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  • All’Allianz Stadium di Torino andrà in scena il big match della giornata. Da una parte la Juventus, che in questo stadio, contro i giallorossi, ha sempre vinto, dall’altra la Roma che, nelle ultime 5 stagioni, ha conquistato 3 secondi posti e due terzi posti. In questa stagione i bianconeri sono ancora imbattuti in campionato mentre i capitolini hanno vinto solo una delle ultime 5 gare in trasferta.

    La Juventus è prima per gol su calcio d’angolo (6), per possesso palla (59%) e per contrasti vinti (56%), mentre risulta seconda per tiri in porta (17,2) e ultima per palloni intercettati (40). La Roma è la settima peggior difesa del campionato (22 subiti) e la terza peggior squadra per duelli vinti in difesa (55%), ma è seconda per gol realizzati da fuori area (6) e prima per gol su combinazione da calcio di punizione (6), occasioni da gol create (7) e contrasti aerei vinti (58%). Si tratta anche delle due squadre che segnano maggiormente da palla inattiva (rispettivamente 11 e 10 reti)

    Nelle due squadre stanno ben figurando Rodrigo Bentancur (classe 1997) e Nicolò Zaniolo (classe 1999). Allegri e Di Francesco nelle ultime partite si sono affidati spesso ai due giovani e chissà che anche stasera le sorti della partita vengano decise dai loro colpi di classe…

     

    Dati forniti da Instat Scout e Sics

  • Il Derby della Mole è la stracittadina più antica d’Italia, si tratta infatti della prima sfida giocata nel campionato italiano tra due squadre della medesima città. La Juventus ha vinto 17 degli ultimi 20 incontri disputati (2 pareggi e una sconfitta nelle restanti tre), e in questo campionato ha sempre ottenuto i tre punti in trasferta. Il Torino nelle ultime 5 gare casalinghe ha un bilancio in pareggio con 2 vittorie, 2 sconfitte e 1 pareggio.

    Gli uomini di Mazzarri sono primi per falli commessi (15,9), palle perse (72) e recuperate (72) e per duelli difensivi vinti (59%). Inoltre risultano secondi per duelli totali vinti (53%) e dribbling tentati (30, solo il 60% riusciti). L’undici di Allegri è il migliore per gol fatti (32) e subiti (8), ha segnato 10 gol su palla inattiva (primo) e 6 su calcio d’angolo (primo). I giocatori bianconeri sono primi per possesso palla (59%) e duelli in attacco vinti (51%), ma ultimi per intercetti (38).

    Si sfidano Belotti e Dybala, compagni di squadra nel Palermo durante la stagione 2014/2015: 38 presenze condite da 6 gol e 2 assist per il “Gallo” e 34 apparizioni con 13 reti e 10 assist per la “Joya”. Quest’anno il bottino è magro per entrambi: il bomber del Torino ha messo a segno 5 gol (3 rigori) in 15 gare, il trequartista bianconero è a quota 2 realizzazioni in 13 presenze. Sarà più decisivo il 9 granata o il 21 juventino?

    Dati forniti da Instat Scout e Sics

  • Giovanni Galli ci ha trasportato nel mondo bianconero, analizzando le diverse soluzioni tattiche adottate dalla squadra torinese. L’undici di Allegri ha come punto fermo i princìpi e non gli schemi e proprio per questo il mister varia assetto tattico, senza perdere di efficacia, a seconda dell’avversario o degli uomini a disposizione.

  • Meritava la Juve, ma alla fine ha vinto lo United. Con una punizione e un’autorete. Da non credere. Ma è andata così!

    La Juventus, schierata con il 4-4-2, senza un vero esterno di centrocampo oltre a Cuadrado (saliva Alex Sandro a sinistra, con Khedira e Bentancur che stringevano) ha messo in difficoltà lo United nel primo tempo, per surclassarlo nel secondo. Fino al minuto numero 80 in campo c’è stata una squadra sola, che ha segnato un gol meraviglioso con Ronaldo (strepitoso comunque il lancio di Bonucci) mentre dall’altra parte Pogba era ridotto a fare lo scolaretto che eseguiva il compitino.

