Diamo del tu alla palla

Diamo del tu alla palla

Andrea Biffi

Il dominio del pallone è uno degli obiettivi che qualsiasi allenatore deve avere coi bambini più piccoli.
Le proposte di base
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A Dortmund deve esserci qualcosa di particolare nell’aria, magari nel cibo o forse sono semplicemente fortunati a estrarre continuamente il numero vincente della lotteria. Sven Misliant – da poco accasatosi a Londra, sponda Arsenal – storico osservatore che negli anni gialloneri portò tra le file dei Die Wespen (le vespe) gente come Hummels, Lewandowski, Dembélé e Aubameyang sembrerebbe infatti aver avuto l’ennesimo colpo di genio quando l’estate scorsa, bussando alla porta di Pep Guardiola, riuscì ad “acquistare” l’ennesimo fuoriclasse, individuato tra i diversi talenti che pochi mesi prima parteciparono alla spedizione inglese dell’Europeo Under 17.

Anzi il più talentuoso, premiato come miglior giocatore di tutta la competizione: Jadon Sancho, classe 2000, inglese di origini trinidadiane, esterno dai piedi dolci, dotato di un tocco di palla tanto squisito, quanto efficace. Gioca per ora venti minuti a partita: il suo allenatore – Lucien Favre – ne centellina le presenze con attenzione per non farlo “volare” troppo in alto. Fidatevi, da quelle parti sanno come fare con i giovani talenti.

A distanza di 1.446 km, un altro giovane talento ha già conquistato gli applausi dei suoi illustri futuri compagni di squadra Messi e Suarez, un prodotto della cantera azulgrana: parlo di Riqui Puig, nato il 13 agosto 1999 a Matadepera, un paese fra Manresa e Badalona, a poche decine di chilometri dalla capitale catalana. Entrato piccolissimo alla Masia, ha fatto tutta la trafila delle giovanili, dimostrando ottime doti di visione di gioco e capacità di costruzione. Brevilineo, è alto 1.69, veloce a leggere le situazioni, si è fatto apprezzare per quel tocco di palla che ricorda tanto chi in quella zona di campo ha scritto pagine di storia del club catalano: Xavi Hernández e Andrés Iniesta. Nel giro di poche gare si è ritrovato nel poster di una squadra da leggenda, spazzando via i pensieri che lo vedevano migrare in club di seconda divisione a farsi le ossa.

Il marchio distintivo

Si stanno affacciando in punta di piedi due talenti (non ancora ventenni) nel calcio che conta, a colpi di belle giocate, di assist mozzafiato e di dribbling, che non sembrano frutto del caso; due elementi che mostrano una tecnica non comune e un tocco di palla “prelibato”, marchio distintivo dei veri fuoriclasse e di un lavoro svolto ad hoc nei settori giovanili che li hanno visti crescere. Ed è proprio il feeling che esibiscono con il pallone a emozionare lo spettatore più attento ed esigente, quello che non si accontenta, quello che brama nel vedere un controllo calamitare la sfera al piede, così perfetto e pulito da far pensare che sugli scarpini quei fenomeni ci mettano strati e strati di colla per addomesticare con tanta facilità il pallone! Persino nelle situazioni più difficoltose! Divincolandosi poi con successo tra uno o più avversari.

Ecco, quando parliamo di tocco di palla, è questa l’immagine che dobbiamo materializzare nella nostra testa: un pallone che esegue perfettamente il nostro volere, dolcemente dominato con eleganza e precisione, a tal punto che quel tocco ostenti talento tra gli avversari. Questa sensibilità con l’attrezzo non può essere frutto unicamente di un dono da parte di madre natura, che certo è indispensabile, ma che da solo non può essere sufficiente a fornire quelle basi tecniche necessarie per scendere in campo ad alti livelli. Come tutte le abilità, anche il feeling con la palla deve essere ben coltivato; perché questo avvenga, ci vuole un buon allenatore, un metodo efficace e delle esercitazioni che valorizzino il talento del piccolo allievo.

La ball mastery, a scuola di gol

La maestria che i fuoriclasse dimostrano con palla tra i piedi è sicuramente il tratto distintivo per chi vuole calcare i campi di calcio ambendo a giocare a buoni livelli; fornisce un esempio tangibile di come sia possibile creare delle occasioni da rete con eleganti azioni individuali o di squadra. Se, come si suol dire, tutti i più grandi giocatori sono nati con la palla tra i piedi, è altrettanto vero che solo grazie a una pratica costante, a volte sviluppata senza sforzo cosciente, maturano quella sintonia e quell’affinamento nell’abilità della gestione del pallone. Indipendentemente dall’età, per i giovani calciatori è indispensabile
per prima cosa acquisire agilità, versatilità e dinamismo con il pallone: dai 5-6 anni è possibile sollecitare
queste caratteristiche con bambini che dimostrano una certa predisposizione al calcio, attraverso un allenamento mirato e intenso; in tal senso parleremo di ball mastery in relazione a tutte quelle esercitazioni che puntano a sviluppare il miglior feeling possibile con l’attrezzo. La velocità con cui un giovane giocatore riesce a impadronirsi della tecnica nel controllo di palla dipende, in parte, dal suo talento innato, e in modo preponderante dalla costanza con cui si applicherà nell’esercitarsi con il pallone.
Le proposte che coltivano un maggior feeling con il pallone e la massima agilità fin dalla più tenera età devono essere all’inizio molto semplici per favorire anche chi ha meno familiarità con la sfera; è opportuno stimolare i “piccoli” e fornire un continuo supporto per superare una prima fase di difficoltà.

I giovanissimi giocatori devono maturare la consapevolezza che più intensamente si alleneranno, più velocemente riusciranno a impadronirsi delle tecniche di controllo e di difesa della palla da mettere in pratica durante le partite. Queste proposte pratiche possono essere svolte da soli, a coppie o a gruppi, e ancora si differenziano per forma statica o dinamica, in combinazione con i compagni oppure abbinate
ad alcune tricks; possono essere eseguite all’interno di griglie che ne definiscono lo spazio, in percorsi liberi oppure seguendo il perimetro di figure geometriche. L’obiettivo è migliorare il dominio e il controllo utilizzando entrambi i piedi e in tutte le loro parti (collo, interno, esterno, pianta, punta e tacco…), ricercando pulizia e precisione del tocco attraverso un abile gioco che unisce tecnica, sensibilità, ritmo e coordinazione.

Una volta acquisita dimestichezza con le tecniche del controllo di palla, i bambini saranno automaticamente indotti a fare ricorso all’incredibile potenziale di immaginazione di cui sono dotati per mettere a punto, durante i giochi di gruppo o le partite, le abilità acquisite per controllare, mantenere e difendere il pallone da uno o più avversari. Alcune gestualità se allenate con assiduità e intensità fin dal principio dell’attività, verranno effettuate poi inconsciamente, aumentando in tal senso la velocità di esecuzione e di risposta alle manovre avversarie di conquista del pallone.

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