parole forti, intrise di stizza e delusione.

    A noi, invece, è rimasta la sensazione di aver visto una partita splendida, con una squadra che ha giocato come le imponeva la storia del club. Una squadra della quale andare orgogliosi.

  • Una notte di sogni, di Coppa e di Campioni. E i campioni questa volta sono quelli che non ti aspetti, i campioni hanno le sembianze dei giocatori della Roma, non del Barcellona. De Rossi e Dzeko, ma anche Florenzi, Manolas, El Shaarawy e Under entrati a partita in corso.

    Il gol di Dzeko dopo 7’ dà fiato all’Olimpico, perché i 70.000 prima dell’inizio della gara non sapevano se crederci o meno. Perché segnare tre volte non può bastare, se hai davanti Suarez e Messi è probabile che il tuo portiere un golletto lo prenda anche. Invece no!

    Dzeko gioca da fenomeno, in una sera dimostra di valere ogni euro versato per l’acquisto del suo cartellino: gol, coraggio, forza, tecnica, leadership, lui troppe volte accusato di essere gelido, peggio algido. Dzeko segna e in apertura di ripresa si procura un rigore. Che “Capitan Futuro”, anni 34 anni, segna.

    Dzeko fenomenale, ma straordinario pure De Rossi, che troppe volte ci aveva abituato a cadute di stile nel momento più importante. Del Barcellona non c’è traccia, c’è solo un po’ di tiki-taka: lento, prevedibile con Fazio, Juan Jesus e Manolas mai in affanno.

    E a proposito di Manolas, quando a 9’ dalla fine la mette sul secondo palo, l’Olimpico diventa una bolgia. Diventa una bolgia come bar e salotti lontani da Roma, perché certe imprese si vivono tifando e basta.

    L’ultimo pensiero, che poi dovrebbe essere il primo, è per Eusebio Di Francesco, secondo alcuni integralista del 4-3-3. Che questa sera ha vinto con il 3-5-2.

  • Il Napoli vince 3-0 contro lo Shakhtar e si regala ancora due settimana di speranza. Ora, per passare agli ottavi, servirà vincere in Olanda e sperare che il City batta gli ucraini in trasferta. Ma se questa è la stretta attualità legata alla Champions, c’è un gol che ha preso il cuore di tutti gli italiani.

    Dopo un primo tempo terminato sullo 0-0, nel quale il Napoli ha faticato un po’, Lorenzo Insigne ha segnato un gol da copertina. Un tiro a giro all’incrocio dei pali. Un gol che ha affossato lo Shakhtar, un tiro che lunedì scorso avrebbe potuto sfoderare pure contro la Svezia, perché queste sono prodezze alle quali Insigne ci ha abituati. Non è un lampo sporadico. E’ un gol del campione, del giocatore più amato del “San Paolo”.

    Titolare da 59 gare consecutive con il Napoli, implacabile quando parte da sinistra e si accentra in un attacco a tre, Lorenzo non ha trovato posto in una Nazionale nella quale i primi a volerlo non erano i tifosi, ma i “senatori”, cioè i compagni di squadra più influenti e vincenti. Quelli che ti guardano, ti “pesano” e poi (giusto o sbagliato) decidono se sei dei loro. Se sei fatto della loro pasta. Di norma una pasta rara…

    Il gol di Insigne ha illuminato il “San Paolo” e fatto impazzire i tifosi del Napoli, mentre tutti gli altri riflettevano: “Perché? Perché, a San Siro te ne sei stato in panchina 90’?” Una domanda che probabilmente rimarrà senza una risposta!

  • Ci sono state due partite. La prima, quella con in campo Momo Salah è finita 5-0 per il Liverpool; l’altra l’ha vinta 2-0 la Roma. L’egiziano è stato semplicemente strepitoso: due gol e due assist con la palla solo da spingere nella porta vuota.

    Una prestazione fenomenale, perché la difesa della Roma non è riuscita ad arginare un calciatore che tutti conoscevano bene, visti i due anni trascorsi in giallorosso. E, malgrado i difensori conoscessero i “segreti” dell’ex compagno non c’è stato modo di limitarlo.