    Negli ultimi 10’ Mourinho ha inserito due giocatori offensivi, Mata e Fellaini (pure molto fisico), che non hanno inciso nel gioco, ma lo hanno fatto sul risultato. Lo spagnolo, infatti, ha segnato su punizione, mentre il belga è andato a saltare in mezzo all’area innescando il flipper Bonucci-Alex Sandro che è costato l’1-2.

    Vorremmo tanto dire che i due gol non vanno a inficiare l’ottima prestazione della Juventus, anzi a costo di essere impopolari lo scriviamo e lo sosteniamo con forza. La Juve non esce ridimensionata da questa sconfitta, a patto di capire che le partite si chiudono, i gol non si sbagliano e in area bisogna più concreti. Altrimenti può accadere che Mourinho ti faccia uno scherzo!

  • E’ bastato un tempo, il secondo, per festeggiare con quattro gol, la vittoria della quarta Coppa Italia consecutiva. La Juventus, dopo un primo tempo scialbo, nel quale comunque si era visto un Dybala pienamente recuperato, ha accelerato e segnato quattro volte a un Milan che ancora una volta ha evidenziato limiti di condizione e finalizzazione.

    Non è stata una gran partita. Non è stata una partita giocata con l’intensità di una finale, probabilmente i due allenatori erano consci delle scarse energie a disposizione e hanno deciso di non forzare. Il Milan si è chiuso con tutti i giocatori sotto linea della palla e il solo Cutrone in avanti, la Juventus (con Higuain in panchina) si è accontentata di “fingere” di pungere per evitare che il Milan potesse prendere troppa confidenza.

    A inizio ripresa, però, la Juventus ha cambiato marcia e dopo un paio di accelerazioni ha trovato il gol di Benatia. Qui, il Milan che fatica a segnare ha capito che la situazione era precipitata. E c’è stato il crollo. Il crollo di Gigio Donnarumma, ottimo portiere, ma che deve ancora lavorare moltissimo per raggiungere il livello dei migliori al mondo. Inutile che il suo procuratore continui a spingere: Donnarumma non è ancora un top, per dirla fuori dai denti: non può essere il numero uno di Real, Barça, United, City, Bayern

    Donnarumma ha regalato due gol e la quarta rete della Juventus è frutto di un errore di Kalinic.

    Mentre la Juventus festeggia con moderazione, in attesa di festeggiare ufficialmente lo scudetto domenica sera, il Milan si interroga sul futuro immediato. Atalanta e Fiorentina spaventano. E per andare in Europa serve arrivare settimi.

  • Che la Juventus la scorsa stagione spesso abbia giocato con il freno a mano tirato è stato evidente per tutti. C’è chi l’ha visto, chi l’ha scritto e chi ha preferito bisbigliarlo, ma la scelta di Allegri è stata chiara: “Risparmiamo energie perché i trofei si vincono in primavera”.

    Le vittorie apatiche, però non hanno fatto deflagrare le attese generate dall’acquisto di Cristiano Ronaldo. Di certo: “Non si può sempre vincere 5-0”, ma con la rosa a disposizione accontentarsi di segnare un gol, senza neppur avere premuto molto non può bastare.

    L’arrivo di Maurizio Sarri, invece, rappresenta una sorta di “riacquisto” della maggior parte dei calciatori della rosa.

