serie a

  • Mario Mandzukic ha segnato dopo 8’, Higuain, che non dovrebbe mai calciare i rigori, ne ha tirato uno al 40’ con l’esito simile a quelli che hanno deciso la Copa America, quindi l’immancabile gol di Cristiano Ronaldo. Insomma, la Juventus dimentica gli ultimi 5’ con il Manchester United e si lascia alle spalle anche il Milan, che le ha provate tutte (compreso giocare con le due punte), ma ha dovuto arrendersi alla superiorità della squadra più forte d’Italia.

    San Siro si era vestito a festa, come solo lo stadio milanese sa fare, ma non è bastato, perché questa Juventus è troppo forte: non cambia nulla se togli Bonucci e metti Benatia; lasci in panchina Khedira e schieri Bentancur e pure se Cuadrado è ai box per la febbre e inserisci Dybala, che non ha la sua corsa. Allegri ha solo l’imbarazzo della scelta, cosa che manca a Gattuso sia per sfortuna (troppi gli infortunati) sia per la qualità degli interpreti del gioco. Certo, il Milan poteva pareggiare segnando il rigore per il quale c’è anche chi invoca il secondo giallo a Benatia, ma Higuain non è un rigorista e lo dimostra anche in rossonero (dopo averlo fatto intendere con Napoli, Argentina e Juventus). In questi casi con il “Pipita” serve polso: “No, tu non tiri”.

    Nel pomeriggio l’Inter è stata surclassata dall’Atalanta: prevedibile, perché Gasperini è alla quarta consecutiva, la squadra gioca e Ilicic dimostra di essere un super, mentre il Barcellona ha prosciugato le energie dei centrocampisti di Spalletti e pure Miranda e Asamoah faticano.

    Un’ultima annotazione. Non su Ventura che saluta il Chievo dopo quattro partite, ma per l’Udinese: una volta la dirigenza friulana non sbagliava mai, ora invece lo fa un po’ troppo spesso. E, a giocare con il fuoco prima o poi ci si scotta.

  • Più 16. Che letto come si dovrebbe è più 17, perché gli scontri diretti si colorano di bianconero. La Juventus vince 2-1 a Napoli e si cuce l’ennesimo scudetto. Dicevamo da tempo che il titolo di Campione d’Italia era in cassaforte, ora ci aggiungiamo la doppia mandata. Perché la Juve ha lasciato per strada solo 6 punti in 26 partite, perché a 12 giornate dalla fine del campionato non vediamo cosa possa accadere per consentire il sorpasso al Napoli.

    C’è un però. E riguarda il gioco. In Italia quanto ha fatto la squadra di Allegri è stato più che sufficiente.

    Utilitarista. Cinica. Sparagnina. Aggiungete altri aggettivi, comunque sinonimi. Ma evidentemente, questo modo di giocare, in Europa non sembra essere sufficiente.

    Se la partita con il Napoli, doveva essere un test in chiave Atletico, c’è qualcosa da rivedere, perché la Juve non ha convinto a fondo. Qualcuno è fuori forma, qualcun’altro ha giocato male. Ma un quesito ci tormenta: Cristiano Ronaldo sta giocando male perché non è in forma e ha problemi fisici oppure perché soffre l’appannamento di Mario Mandzukic? Perché se soffrisse l’appannamento del croato sarebbe molto più grave.

  • “Tuttosport”, quotidiano torinese, qualche giorno fa per la Juventus aveva ipotizzato una stagione con sole vittorie. Sarebbe stato un “unicum” nella storia del calcio, perché è già un trionfo chiudere un’annata senza sconfitte. La “paginata” aveva alimentato il dibattito sui social con chi sognava e chi pensava che prima poi un pareggino potesse scapparci. Certo, che il pareggio arrivasse contro il primo Genoa targato Juric, però, ci credevano in pochi.

