allenamento

  • In questo articolo si illustrano le strategie didattiche della Non-Linear Pedagogy, spiegando l’importanza di rendere i giocatori partecipi nell’apprendimento e di utilizzare il questioning per arrivare alle soluzioni dei problemi tattici o tecnici.

    Nel nostro precedente articolo, apparso sul numero 292 di questa rivista, abbiamo fatto riferimento alle recenti evidenze scientifiche mutuate dall’approccio della Non-Linear Pedagogy (NLP), sostenendo che l'obiettivo della comunicazione allenatore-atleta nel momento di proporre le attività debba essere quello di informare sul cosa fare, favorendo la comprensione del compito piuttosto che agire sul come fare. Abbiamo anche indicato che l’allenatore, attraverso il suo modo di far effettuare le esercitazioni, deve favorire un apprendimento basato sulla ricerca di soluzioni, creando così un’opportunità di pratica per i giovani affinché siano in grado di imparare da soli (Newell & Ranganathan, 2010). Secondo la teoria ecologica, infatti (di cui la NLP rappresenta l’aspetto didattico in ambito sportivo), l’apprendimento motorio è inteso non come un accumularsi di istruzioni dettagliate fornite dall’allenatore (approccio prescrittivo), ma come un comportamento che emerge naturalmente dalla interazione individuo-compito-ambiente (approccio euristico, per prove ed errori). Come può comportarsi l’allenatore che durante l’allenamento si accorge che l’obiettivo tattico o tecnico previsto non viene raggiunto dai suoi giocatori? Deve chiedere, sollecitare, fare domande!

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  • Simone Lorieri pone l’attenzione su questa metodologia nuova, sempre più usata dagli sportivi. Il Crossfit è un allenamento funzionale che mira al miglioramento delle qualità fisiche in termini di agilità, forza e resistenza.

  • Andrea Soler, tecnico della squadra svizzera U19 del Malcantone, presenta nel suo articolo una progressione didattica che parte da un possesso palla aspecifico e culmina con la “partita”. Questo per rendere funzionale un aspetto importante del gioco che può fungere da preziosa e condivisa strategia per superare gli avversari.

  • Una serie di esercitazioni e di consigli per insegnare al proprio undici come adottare il giusto pressing in fase di non possesso, partendo dai comportamenti individuali per arrivare a quelli collettivi.

  • Come preparare delle proposte da campo che partendo dall’esecuzione di gesti tecnici senza avversari si trasformano in situazione.

    Nel settore giovanile (ma non solo) le sedute dovrebbero essere studiate e organizzate con una didattica adeguata al gruppo squadra, attraverso proposte con obiettivi e contenuti che vanno a determinare la formazione tecnico-tattica e psico-fisica del calciatore. Per questo ogni allenatore deve porsi sempre una serie di quesiti per pianificare un allenamento, andando a costruire esercitazioni che si collegano tra loro e hanno come direzione la continua interpretazione del gioco. Negli anni passati, ricoprendo anche il ruolo di direzione tecnica di settori giovanili, mi è capitato di condividere e analizzare le sedute coi tecnici; spesso mi trovavo con loro per studiare le possibili soluzioni per ottenere una sessione dinamica e molto efficace. Uno degli obiettivi era quello di strutturare situazioni didattiche con esercizi che collegavano la tecnica alle situazioni.

  • Come insegnare i comportamenti ideali a un difensore che deve affrontare in duello un attaccante fino ad arrivare ai movimenti della linea difensiva.

    Dagli anni ‘90 ad oggi il ruolo del difensore si è evoluto, come del resto il modo d’interpretare la fase di non possesso da parte della linea difensiva. Il moderno difendente si è dovuto adattare alle maggiori richieste fisiche e tecnico-tattiche del gioco, cambiando alcuni aspetti dei suoi atteggiamenti.

    Ad esempio:
    -l’appoggio dei piedi;
    -la tecnica di corsa;
    -la posizione fondamentale; le posture;
    -i princípi tattici individuali.

    Anche dal punto di vista tecnico, il difensore si è dovuto adeguare alle nuove strategie: infatti, diversi allenatori (e speriamo sempre di più), soprattutto nei settori giovanili, prediligono la costruzione dell’azione dal basso, quindi il difensore deve essere in grado anche di gestire il possesso. In questo articolo cercheremo, con l’ausilio di esercitazioni tecnico-tattiche, fisiche e integrate di far muovere al meglio la nostra linea difensiva, partendo comunque dal miglioramento del singolo, vero obiettivo di ogni vivaio.

    APPOGGI E POSIZIONE FONDAMENTALE
    Per agire al meglio e in modo efficace quando si è senza palla, è doveroso insegnare quanto prima la posizione fondamentale. Il difensore deve, in linea di massima, avere:
    -lo sguardo “avanti” per controllare la situazione;
    -il tronco flesso anteriormente, con il corpo che si frappone fra palla e porta;
    -le ginocchia semi-flesse;
    -gli arti inferiori divaricati in direzione antero-posteriore;
    -il “carico” sugli avampiedi.