    Pensate a Cancelo (se rimarrà…) ed Alex Sandro che potranno spingere con grande continuità oppure ai centrocampisti che non dovranno limitarsi, ma potranno creare per 90’ e inserirsi. Chi ne gioverà? Cristiano Ronaldo, soprattutto. CR7 avrà più occasioni da rete, dopo il gol dell’eventuale vantaggio la squadra giocherà per fare ancora gol e se possibile per segnarne un altro. Come il Napoli, che abbiamo ammirato negli anni del “Sarrismo”, che oggi in parecchi sotto il Vesuvio rinnegano. Le grandi di Champions lo hanno dimostrato: per vincere in Europa bisogna puntare sul gioco (questo non vuol dire avere la difesa allegra che omaggia gli avversari), creare, non fermarsi. Mai.

    Per questo Andrea Agnelli, Nedved e Paratici hanno deciso di voltare pagina. Nella speranza di fare il bene della Juventus, perché “Una Champions è per sempre”.

  • “Sei un mi7o”: è lo slogan coniato dalla società, che ogni anno celebra lo scudetto con un “claim” differente. La Juventus pareggia contro la Roma e festeggia un tricolore che era già stato festeggiato sette giorni fa quando il Napoli fu raggiunto sul 2-2 dal Torino, da un gol di De Silvestri (che ha segnato pure oggi alla Spal).

    La Juventus ha meritato lo scudetto, malgrado il Napoli con 88 abbia firmato il record per una squadra che si classifica al secondo posto. Ma proseguendo sulla strada dei numeri, la Juve ha il miglior attacco e la miglior difesa del campionato, in casa ha subito solo 7 gol. Non ci sarebbe molto altro da aggiungere.

    Invece, da aggiungere c’è tantissimo. Perché i numeri non possono dire tutto. I numeri non rendono appieno il valore di Buffon, Chiellini e Barzagli, campioni straordinari che hanno “griffato” tutti e sette gli scudetti e così sarebbe stato anche per Marchisio, attore non protagonista a causa della guarigione da due infortuni che non gli permettono di brillare come in precedenza.

    Se a centrocampo Khedira per qualcuno è lento, per altri indispensabile, in attacco Douglas Costa ci ha impiegato un po’ a capire il nostro calcio, ma quando ha abbandonato i tocchi inutili e certe giocate leziose è stato veramente travolgente.

    Impossibile tacere le qualità di Mandzukic, uno con il quale andremmo in guerra con la certezza di uscirne vincitori. Malgrado il talento, non sempre abbiamo visto il miglior Dybala, in certi frangenti impegnato in contenziosi extracampo che hanno irritato la dirigenza bianconera. Higuain è questo, piaccia o non piaccia: all’azione partecipa il minimo indispensabile. Però fa gol. E incarna in pieno il verbo di Giampiero Boniperti: “Vincere non è importante è l'unica cosa che conta”. E la Juve lo ha fatto per la trentaquattresima volta.

  • Juventus e Napoli continuano la loro corsa verso la scudetto, con la certezza che se dovessero inciampare la Roma diventerebbe un’avversaria più che pericolosa. L’Inter, invece, dopo la vittoria-sconfitta in Coppa Italia con la Juventus potrebbe finalmente aver spazzato ogni dubbio sul sistema di gioco da adottare, con quattro attaccanti che pur di giocare si sacrificano a rincorrere l’avversario. È una domenica amara per il Milan, con il Sassuolo che ricorda a Mihajlovic quanto ci sia ancora da lavorare, mentre la Fiorentina si è sgretolata sul più bello (strapazzata da Tottenham e Roma, con in mezzo un pari spettacolare con il Napoli). 

    A dieci giornate dalla fine del campionato, la Juventus mantiene il primato con tre punti di vantaggio sul Napoli e lo fa senza rischiare nulla (o quasi) sul campo dell’Atalanta. Nel tabellino compaiono i nomi dei giocatori che non ti aspetti (Barzagli e Lemina), mentre Buffon non subisce reti da 836’ e in Italia lo scudetto negli ultimi dieci anni lo ha vinto nove volte chi ha subito meno gol. Ma il Napoli, per continuare a combattere, trae forza dalla splendida prestazione contro il Chievo e dai 26 passaggi consecutivi senza che gli avversari riuscissero a toccare palla. 

