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  • Basta falsi moralismi. Lo sceicco del Qatar, per portare Neymar a Parigi, ha messo al suo portafoglio. Non ha chiesto nulla a nessuno, non si è appropriato di soldi pubblici e non ha saccheggiato una banca. Semplicemente, si è fatto un regalo (un po’ costoso): voleva un calciatore, ha chiesto quanto costava e poi lo ha pagato. Cash!

    Che a fare la vittima sia il Barcellona è curioso: in molti hanno la memoria corta, ma l’approdo di Neymar sulla ramblas ha portato a un’inchiesta che è costata la cacciata dell’allora dirigenza in carica, finita pure davanti al giudice di un tribunale. A bilancio fu iscritta una somma inferiore di quella versata al Santos e ci si dimenticò di iscrivere le commissioni versate al papà dell’attaccante brasiliano.

    I 222 milioni di euro versati dallo sceicco del Qatar, sono un’iniezione di danaro nel sistema calcio, quindi tutti dovrebbero essere felici, perché scateneranno un effetto domino sul mercato del quale beneficeranno in tanti. I 222 milioni sono soldi che dall’esterno entrano in circolo. Una sorta di trasfusione.

    A preoccupare dovrebbero essere le emorragie, cioè quando (eventualmente) un presidente utilizza i soldi del suo club per operazioni che nulla hanno a che vedere con il calcio. Questo sì che dovrebbe preoccupare, perché sono quattrini che il calcio non rivedrà più!

  • Buona la prima. Ma verrebbe da dire: “Ci mancherebbe altro” vista la differenza di tasso tecnico tra il Milan e l’Universitatea Craiova. Buona la prima per il risultato, per i sorrisi del post partita e buona la prima perché ha segnato uno dei volti nuovi più attesi: Ricardo Rodriguez, sul taccuino di Mirabelli dai tempi dell’Inter, acquistato appena il diesse ha agito in prima persona.

    Buona la prima, ma ovviamente c’è parecchio da lavorare. Vincenzo Montella aveva predicato “piedi saldi a terra” dopo il 4-0 inferto al Bayern, figuriamoci dopo un 1-0 su una squadra romena tatticamente ordinata per merito di Devis Mangia, ex allenatore della nostra Under 21.

    Il Milan, a un’analisi fredda, è parso in difficoltà nella costruzione del gioco, perché gli avversari in fase di non possesso si difendevano con nove giocatori sotto la linea della palla (il 4-1-4-1 si trasformava in un 4-5-1) senza lasciare spazi per Montolivo e soprattutto per gli inserimenti di Kessie e Bonaventura. In avanti Cutrone ha colpito un palo, mentre Niang è parso confusionario, gettando un’altra grande occasione a livello personale.

    Evidentemente, viste le assenze, questa è una formazione che difficilmente sarà replicata nella prossime uscite. Però ha vinto e questa sera era la cosa che contava di più.

    Oggi, successo del Milan a parte, è stata una “supergiornata” per le squadre “a strisce”. Nella notte, la serata statunitense, la Juve ha battuto il Psg 3-2, mentre nel pomeriggio, la serata asiatica, l’Inter ne ha fatti 2 al Bayern. E ci aggiungiamo pure la vittoria della Roma contro il Tottenham, 24 ore prima.

    E’ calcio d’agosto, vale poco o nulla. Però, nel recente passato contavamo le sconfitte. Ora vinciamo. Che è meglio.

  • Stappata la prima bottiglia di champagne. La Juventus vince la Coppa Italia e dimostra ancora una volta che quando decide di giocare, in Italia non ha rivali. La Lazio, che sullo 0-0, ha colpito un palo con Keita, nel primo tempo è stata annichilita il gol di Dani Alves e il tocco di Bonucci sono solo stati la conseguenza di una conseguenza disarmante.

    Simone Inzaghi, prima ha cercato di limitare gli avversari, poi quando si è trovato sotto di due gol, ha inserito Felipe Anderson a dare più peso all’attacco, più soluzioni a Keita e Immobile, ma tutto è stato inutile. La Juve, prima della storia, ha vinto la Coppa Italia per la terza volta consecutiva.