    La Roma, la prossima settimana, dovrà vincere 3-0 o 4-1 per volare a Kiev al posto del Liverpool, ma l’impresa francamente sembra piuttosto complicata. Non per il numero di reti da segnare a una difesa che non pare essere la più solida d’Europa, ma perché non subire gol da Salah (43 gol e 12 assist in questa stagione) è impresa più che ardua. Se non impossibile.

    La Roma ha giocato bene i primi 20’, poi il 3-4-2-1, cioè la struttura tattica scelta per la “Romuntada” con il Barcellona al ritorno è crollata. Ora Di Francesco dovrà cercare di infondere serenità all’ambiente e dovrà studiare le contromosse per ribaltare il doppio confronto.

    La serata di “Anfield” ci dice che il Liverpool è più forte, gioca su ritmi che la Roma non può reggere, ma la difesa di Jurgen Klopp non è il punto di forza di chi si sente in tasca il biglietto per Kiev.

  • Spalle al muro, la Juventus si ritrova ancora una volta nel momento di massima difficoltà. Se la vittoria per 2-0 è utile alla classifica del gironcino, il come sia giunta ci fa comprendere che prima di emettere sentenze ci sia da fare i conti con l'ambiente intero. Allegri sceglie ancora una volta il 3-5-2, Evra dopo aver scosso i compagni fa intendere il motivo per il quale non sia facile spingerlo in panchina. Il gol di Morata timbra il primo tempo, le prestazioni di Hernanes e Cuadrado convincono che si sia imboccata la strada giusta. Zaza regala la tranquillità a fil di sirena.
    Morata segna ancora, cinque gol in cinque partite: a nessuno era mai riuscita una striscia simile.
    È un mercoledì da campioni, perché vincono anche United, City, Real e Psg.
    La Roma regala un tempo e il Bate regala tre gol e spettacolo. Incredibile come la squadra di Garcia si sia consegnata agli avversari, subendo due gol evitabili e regalando la fascia destra. Dopo il secondo tempo, non è piaciuto il terzo, quello degli spogliatoi: il calumet della pace normalmente servito ai giornalisti ha preso fuoco: l'allenatore ha attaccato la squadra e Florenzi ha semplicemente detto "Abbiamo preparato male la partita". Ma chi la prepara la partita?
    Continua la crisi del Chelsea, dopo il 2-2 con il Newcastle, penultimo in Premier, ha perso a Oporto. Normalmente, Arsen Wenger si sarebbe fatto una grassa risata, che questa volta non è partita: l'Olimpiakos ne ha segnati tre all'Emirates e l'Arsenal è quarto nel suo girone. Mal comune, ma è meglio non sentire l'audi.

  • Il bilancio della serata di Madrid, per la Juventus sconfitta 2-0, è semplicemente disastroso. E poco importa se al ritorno la squadra di Allegri ribalterà il risultato.

    Questa è una serata nella quale le cose da ricordare sono poche, visto che la prima conclusione in porta, eccettuata una punizione di Cristiano Ronaldo da 30 metri, è giunta al minuto numero 90, con Bernardeschi che si è visto deviare in corner da Oblak un tiro dal limite.

    L’Atletico, dopo un primo tempo nel quale si è giocato molto a metà campo e non si sono risparmiati interventi decisi, nella ripresa ha mostrato di averne di più. Prima Diego Costa ha sprecato solo davanti a Szczęsny; poi Grienzmann si è visto deviare sulla traversa un tiro dal limite; quindi l’arbitro e il Var hanno annullato un gol a Morata; poi sono arrivate le reti di Giménez e Godin.

    Ma cosa si può salvare della serata di Madrid? Nulla. Nulla, perché ancora una volta quando gli avversari alzano il ritmo, la Juventus mostra di non essere abituata a giocare ad alta intensità. Paragonare Atletico Madrid e Atalanta può sembrare irriguardoso per la squadra di Simeone, ma è andata così anche a Bergamo. Allegri ha certamente commesso un grosso errore rinunciando a Cancelo (finito in panchina perché era l’unica arma per cambiare volto alla partita?), che le assenze di Cuadrado, Khedira e Douiglas Costa abbiano pesato parecchio.