  • Dopo 11 giornate si può iniziare a parlare di “lotta-scudetto”. E le partite viste ieri, hanno confermato quanto stia bene la Roma (battuto il Napoli), quanto l’Inter abbia assorbito la mentalità di Conte (vittoria sul Bologna) e quanto la Juve (successo sul Toro) sia in grado di vincere anche senza fare ricorso al metodo Sarri, cioè al bel gioco.

    A fare impressione è la Roma che in sei giorni ha conquistato nove punti: Fonseca, malgrado il numero di infortunati (tutti in un reparto), gioca un ottimo calcio, crea occasioni e mette costantemente in difficoltà gli avversari. Certamente, la spinta a offendere, se aggrediti, crea pure qualche problema alla difesa e al centrocampo, ma il calcio di oggi dovrebbe essere così: più attacco e possesso palla, meno attenzione agli equilibri difensivi.

    Sembra un insulto, ma se si vuole attirare spettatori allo stadio e pubblico davanti alle tivù la via è questa. Può essere che a qualcuno non stia bene, ma il calcio di vertice si sta sempre più allontanando da quello delle altre categorie: la B prova a inseguire, alcune partite sono belle, mentre le altre proseguono nel loro solco.

    Se la Roma è bella, meno lo è il Napoli: Ancelotti ha parecchia scelta nel fare la formazione, ma non sempre ottiene ciò che vorrebbe e, soprattutto, è difficile capire quale sia la sua filosofia in questa stagione. Immaginiamo che a microfoni spenti possa esprimere ragioni diverse da quelle delle interviste ufficiali, ma il campo non sembra assolvere la sua squadra.

    Se l’Inter gioca come una squadra di Conte, diverso è il discorso in casa Juve. Sarri riconosce che la squadra non gioca come vorrebbe, ma poi va fiero di come questa Juve riesca ugualmente a fare risultato, giocando non al meglio. Di giocatori Sarri ne ha parecchi e non può (al momento) dimenticare nessuno, ma in campo si va in 11 più tre cambi (se si effettuano).

    Dopo 11 giornate, non ci si può più nascondere: Juventus, Inter e Roma lo stanno dimostrando. Manca il Napoli, a -11 dalla prima.

  • Ricordo, quando nei primi Anni ’90 mi occupavo del Pavia Calcio, di aver attaccato duramente l’allenatore di allora per l’esclusione di un giocatore reduce da tre ottime partite. Un’esclusione immotivata, senza senso… Picchiai duro, forse esagerando un po’, lo feci perché quella panchina andava motivata, non a me. Ai tifosi. In settimana mi arrivò una telefonata: “Hai esagerato, non dovevi; il ragazzo ha fatto due volte le 4 del mattino…”. Ringraziai per la telefonata, ma in maniera ferma risposi: “Fate una conferenza stampa, non una telefonata… quello che si dice in privato non può essere reso pubblico…”

    Cosa voglio dire? Che Gattuso, spiace scriverlo, escludendo Riccardo Montolivo dalla partita con la Fiorentina, ha commesso un errore gravissimo. E, visto che “la sfiga ci vede benissimo”, la sconfitta del Milan ha amplificato più del dovuto l’esclusione dell’ex capitano.

    Se si vuole giocare 4-3-3 il regista titolare è Lucas Biglia, ma quando Biglia è infortunato il sostituto naturale è Riccardo Montolivo. Non Hakan Çalhanoğlu, come successo in passato. Non Josè Mauri, come si è visto a San Siro contro la Fiorentina. Se, invece l’allenatore opta per il 4-4-2 o per il 4-2-3-1, Bakayoko e Kessie sono scelte plausibili…

    Tutto questo per dire che fino a quando qualcuno non fornirà una motivazione differente dalla “scelta tecnica”, l’allenatore è il primo responsabile. E, giustamente ne paga le conseguenze davanti ai tifosi e alla stampa. Per questo è bene che il Milan faccia presto chiarezza e risponda alla domanda: perché Montolivo non gioca?