    E allora, ancora volta, la prestazione va analizzata in chiave Champions. A Cardiff sarà il caso di non concedere la prima palla-gol agli avversari, come accaduto contro Monaco e Lazio, ma vista la Juve siamo certi che se dovesse segnare per prima, trequarti della Coppa sarebbe già sull’aereo che atterra a “Caselle”.

    La soluzione Dani Alves esterno alto, ancora una volta si è dimostrata geniale: la difesa è più solida e l’attacco non perde nulla perché il brasiliano è imprendibile, regala dribbling da urlo. E poi uno che ha giocato 30 finali e ne ha vinte 27 in campo ci deve andare sempre. Siete d’accordo?

  • Quattro acquisti e 99 milioni di euro spesi, tra poco arriverà anche Lucas Biglia e la società lo pagherà più di una ventina di milioni. Poi c’è la spina Donnarumma, che tace ma non acconsente.

    Il Milan è il club che si è mosso più di ogni altro sul mercato e, probabilmente, dovrà completare la campagna acquisti entro il 30 giugno, poi penserà alle cessioni, perché è evidente che per la prossima stagione non ci sia posto per tutti.

    Fassone e Mirabelli hanno lavorato per mesi a fari spenti, poi una volta giunta l’ufficialità del “closing” si sono tuffati sul mercato, con l’intento di fare in fretta, perché il club al momento è un osservato speciale dell’Uefa che chiede come si pensa di rientrare nei parametri del Financial Fair Play. Ma questo non penso interessi al tifoso, che pregusta una stagione di vertice, un campionato nel quale fare il solletico a Juventus, Roma e Napoli, con l’Inter a inseguire.

    Musacchio, Rodriguez, Kessie e André Silva sono ottimi acquisti, proprio come lo sarà Lucas Biglia che il presidente della Lazio, Lotito, ha dato in partenza. Montella è un ottimo allenatore e saprà come miscelare i vecchi e i nuovi, perché Suso è reduce da un buon campionato e in difesa Paletta è parso quello che si era conquistato la maglia azzurra.

    Resta la spina Donnarumma. Il Milan ha fatto un’offerta irrinunciabile per un diciottenne e giustamente vuole gestire il cartellino del giocatore in caso di cessione. Quindi, niente clausole per abbandonare la nave. Mino Raiola procuratore del calciatore ha provato a spaventare il club con interviste e silenzi, ma la dirigenza ha reagito accogliendo in grande stile a “Casa Milan” Jorge Mendes, altro superprocuratore e fatto chiaramente intendere che dopo Gigio non ci saranno più calciatori rappresentati dall’italo-olandese. E anche questo è un bel messaggio da parte della società.

    Sembra sia nato un Milan forte in campo e dietro la scrivania. Proprio quello che i tifosi chiedevano da tempo.

  • Le notizie di questi giorni ci hanno fatto intendere che questa non sarà un’estate tranquilla. Abituati all’apatia degli anni scorsi, quando il fumo abbondava, ma di arrosto ce ne era pochissimo, ora abbiamo la quasi certezza che di rivoluzioni ne vedremo parecchie.

    Il Milan ha già comprato quattro giocatori, sulla soglia della sede pronti a entrare per la firma ci sono pure Conti e Biglia, mentre la vicenda di Donnarumma potrebbe tenere banco a lungo. Quella del portiere, infatti, è una situazione ben lungi dall’essere chiusa, con il Milan che lo vorrebbe tenere ancora una stagione (utilizzo da definirsi), mentre Raiola vorrebbe accelerare la partenza. Di certo a 18 anni e mezzo, “Gigio” si gioca una fetta importante di carriera, perché le pressioni non sono poche e ovunque commetta il primo errore (Milano o Madrid) pioveranno critiche elevate al cubo.

    La Juventus che dopo la sconfitta di Cardiff, con un paio di inserimenti, sembrava pronta a riprendere la sua corsa, ora si vede costretta a cambiare strategia. Che nel breve ci fosse da cambiare era evidente a tutti, ma il pensiero correva all’estate post Mondiale, quando lascerà Gigi Buffon.
    Con Dani Alves già lontano da Torino, secondo i rumors di queste ore, sarà ceduto Bonucci che nell’intervallo della finale di Champions ha fatto l’allenatore (suggerendo una sostituzione) e il giustiziere (scappellotto a Dybala). A questo punto via anche Cuadrado (se arriva l’offerta), Khedira è a rischio, mentre Pjanic piace al Barcellona e il ginocchio operato deciderà il futuro di Marchisio. Marotta e Paratici hanno molti nomi in agenda, parecchie idee e soldi da spendere.

