allenamento

  • La performance è determinata anche da schemi di movimento corretti ed è per questo che risulta importante curare la qualità del movimento.

    La proposta di Alessandro Di Giovanni, esperto di movimento e docente ai corsi preparatori a Coverciano, è finalizzata al miglioramento del rendimento dell’attività che si svolge. In questo modo è possibile sviluppare al meglio potenzialità e qualità dell’azione, con la conseguenza di migliorare l’economicità del gesto.

    Il concetto di base è sempre legato alla correttezza del movimento da cui scaturisce la possibilità di performare al meglio e creare i presupposti per una buona prevenzione degli infortuni.

    Nell’articolo vengono presentate due sequenze, eseguite a corpo libero, utili a raggiungere gli obiettivi illustrati.

  • L’importanza di comunicare nel modo migliore coi propri giocatori per adottare le strategie didattiche della Non-Linear Pedagogy. Di cosa si tratta e le esercitazioni da “modificare”.

    Compito fondamentale dell’allenatore di settore giovanile è favorire l’apprendimento motorio del calciatore o, in altre parole, l’acquisizione delle abilità calcistiche. In pratica, deve agire su “…gesti complessi che vengono appresi e automatizzati attraverso l’esperienza” (Bortoli & Robazza, 2016). Ma in cosa consiste l’apprendimento motorio? Schmidt & Lee (2014) lo definiscono come l’insieme dei processi che, grazie alla pratica, determinano un cambiamento relativamente permanente della prestazione motoria.

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  • L’inserimento di questa esercitazione svolta su campi ridotti con diverse varianti e permette di lavorare sia dal punto di vista tecnico-tattico sia fisico, in particolar modo interessando gli aspetti muscolari.

    Grazie alla mia esperienza da calciatore professionista e considerata anche la formazione che ho avuto in uno dei settori giovanili più importanti d’Italia, quello dell’Atalanta, ho maturato la convinzione che le qualità di tecnica di base e di tattica individuale siano elementi determinanti, le fondamenta per la costruzione di un calciatore. Di qualsiasi livello, in particolar modo se professionista. Pertanto, nel momento in cui mi sono avvicinato al “mestiere” di allenatore ho desiderato mantenere questo concetto come caposaldo delle mie convinzioni. E tutto ciò rimane invariato dopo le esperienze come “secondo” in Serie A e B con il Pescara. Anzi, questi princìpi si sono addirittura rafforzati. Infatti, considerata la richiesta di elevate intensità del calcio moderno, è essenziale ricercare gli obiettivi indicati anche in condizioni di stress sia fisico sia cognitivo.

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  • Le qualità che devono possedere i vari calciatori per applicare questo sistema di gioco. Una sintesi dal nuovo libro della collana I tattici de Il Nuovo Calcio in uscita a fine giugno.

    I moduli sono creati per semplificare ai più la dislocazione in campo dei calciatori. Fanno riferimento al sistema di gioco e ai suoi princìpi. Il sistema di gioco rappresenta il posizionamento dei calciatori sul terreno e deve essere equilibrato, razionale ed elastico.

  • Allenare la conclusione a rete con i Pulcini attraverso esercitazioni che combinano più obiettivi e gesti.

    Proposta n°2 - Finalizzazione con finta
    Il giocatore in posizione A gioca palla sulla corsa (1) al calciatore in postazione B, che riceve e guida veloce (2), rincorso dal blu che gli ha servito la sfera (3). Il rosso deve condurre oltre il “cancello” formato dai due cinesini rossi per decidere se calciare immediatamente nella porta più vicina (4) oppure, in caso il difendente in rincorsa sia accanto a lui pronto a sottrargli il pallone, effettuare un cambio di senso o una finta (5) per segnare in quella più distante (6).

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  • Allenamento adulti. Palle inattive
    Quando si parla di campionati dilettantistici capita spesso che tra una domenica e l’altra i titolari di una squadra siano differenti. E questo può causare problemi sulle palle inattive, ad esempio nel riconoscimento dei compiti o nel cambio di ruoli. Quindi è necessario trovare le modalità ideali per allenare tutti i giocatori a prescindere dalla posizione che ricoprono in campo.

  • Perché può essere utile coi bambini in età prescolare utilizzare proposte di psicomotricità collegate al calcio.