    Poi ci sono le considerazioni su Paulo Dybala: impalpabile. Qualcuno dirà che il centrocampo non ha costruito, che oltre la metà campo la Juventus ci è andata poche volte, ma Cristiano Ronaldo ha cercato di farsi dare la palla per “inventare” qualcosa. Dybala no. E questo basta a farlo salire sul banco degli imputati. Almeno fino al 12 marzo, quando si giocherò il ritorno.

  • Hanno vinto tutte. Questo basta per dire che il calcio italiano è tornato sul tetto d’Europa o quasi? Certamente no, però siamo sulla buona strada. Ottima la prestazione del Napoli, sofferta quella della Roma, tenace quella della Juventus, che ha mantenuto la calma davanti a un avversario che si chiudeva con nove uomini e poi cercava di colpire in contropiede.

    L’Olympiacos visto a Torino, non è la squadra dei sogni o quella che puoi incontrare in una finale, ma è quella che può farti perdere l’occasione di andare in finale. Densità centrale, fisicità e ripartenze stavano imbrigliando una Juventus che aveva dimenticato lo smoking di Coppa negli spogliatoi.

    A tratti, quella vista nel primo tempo, è parsa la Juve compassata del campionato, ma per vincere in Champions servono ritmi più alti e una cattiveria agonistica maggiore. Dopo un primo tempo che non lasciava presagire nulla di buono, l’ingresso di Higuain ha sbloccato una partita che con l’andare del tempo diventava sempre più complicata. Un successo, questo, ottenuto giocando una gara non indimenticabile, che ha regalato tre punti vitali alla Juventus, che ora affronterà lo Sporting Lisbona per due volte.

    Ma tra tre settimane il calendario offre un doppio scontro Italia-Inghilterra da far tremare i polsi: il Napoli affronterà il Manchester City, mentre sulla strada della Roma ci sarà Antonio Conte con il suo Chelsea.

  • La Juve gioca 30’, ha tre occasioni, ma poi subisce un castigo pesantissimo. La rete di Messi a fine primo tempo è stato il chiaro segnale che nella ripresa potesse accedere qualsiasi cosa. Purtroppo è accaduto il peggio. I tre gol fanno male, parecchio male.

    Allegri, che aveva parecchi infortunati, si era giocato bene le sue carte: 4-3-2-1, linee di passaggio chiuse, Barcellona costretto a un tiki-taka piuttosto sterile e Juve pronta a ripartire in contropiede. Insomma, una squadra fastidiosa, che in caso di disattenzione sapeva pungere.

    L’infortunio di De Sciglio e l’assenza di un sostituto di ruolo, ha cambiato il volto della gara. Allegri ha scelto di inserire Sturaro basso a destra, anche se la mossa più indicata pareva essere l’ingresso di Rugani con il passaggio alla difesa a tre (Douglas Costa e Alex Sandro avrebbero fatto gli esterni), ma così non è stato. Evidente che se Allegri non ha optato per questa soluzione avrà avuto i suoi buoni motivi.

    E ora? Ci sarà da far fronte alle polemiche perché quando una squadra abituata a vincere subisce tre gol è evidente che critica e tifosi muovano appunti. Noi, invece, vogliamo dire una: ok, il Barça è stato superiore; ok, la Juve ha avuto un autonomia di 30’ e ha pagato l’assenza dalla lista Champions di Lichsteiner, ma siamo al 12 settembre. Il tempo per recuperare non manca.

  • E’ andata male soprattutto alla Roma; Juventus e Napoli possono ritenersi moderatamente soddisfatte. Perché non è importante essere la più forte del girone, ma è bene che ci possano essere due squadre alle quali si è superiori.

    Così a tremare è soprattutto la Roma, che si è ritrovata in un gruppo con Chelsea, Atletico Madrid e Qarabag. Se questi ultimi sono nettamente inferiori a tutti (ma attenzione a qualche punto che potrebbero rubare), inglesi e spagnoli hanno qualcosa in più della squadra di Di Francesco. Molto, in chiave passaggio del turno, dipenderà dalla serenità con la quale verranno affrontate le partite e in casa Chelsea c’è più di un nervo scoperto: la dirigenza non ha preso bene le proteste pubbliche di Antonio Conte per una campagna acquisti da “soli” 140 milioni di euro.