    Spalletti ha un compito non facile, quello di rianimare l’Inter. Secondo l’allenatore ex Roma i giocatori ci sarebbero, servono alcuni innesti. I nomi fatti fino a oggi sono di basso profilo (Borja Valero compreso visto il rendimento dell’anno scorso), ma il mercato e gli abbonamenti potrebbero esplodere se arrivassero Iniesta e Di Maria.

    La Roma ha una situazione molto particolare. Come in passato servono plusvalenze per aggiustare il bilancio, perché Pallotta sta pensando alla costruzione dello stadio più che all’abbellimento della squadra.

    Poi c’è la Lazio: conti in ordine, ma qualche spina. Una di queste è Keita, che non vuole rinnovare e sogna la maglia della Juventus. Lotito non sembra preoccupato: da anni vende e reinveste. E spesso c’azzecca!

  • Meno di venti giorni e conosceremo il calendario della Serie A, poco più di un mese per quello della B. Quindi saranno presentati i gironi della LegaPro, che fortunatamente è tornata a chiamarsi Serie C.

    Il presente, invece, è fatto di calcio mercato e tante promesse, come quella di Monchi, uomo mercato della Roma, che in Trentino ai tifosi giallorossi ha detto: “Ci vediamo al Circo Massimo”, tempio dei festeggiamenti di due scudetti.

    Ma è pure il tempo delle ipervalutazioni: 180 milioni per Mbappè (l’Inter pagò Ronaldo 35…), 100 per Verratti (a Barcellona sono scoppiati a ridere) e Belotti (ora che è arrivato Duvan Zapata entro il 31 agosto lascerà Torino), 50 per Berardi e Bernardeschi, 20 per Biglia (che ha più di trent’anni), 30 per il portiere Leno. In attesa di sapere quanto chiederà (l’anno prossimo) la famiglia Pozzo per Seko Fofana (e pure per Jankto), straordinario centrocampista dell’Udinese che sta recuperando dopo un infortunio.

    Fortunatamente, però, già da domenica il pallone riprende a rotolare: Chievo-Rappresentativa Locale e Inter-Wattens non sono appuntamenti da circolino rosso, ma fanno comprendere che è già tempo delle prime amichevoli.

    Sì, è tempo delle prime partite. Perché il calcio è questo: 90’ minuti nei quali soffrire e sognare.

  • Lo avevamo scritto all’indomani di Cardiff: Leonardo Bonucci lascerà la Juventus. Dal punto di vista tattico non sarà una partenza indolore, ma se i dirigenti bianconeri hanno deciso di lasciarlo andare per una cifra molto inferiore a quella che aveva offerto lo scorso anno il City un motivo (serio) deve pur esserci.

    La lite con Allegri durante la scontata partita con il Palermo è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso in pubblico. Come la punizione “riparatrice” di Oporto, quando Bonucci anziché presentarsi in calzoncini e maglietta si accomodò in tribuna in giacca e cravatta.

    La pace siglata in nome della Champions ha resistito fino alla finale, della quale, poco alla volta, emergono episodi che motivano la sconfitta con il Real.

    Leonardo Bonucci, che probabilmente smussando qualche angolo del carattere diventerà un ottimo allenatore, per il momento è solo un calciatore e deve rimanere al suo posto: non deve consigliare, non deve apostrofare i compagni, ma deve ascoltare chi prende le decisioni. E, se l’allenatore sbaglia, la valutazione è compito della dirigenza.

    La presenza di Bonucci, tutto di un tratto, è diventata scomoda. Sotto la cenere, avranno valutato Marotta e Paratici, c’era ancora un fuoco ben vivo. E allora inutile rischiare un incidente diplomatico durante l’anno, condito da una nuova gogna in stile Oporto. Quindi la valutazione: meglio la cassa, cioè vendere a Chelsea, City o Real rivali di Champions oppure meglio pensare alla “Coppa dalle grandi orecchie” non rinforzare inglesi e spagnoli e vendere per qualche milione in meno a una (presunta) rivale per lo scudetto?

