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  • Ho sempre pensato che fosse più bello parlare di calcio che di errori arbitrali. E, penso ancora oggi, che l’errore arbitrale faccia parte del gioco, perché sbagliare è umano.


    Da quando c’è il Var, però, errare è un po’ meno umano. O meglio, sbaglia chi dirige (come è sempre accaduto), ma chi sta al monitor, in una saletta asettica a guardare le immagini, lo corregge. Se vogliamo, gli insinua un dubbio: “Noi due abbiamo visto questo, ora fai tu…”.

  • L’Inter vince una partita pazzesca, nella quale il Milan prima si dimentica di giocare e poi schiaccia i nerazzurri nella loro area di rigore. Un derby che sembrava destinato a finire 2-2, ma una sciagurata trattenuta di Ricardo Rodriguez (che non ha neppure protestato) al 90’ ha spinto sul dischetto Icardi per il “morso” del 3-2.

    Montella poi dovrà spiegare perché, nel primo tempo, ha schierato una squadra rinunciataria, con i due esterni (Borini e Rodriguez) bloccati sulla linea dei difensori, un Milan incapace di fare gioco, impaurito davanti a un’Inter che ha guadagnato campo senza l’opposizione degli avversari. L’1-0 con il quale si è concluso il primo tempo era risultato giusto, ma si è andati al riposo con troppi quesiti e una certezza: il Milan non avrebbe disputato un secondo tempo come il primo. Troppo solo André Silva, perché Suso non può fare la punta nel 3-5-2, perché Bonaventura non può giocare così lontano dalla porta.

    Fuori Kessie, dentro Cutrone, Suso retrocede di qualche metro e si allarga a destra, Borini avanza, i centrali di difesa se la cavano senza l’aiuto degli esterni, l’Inter va in difficoltà perché il Milan con i cambi di gioco è costantemente in superiorità numerica.

    Arriva il pareggio, ma Icardi segna il 2-1, c’è il 2-2 meritato di Bonaventura (complice Handanovic) e la partita sembra finita. Vecino accelera e spacca il Milan. E’ l’89’ i rossoneri regalano un rigore.

    Vince l’Inter, squadra concreta. Ma il Milan esce dal campo con una certezza: deve giocare in un modo solo, all’attacco. E Montella sarà chiamato a fare delle scelte, come relegare in panchina qualche pezzo pregiato del mercato.

  • Dopo la vittoria 2-0 sulla Roma è ufficiale: il Milan, da qui alla fine della stagione, sarà un pessimo cliente per tutti. Una squadra da affrontare con le dovute cautele: solida in difesa, pronta a fare male in attacco. E il merito è di una persona, Rino Gattuso. Allenatore, che fino a tre mesi fa non aveva fatto nulla di così eccezionale da meritarsi la panchina di una grande squadra. Ma ex calciatore di grande livello e uomo di grande intelligenza.

    Gattuso, prima ancora di dare un gioco alla squadra, si è impossessato della testa dei giocatori. Li ha convinti che non era quella la posizione che avrebbero dovuto occupare in classifica, che nel Dna del Milan c’è la vittoria, non il vivacchiare. Gattuso, soprattutto, ha fatto intendere a tutti che senza fatica e orgoglio non si va da nessuno parte. Che in paradiso non ci vanno solo i belli, ma anche i brutti che si impegnano, che danno tutto. Che lottano. E che grazie a tutto questo vincono.

    Gattuso, così pretende la legge dei diritti tv deve parlare due volte a settimana, prima e dopo le partite, regala conferenze stampa e interviste esilaranti, per praticità e semplicità. Rino, ne siamo convinti, di questa squadra non si sente solo l’allenatore, ma anche un giocatore che momentaneamente deve stare a guardare. E, vista la situazione, è costretto a incitare i suoi “compagni” a dare tutto in allenamento.