    A proposito di prestazioni: piace sempre più la Roma di Spalletti, che oltre a Totti ha sacrificato Dzeko: l’allenatore di Certaldo ha idee chiare e coraggio da vendere, perché in un sol colpo ha messo ai margini della squadra il simbolo e l’acquisto più costoso degli ultimi anni. I risultati gli danno ragione, proprio come lo spettacolo: El Sharaawy-Perotti-Salah sono un rebus irrisolvibile per le difese. 

    Uno sguardo alla zona retrocessione: con i tre gol nei primi 30’ della partita con la Sampdoria, il Verona saluta la Serie A, mentre il pareggio del Carpi a Bologna, visto quanto c’è da recuperare, sembra una mezza sconfitta. A credere veramente è il Frosinone che in un sol colpo ha steso l’Udinese e avvicinato il Palermo, arresosi a San Siro. Il Genoa battendo l’Empoli si è lasciato alle spalle anche l’Atalanta, ma nessuno può sentirsi tranquillo. E la B sembra aver già emesso i suoi verdetti: l’anno prossimo in A vedremo Crotone e Cagliari.

  • Beffa doppia. Sul campo all’Inter, in classifica al Napoli. La vittoria di “San Siro” maturata negli ultimi 3’, regala alla Juve la fiducia persa domenica scorsa allo “Stadium” quando Koulibaly la stese portando il Napoli a -1.

  • Un punto in più. E una partita in meno. La Juventus si è ripresa il primo posto in classifica e mercoledì sera potrebbe salire addirittura a +4. Il rendimento della squadra di Allegri è semplicemente mostruoso: 11 vittorie consecutive, 0 gol subiti nel 2018; 8 punti persi in 27 partite giocate. Avete letto bene: 8 punti persi, perché la classifica recita 23 vittorie, 2 pareggi e altrettante sconfitte. L’ultimo avversario ad essere superato con banale facilità è stato l’Udinese: 2-0, un rigore fallito e il lusso di non aver schierato per vari motivi: Mandzukic, Matuidi, Cuadrado, Pjanic, Bernardeschi, Lichtsteiner, Alex Sandro. E pure Gigi Buffon.

    Il Napoli, che nelle ultime due partite ha conquistato un unico punticino, senza colpe particolari sembra aver ristretto le sue ambizioni. Ma non per questo è intenzionato ad arrendersi facilmente. Dicono che il bel gioco paga. Verità. Ma paga pure essere cinici e concreti, come lo è la Juventus che con i suoi avversari sa essere spietata.

    La Serie A, quest’anno, è molto più divertente degli ultimi anni: avvincente la lotta scudetto, indecifrabile quella per i rimanenti due posti in Champions. Perché il risveglio di André Silva in gol al 94’ obbliga il Milan a credere nel quarto posto, che oggi dista 6 punti (ma c’è una partita da recuperare rispetto alla Lazio).

    Che bella anche la lotta per evitare la B: Verona, Spal e Crotone hanno risucchiato Sassuolo, Chievo e Cagliari.

    Mancano 10 giornate. E ne vedremo delle belle.

  • Il Napoli sfrutta al meglio il “super regalo” fatto dalla Spal e torna a -2 dalla Juventus. Campionato riaperto da un gol di Albiol che ha sbloccato una partita molto più complicata di quanto fosse lecito pensare alla vigilia.

    La Spal ha ipnotizzato la Juve con le armi a sua disposizione: grandissima intensità, attenzione in fase di non possesso e densità (Semplici ha optato per i cinque centrocampisti contro i due della Juve), ma ha sfruttato anche una serataccia di una squadra che dopo 12 vittorie consecutive si è riposata. Così il posticipo del “San Paolo” si è trasformato in una partita fondamentale: bene il Genoa nella prima parte, male Hamsik che si infortuna e troppo egoista Mertens. Nella ripresa troppo importante vincere e dopo lo scossone dato da Sarri negli spogliatoi il Napoli ci ha provato con maggiore convinzione.