    La scelta è stata fin troppo facile. Così Bonucci la terza maglia a strisce della sua carriera. Giocherà nel Milan. Mentre la Juventus ha già Kiev nel mirino!

  • La serata di Champions è già alle spalle. Il presidente Agnelli, Nedved, Marotta e Paratici stanno già pensando a come arrivare a Kiev, sede della finale 2018.

    Come sempre si ragionerà in maniera lucida, fredda e senza sentimentalismi. Per questo Leonardo Bonucci, che dopo la lite di febbraio, con Allegri ha firmato una tregua, non la pace, sembra essere prossimo alla partenza. Lo vogliono il Chelsea e il Manchester City, due club che quando desiderano un giocatore abitualmente non lesinano sterline. Alla Juventus, poi, l’insubordinazione è un “reato” che spesso è stato punito con la cessione, quindi…

    Chiellini e Barzagli potrebbero rimanere, a patto che non si lamentino se in campo ci andranno altri, mentre se il ginocchio di Marchisio non tornerà quello pre infortunio, anche il “principino” è destinato a lasciare. Un punto di domanda anche per Sami Khedira, che nella seconda parte di stagione ha reso meno che nella prima.

    Il mercato della Juventus, comunque vada, non sarà parco: 130 milioni dalla Champions, una novantina dai diritti tv della Serie A, più gli introiti delle cessioni.

    Che cosa serva per arrivare a Kiev (oltre a un pizzico di fortuna) alla dirigenza è chiaro: un nucleo formato da almeno 16 grandi giocatori, che possano intercambiarsi senza pregiudicare l’esito delle gare di campionato. Perché si pensa alla Champions, ma non si dimentica il settimo scudetto.

  • Più del risultato, che ha sempre la sua importanza, Max Allegri starà valutando la prestazione della sua squadra. A quattro giorni dalla semifinale di andata di Champions contro il Monaco, l’allenatore della Juventus voleva capire quale fosse lo stato di salute della sua squadra. E ancora una volta ha avuto un riscontro positivo, con qualche dettaglio che nei prossimi giorni sarà limato nelle quattro mura dello spogliatoio di Vinovo.

    Il 2-2 è un altro passo verso lo scudetto, perché non è detto che la Roma domenica a pranzo possa accorciare in classifica, il derby con la Lazio è più di un’incognita e poi ci sarebbe comunque anche un passaggio da San Siro contro il Milan nel week end successivo…

    Tornando alla prestazione di Bergamo, se nel primo si è vista una squadra che si è risparmiata (ma anche l’Atalanta non ha giocato al solito ritmo indiavolato), nella ripresa la Juventus ha letteralmente dominato, dimostrando di avere un’ottima condizione. Per puntare al “triplete” non si sono fatti sconti: in campo dal 1’ ci è andata quella che oggi è la formazione tipo con Dani Alves che ha scalzato Lichtsteiner sulla fascia destra. Panchina per Marchisio che probabilmente giocherà il derby, quando si dovrà dare un turno di riposo a Khedira che sta giocando con una continuità come da tempo non gli accadeva.

    Finito il primo tempo sotto di un gol (Conti al 45’), la Juve è rientrata in campo con la determinazione che la contraddistingue e una volta ottenuto il pareggio non si è accontentata, ha schiacciato l’Atalanta nella sua metà campo senza mai rischiare. Un messaggio questa volta non rivolto al campionato, ma al prossimo avversario di Champions.

    Il pasticcio della difesa al 90’ ci ha ricordato che tutti possono sbagliare. Ma questa Juve al massimo sbaglia una volta. Non due. Il Monaco è avvisato, ma non è mezzo salvato.

  • La trentunesima giornata ci ha ricordato che la Juventus è troppo forte per Roma e Napoli. Ma ci ha messo davanti a un’altra evidenza: Roma e Napoli sono molto più forti di Lazio, Atalanta, Milan e Inter. Insomma, la Serie A ha un primo livello occupato dalla squadra di Allegri e un secondo che è di Roma e Napoli, ma alle spalle di queste tre squadre c’è il vuoto.