  • Un punto in due partite. Una volta raggiunta, l’altra rimontata e sconfitta. Due rigori falliti dalla “Joya” che qualcuno ha più volte accostato a Messi. La Juventus sembra non essere più lei. Il Napoli ne approfitta per volare a +5, la Lazio per raggiungerla in attesa del derby di Milano che potrebbe consegnare all’Inter il secondo posto in solitaria.

    Ma cosa succede ai bianconeri? Gli invincibili, i sei volte campioni d’Italia si sono trasformati in un manipolo di mortali che conoscono il significato della parola “crisi” oppure, aggiungendo pure la batosta di Barcellona, la Juve è semplicemente meno forte della scorsa stagione? E lo fosse pure di quella della stagione precedente?

    Fino a ora, sono trascorse otto giornate di campionato, ma è stata pure giocata la SuperCoppa e sono andati in archivio due turni dei gironi di Champions, la squadra degli anni scorsi si è vista solo a tratti, mentre i neoacquisti non sempre hanno convinto. Se Matuidi è entrato nel cuore del gioco, non altrettanto si può dire di Douglas Costa (che avrà pure fatto gol alla Lazio), ma è troppo discontinuo, mentre Bernardeschi si è trasformato in un panchinaro.

    Per tradizione, la Juventus non rimane inerme davanti alle sconfitte, ma il pareggio di Bergamo e la sconfitta contro la Lazio (lo “Stadium” era imbattuto da 783 giorni) sono dei campanelli d’allarme da non sottovalutare. Perché nel frattempo il Napoli vola…

  • Se l’inizio di settimana non era stato dei migliori, con l’uscita “sfortunata” di un ospite televisivo, ora Juventus-Inter ha ciò che si merita: un palcoscenico fatto di fair-play e stadio tutto esaurito. Peccato per l’assenza di Buffon, mentre Allegri potrebbe decidere di spedire in panchina Dybala che, anche se non lo ammetterà nessuno, deve riflettere su alcune prestazioni che nulla hanno a che vedere con la sua classe.

    Juventus e Inter (con il Milan) hanno fatto la storia del nostro calcio e, quando si incontrano, smuovono le coscienze anche dei tifosi più tiepidi, ma se si incontrano con una squadra in testa alla classifica e un’altra (reduce da sei scudetti vinti e dal passaggio del turno in Champions) terza l’attesa è massima.

    Massimiliano Allegri ha dimostrato di essere un grande allenatore, perché senza fare proclami ha sempre escluso chi gli offriva meno garanzie e, se il gioco non è spettacolare poco importa: battere la Juventus è difficilissimo proprio per quegli schermi protettivi davanti alla difesa che bloccano ogni offensiva.

    L’Inter, quest’anno, ha soprattutto certezze. Spalletti ha allenato la squadra in campo, ma ancor di più lo ha fatto nello spogliatoio, trasformandosi in “strizzacervelli”. L’allenatore che aveva vissuto un’annata brillante, ma difficile, a Roma, ora sembra poter fare solo il suo lavoro e questo lo agevola. Spalletti ha scelto una formazione, la squadra lo sa, ma chi entra lo fa con il sorriso. E con voglia di far bene.

    E ora che la partita inizi. Perchè uno Juve-Inter così lo attendevamo da tempo.

  • Una sconfitta della Juventus (3-2 contro la Sampdoria) fa sempre notizia. Non potrebbe essere altrimenti, quando una squadra vince sei scudetti consecutivi è la favorita di ogni partita.

    Ma il campionato dei bianconeri, che comunque, sono terzi con un punto di vantaggio sulla Roma (che ha una gara in meno) non convince totalmente.

    Douglas Costa e Bernardeschi (utilizzato inizialmente alle spalle di Higuain) faticano a inserirsi e raramente incidono, mentre di Howedes non c’è traccia e Matuidi per Allegri è il primo cambio di Khedira e Pjanic, centrocampisti titolari. Detto così i soldi spesi in estate non sembrano fruttare oppure, se preferiamo guardare il bicchiere mezzo pieno, rinforzare la Juve è molto arduo vista la forza del gruppo che lo scorso anno ha vinto lo scudetto, la Coppa Italia e ha giocato la finale di Cardiff contro il Real Madrid.