    Sempre più avvincente la lotta per due posti in Champions. La Roma è al terzo successo consecutivo, mentre la Lazio che si era entusiasmata a Kiev, continua a balbettare in campionato. Il pareggio interno con il Bologna costa il sorpasso dell’Inter. E proprio la squadra di Spalletti è stata la vera rivelazione di giornata: un dominio totale e incontrastato non solo per i 5 gol, ma anche per la traversa, le parate di Viviano e per una serie di giocate che i tifosi attendevano da tempo. Ora la Lazio deve temere pure il ritorno del Milan: sotto alla fine del primo tempo, nel secondo tempo Gattuso ha visto quanto voleva.

    La reazione rossonera ha spinto il Chievo sempre più giù, in una zona pericolosissima. Se il Sassuolo ha conquistato tre punti meritandoli, il Cagliari è stato parecchio fortunato: 80’ di nulla, poi l’ingresso di Farias al quale ha fatto seguito un cambio rivedibile di De Zerbi (fuori Djuricic per Billong) e i due gol nel recupero hanno regalato tre punti che formalmente cancellano la parola crisi (anche se la gara va analizzata con attenzione).

    Facile capire chi sia stato l’uomo copertina: con 4 gol Mauro Icardi si riprende l’Inter, in attesa di conquistare la maglia “numero 9” della nazionale argentina.

  • Se l’inizio di settimana non era stato dei migliori, con l’uscita “sfortunata” di un ospite televisivo, ora Juventus-Inter ha ciò che si merita: un palcoscenico fatto di fair-play e stadio tutto esaurito. Peccato per l’assenza di Buffon, mentre Allegri potrebbe decidere di spedire in panchina Dybala che, anche se non lo ammetterà nessuno, deve riflettere su alcune prestazioni che nulla hanno a che vedere con la sua classe.

    Juventus e Inter (con il Milan) hanno fatto la storia del nostro calcio e, quando si incontrano, smuovono le coscienze anche dei tifosi più tiepidi, ma se si incontrano con una squadra in testa alla classifica e un’altra (reduce da sei scudetti vinti e dal passaggio del turno in Champions) terza l’attesa è massima.

    Massimiliano Allegri ha dimostrato di essere un grande allenatore, perché senza fare proclami ha sempre escluso chi gli offriva meno garanzie e, se il gioco non è spettacolare poco importa: battere la Juventus è difficilissimo proprio per quegli schermi protettivi davanti alla difesa che bloccano ogni offensiva.

    L’Inter, quest’anno, ha soprattutto certezze. Spalletti ha allenato la squadra in campo, ma ancor di più lo ha fatto nello spogliatoio, trasformandosi in “strizzacervelli”. L’allenatore che aveva vissuto un’annata brillante, ma difficile, a Roma, ora sembra poter fare solo il suo lavoro e questo lo agevola. Spalletti ha scelto una formazione, la squadra lo sa, ma chi entra lo fa con il sorriso. E con voglia di far bene.

    E ora che la partita inizi. Perchè uno Juve-Inter così lo attendevamo da tempo.

  • Una sconfitta della Juventus (3-2 contro la Sampdoria) fa sempre notizia. Non potrebbe essere altrimenti, quando una squadra vince sei scudetti consecutivi è la favorita di ogni partita.

    Ma il campionato dei bianconeri, che comunque, sono terzi con un punto di vantaggio sulla Roma (che ha una gara in meno) non convince totalmente.