    Lo ha dimostrato la partita dell’Olimpico, con la squadra di Sarri che ha segnato tre gol alla Lazio, in un quadro sconfortante per chi pensava che si potesse riaprire la lotta per il terzo posto. Troppo forte il Napoli, ancora troppo acerba la squadra di Inzaghi che ha giocato solo una ventina di minuti quando in campo è entrato Keita.

    Che dire poi dell’Inter che a Crotone ha fatto una figuraccia in piena regola. La supponenza e l’arroganza sono state punite dalla doppietta di Falcinelli, alla quale ha messo una pezza un gol di D’Ambrosio. Ma come la Lazio si è squagliata al momento di puntare al terzo posto, l’Inter si è sciolta dopo la pausa voluta dal calendario internazionale. L’incredibile secondo tempo con la Sampdoria è stato bissato dall’insenato primo tempo di Crotone.

    E a proposito del Crotone: ora vede l’Empoli che nelle ultime 11 partite ha ottenuti solo 2 punti. Mentre i ragazzi di Nicola hanno vinto le ultime due.

  • La Juventus l’abbiamo vista e pesata in settimana, perché la partita a poker (intesa come reti segnate) con il Genoa conta solo per la classifica della Serie A. In serata ci siamo gustati “El Clasico”, Real Madrid-Barcellona, partita magnifica nella quale abbiamo ammirato due formazioni fantastiche. Il Real, malgrado la sconfitta ha mostrato di essere super; il Barça e Messi (in pagella merita 9), vincendo, hanno fatto ampiamente capire che il futuro non è solo alle spalle.

    Dopo aver visto Juventus, Real Madrid e Barcellona (ma anche il Chelsea contro il Tottenham), abbiamo fatto un paragone con Inter e Milan. Non è stato un esercizio di sadismo, ma un atto dovuto, perché fino a qualche anno fa le milanesi erano al livello delle migliori squadre d’Europa e, nelle intenzioni delle proprietà, c’è la rinascita.

    L’Inter a Firenze ha giocato la peggior partita dell’anno: malgrado i quattro gol segnati è parsa una squadra priva di idee, di equilibrio e di spirito di sacrificio. I giocatori battibeccano, non corrono e questo produce effetti devastanti come i contropiedi micidiali della Fiorentina.

    Il Milan avrà anche tirato in porta 15 volte come dice Montella, ma la sconfitta con l’Empoli getta nello sconforto. Non si offendano i toscani, perché c’è una differenza tecnica evidente tra le squadre (lo testimonia il risultato dell’andata), ma a gettare nello sconforto è la sufficienza con la quale il Milan ha giocato fino allo 0-2. Poi la reazione, che non è servita a raddrizzare la partita.

    Allora sorge una considerazione: le due squadre sono da rifondare o quasi. Inter e Milan, schierano calciatori tecnicamente non all’altezza della maglia che indossano. E, peggio ancora, alcuni sono pure arroganti.

    La rinascita forzatamente passa da una dirigenza forte che sappia inculcare una mentalità vincente e da una giro nella sala dei trofei. Quelli vinti dai loro “antenati”.

  • Sorpasso e contro sorpasso. Il calendario ha offerto alla Juventus la possibilità di portarsi in testa alla classifica per più di due ore e i bianconeri l'hanno sfruttata. poker al Chievo, che ancor prima di iniziare a giocare si é trovato sotto di un gol. Perché Morata dopo avere "matato" l'Inter con una doppietta in Coppa Italia non ha più intenzione di fermarsi e lo ha dimostrato segnando ancora una volta due gol. Ormai per la Juventus la vittoria è regola, così i 12 successi consecutivi uguagliati della squadra di Conte, non fanno notizia.

    La Juve scappa, il Napoli gioca e la risupera, con un piccolo brivido. La squadra di Sarri attacca e costruisce, ma si trova sotto di un gol: poca roba, perché la reazione è tremenda, 5 gol, che fanno 50 in 22 partite. Una media straordinaria, come è straordinario Higuain in gol ancora una volta. Sono 22.