  • Il mercato chiuderà venerdì 17 agosto alle 19, ma in questi dieci giorni, ci sarà da divertirsi.

    La Juventus dopo CR7, Cancelo e Bonucci, promette un assalto a Milinkovic-Savic se non addirittura a Paul Pogba, che in rotta allo United potrebbe pensare di abbandonare l’Inghilterra con meta Torino o la Spagna, Barcellona dove sarebbe accolto a braccia aperte. Difficile l’ipotesi Real Madrid, perché Florentino non ama fare affari con Mino Raiola (che non ha giocatori tra i “Blancos”). Certo, se la Juve arrivasse a Pogba, oltre allo scudetto avrebbe in tasca pure la Champions.

    Il mercato dell’Inter ha subìto un altro sussulto: Keita Balde, talento straordinario quanto ribelle, una sua completa maturazione renderebbe devastante un attacco con Icardi e Lautaro, più Perisic a sinistra. In attesa di Modric, che a Madrid sembra non voler più stare. Gli interisti sognano, ma a Milano sognare è di moda, perché anche il Milan, con la nuova dirigenza, sembra poter tornare protagonista: Higuain e Caldara non sono poco, per un club che comunque ha pesanti vincoli lasciati dal passato…

    La Roma guarda all’oggi e al domani, perché il mercato voluto da Monchi ha rinforzato la squadra (meno delle altre), ma ha gettato le basi per un lavoro del quale potremmo vedere i frutti tra un paio d’anni (sempre che rimangano tutti). La Lazio, come sempre, non sperpera: aggiunge Badelj a centrocampo e inserisce Acerbi in difesa, la rinuncia a Felipe Anderson sembra pesante, ma il clima non era più idilliaco. Meglio fare cassa.

    Il Napoli, invece, è un grosso punto interrogativo, valutazione sulla quale non incidono comunque i 5 presi dal Liverpool. La piazza vorrebbe Edinson Cavani, ma la proprietà se farà uno sforzo al centro dell’attacco lo farà per Belotti (Balotelli al Toro?) che in futuro potrebbe avere mercato (ADL lavora spesso con questa prospettiva, e non ha torto…). Il mercato recita Fabian Ruiz e Verdi, più un paio di portieri che potrebbero diventare tre, poco, troppo poco… Al momento la squadra non ha ancora una sua identità: Carlo Ancelotti avrà da lavorare parecchio.

    Il 17 agosto si avvicina e il 18, prima di campionato, è dietro l’angolo!

  • Quando l’anno scorso giunse sulla panchina dell’Empoli portò in breve una ventata di aria nuova. La sua squadra non giocava sulla “seconda palla”, non buttava il pallone; no faceva altro.

    Andreazzoli vinse la B con cinque o sei giornate di anticipo, ma come sarebbe finita era chiaro a tutti da un pezzo, giocando palla a terra e convincendo la squadra che quella sarebbe stata la via del successo. In un’intervista ammise di aver chiesto allo spogliatoio se si voleva perseguire quel progetto perché ci si sarebbe divertiti. Chiedere a Caputo, Donnarumma e Zajc, ad esempio.

    E, sembrerà strano: l’Empoli, anche in A, fino oggi ha giocato un ottimo calcio, purtroppo avaro di punti. Perché il 5-1 di Napoli è un po’ bugiardo, largo per la combriccola di Ancelotti che domani sarà chiamata a un test non da poco in Champions con il PSG.

    Il presidente Corsi ha scelto la via dell’esonero, ma siamo sicuri lo abbia fatto con profondo dolore: così belli, in Serie A, si retrocede. Perché l’Idea dell’allenatore c’era. E c’era l’abnegazione dei ragazzi nel seguire il loro allenatore. Purtroppo, mancava un po’ di cattiveria, che magari vedremo da domenica con la difesa a 3, tanta densità al centro e le punte (magari) lasciate al loro destino.

    Peccato perché l’Idea che aveva vinto la B, avrebbe meritato di salvarsi in A.