    Douglas Costa e Bernardeschi (utilizzato inizialmente alle spalle di Higuain) faticano a inserirsi e raramente incidono, mentre di Howedes non c’è traccia e Matuidi per Allegri è il primo cambio di Khedira e Pjanic, centrocampisti titolari. Detto così i soldi spesi in estate non sembrano fruttare oppure, se preferiamo guardare il bicchiere mezzo pieno, rinforzare la Juve è molto arduo vista la forza del gruppo che lo scorso anno ha vinto lo scudetto, la Coppa Italia e ha giocato la finale di Cardiff contro il Real Madrid.

    Se la Juventus ha fatto fragorosamente notizia, l’Inter continua a vincere, magari giocando meno bene di quanto Napoli e Roma, ma vince, che è ciò che spesso conta. Il primo tempo contro l’Atalanta non ha convinto, ma la ripresa con Borja Valero più nel cuore della partita è piaciuta maggiormente. Di certo Mauro Icardi è un rapace d’area di rigore e i suoi morsi sono sempre letali.

    La tredicesima giornata ha allungato la classifica e ribadito le perplessità sul Milan. Ma anche da Torino e Fiorentina ci si può attendere qualcosa in più.

    Ps: oggi per il calcio italiano è una giornata campale. Nel pomeriggio è previsto un Consiglio Federale che potrebbe azzerare i vertici decisionali della Federazione. In serata ne sapremo qualcosa di più, ma la mancata qualificazione ai Mondiali sta iniziando a sortire i primi effetti. Vedremo se si tratterà di una valanga o solo di una palla di neve.

  • Una giornata in meno. Due punti in più di vantaggio sul Napoli. Tra le prime dieci della classifica la Juventus è l’unica a segnare, perché le altre non riescono neppure a mettere a segno una rete striminzita. Che dire ancora. Miglior attacco, miglior difesa, logica la miglior differenza reti.

    Dove finisca la scudetto non è difficile prevederlo. Ancora una volta una trentina di minuti sornioni, senza particolari scossoni. Poi si infortuna Pjanic, entra Douglas Costa che non sembrava dover essere impiegato e il brasiliano regala tre prodigi che stendono la Sampdoria. E spingono il Napoli (infrantosi su Donnarumma) a -6. Sei giornate alla fine, sei punti da recuperare, il gioco che non fluisce più come prima. Il Napoli non gioca più il calcio più bello, gioca semplicemente un bel calcio.

    La lotta Champions sembra privilegiare ancora Roma e Lazio. Dell’Inter, invece, ci vien da dire: perché la squalifica di Brozovic ha porato al cambio di modulo? Perché la difesa a tre? Evidente, invece, che a fine anno il fosforo di Borja Valero dovrà essere sostituito da chi avrà più mobilità.

    La lotta retrocessione ci regala un Benevento orgoglioso, un Verona impalpabile e indecifrabile. Ottima la Spal, alla quale Semplici ha dato un’identità. Il Crotone nelle prossime sei partite dovrà affrontare: Juventus, Napoli e Lazio; c’è chi è più fortunato.

  • Doveva essere la giornata di Juventus-Inter, un pareggio nel quale la Juve ha attaccato e l’Inter si è chiusa ha spinto molti a parlare di tattica. Sinceramente ci saremmo attesi uno spettacolo diverso, magari con due squadre che si affrontavano a viso aperto, preferendo la tecnica alla tattica.

    Archiviato il “derby d’Italia”, così ci siamo concentrati sulla Roma, una vittoria sul campo del Chievo sarebbe valsa il -3 dall’Inter con una partita da recuperare. Niente, Sorrentino ha sbarrato la strada… E così è stato 0-0 anche per la Roma.

    Poi è toccato al Napoli, che da qualche giornata non è più la squadra brillante di inizio stagione. Tutti gli indizi (vittoria zoppicante con l’Udinese, sconfitte con Juventus e Feyenoord) hanno trovato conferma nello 0-0 con la Fiorentina, che acquisisce sempre più personalità.