    Se la Juventus ha fatto fragorosamente notizia, l’Inter continua a vincere, magari giocando meno bene di quanto Napoli e Roma, ma vince, che è ciò che spesso conta. Il primo tempo contro l’Atalanta non ha convinto, ma la ripresa con Borja Valero più nel cuore della partita è piaciuta maggiormente. Di certo Mauro Icardi è un rapace d’area di rigore e i suoi morsi sono sempre letali.

    La tredicesima giornata ha allungato la classifica e ribadito le perplessità sul Milan. Ma anche da Torino e Fiorentina ci si può attendere qualcosa in più.

    Ps: oggi per il calcio italiano è una giornata campale. Nel pomeriggio è previsto un Consiglio Federale che potrebbe azzerare i vertici decisionali della Federazione. In serata ne sapremo qualcosa di più, ma la mancata qualificazione ai Mondiali sta iniziando a sortire i primi effetti. Vedremo se si tratterà di una valanga o solo di una palla di neve.

  • Una giornata in meno. Due punti in più di vantaggio sul Napoli. Tra le prime dieci della classifica la Juventus è l’unica a segnare, perché le altre non riescono neppure a mettere a segno una rete striminzita. Che dire ancora. Miglior attacco, miglior difesa, logica la miglior differenza reti.

    Dove finisca la scudetto non è difficile prevederlo. Ancora una volta una trentina di minuti sornioni, senza particolari scossoni. Poi si infortuna Pjanic, entra Douglas Costa che non sembrava dover essere impiegato e il brasiliano regala tre prodigi che stendono la Sampdoria. E spingono il Napoli (infrantosi su Donnarumma) a -6. Sei giornate alla fine, sei punti da recuperare, il gioco che non fluisce più come prima. Il Napoli non gioca più il calcio più bello, gioca semplicemente un bel calcio.

    La lotta Champions sembra privilegiare ancora Roma e Lazio. Dell’Inter, invece, ci vien da dire: perché la squalifica di Brozovic ha porato al cambio di modulo? Perché la difesa a tre? Evidente, invece, che a fine anno il fosforo di Borja Valero dovrà essere sostituito da chi avrà più mobilità.

    La lotta retrocessione ci regala un Benevento orgoglioso, un Verona impalpabile e indecifrabile. Ottima la Spal, alla quale Semplici ha dato un’identità. Il Crotone nelle prossime sei partite dovrà affrontare: Juventus, Napoli e Lazio; c’è chi è più fortunato.

  • Doveva essere la giornata di Juventus-Inter, un pareggio nel quale la Juve ha attaccato e l’Inter si è chiusa ha spinto molti a parlare di tattica. Sinceramente ci saremmo attesi uno spettacolo diverso, magari con due squadre che si affrontavano a viso aperto, preferendo la tecnica alla tattica.

    Archiviato il “derby d’Italia”, così ci siamo concentrati sulla Roma, una vittoria sul campo del Chievo sarebbe valsa il -3 dall’Inter con una partita da recuperare. Niente, Sorrentino ha sbarrato la strada… E così è stato 0-0 anche per la Roma.

    Poi è toccato al Napoli, che da qualche giornata non è più la squadra brillante di inizio stagione. Tutti gli indizi (vittoria zoppicante con l’Udinese, sconfitte con Juventus e Feyenoord) hanno trovato conferma nello 0-0 con la Fiorentina, che acquisisce sempre più personalità.

