Roma, perché?

Roma, perché?

A Udine un’altra sconfitta. La Roma in campionato ha praticamente la metà dei punti della Juventus (19 contro 37), ma è messa male anche rispetto a Napoli e Inter, seconda e terza. Certo, il quarto posto prima di Lazio-Milan non dista molto (3 punti), ma il disagio è palpabile.

Nel post partita, Eusebio Di Francesco ha snocciolato numeri che non assolvono: “80% di possesso palla nel primo tempo, troppe le occasioni sprecate”. E poi ha parlato del gol subito: “Hanno segnato su una rimessa laterale da 40 metri”, omettendo che De Paul ha letteralmente violentato la difesa della sua squadra o, se preferite, si è preso gioco dei paletti che presidiavano l’area di rigore.

Ma il malessere è più a monte: la Roma costruita da Walter Sabatini, traghettata da Frederic Massara e gestita da Monchi è giunta fino alla semifinale di Champions, quella smontata e ricostruita dallo spagnolo sta affondando nella mediocrità.

Di Francesco sta lottando per ricostruire squadra e meccanismi, ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti: la Roma gioca a intermittenza, in mezzo al campo N’Zonzi e De Rossi faticano a coesistere e (fino a che ha giocato) Pastore tra i tre di centrocampo è parso fuori posizione. Inoltre, ci sono troppi esterni offensivi.

Martedì c’è la Champions, la Roma potrà puntare al primo posto nel suo gironcino sfruttando l’insipienza del Real Madrid (sconfitto 3-0 dall’Eibar), ma il punto è un altro. I club non sono società di trading e, una squadra non si smonta e si rimonta a piacimento. Può essere che qualcosa non funzioni. Proprio come alla Roma.

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