    In vetta deve giocare ancora la Lazio, potrà essere lei a beneficiare di tre 0-0, ma il Toro è la squadra che nel 2017 vanta il maggior numero di pareggi nei cinque principali campionati d’Europa. Quindi…

    A questo dobbiamo porci una domanda: cosa ci lascia la due giorni della serie A? Ci lascia la prima vittoria del Milan di Gattuso, ci lascia un Milan più brillante e meno compassato, capace di conquistare tre punti. La strada, per convincere è ancora lunga, ma l’atteggiamento è piaciuto. E per una volta il cuore sembra avere la meglio sulla tattica.

  • Per un attimo lungo 51 minuti, abbiamo pensato che dall’uovo di Pasqua si stagliasse la figura di Leonardo Bonucci. Il gol segnato alla “Stadium” nel quale aveva vinto sei scudetti prima di appoggiare la porta con una certa violenza e chiedere di essere ceduto, sapeva tanto di sentenza. E poi il Milan stava giocando bene, mentre la Juventus arrancava con un 3-5-2 nel quale trovavano posto sugli esterni Lichtsteiner e Asamoah, mentre Douglas Costa e Cuadrado erano solo autorizzati a guardare dalla panchina.

    L’1-1 tra Juventus e Milan era un’ottima notizia per il Napoli, che aveva dovuto accontentarsi del pareggio in rimonta con il Sassuolo. Un Napoli che ancora una volta aveva dimostrato che l’esame di maturità è piuttosto indigesto e la tesi di laurea molto lontana. Perché se si vuole vincere lo scudetto e bisogna recuperare sulla Juve certe partite vanno vinte per forza.

    Ma mentre Bonucci stava per vestire gli abiti dell’eroe di giornata, mentre ci apprestavamo a scrivere della rivincita di Leo che non si è sentito apprezzato fino in fondo, alla sua prima presenza nel 2018, Cuadrado con un colpo di testa ha detto a tutti che la ricreazione è finita. La Juve è a +4. E il settimo scudetto è sempre più vicino.

  • Napoli e Juventus vincono a modo loro. Il Napoli giocando bene, la Juventus per abitudine, perché il commento di Allegri è esaustivo: “Se non riesci a fare quello che hai provato in allenamento, devi lasciar finire il primo tempo e fare altro…”.

  • Alzi la mano chi vedendo Lazio-Juventus non abbia esclamato: “Ma la Juve è tutta qui?”. Oppure sia andato giù più pesante con un: “Questi vorrebbero vincere lo scudetto?”. La Juve all’Olimpico ha giocato male, non ha creato praticamente nulla, disputando la partita più piatta dell’anno. Ma... Ma a 30 secondi dalla fine un gol di Paulo Dybala le ha regalato la vittoria. Dal nulla, Dybala ha segnato un gol che può valere lo scudetto. E che ha condizionato la partita del “San Paolo”.

    Il gol segnato al 93’30’’ non sposta di una virgola il giudizio sulla prestazione e lo sanno per primi i tifosi della Juventus, che per avanzare in Champions contro il Tottenham ci sarà da giocare con più intensità. Però, il gol di Dybala ha spostato gli equilibri.

    A Napoli, infatti, durante gli ultimi minuti di Lazio-Juventus c’era chi sognava il +6 sui bianconeri. E c’era chi, questo sogno, lo accarezzava con sfrontatezza, quella stessa sfrontatezza che ha fatto dichiarare a un dirigente, Nicola Lombardo (ex caporedattore di Sky TG 24 e SkaySport, quindi uno che dovrebbe saper pesare le parole) che: “Quest’anno almeno 15 o 16 volte gli avversari hanno chiesto all’arbitro di non far disputare il recupero”. Ai più queste dichiarazione sono parse un’esagerazione, una caduta di stile. Pagata alla prima occasione utile.

    Il gol di Dybala ha affievolito le forze del Napoli, che dopo aver segnato il gol del vantaggio ne ha subiti 4 (poco importa che Mertens abbia segnato la rete del 2-4). Un poker negativo che ha avvicinato la Juventus, che ora ha un punto e una partita in meno della squadra di Sarri.