    Il Milan ha strapazzato l'Inter in un derby tra i più avvincenti degli ultimi anni. Mihajlovic ha avuto il merito di proseguire nel solco tattico tracciato, mentre Roberto Mancini ancora una volta si è sentito in dovere di inventare, così ha giocato con quattro attaccanti. Il 3-0 va oltre i meriti, ma la vittoria ci sta tutta. È ora, per il terzo posto ci sarà bagarre a quattro.

    Sabato è piaciuta la Roma. Non sappiamo se il 3-5-2 accompagnerà Spalletti fino a fine stagione, ma al momento sembra essere questo il sistema prescelto, almeno fino alla sfida di Champions con il Real Madrid. Ritrovato El Shaarawy, ora urge rianimare Dzeko, il suo contributo non può essere quello della partita con il Frosinone. Invece, si è rivisto Totti: pochi tocchi, ma tutti di classe, come l'assist a Pjanic. È piaciuto Rudiger, in fascia.

    Quella di oggi è stata una giornata particolare, molte formazioni sono state rivoluzionate dai colpi di mercato della settimana, in attesa di altri stravolgimenti che giungeranno sul gong. Perotti non rimarrà al Genoa, ma non sarà l'unica novità del prossimo turno che si giocherà tra martedì e giovedì.

    A proposito: alle soglie della zona Europa League c'è la Lazio che ha pareggiato a Udine, sperperando troppo, mentre nelle zone basse della classifica, il Carpi continua a guadagnare punti. La Sampdoria ora dovrà veramente fare attenzione.

  • Per Napoli e Juventus doveva essere tutto facile, ma non è stato così. Perché le due squadre che sanno solo vincere, il Napoli è all’ottava vittoria consecutiva, la Juventus alla quattordicesima, a tre dal record assoluto della Serie A, per battere Carpi e Frosinone, hanno dovuto sudare parecchio.

    Proprio così, perché Higuain il rigore lo ha segnato al 69’, mentre il gol di Cuadrado, che ha sbloccato la partita a Frosinone è stato realizzato al 73’!

    A giudicare dalle ultime prestazioni, la super partita di sabato, che inizierà con il Napoli con due punti di vantaggio, vede la Juventus in leggera difficoltà, ma è facile pensare che le motivazioni annulleranno il gap fisico.

    La Fiorentina pareggia 1-1 a Bologna, conserva il terzo posto e pensa alla sfida di domenica prossima con l’Inter: un successo della squadra di Paulo Sousa sarebbe vitale in chiave terzo posto. L’Inter migliora, ma la difesa ermetica si è trasformata, ora di gol ne subisce troppi e così Mancini contro il Verona, è costretto a scoprire che per vincere non basta segnare tre gol. Incredibile come i nerazzurri abbiano subito tutte le reti di testa, probabilmente un primato.

    E ora la Roma non scherza più: il successo 2-1 sulla Sampdoria, spinge la squadra di Spalletti, alla terza vittoria consecutiva, a meno due dal terzo posto della Fiorentina. Certo, per puntare in alto, però, la squadra di Spalleti non dovrà più assopirsi, anche con la Samp è stato corso qualche rischio di troppo.

    Il Milan aveva l’occasione per accorciare su Fiorentina e Inter, ma non l’ha sfruttata: il vantaggio di Armero, rispolverato da Colantuono, non ha tagliato le gambe alla squadra di Mihajlovic, anzi. Il Milan ha reagito, ha segnato con Niang e sprecato un po’ con tutti. Bacca, ancora una volta, il migliore.

    Si acuisce la crisi del Torino battuto in casa dal Chievo, mentre lo 0-0 tra Genoa e Lazio lascia le cose come stanno, con la squadra di Pioli in crisi di gioco. Nel Genoa si è infortunato Pavoletti, un attaccante che in zona salvezza sposta gli equilibri. E questa non è una gran notizia per Gasperini

  • L’eredità di Juventus-Napoli è un gol di Zaza che proietta la Juve in testa alla classifica, ma non boccia gli avversari. Non serve essere dei commentatori illuminati per capire che più della vittoria si è cercato di non perdere, che raramente si è calciato in porta e che Sarri ha abbassato non poco gli esterni offensivi, ma questa era una partita tra una squadra abituata a vincere e un gruppo che sta disputando una stagione splendida, ma che non all’altezza dei rivali. I numeri dicono che la Juventus, alla quindicesima vittoria consecutiva, ha osato di più, perché ha tirato in porta 13 volte, centrando lo specchio in 7 occasioni, mentre il Napoli su 7 tentativi ben 5 volte ha calciato fuori. Possesso palla favorevole alla squadra di Sarri con il 56,4%, ma sono mancate le verticalizzazioni. Certo, chi ha visto Arsenal-Leicester, seconda contro prima della Premier, ha visto uno spettacolo diverso: poca tattica e tante emozioni, approcci e culture diverse.