  • L’Inter segna tre gol alla Lazio, in una serata che trasforma l’Olimpico ancora una volta in terra di conquista per la squadra di Spalletti ora seconda appaiata al Napoli. Dopo un quarto d’ora giocato a ritmo blando, l’Inter ha iniziato a costruire il suo successo con un Brozovic straordinario. Da quando Spalletti lo ha allontanato dalla porta (troppo lento per fare il trequartista), il croato è diventato un giocatore che incide sulle partite. Nulla a che vedere con il centrocampista abulico e indisponente spesso fischiato da San Siro.

    Accanto a Brozovic, Vecino si esalta e attacca la profondità, Joao Mario sbaglia qualche palla di troppo, ma può essere perdonato. Con Perisic ispirato e Politano che sente la partita come un derby, l’Inter spesso controlla l’avversario, senza particolari affanni.

    Mauro Icardi, autore di una doppietta, come sempre, in area è più letale del morso di un cobra, mentre la Lazio non può avere da Caicedo ciò che offre Luis Alberto. L’ingresso di Correa, sembra essere tardivo, perché l’argentino in campo ci va quando la gara è praticamente chiusa.

    Se Spalletti si gode il secondo posto, diverso è il discorso per Simone Inzaghi: proprio come nella scorsa stagione, la sua squadra viene sistematicamente battuta da chi lotta per i suoi stessi obiettivi.

    Urge una diagnosi e l’immediata cura.

  • Prima il dominio nei primi 30’ del primo tempo, poi i gol di Brozovic e Lukaku. L’Inter vince il derby e al Milan lascia poco. Proprio così, la prima occasione dei rossoneri giunge verso il 90’, poco per chi, dopo la partita di Champions ha pensato di strappare tre punti.

  • Il campionato è tornato e la Juventus ha subito messo in chiaro una cosa: quando decide di vincere lo fa. Malgrado Cristiano Ronaldo non abbia brillato al suo esordio (un primo tempo così così da centravanti e una discreta ripresa da esterno sinistro), tutti i bianconeri in campo hanno dimostrato il perché in questi anni lo scudetto abbia sempre avuto lo stesso padrone: dopo un buon primo con l’immeritato pareggio del Chievo, la Juve si è trovata sotto per un errore di Cancelo, ma poi si è presa la scena e i tre punti. Certo inserire a partita inoltrata Bernardeschi (colpo da 40 milioni); Emre Can cuore del Liverpool vice campione d’Europa e Mandzukic (in gol nella finale mondiale) può aiutare.

    Il Napoli che non aveva convinto durante le amichevoli precampionato ha battuto la Lazio, con un Simone Inzaghi monocorde nel proporre il suo 3-5-1-1 al quale gli avversari sembrano aver trovato le contromisure. Sotto di un gol, Ancelotti l’ha ribaltata ma è chiaro che il Napoli sia più forte della Lazio. Lo dice il conto delle occasioni e la supremazia di chi è uscito con i tre punti.

    La delusione di giornata è l’Inter. Ottima estate, condita da un successo in casa dell’Atletico Madrid, la squadra di Spalletti si è squagliata per una buona mezzora. Il periodo nel quale il Sassuolo ha fatto il gol che poi ha difeso colpendo pure un palo. Perdere la prima non è una tragedia, ma tutti si attendevano altro. L’Inter doveva essere l’anti-Juve, ruolo che per la proprietà transitiva ora è del… Sassuolo! Ma che bravo che è De Zerbi!

    Bene la Roma, che ha vinto all’’89 in casa del Toro, autore di un’ottima partita. Un successo importante per la squadra di Di Francesco. Male, invece, il Bologna battuto dalla Spal: il mercato ha lasciato a desiderare e in campo si è visto!

  • Prima o poi doveva accadere: il Napoli non è riuscito a rimontare lo svantaggio e così, la Juventus si è trovata prima in classifica in solitaria. La prima pausa della stagione, giunge dopo sole tre giornate, ma permette di guardare con occhio critico a quanto fatto fino a ora dalle varie squadre.