    E così, un sabato all’improvviso la Juventus ha messo una mano sullo scudetto!

  • Sarà il King Abdullah International Stadium di Gedda (62241 posti a sedere) la cornice della 31a edizione della finale di Supercoppa italiana. Si affronteranno la Juventus (in qualità di campione d’Italia, oltre che detentrice della Coppa Italia) e il Milan(in quanto finalista della coppa nazionale). Analizziamo la sfida prendendo in esame i dati della partita di campionato disputata tra le due compagini.

    La squadra di Allegriaveva vinto la partita grazie alle reti di Mandzukic(colpo di testa all’altezza del secondo palo su cross di Alex Sandro) e Cristiano Ronaldo(tap-in dopo la respinta di Donnarumma sul tiro di Joao Cancelo), mentre per l’undici di Gattusoera stato determinante l’errore dal dischetto di Higuain.

    I dati della partita hanno dimostrato come i bianconeri siano stati superiori agli avversari per possesso palla (58% a 42%), passaggi riusciti (89% a 87%), tiri totali e in porta (14 e 6 contro 5 e 2), angoli (5 a 2), duelli vinti (57% a 43%), contrasti aerei (54% a 46%), tackle (66% a 44%) e dribbling riusciti (64% a 53%). I rossoneri hanno prevalso per contropiedi effettuati (14 a 6) e falli commessi (16 a 9). 

    Gli uomini copertina della sfida sono Cristiano Ronaldo e Gonzalo Higuain. Il numero 7 bianconero vuole ripetersi dopo la rete segnata nell’ultimo incontro tra le due compagini e desidera sollevare il primo titolo con la sua nuova squadra, mentre il 9 rossonero è bramoso di riscattare l’opaca prestazione fornita nella partita di campionato (rigore sbagliato ed espulsione), quale miglior partita per farlo?

    Dati forniti da Instat Scout e Sics

  • Alla fine ha segnato Marione! L’ha decisa Mandzukic, l’uomo al quale Allegri non vorrebbe mai rinunciare. Juventus-Inter, terminata 1-0, è stata una bella partita, perché per un tempo c’è stato equilibrio o, forse, la squadra di Spalletti ha giocato meglio, creando un paio di occasioni di quelle che anderebbero concretizzate.

    La Juve per un po’ ha sofferto perché Cancelo a destra andava a sbattere contro Perisic e non poteva garantire la spinta di sempre. Così Allegri ha spostato il portoghese a sinistra, dove difronte aveva Politano che non avendo le doti atletiche del croato non ha potuto arginare il portoghese. Nella ripresa la Juventus è piaciuta di più (ha pressato più alto rendendo difficile l’avvio della manovra avversaria) e ha segnato su una punizione battuta celermente con l’Inter che si era assopita lasciando libera la fascia sinistra.

    Vincere 14 partite e pareggiarne su 15 è un record clamoroso, difficilmente battibile, ma per descrivere la Juve sono già stati spesi tutti gli aggettivi possibili e immaginabili. Allora proviamo a guardare il bicchiere mezzo pieno di chi è uscito dall’“Allianz Stadium” sconfitto, ma non battuto.

    L’Inter per più di 45’ ha messo in difficoltà la Juventus, cosa che era riuscita solo al Napoli. E questo, nel lavoro di Spalletti, è importante, perché è la dimostrazione che la squadra c’è, necessita solo di qualche aggiustamento, che in estate sarà effettuato.

    La Juventus, invece, si scopre ogni giorno più forte: Mandzukic è fondamentale quanto Cristiano Ronaldo. Il croato, che in passato si era sacrificato anche in fase di copertura, è tornato a essere un attaccante che in area di rigore fa sentire tutto il suo peso e la sua cattiveria agonistica. Latita invece Dybala, che sembra soffrire la presenza di Cristiano Ronaldo.

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