    Tra Fiorentina e Inter non sono mancate le polemiche. Di certo il 2-1 premia la Viola che ha giocato meglio dell’Inter e a chi accusa Mazzoleni di aver sbagliato in più di una occasione noi chiediamo solamente di elencare le azioni offensive dell’Inter, non le parate di Tatarusanu, spettatore privilegiato.

    Ora per il terzo posto è veramente bagarre, perché la quarta vittoria consecutiva della Roma non lascia spazio a dubbi: Spalletti sta ottenendo quanto Garcia si è visto sfuggire. Se Rudiger deve essere più attento, si è svegliato Dzeko, mentre Salah è tornato il giocatore che conoscevamo.

    Prova a bussare al terzo posto anche il Milan, subito in gol con Bacca. Il colombiano ha già segnato 13 reti e quando calcia è una sentenza; bene Honda e gran parte della squadra. A fine gara Mihajlovic si è arrabbiato non poco per il mancato impegno di qualche suo giocatore. Non ha fatto nomi, ma ha seminato indizi. Milan a -6 dal terzo posto della Fiorentina, che precede la Roma di 2 punti e l’Inter di 4.

    La vittoria del Frosinone sul campo dell’Empoli, unita alle sconfitte interne di Palermo e Udinese, con l’aggiunta della Samp che non sa vincere, infiamma la zona salvezza. La squadra di Stellone è a meno 3 dal quartultimo posto e inizia a crederci.

  • Malgrado al Napoli non sia riuscito il controsorpasso alla Juventus, la ventiseiesima giornata, sarà ricordata soprattutto per quanto avvenuto fuori dal campo.

    Nella serata di sabato sono deflagrate le dichiarazioni di Francesco Totti, che indispettito per la manciata di minuti giocati contro il Real Madrid, ha scelto i microfoni della Rai per chiedere a Spalletti chiarezza e rispetto. Nel giro di poche ore, dopo la cacciata di Totti domenica dal ritiro della squadra, tutto si è ricomposto. L’allenatore è stato chiaro: in attacco ci sono giocatori che offrono più garanzie, sul piano atletico il capitano è in difficoltà, anche se tecnicamente non si discute.

    Nel pomeriggio di domenica la curva del Torino ha esonerato Ventura, ma il presidente ha tenuto a sottolineare che l’allenatore rimarrà fino al 2018, data di scadenza del contratto; mentre al Genoa, malgrado la vittoria, sono stati contestati Preziosi e Gasperini. E ancora: Pozzo, patron dell’Udinese non ha avuto parole tenere per il suo allenatore: “Colantuono rimane perché in giro non c’è di meglio”, un vero attestato di stima. Per non farsi mancare nulla, durante Inter-Sampdoria sono piovuti fischi su Ronaldo, perché la curva non ha dimenticato che il “Fenomeno” ha giocato pure nel Milan.

    Detto dei nervi scoperti che hanno infiammato la giornata, è giusto parlare del campo.

    Napoli-Milan è stata una bella partita: con la squadra di casa che ha creato e attaccato di più e il Milan che ha mostrato di essere in salute. Mezzora senza emozioni, poi i gol di Insigne e Bonaventura, favoriti da due deviazioni di Abate e Koulibally. Nella ripresa il Napoli ha fatto la partita, ma il Milan è stato pronto a colpire in contropiede.

    La Juventus non è più brillante come un mese fa, non una buona notizia per Allegri in vista della Champions. In salute, invece, c’è la Roma, che con cinque gol al Palermo e cinque vittorie consecutive sta attentando seriamente al terzo posto della Fiorentina. Se Dzeko inizia a segnare, la squadra di Spalletti è perfetta. A Firenze, tre è il numero perfetto: tre gol all’Atalanta, tre punti e terzo posto. Che chiedere di più?