    La Juve non gioca il calcio spettacolare che reclamano i tifosi, ma vince. Certo, non è semplice essere brillanti a inizio anno con squadre che spesso si chiudono in trincea, ma i due gol subiti contro il Chievo e le palle gol concesse al Parma devono preoccupare. In attacco Douglas Costa è imprendibile, migliora Bernardeschi, mentre Cristiano Ronaldo non trova gli spazi che abitualmente concede la Liga. Partito prima punta contro il Chievo, già nel secondo tempo di Verona si è spostato largo a sinistra. Allegri ha 15 giorni per pensare e ripensare a come disegnare la squadra, perché fino a ora l’unico indispensabile è Marione Mandzukic.

  • Ok, possiamo andare in vacanza. Il sospetto lo avevamo prima dell’inizio del campionato e alla settima giornata già abbiamo le prime certezze. La Juventus ha vinto tutte le partite, conquistato 21 punti, segnato 16 gol, ha una differenza reti di +11 e 6 punti di vantaggio sul Napoli. E, in aggiunta ha vinto in Champions a Valencia giocando per un’ora in uno in meno.

    Il Napoli ci ha provato, è anche passato in vantaggio, ma la squadra di Allegri oggi con Dybala, Mandzukic e Cristiano Ronaldo in avanti ha reagito e segnato tre volte. Non è più una questione di moduli, di atteggiamento in campo, a questo è solo una questione di uomini: la Juventus ha i giocatori più forti e ha una fame incredibile, perché non è disposta a lasciare nulla.

  • Un gol di Sensi al termine del primo tempo spinge l’Inter in testa alla classifica. Un volo d’angelo di quelli che sapevano fare Riva, Boninsegna, Bettega… Certo, l’Udinese si è complicata la vita, in dieci dal 35’, mentre Conte ha dimostrato che inventare si può: 3-4-2-1, con Sensi e Politano alle spalle dell’unica punta, Lukaku.
    Ma la partita del sabato non è stata né quella di Milano, né quella vinta 2-0 dal Napoli sulla Sampdoria. La partita è quella di Firenze, con la Fiorentina che gioca alla grande senza commettere distrazioni.

    Se la Juventus è corrucciata per gli infortuni muscolari a Douglas Costa e Pjanic, con Danilo uscito per crampi, la Fiorentina lo è per il numero di occasioni che attaccanti e centrocampisti hanno sprecato davanti a Szczęsny. Montella, contro la Juventus, ha rivisto la squadra che aveva giocato bene per 35’ contro il Napoli, prima per 25’ anche nella ripresa.

    A impressionare Frank Ribery e, vista l’età e la terza presenza in A, il centrocampista Gaetano Castrovilli. Se del primo conosciamo tutto, del secondo sappiamo meno: chi lo ha seguito in B a Cremona sapeva di trovarsi davanti a un trequartista, che non amava più di tanto il dover rincorrere gli avversari. Montella, invece, gli ha spiegato che se vuole rimanere in campo in Serie A deve fare anche l’incontrista. Detto e fatto! Castrovilli è una delle sorprese migliori delle prime tre giornate. E ora siamo curiosi di vedere Lazio, Roma e Milan.

  • Napoli e Inter, in rigoroso ordine temporale, hanno provato a mettere pressione alla Juventus, ma senza risultati.

    Cinque gol il Napoli con tris Mertens (non Dries) che ha raggiunto Careca, cinque ne ha fatti pure l’Inter con Gagliardini goleador e Joao Mario tornato a essere il giocatore del quale si era innamorata la dirigenza. Ma dalle parti di Torino non si commuovono, non scherzano più dopo l’1-1 interno con il Genoa e il primo tempo da dimenticare di Empoli.