     

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  • I giochi da strada e cortile ormai sono scomparsi con tutti i vantaggi che portavano. Come provare a riproporli durante le sedute di allenamento.

  • I comportamenti dei numeri uno per affrontare al meglio una giocata dall’esterno con l’attaccante che anticipa il difensore.

    Nel gioco moderno, grazie alla match analysis, è possibile notare che diverse reti vengono segnate dopo un cross indirizzato in area con l’attaccante che riesce ad anticipare il diretto marcatore e calciare di prima intenzione oppure trovando l’impatto con il pallone di testa. Inoltre, capita spesso di osservare che, su queste giocate dall’esterno, vi sono dei pericolosi inserimenti in zona gol da parte dei centrocampisti. In tali situazioni il portiere è costretto a intervenire in diverse modalità:
    • con una parata in tuffo dopo contromovimento;
    • con un intervento in tuffo sulla corsa;
    • con uno spostamento e un arresto.

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  • I comportamenti che possono avere i giocatori di difesa in una situazione del genere. Marco la palla o l’avversario?

    Negli ultimi anni è aumentata vertiginosamente la percentuale di gol con un assist eseguito tramite una palla calciata dalla zona laterale del campo. Le difese si fanno cogliere spesso impreparate, a volte mal posizionate e in alcuni casi prive di princìpi di gioco ben definiti in riferimento a tale situazione. I difensori e i centrocampisti centrali ignorano (nel senso che il più delle volte danno la sensazione di non conoscere, in quanto dopo un gol subito si guardano, si indicano, si parlano come se uno volesse dare la colpa all’altro) le posizioni e i concetti di tattica individuale e di reparto che sottendono a queste situazioni.

  • Indicazioni e consigli per programmare al meglio la ripresa dell’attività agonistica dal punto di vista fisico.

  • È importante per l’organizzazione del pasto anche il momento della giornata in cui ci si allena.

    Attivi appena svegli?
    Il consiglio è suddividere la colazione in due momenti: prima di partire un caffè e 2-3 biscotti secchi se l’allenamento è impegnativo; al rientro una bevanda reidratante come il tè e yogurt con fiocchi d’avena; in alternativa una frittata di albumi con pane integrale, nero oppure con muesli d’avena. In sostituzione dell’uovo possono andare bene anche ricotta, prosciutto crudo magro o salmone affumicato.

    La pausa pranzo è il momento migliore?
    Colazione completa, spuntino/pranzo circa due ore prima dell’attività fisica con un panino con verdure grigliate e prosciutto crudo, bresaola o carne bianca ai ferri e dopo l’allenamento un frutto ricco di vitamina C (arance, pompelmo, mandarini, kiwi) e uno yogurt bianco, frutta secca o un cubetto di parmigiano. In alternativa, è possibile consumare il pranzo entro 30 minuti dalla fine del training per sfruttare al massimo la finestra anabolica.

    L’allenamento è nelle ore serali?
    Modificare la merenda con pane integrale e marmellata con aggiunta di ricotta o prosciutto e a cena proteine magre con carboidrati anche a veloce assorbimento e verdure.

    Nota: Questo testo rappresenta un approfondimento del servizio “Affrontiamo il freddo”, di Elena Casiraghi e Chiara Matteuzzi, pubblicato su Il Nuovo Calcio n. 310, novembre 2018, alle pagine 102-105.

  • L’ultimo messaggio scritto dal nostro storico collaboratore e maestro per tanti allenatori, Angelo Pereni, scomparso a metà settembre. Una riflessione a 360°, mai pubblicata, su quello che c’è dietro una squadra, che farà ricordare ai tanti che l’hanno conosciuto i pensieri e i modi di essere del “mister”. Segue una parte del suo ultimo libro “La costruzione di una squadra”.

  • Due proposte per valutare lo stato di forma del calciatore, utili a tarare gli allenamenti e a scattare una “fotografia” fisica dell’atleta.

    Per comprendere la tipologia di giocatori che si allenano e quali sono le loro qualità, è opportuno somministrare un test. Farlo solo perché è “consuetudine” è un errore da non commettere. Infatti, i test diventano utili solo se si utilizzano i dati ricavati per programmare l’allenamento e si sfruttano per una valutazione dell’atleta nel tempo. Infatti, è conveniente eseguirli unicamente se si vuole ripeterli durante la stagione per notare progressi o decrementi di performance da parte dei calciatori. Questo perché permettono di scattare una “fotografia” della condizione fisica dell’atleta nel momento in cui viene sottoposto alla verifica.

  • L’ultimo articolo della mini-serie di Andrea Biffi dedicata ai più piccoli: il focus è sul tiro in porta. Per i più piccoli, imparare a calciare deve avvenire attraverso il gioco e la scoperta, mentre nei Pulcini bisogna apprendere la tecnica del calciare mediante un percorso didattico più approfondito.

  • Come utilizzare queste esercitazioni con i ragazzi di 10-11 anni per stimolare le risoluzioni dei problemi che la gara propone.

    Il calcio attuale richiede giocatori “intelligenti”, che sappiano risolvere i numerosi “problemi” che si incontrano costantemente nel gioco. Il tutto il più velocemente possibile.

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