    Psicomotricità per i più piccoli: questo l’argomento dell’articolo. Infatti, un numero sempre più crescente di bimbi in età prescolare si presenta al campo per… giocare a calcio. Deve essere chiaro che coi bambini di 3-5 il calcio deve essere solo il “veicolo” per proporre la corretta attività. Infatti, le esperienze da trasmettere devono essere legate al gioco-sport calcio e alla psicomotricità per far sì che i bimbi imparino a muoversi e a relazionarsi, sviluppando la propria motricità attraverso, ad esempio, una palla di spugna prima, da calcio poi (comunque a loro “misura”), affascinante e insostituibile. La palla è quindi al centro del percorso e le lezioni/allenamenti devono essere organizzate con proposte motorie a carattere ludico.

    Gli obiettivi del- l’attività “Baby Sport”, possiamo chiamarla in tal modo come il progetto che stiamo portando avanti in prima persona, pongono le radici nello sviluppo degli schemi motori di base (correre, saltare, rotolare...), nelle capacità generali e specifiche dell’età prescolare: parliamo della ricerca di uno sviluppo motorio armonico attraverso la creatività, l’espressività e la coscienza di sé, agevolando le relazioni con gli altri, con lo spazio e con il materiale a disposizione.

    IL GIOCO
    Insegna al bambino ad avere fiducia nelle proprie capacità: attraverso questo processo, il piccolo diventa consapevole del proprio mondo interno ed esterno, iniziando ad accettare l’interazione tra queste due realtà. Quindi impara e cresce.

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  • Le basi della tattica… e non solo: questo rappresenta la situazione di 2>2, nella quale a partire dai bambini dell’attività di base si possono insegnare importanti princìpi nelle due fasi di gioco.

    Nel percorso formativo dei giovani calciatori esiste una correlazione che non dovremmo mai perdere di vista, ovvero la necessità di sviluppare un pensiero tattico congiuntamente al miglioramento delle abilità. Nei primi anni di attività questo “collegamento” risulta ancora sbilanciato, in quanto nelle sedute dovrà essere ancora preponderante la parte dedicata alle esercitazioni analitiche volte al perfezionamento della destrezza fine dei singoli gesti, mentre lo sviluppo tattico si appoggia in maniera quasi totale sui duelli 1>1. Come già detto in precedenti articoli, personalmente ritengo più opportuno non scindere il fondamentale tecnico dal pensiero tattico, piuttosto conviene cercare proposte formative nelle quali il “gioco” (con tutte le sue “indivisibili” proprietà) sia centrale e le gestualità trovino al loro interno un’espressione funzionale ad alto valore formativo.

  • Il programma di allenamento funzionale HUBit® come base per la costruzione della performance. L’importanza dell’esecuzione corretta di movimenti fondamentali in sequenza.

  • L’importanza della decision making e del sistema propriocettivo nel nostro sport. Quali componenti visive entrano in gioco nelle diverse situazioni di gara e la recente teoria dell’occhio calmo.

    Per diventare bravi in qualsiasi sport si dice siano necessarie 10.000 ore di pratica. I migliori atleti del mondo dedicano anni e anni di lavoro per essere pronti quando il momento è decisivo. Se pensiamo, poi, al calciatore, una delle competenze più importanti e apprezzate sembrerebbe proprio la capacità in campo di prendere le decisioni giuste al momento giusto.

  • La finestra su Scienza&Sport: struttura della prestazione d'élite nel calcio giovanile

    Affinché si manifestino prestazioni di alto livello, l’identificazione e la selezione del talento deve essere abbinata a un percorso formativo che favorisca lo sviluppo delle abilità tecniche, percettive e cognitive necessarie a eccellere. Dopo una revisione critica dei modelli di sviluppo del talento sportivo, l’articolo si propone di sfatare alcuni luoghi comuni riguardo l’allenamento giovanile e, soprattutto, di fornire una serie di indicazioni basate sull’evidenza per la creazione di un contesto allenante favorevole all’emergere di calciatori di vertice.

  • Cosa ha detto l’ex allenatore dell’Empoli, ora collaboratore per la fase difensiva di Spalletti all’Inter, Martusciello al nostro incontro di Coverciano.

    I particolari fanno la differenza alla stregua di letture univoche delle situazioni di gioco. In fase difensiva ancora di più: Giovanni Martusciello spiega come lavorare con la linea difensiva più il play avendo come unico punto di riferimento il pallone e non preoccupandosi degli avversari. Un’interessante lezione che mostra una didattica curata e appresa grazie al confronto con alcuni tra i migliori esperti di questo modo di agire.