    In vetta deve giocare ancora la Lazio, potrà essere lei a beneficiare di tre 0-0, ma il Toro è la squadra che nel 2017 vanta il maggior numero di pareggi nei cinque principali campionati d’Europa. Quindi…

    A questo dobbiamo porci una domanda: cosa ci lascia la due giorni della serie A? Ci lascia la prima vittoria del Milan di Gattuso, ci lascia un Milan più brillante e meno compassato, capace di conquistare tre punti. La strada, per convincere è ancora lunga, ma l’atteggiamento è piaciuto. E per una volta il cuore sembra avere la meglio sulla tattica.

  • Inutile cercare di arrampicarsi sugli specchi: non esistono falli di campo e falli televisivi. Esistono falli, comportamenti scorretti. Che poi il monitor, la televisione, possa amplificarne alcuni e annacquarne altri ci può stare. Ma un intervento scorretto è un intervento scorretto.

    Il post partita di Vincenzo Montella è fatto di dichiarazioni surreali, il tentativo di scagionare Bonucci e di conseguenza di scagionare pure il Milan per lo 0-0 con il Genoa ha fatto sorridere. Cercare di giustificare il gesto del difensore è praticamente impossibile: la gomitata c’è, la ferita sul volto di Rosi pure. Così non si salta e se si salta in questo modo è possibile, anzi probabile che se non ti sanziona direttamente l’arbitro il provvedimento arrivi differito di qualche istante con il Var.

    Al Milan, diciamo la verità, in questo periodo non ne va dritta una: dopo un buon avvio e qualche alleggerimento del Genoa, la partita stava entrando nel vivo e pur non brillando i rossoneri erano superiori agli avversari. L’espulsione di Bonucci si è trasformata in quella di Çalhanoğlu, perché Montella ha deciso di rinunciare al trequartista anziché passare alla difesa a 4 (ma il terzino destro avrebbe dovuto farlo Borini…).

    I 70’ in inferiorità numerica fanno si che lo 0-0 non sia un risultato da buttare, ma da buttare non sono nemmeno i fischi dei tifosi che si immaginavano una stagione diversa, ricca di soddisfazioni invece il mercato faraonico per spese, si sta dimostrando un flop milionario.

  • La sconfitta 3-2 con la Sampdoria aveva dato fiato al partito che vedeva la Juventus in affanno rispetto all’anno scorso. Nulla di più sbagliato, dopo il successo con il Crotone, la squadra di Allegri aveva un punto in più rispetto all’annata scorsa. Terza in classifica, non per demeriti propri, ma per meriti altrui. Di Napoli e Inter. Da incontrare in rapida successione in otto giorni.

    E quando si è arrivati alla partita con il Napoli, la Juventus ha subito messo le cose in chiaro. Ha fatto intendere chi comanda. A Napoli aspettavano la gara per andare sul +7, per cancellare in rivale che fa sempre tremare i polsi, invece la rete di Gonzalo Higuain (che non doveva giocare vista l’operazione alla mano di lunedì scorso) ha spinto la Juve a -1.

    Se la Juventus ci ha abituati a queste vittorie che disintegrano il morale delle avversarie, ora il Napoli dovrà fare attenzione a non fare drammi. La serata del “San Paolo” abbiamo visto tutti come è andata. Da una parte una squadra forte e quadrata, dall’altra una formazione che ha provato a scalfire senza riuscirci.

    Veramente non è cambiato nulla rispetto al recente passato?

  • Per un attimo lungo 51 minuti, abbiamo pensato che dall’uovo di Pasqua si stagliasse la figura di Leonardo Bonucci. Il gol segnato alla “Stadium” nel quale aveva vinto sei scudetti prima di appoggiare la porta con una certa violenza e chiedere di essere ceduto, sapeva tanto di sentenza. E poi il Milan stava giocando bene, mentre la Juventus arrancava con un 3-5-2 nel quale trovavano posto sugli esterni Lichtsteiner e Asamoah, mentre Douglas Costa e Cuadrado erano solo autorizzati a guardare dalla panchina.

