Luciano Spalletti (Foto: Italy Photo Press)

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Male contro il Sassuolo. Peggio contro il Torino. Certo non bene con la Lazio. Sprofondo rosso con il Bologna. Se non fosse per il 6-2 al Benevento in Coppa Italia, il termine vittoria, in questo 2019 risulterebbe sparito dal vocabolario dell’Inter.

Con la tavola apparecchiata per conquistare i tre punti che avrebbero, almeno parzialmente, lenito le ferite delle due ultime sconfitte, la squadra di Spalletti ha giocato male, creato poco o nulla e balbettato a lungo. E, nel primo tempo, se il migliore è stato Handanovic è evidente che qualcosa non abbia funzionato. L’ingresso in campo di Ranocchia, alla prima presenza in campionato, schierato come centravanti, ha avuto il sapore della mossa della disperazione.

E proprio qui c’è da fare un’aggiunta. La disperazione di un allenatore che all’arrivo di Marotta ha voluto fare la voce grossa (“Che vuol dire può dare una mano? Sembra che da solo io non riesca…”), quindi ha attaccato il dirigente (“Non avrei detto che Perisic vuole essere ceduto”) e quando ha capito di essere il vero vaso di coccio ha provato a fare retromarcia. La riconferma ovunque si guadagna con i risultati: passino i 20 punti dalla Juventus che è troppo forte, ma 11 punti dal Napoli dopo 22 giornate sono troppi. Imperdonabili. E i conti, anzi i… Conte sembrano già essere stati fatti!

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