La didattica nell’attività di base

La didattica nell’attività di base

I comportamenti consigliati all’allenatore, le modalità operative da adottare e l’utilizzo di varianti all’interno delle varie proposte.

Secondo il vocabolario della lingua italiana (Treccani, 1987) la “didattica” è la parte della teoria e dell’attività educativa che concerne i metodi dell’insegnamento. In forma più specialistica, “didattica” è una parola che rimanda alla descrizione o alla prescrizione di modalità e condizioni dell’azione di insegnamento-apprendimento, nonché a progettazione, attuazione professionale, riflessione e valutazione delle stesse nella pluralità e diversità dei tempi, luoghi e relazioni in cui si svolge tale azione (Calidoni, 2003). Senza avventurarci nella pur interessante descrizione delle diverse teorie della didattica o nei più recenti orientamenti, ci preme considerarla più pragmaticamente come l’azione dell’insegnamento, intesa sia come scienza sia come arte.

E, come altre volte, proprio dalla scienza ci piace partire. Qualche anno fa, in questa rivista (Messina, Florit, Zorba, 2015), avevamo fatto riferimento a una ricerca di Ford, Yates & Williams pubblicata nel 2010 sul Journal of Sport Sciences, in cui gli autori indagavano le attività proposte da alcuni allenatori inglesi durante 70 sedute di allenamento, suddividendo tali attività in 2 grandi categorie: le cosiddette attività di gioco (playing form) e quelle di allenamento (training form). Quello che si notava dai risultati della ricerca era che la quantità di tempo dedicato alle attività che non riproducono il contesto specifico del calcio (training form) era decisamente superiore rispetto a tutte quelle che prevedevano, ad esempio, l’avversario, la presa di decisione, la capacità di leggere le situazioni (playing form). Ciò si traduce in minori oc- casioni per i giovani di sviluppare tutte le abilità per- cettivo-cognitive fondamentali nelle situazioni di gara di alto livello e che, invece, si possono sperimentare nelle attività cosiddette playing form, indispensabili per sviluppare la decision making, ovvero la capacità di anticipazione e presa di decisione, e tutte quelle cognitivo-percettive che definiscono quella che comunemente viene chiamata “intelligenza di gioco”.

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