    Per la Juventus c’è il Barcellona, al quale il sorteggio ha aggiunto Olympiakos e Sporting Lisbona. La squadra di Messi non fa più paura come in passato, un po’ per la cessione di Neymar (rimpiazzato proprio oggi da Dembelè) e un po’ per l’età dei principali protagonisti. Messi è sempre Messi, ma Iniesta non sempre brilla. Greci e portoghesi non intimoriscono nessuno.

    Sorride, ma non troppo, il Napoli che in prima fascia ha pescato gli ucraini dello Shakthar Donetsk (colpo di fortuna) e dalla seconda ha ereditato il Manchester City (una delle pretendenti alla vittoria finale), il Feyenoord è inferiore alla squadra di Sarri, ma qui poteva anche andare meglio.

    L’analisi è ovviamente fatta a oggi, con il mercato ancora aperto. Ma i prossimi colpi di mercato potrebbero mutare gli equilibri dei gironi.

  • Vietato fallire. Il Napoli è più forte del Nizza e non deve temere il turno preliminare (mercoledì, ore 20.45). Qualcuno dirà che l’urna poteva essere più benevola, ma ogni stagione fa storia a sé e quest’anno la squadra di Favre non ha il rendimento dell’anno scorso, avendo già perso le prime due partite di Ligue 1.

    I francesi al “San Paolo” si presentano senza Balotelli e Sneijder: il primo non ha ancora smaltito l'infortunio alla coscia subito contro l'Ajax, mentre l’olandese non ha svolto la preparazione precampionato e non è ancora pronto per giocare. Dalbert, poi, è all’Inter ed è facile comprendere perché si è detto che ogni stagione faccia storia a sé.

    Diverso, invece, il discorso per il Napoli: il patto stretto dai giocatori, che ha indotto tutti a rimanere senza vagliare le offerte che arrivavano, fa sì che Sarri, al terzo anno, durante l’estate abbia potuto lavorare solamente sui dettagli. Soffermandosi soprattutto sulle palle inattive a favore e contro (vera nota dolente della scorsa stagione a causa della scarsa fisicità della rosa).

    Ma se in passato la squadra in qualche occasione sembrava preda di un certo fatalismo (“La Juve ha più soldi da spendere e per questo è più forte” questo era una sorta di mantra), ora invece c’è convinzione e consapevolezza.

    Malgrado le frenate di Sarri si è apertamente parlato di scudetto. E chi vuole vincere lo scudetto non può temere il preliminare con il Nizza.

  • Ne ha segnati due. Ne ha sprecati altrettanti già fatti. Ne ha sbagliati altri meno eclatanti e in più il Nizza, con Dante che ha colpito la traversa della propria porta, è andato vicino all’autogol.

    Il Napoli ha dominato, il 2-0 non rende esattamente la proporzione di ciò che si è visto in campo e per questo Sarri non si sente ancora del tutto tranquillo per la partita di ritorno. Ma questa è stata una prova di forza, un’esibizione di muscoli, che va oltre la semplice partita di Champions.

    I tifosi azzurri sono usciti dallo stadio felici per come la squadra ha giocato, per la feroce determinazione degli attaccanti nell’andare a disturbare i difensori avversari che facevano nascere l’azione. E’ piaciuto anche Hamsik, che al momento della sostituzione non ha polemizzato, ma è andato a consegnare la fascia a Insigne per poi avviarsi verso Zieliński. E ancora, dopo aver iniziato la gara con il “falso nueve”, Sarri l’ha chiusa con Milik al centro dell’attacco e la qualità del gioco non è mutata.

    In Francia vedremo certamente un Nizza diverso, che avrà Koziello e Plea squalificati, ma potrebbe schierare Balotelli (se si sarà ripreso dai problemi muscolari) e Snejder (se l’olandese avrà una condizione accettabile). Per il Napoli sarà importante non subire gol nei primi minuti, meglio ancora: sarà importante giocare come al “San Paolo”.