    Si è rivista anche l’Inter che ha battuto la Sampdoria, ma c’è da migliorare e domenica sera c’è la Juventus allo Stadium.

    Si anima la lotta salvezza. L’incapacità di fare punti della Sampdoria; le difficoltà dell’Udinese, che non vince da otto giornate e i continui cambi di guida tecnica del Palermo hanno ridato speranze a tutti.

    Il Frosinone ora è a meno due dalla Samp, ma avanza anche il Carpi, dopo lo 0-0 a Torino. Poi c’è il Verona che sogna il miracolo, con Toni e Pazzini in avanti tutto è possibile.

  • Ora gli aggettivi inutilizzati si vanno assottigliando: Napoli e Juventus stanno disputando una stagione straordinaria. La vittoria del Napoli contro la Lazio è disarmante: due gol in meno di mezz’ora, poi squadra di Pioli incapace di reagire, non per proprie colpe, ma per i meriti della squadra di Sarri. Forte, solida e ora pure matura…

    La Juve, seconda, ha vinto la tredicesima partita consecutiva: per il club è record in un’annata, ma per una volta si può azzardare una critica: la squadra è parsa un po’ stanca, senza Mandzukic pare meno solida. Particolari.

    Avvincente anche la lotta per il terzo posto: Fiorentina 45 punti, Inter 44, Roma 41 e Milan 39. Hanno vinto tutte e quattro: la Viola con il fiatone, perché il Carpi è sempre un osso duro (splendido gol di Zarate); l’Inter a modo suo: 1-0, ma sbattendo contro l’esordiente Seculin, mentre il Milan ha il piglio della grande. Ora la squadra di Mihajlovic sembra aver assimilato in toto le richieste del suo allenatore. Bacca va a segno per la quarta partita consecutiva, Niang segna su rigore e bissa il derby.

    Poi c’è la Roma: Spalletti cambia ancora qualcosa, e chiede ai giocatori offensivi di creare gli spazi, per poi andare a inserirsi. Il centravanti non sembra essere contemplato negli schemi.

    Finisce in parità Sampdoria-Torino, ma qui bisogna fare i complimenti a Soriano per il settimo gol stagionale e a Belotti, per la doppietta. Perché il campionato non può e non deve essere solo Napoli-Juve.

  • Dopo la vittoria di San Siro con l’Inter e lo scivolone del Napoli in casa dell’Atalanta, la corsa al secondo posto sembrava chiusa. In ascesa la squadra di Spalletti; con il fiato corto quella di Sarri.

    Una sensazione, quella del momento di difficoltà, vissuta pure da chi ha avuto il privilegio di assistere in campo alla partita di Coppa Italia. Soprattutto nel secondo tempo i giocatori del Napoli erano costantemente in ritardo sulle giocate della Juventus. Non un buon segnale alla vigilia della gara con la Roma e “della madre di tutte le partite”, al San Paolo contro il Real Madrid.

    La vittoria della Lazio nel derby, invece, ha demolito le certezze di Spalletti e di una squadra che con il 3-4-3 con Nainggolan sul centro-sinistra sembrava diventata solida e imbattibile. E, mentre tutti noi pensavamo che gli imprescindibili fossero altri, è bastato che calasse il rendimento di Fazio per vedere una squadra nuda. Sconfitta due volte, prima dalla Lazio, poi dal Napoli.

    È evidente che la doppietta di Mertens abbia consegnato il sesto scudetto consecutivo alla Juventus (sulla vittoria dei bianconeri non abbiamo mai nutrito dubbi), ma è anche evidente che il successo del Napoli rimetta in corsa anche Atalanta e soprattutto Inter.

    Quali possano essere invece le ripercussioni sulla prossima “eurosettimana” non è facile a dirsi. Il Real è stato fischiato contro il Las Palmas, si è subito rifatto contro l’Eibar, ma non è al massimo della condizione. Mentre contro il Lione, la Roma deve fare attenzione, un altro tracollo non sarebbe digerito dalla tifoseria.

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