    L’1-1 tra Juventus e Milan era un’ottima notizia per il Napoli, che aveva dovuto accontentarsi del pareggio in rimonta con il Sassuolo. Un Napoli che ancora una volta aveva dimostrato che l’esame di maturità è piuttosto indigesto e la tesi di laurea molto lontana. Perché se si vuole vincere lo scudetto e bisogna recuperare sulla Juve certe partite vanno vinte per forza.

    Ma mentre Bonucci stava per vestire gli abiti dell’eroe di giornata, mentre ci apprestavamo a scrivere della rivincita di Leo che non si è sentito apprezzato fino in fondo, alla sua prima presenza nel 2018, Cuadrado con un colpo di testa ha detto a tutti che la ricreazione è finita. La Juve è a +4. E il settimo scudetto è sempre più vicino.

  • Napoli e Juventus vincono a modo loro. Il Napoli giocando bene, la Juventus per abitudine, perché il commento di Allegri è esaustivo: “Se non riesci a fare quello che hai provato in allenamento, devi lasciar finire il primo tempo e fare altro…”.

  • Kalidou Koulibaly. E dire che quando il Napoli lo comprò a sorridere furono in molti. Proprio così, Kalidou Koulibaly non sembrava adatto al nostro campionato. Troppo fisico, incapace di incanalare la sua irruenza. La tattica? Passiamo oltre… Acqua passata. Kalidou Koulibaly ha steso la Juventus al 90’ e avvicinato il Napoli a un sogno che nella città del Vesuvio sembrava prossimo a svanire.

    Allegri ha detto che Juventus-Napoli è stata una partita bruttissima. Verità! La Juventus è in difficoltà: ha perso brillantezza, è squadra lenta e prevedibile. Non crea. E, quando è in vantaggio, come a Crotone, si fa raggiungere. Qualcosa non va. Secondo Cuadrado, la condizione fisica è precaria. Strano, perché Allegri ha cercato (come nelle scorse stagioni) di non spremere i suoi giocatori, alternandoli sapientemente per evitare di ritrovarli senza energie nel momento più importante.

    Il Napoli ha giocato meglio, è piaciuto di più e dire che era reduce da una serie di gare nelle quali non aveva convinto. Una serie di partite nelle quali era prevedibile e lento. Come la Juve di questa sera.

    Allegri per la gara più importante della stagione ha scelto il 4-3-3, che ha portato all’esclusione di Mandzukic; Sarri aveva paventato una panchina per Hamsik, salvo ricredersi e far entrare Zielinski solo al 22’ del secondo tempo. Dettagli di una partita a scacchi, decisa da un balzo di Kalidou Koulibaly. L’uomo che quando arrivò in Italia fece storcere il naso a molti.

  • Abbiamo trascorso tutti un pomeriggio in saletta di montaggio, perché volevamo capire se Mertens fosse in fuorigioco o meno. Mentre scrutavamo le immagini, però, sapevamo che il nostro era un esercizio veramente inutile. A parte l’impossibilità di cambiare il risultato nel caso in cui il belga fosse stato al di là di tutti, era chiaro che la posizione potesse irregolare al massimo di 3-4 centimetri. E come li vede l’occhio nudo?

  • Alzi la mano chi vedendo Lazio-Juventus non abbia esclamato: “Ma la Juve è tutta qui?”. Oppure sia andato giù più pesante con un: “Questi vorrebbero vincere lo scudetto?”. La Juve all’Olimpico ha giocato male, non ha creato praticamente nulla, disputando la partita più piatta dell’anno. Ma... Ma a 30 secondi dalla fine un gol di Paulo Dybala le ha regalato la vittoria. Dal nulla, Dybala ha segnato un gol che può valere lo scudetto. E che ha condizionato la partita del “San Paolo”.

    Il gol segnato al 93’30’’ non sposta di una virgola il giudizio sulla prestazione e lo sanno per primi i tifosi della Juventus, che per avanzare in Champions contro il Tottenham ci sarà da giocare con più intensità. Però, il gol di Dybala ha spostato gli equilibri.