    Di certo, in questo turno, fino a questo momento, a rimetterci è la Roma: 1-1 a Firenze è un discreto risultato, ma quando hai da recuperare in classifica è ammesso solo vincere, altrimenti gli altri scappano.

    I 31 punti in 11 partite, per la Juve, sono la miglior partenza di sempre: in pratica Allegri è in testa al campionato dalla prima giornata, mentre il Napoli dopo un brutto scivolone a Marassi con la Sampdoria si è trasformato: la squadra è meno bella dell’anno scorso (e dei due precedenti), ma vince. E alla fine anche questo conta (forse conta un po’ di più). Poi c’è l’Inter: la secchiata che Dimarco ha scaraventato da 30 metri ha svegliato la squadra: ora chiunque vada in campo è decisivo, un successo per l’allenatore!

  • Prima con quattro punti di vantaggio sull’Inter. La Juventus vince la sua sedicesima partita su 20 giocate in Serie A e mostra tutta la propria forza. Cristiano Ronaldo, dopo la sostituzione con il Milan e l’aver smaltito i problemi fisici di inizio stagione, è semplicemente fantastico: 11 reti nelle ultime 7 gare (più 1 gol in Champions a Leverkusen).

  • Il Boxing Day è una festività dei paesi del Commonwealth, basata sull’idea di regalare doni ai membri meno fortunati della società. Da anni in Inghilterra si gioca, in questa data, una giornata di campionato e quest’anno, anche qui in Italia, si è voluto replicare a distanza di 47 anni dall’ultima volta. La partita della giornata vede opposti l’Inter e il Napoli, rispettivamente seconda e terza in classifica. I nerazzurri arrivano da sei vittorie consecutive in casa, mentre gli ospiti si sono aggiudicati le ultime 4 gare in trasferta. Negli ultimi 5 incontri giocati a San Siro 1 vittoria per parte e 3 pareggi.

    La squadra di Spalletti ha subito l'86% dei propri gol (12 su 14) nei secondi tempi. Inoltre risulta seconda per falli subiti (14,9), mentre prima per angoli calciati (8) e passaggi in area (42). L’undici di Ancelotti ha mantenuto la porta inviolata in quattro delle ultime cinque partite di campionato, classificandosi primo per gol su azione (26), per tiri a partita (17,8), occasioni da gol (7) e passaggi chiave (20), oltre che diciannovesimo per reti subite su palla inattiva (2).

    Sono due squadre che danno il meglio negli ultimi minuti della partita, infatti dopo il 75° l'Inter ha segnato 11 dei 29 gol totali (38%), mentre il Napoli 12 su 34 (35%). Attenzione ai tiri da fuori area: la squadra partenopea ha realizzato ben 9 reti da oltre i 16 metri e i nerazzurri hanno subito il 29% dei gol totali dalla lunga distanza.

    Mauro Icardi ha fin qui segnato 9 gol (3 su rigore) e fornito 2 assist e oggi cercherà di migliorare il score contro il Napoli (2 gol e 2 assist). Lo stesso vale per Lorenzo Insigne, 7 reti e 5 assist fino ad ora, che, contro l’Inter, ha un bilancio di un gol ed un assist.

     

    Dati forniti da Instat Scout e Sics

  • Il derby di Roma è senz’altro una delle gare più sentite del campionato, ancor di più se la posta in palio è rappresentata da un posto in Europa. La Lazio si presenta con uno score casalingo di 6 vittorie, 3 pareggi e 3 sconfitte, mentre la Roma è reduce da 3 vittorie e 1 pareggio nelle ultime 4 trasferte.
    I giocatori allenati da Inzaghi sono primi per palloni vaganti recuperati (68) e per fuorigioco (2,5 a partita), mentre risultano secondi per reti su calcio d’angolo (7) e passaggi in area di rigore (37).
    I giallorossi di Di Francesco vincono il 57% dei duelli aerei (primi) e sono secondi per gol su palla inattiva (17), occasioni da gol create (7) e distanza media dei gol (10,1 metri).

