Maurizio Sarri (Foto: Italy Photo Press)

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Giacca e cravatta. Niente tuta. Ma il look del giorno della presentazione non era in discussione. Qui nessuna attesa. Attese, invece, le dichiarazioni, perché Maurizio Sarri quando era al Napoli si era esposto. Non si può negarlo, un certo fastidio verso la Juventus lo ha sempre avuto.

Così la conferenza stampa è scivolata via tra vari equilibrismi, perché non si può rinnegare il passato, ma non si può neppure mancare di rispetto al piatto nel quale ci si appresta a mangiare.

Sarri, giustamente, ha parlato di professionalità. Così deve essere. Ma questo è ciò che il tifoso non approva, capisce veramente a fatica. Meglio, non capisce.

Professionalità vuol dire dare tutto quando si lavora per un club, per un’azienda, nel nostro caso per un mezzo d’informazione. Ma questo, però, non ci deve impedire di guardare oltre, di cercare di capire cosa sia meglio per noi, di andare alla ricerca di un futuro professionale migliore, più ricco di soddisfazioni (e pure di danaro).

Maurizio Sarri ha detto che metterà la cravatta, che ha attaccato la Juventus perché voleva vincere lo scudetto con il Napoli, che non c’era nulla di personale. Ha detto che a Napoli ha dato il 110%, proprio come Stia e Sansovino. Il neo-allenatore della Juventus ha parlato del gioco, della mentalità e ha pronunciato una frase che fa ben sperare gli appassionati italiani: “Ci sono ottimi allenatori in tutte le squadre di vertice, ma anche chi non lotterà per vincere ha un “mister” che preferisce giocare anziché chiudersi”. Insomma, che vedremo una bella Serie A. Vogliamo credergli…

Giacca e cravatta, però, non hanno messo a tacere gli scettici, non hanno dissipato i dubbi dei rancorosi, per i quali il club non avrebbe dovuto puntare su Sarri.

Parole, solo parole. Fortunatamente, tra meno di due mesi torna il campionato. E a parlare sarà il campo!

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