    A Napoli, infatti, durante gli ultimi minuti di Lazio-Juventus c’era chi sognava il +6 sui bianconeri. E c’era chi, questo sogno, lo accarezzava con sfrontatezza, quella stessa sfrontatezza che ha fatto dichiarare a un dirigente, Nicola Lombardo (ex caporedattore di Sky TG 24 e SkaySport, quindi uno che dovrebbe saper pesare le parole) che: “Quest’anno almeno 15 o 16 volte gli avversari hanno chiesto all’arbitro di non far disputare il recupero”. Ai più queste dichiarazione sono parse un’esagerazione, una caduta di stile. Pagata alla prima occasione utile.

    Il gol di Dybala ha affievolito le forze del Napoli, che dopo aver segnato il gol del vantaggio ne ha subiti 4 (poco importa che Mertens abbia segnato la rete del 2-4). Un poker negativo che ha avvicinato la Juventus, che ora ha un punto e una partita in meno della squadra di Sarri.

    E così, un sabato all’improvviso la Juventus ha messo una mano sullo scudetto!

  • In una stagione nella quale le prime cinque avevano perso solo 6 punti con le “altre”, a metà pomeriggio questa è parsa una domenica di ordinaria follia.

    Con l’Inter già bloccata sull’1-1 dal Torino, la Juventus si è trovata sotto di un gol con il Benevento, mentre la Roma pareggiava 2-2 a Firenze, per non dire del Napoli che non riusciva a schiodarsi dallo 0-0 contro il Chievo che faceva muro sugli attacchi della squadra di Sarri.

    Poi qualcosa è cambiato: la Juventus ha pareggiato e poi vinto una partita che poteva solo vincere (il Benevento aveva tutte e undici le precedenti partite), mentre la Roma ha ribadito a tutto che la Fiorentina potrà anche essere bella, ma a certi livelli è ancora acerba. Il Napoli no, il Napoli no: a Verona si è visto respingere costantemente gli attacchi e ha dovuto accontentarsi dello 0-0.

    Sinceramente, dopo il pareggio dell’Inter abbiamo tifato anche per il pareggio delle altre, non per “fede”, ma perché sarebbe stato un bel messaggio da parte di chi dovrebbe far si che questo non sia un campionato tra cinque squadre che corrono e una serie di comprimarie da annichilire quando affrontano l’avversario fuori portata.

    Ora la Serie A va in letargo, perché scende in campo la Nazionale, il bene supremo. La Nazionale che contro la Svezia deve conquistare la qualificazione ai Mondiali. E cosa possa accadere in caso di sconfitta non lo vogliamo assolutamente pensare.

  • Ancora una volta hanno vinto tutte e cinque. Ormai è la norma: quando non giocano tra loro: Napoli, Inter, Juventus, Lazio e Roma escono sempre dal campo con i tre punti. Il tutto per buona pace di uno degli ultimi luoghi comuni del nostro calcio: qualche volta anche le piccole possono mettere in difficoltà le grandi. In Inghilterra, Spagna e Germania le prime cinque non hanno raccolto così tanti punti come da noi!

    Con il successo dell’Inter a Verona (ora i nerazzurri sono secondi) si è completata l’undicesima giornata, che non ha detto nulla che già non sapevamo: il fatturato ha scavato un solco tra un manipolo di squadre e le altre. Poco fuori dal cerchio magico c’è la Sampdoria, mentre il Milan invece pur avendo investito arranca al pari di Torino e Fiorentina che faticano a dare continuità di risultati ai rispettivi progetti estivi.

    In fondo alla classifica, la stagione sembra regalare più emozioni rispetto al recente passato. Se, al momento, si esclude il Benevento che non ha ancora pareggiato una gara, sono in molte a scricchiolare, inutile stare a fare nomi perché basta leggere i risultati e la classifica. Urge un profondo esame di coscienza per dirigenti e allenatori: forse le squadre allestite in estate non erano così competitive come si pensava.