    L'esperienza di Giovanni Martusciello da giocatore prima, da allenatore poi e da collaboratore di alcuni dei tecnici italiani più innovativi in Italia (Sarri su tutti, come ci ha confermato direttamente), ha portato la sua attenzione alla cura dei dettagli difensivi, sviluppando dei princìpi per la fase di non possesso correlati al movimento del pallone, sia dal punto di vista collettivo sia individuale. Tutta la sua metodologia si basa sull’idea che lavorare unicamente sui movimenti della palla semplifica il ragionamento dei giocatori perché hanno un unico riferimento.

    LA DIDATTICA

    Il lavoro viene svolto dalla linea difensiva con l’aggiunta di un vertice basso. Principalmente le difficoltà per la linea sono quelle di coprire lo spazio alle spalle (avendo il coraggio di difendere molto alti) e di “rompersi” per gestire anche i settori davanti a ogni elemento, soprattutto centralmente. La lettura, in quest’ultimo caso, diventa più complessa perché i calciatori devono anche capire i tempi per agire appunto “in avanti”. Ecco che la posizione del centrocampista, il vertice basso, a protezione e con funzioni da schermo, serve appositamente per evitare che un difensore debba scomporsi per “uscire” in verticale; così può concentrarsi unicamente su quello che avviene “dietro”. Il play, lavorando in tale modo, oltre a contrastare direttamente gli avversari che avanzano, può utilizzare l’azione ritardatrice per rallentare chi ha la sfera o cercare il recupero di una palla sporca. Meglio evitare i falli, ma a volte sono necessari.

    Scopri di più sul numero di settembre: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo e digitale.

  • Perché e in che modo utilizzare l’allenamento funzionale coi calciatori per sviluppare al meglio la forza. Il training specifico per parte superiore e inferiore del corpo.

  • Gli speciali de Il Nuovo Calcio - Settore giovanile

    Perché è importante andare oltre al “giocatore pensante”. La percezione delle informazioni, la lettura corretta di queste e l’attuazione di comportamenti efficaci e funzionali al contesto di gioco.

  • I concetti di resilienza, di attenzione e di autocontrollo sono un po’ trascurati dalle generazioni attuali. La loro genesi e perché sono importanti.

    La fatica potrebbe essere definita come “Una riduzione acuta di performance che comprende sia un aumento percettivo dello sforzo nel produrre una determinata forza sia eventualmente un’incapacità di produrre questa stessa forza”. La fatica è un dato scientifico, ma la soglia di sopportazione della fatica è puramente soggettiva. Occupandomi da più di 10 anni di giovani penso che questo aspetto debba essere introdotto fin da adolescenti, se non da bambini, ovviamente in quest’ultimo caso in forma ludica.

  • Alcune idee per stimolare questa qualità che spesso viene trascurata sia calcisticamente sia nella vita di tutti i gioco. Gli esempi dei “grandi dello sport”, la teoria delle 10.000 ore e il talento.

    I modelli dominanti che ci propongono/impongono le televisioni e la nostra società non si basano sull’impegno o sulle competenze, bensì sul possesso di qualità estemporanee: ad esempio essere belli, avere giuste frequentazioni o conoscenze (è seguito da quel procuratore… per riferirci ai giovani che giocano in società professionistiche e non solo).

  • Quali strategie utilizzare per allenare questa importante abilità nel giovane calciatore. L’utilizzo delle fasce colorate e le proposte pratiche.

    La corteccia motoria è la regione del cervello coinvolta nella pianificazione, nel controllo e nell’esecuzione dei movimenti volontari del corpo. Tutto questo è possibile grazie alla sua capacità di trasmettere alle cellule dei nuclei dei nervi cranici e quelle del midollo gli impulsi per i movimenti compiuti attraverso la nostra volontà.

  • In che modo è possibile inserire il giovane numero uno all’interno di esercitazioni situazionali per prepararlo anche da questo punto di vista. I consigli di istruttore e allenatore dei portieri ai ragazzi.

    Il gol è più antico del calcio. Inizia così un “libretto” straordinario, oggi forse introvabile, in cui Vezio Melegari, l’autore, raccoglie decine e decine di disegni che raccontano azioni di gol leggendari, ormai lontani nel tempo, ma storia e cultura del nostro sport. Dal momento che il titolo è “Il manuale del gol”, è naturale che il primo capitolo sia dedicato a chi le reti le realizza, “l’eroe assoluto: il cannoniere”. E il secondo? Al portiere, naturalmente, “l’antieroe numero uno”. Ma eroe e antieroe fanno parte della stessa avventura, non esiste l’uno senza l’altro. Ed è proprio questo il tema di questo scritto, provare ad avvicinare, coi più piccini, l’allenamento di portieri e giocatori da campo.

    L'articolo completo su IL NUOVO CALCIO di marzo in edicola o in abbonamento

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