  • Ci chiederemo a lungo cosa è accaduto in quei 15’. No, non i primi 15’ della ripresa, ma cosa è successo nell’intervallo, perché la Juventus è rientrata in campo scarica, vuota, priva di energie.

    Il primo tempo è stato equilibrato, con la Juventus che è partita meglio e ha lasciato poco alla costruzione del gioco degli avversari, mentre il Real non ha fatto vedere palla a Dybala. Il secondo, invece, è stato un vero e proprio monologo.

    Ciò che è difficile da spiegare, però, è come la Juventus sia sparita dal campo, perché certi anticipi sono sotto gli occhi di tutti, perché certe palle recuperate dal Real risultano inspiegabili a chi ha seguito le partite durante tutta la stagione.

    Non riesco a credere che la carica nervosa della squadra si sia esaurita in un tempo, perché la Juve era consapevole di essere una squadra forte e matura, pronta per qualsiasi impresa. O quasi, perché questo Real ha dimostrato di essere superiore.

    A spegnere ogni polemica sul risultato finale, però, c’è l’abbraccio che il presidente Andrea Agnelli ha riservato a ogni suo giocatore. La società ha capito che è stato fatto il massimo. Ed è pronta a ripartire per conquistare la decima finale.

  • La finale di Champions? Le due gare d’andata hanno detto che a Cardiff saranno Juventus e Real Madrid a giocarsi la “Coppa dalle grandi orecchie”.

    Nel Principato i superpoteri di Buffon (quando sono serviti) e la chirurgica precisione di Higuain hanno cancellato la classe e la gioventù del Monaco. Questa Juventus è superiore alla squadra di Jardim e lo è in maniera evidente. Ancora una volta Allegri ha avuto ragione nello stilare la formazione: fuori Cuadrado, per un difensore che tiene la posizione (Barzagli) e avanzamento di un difensore con doti da centrocampista e forse da attaccante (Dani Alves). L’effetto è quello di dare solidità alla fascia ed evitare che Mbappè possa regalare scorribande in grande squassare la difesa.

    La Juventus, che ha rischiato solo nei primi minuti (e ha concesso un’altra palla gol all’89), non ha mai avuto timore dell’avversaria, questa volta ha chiuso ed è ripartita: il primo gol, poi, è semplicemente una perla confezionata da Dybala, Dani Alves e concretizzata dall’attaccante accusato di non segnare nelle partite che contano. E, tanto per gradire, Higuain si è ripetuto al 59’.

    Ora non bisogna abbassare la guardia (la partita di ritorno va giocata con la concentrazione dell’andata), poi ci sarà solo d’andare in agenzia di viaggi. E fare una trentina di biglietti per Cardiff.

  • Era tutto scritto. La Juve è in finale di Champions, la nona della sua storia e prosegue nel coltivare il sogno svanito a Berlino.

    Dopo un inizio con una piccola titubanza, la squadra di Allegri si è presa la scena dominando gli avversari e segnando le due reti che hanno permesso di pensare alle prossime sfide con Roma e Lazio.

    Il 2-1 al Monaco è comunque l’anticamera dell’impresa: questa è una Juventus solida che rischia pochissimo e quando attacca fa paura: la fantasia di Dybala, la concretezza di Mandzukic, la velocità di Cuadrado e il morso di Higuain, che quando serve il gol lo sa inventare.

    Il viaggio per Cardiff è iniziato, le immagini della festa negli spogliatoi sono un frammento destinato a svanire velocemente e a replicarsi nel breve (domenica arriverà lo scudetto?). Le squadre vincenti non si fermano mai, hanno sempre fame e commuovono le parole di Buffon, campione del Mondo e campione di tutto, che pensa all’unico trofeo che manca in una carriera che comunque vada sarà leggendaria.

    La Juve sa che tra lei e la Champions ci sarà il Real Madrid, ci sarà Cristiano Ronaldo, ma non solo. Ma il Real battuto due anni fa, non fa paura perché questa è una squadra completa, senza punti deboli. E con la miglior organizzazione d’Europa.

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