  • Ho seguito la partita del Milan con grande attenzione: avrebbe sì meritato di vincere, ma ha giocato male. Milan-Torino è stata una brutta partita e il merito va equamente diviso tra le due squadre e tra i due allenatori.

    Da una parte il Milan, che ha un gioco lento, prevedibile, senza una sovrapposizione in fascia, una triangolazione negli ultimi trenta metri, un inserimento di un centrocampista… Dall’altra Mihajlovic ha messo in campo una squadra che ha pensato solo a rompere, il Torino ha tirato verso la porta per la prima volta all’82’ e ha impegnato Donnarumma (capocciata di Belotti e ribattuta di Iago Falquè) all’89’.

    Più di qualsiasi giornalista e di qualsiasi opinionista, a fare testo è il commento all’unisono dei 52.000 spettatori, che al fischio finale di Irrati hanno fischiato.

    Le domanda che tutti si pongono, però, pensando al Milan sono parecchie: come mai la squadra fatica così? Perché Montella non riesce a vedere in campionato quanto prova nella quiete di Milanello? E ancora, può il 4-1 subito contro la Lazio alla terza giornata aver bloccato totalmente la crescita della squadra o peggio ancora procurato una regressione nel rendimento?

    Un’ultima considerazione: ora il Milan ha tre partite contro squadre oggettivamente più deboli: Benevento, Bologna e Verona. Beh, se non le vincerà e, soprattutto, se le prestazioni non saranno convincenti, la crisi a questo punto sarà conclamata. Altrimenti si potrà dire di iniziare a vedere la luce in fondo al tunnel.

  • 31 giorni da brividi: il mese di dicembre per i bianconeri di Massimiliano Allegri presentano una serie di partite di altissimo spessore. 

    “Bollente” è l’aggettivo che meglio definisce l’ultimo mese dell’anno della Juventus, che disputerà sette partite decisive (più altre due nei primi sei giorni di gennaio) di una stagione che dalle parti di Vinovo si augurano sia ancora una volta vincente.

    Il piatto forte è in calendario venerdì 1: la squadra di Allegri giocherà a Napoli contro chi ha l’organico più indicato per scucire il tricolore dalla maglia bianconera per attaccarlo sulla propria. Ovvio che Sarri punterà tutto sui titolarissimi, perché a Napoli il vero obiettivo della stagione è lo scudetto. La gara del “San Paolo” sarà tutto fuorché banale: sono opposte due filosofie di gioco agli antipodi. Da una parte il possesso palla, il fraseggio e le triangolazioni del Napoli, dall’altra la Juve solida, che sa alzare e abbassare i ritmi del match, brava a “colpire” l’avversario alla prima disattenzione.

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  • Si ricomincia. Si ricomincia con Ibra al Milan. Con il Milan che vuole rinforzarsi subito e aggiungerebbe volentieri pure Todibo per la difesa. Si ricomincia con l’Inter che insegue Vidal, ma Eriksen chissà. Con la Juve che ha acquistato per giugno Kulusevski, perché sei mesi a Parma a fare il titolare gli saranno più che utili. Si ricomincia anche con la Roma che rimane americana, ma avrà presto un altro presidente. La Lazio, al momento non compra, ma ha già in bacheca una Coppa, anzi una SuperCoppa: per come l’ha giocata e per come l’ha vinta. Si ricomincia con un Napoli che promette di essere nuovo, perché le liti non fanno bene a nessuno. O se preferite, hanno fatto bene soprattutto a chi gestisce il patrimonio di Carlo Ancelotti. Si ricomincia con l’Atalanta, per la quale non ci sono più aggettivi. Aggettivi terminati dai tifosi del Genoa per Enrico Preziosi, che sembra essersi ravveduto e ha rinforzato una squadra che sembrava essere alla deriva.

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