La barriera difensiva e offensiva

La barriera difensiva e offensiva

Soluzioni in fase difensiva, ma soprattutto offensiva per utilizzare in modo particolare il “muro” di solito sfruttato unicamente a protezione della propria porta.

Una famosa citazione diceva che “L’attacco è la miglior difesa”. Si tratta di un concetto che, probabilmente, piace a molti tecnici e può fare al caso nostro anche per l’argomento che intendiamo trattare in questo scritto: la barriera. Senza l’intento di volerci sostituire ai mister dei portieri e ai numeri uno, in questo articolo vedremo alcune evoluzioni della barriera difensiva, che si è trasformata da puro dispositivo a protezione della propria porta sui calci piazzati, a soluzione per trovare il gol nei modi più fantasiosi e stravaganti.

Difendiamoci nel migliore dei modi
Sappiamo che la barriera solitamente viene disposta a 9,15 metri dal punto di battuta di un calcio di punizione a sfavore nei pressi della propria porta: statisticamente è una situazione molto ricorrente che, dati alla mano, evidenzia ad oggi tantissime realizzazioni. È chiaro quindi che organizzare la barriera del proprio undici, al netto dell’abilità del calciatore avversario che eseguirà il tiro o il cross, è di vitale importanza.

Tutto questo anche in funzione delle peculiarità del proprio portiere. Ma se dalla nascita del regolamento la disposizione della barriera ha sempre avuto una composizione uniforme a protezione di una porzione della propria porta, oggi ci ritroviamo a far fronte a diverse esigenze, quali le caratteristiche del tiratore avversario, la distanza dalla porta, la visuale del portiere e le peculiarità dei propri uomini.

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