    Il derby della capitale significa anche Immobile contro Dzeko: 11 gol per l’attaccante italiano, che è andato in gol in 4 degli ultimi 6 scontri diretti, 7 reti per il bomber bosniaco, fatti registrare tutti in trasferta (con una doppietta nell’ultima). Chi sarà protagonista?

    Dati forniti da Instat Scout e Sics

  • Sarà il Giuseppe Meazza di Milano, meglio conosciuto come San Siro, il teatro della sfida tra Milan e Napoli. I padroni di casa hanno vinto 2 delle ultime 5 gare giocate tra le mura amiche, mentre gli ospiti hanno subito una sola sconfitta in trasferta negli ultimi 5 incontri, proprio a Milano contro l’Inter.
    I rossoneri hanno segnato solo 2 gol su palla inattiva (ventesimi), subiscono in media 10,8 falli subiti (ventesimi), ma vincono il 45% duelli in attacco (quinti), e hanno il 59% di dribbling riusciti (quinti). I partenopei hanno realizzato 13 gol nell’ultimo quarto d’ora (primi) e 11 gol da fuori area (primi), inoltre colpiscono in media 0,7 legni a partita (primi). 

    La squadra meneghina potrà contare sul nuovo acquisto Piatek, per una sfida tra bomber, tutta polacca, con Milik. Ma soprattutto sarà il confronto tra Gattuso e Ancelotti, fra il giovane allenatore e il suo mentore. Chi riuscirà a vincere la gara?

     

    Dati forniti da Instat Scout e Sics

  • Sarà la città di Bergamo ad ospitare il big match tra Atalantae Milan. I padroni di casa sono reduci da una sola sconfitta nelle ultime 9 gare giocate (6 vittorie e un pareggio), mentre gli ospiti sono imbattuti da 6 partite (3 vittorie e 3 pari). Nelle ultime 5 sfide tra le due compagini ben 4 sono finite in pareggio, mentre una è terminata con la vittoria degli orobici.
    La squadra di Gasperini ha il miglior attacco del campionato (50 gol) ed è prima per secondi in possesso prima di realizzare una rete (42,9), occasioni da gol create (7, di cui il 33% concretizzate) e dribbling (33). Inoltre è terza per gol su palla inattiva (12) e angoli calciati (6,5).
    L’undici di Gattuso ha segnato il 94% di gol su azione (primo), ha subito 21 gol (17°), è finito in fuorigioco in media 1,3 volte a partita (19°) e ha commesso 10,3 falli (20°). 

    Duvan Zapatacontribuisce ad un gol ogni 90’ (16 reti e 4 assisti), mentre Krzysztof Piatek a 0,7 gol ogni gara (15 marcature). Il colombiano e il polacco saranno i protagonisti della gara? 

    Dati forniti da Instat Scout e Sics

  • Il “Franchi” di Firenze ospiterà la gara tra Fiorentina e Napoli. Negli ultimi otto scontri diretti in Serie A, la squadra che giocava in casa è rimasta imbattuta. La squadra di Pioli è primatista di pareggi in questa stagione: quasi la metà (10) delle 22 partite di campionato giocate, mentre i campani hanno perso solo quattro delle ultime 40 trasferte in Serie A, ma tre di queste sconfitte sono arrivate in questa stagione (6 vittorie, 1 pareggio, 3 sconfitte).
    I viola si sono visti fischiare 5 rigori contro (2) ma solo 4 di questi sono stati realizzati, inoltre sono secondi per falli commessi (15) e per duelli vinti in difesa (59%), mentre risultano terzi per lunghezza media dei passaggi (20,4m). La compagine allenata da Ancelottiè quella che segna da più lontano (10,4m), che effettua più tiri a partita (17,5) e passaggi chiave (19). 

    I due uomini copertina sono il colombiano Muriel, 3 gol in 3 gare, e il polacco Milik, 12 gol in 19 presenze. 

    Dati forniti da Instat Scout e Sics

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