Una cornice di pubblico fatta di 7064 spettatori, piccolo grande record di presenze in una finale organizzata dalla Federazione, un bel sole caldo che scalda gli animi di una Como che conosce bene il calcio femminile ma che al Sinigallia, quel Sinigallia che sul fronte maschile sta vivendo una stagione da sogno in serie A dopo anni di assenza, non lo aveva mai provato così, con i brividi di una finale vere, le giocate, le emozioni e l’inno di Mameli in versione “rock” che dà il là alle danze.
La partita
Poi c’è la Juve che di accontentarsi della Scudetto proprio non ne vuole sapere e così sfrutta al meglio tutte le sbavature di una Roma pasticciona, mettendoci la classe e la magia di un gruppo che proprio quest’anno è tornato a dettar legge in Italia. Girelli la sblocca dal dischetto, Cantore fa 2-0 in contropiede, Thomas sfrutta al meglio una palla in area e ancora Girelli, ancor prima del duplice fischio, trova persino il poker di testa.
Una Roma tramortita si ripresenta in campo nella ripresa con almeno l’orgoglio e la volontà di rendersi pericolosa, ci riesce con qualche palla in area su cui, però, non è abbastanza cinica, ma ciniche non lo sono nemmeno Bonansea e Cantore che potrebbero persino incrementare il gap.
Finisce con la Juve in festa, con Max Canzi, nostro relatore un anno fa a Coverciano, che al primo anno su questa panchina conquista due trofei e che il prossimo punterà, certamente, anche a qualcosa in più a livello europeo. Ma per adesso si gode la festa rigorosamente dai sorrisi larghi e a tinte bianconere.
La sala stampa
Così il tecnico bianconero al termine: “Nelle cose ci vuole equilibrio, abbiamo festeggiato lo Scudetto e non ci ha nuociuto come qualcuno pensava, ma le ragazze queste partite difficilmente le sbagliano, sono le partite dove vedi che ti va tutto bene, prendi un rigore su uno schema provato, rubi palla su un loro errore e fai gol, un tiro deviato che va dentro, avevamo in mano un’opportunità straordinaria, l’ho detto alle ragazze a fine primo tempo e non potevamo lasciarcelo sfuggire“.
“Ora vacanze? Direi di sì., siamo tutti molto stanchi. Ci lasciamo alle spalle un anno intero dove abbiamo pedalato forte, questa era la 40ª gara ufficiale, abbiamo lavorato per 44 settimane e messo in fila 201 sedute di allenamento, sono contento di fine oggi e non c’era modo migliore per farlo“.
Più amareggiato, invece, Alessandro Spugna, che noi de “Il Nuovo Calcio” rivedremo in versione docente nel master Prime Squadre che si terrà a Coverciano il 21 e 22 giugno. “Se dopo 21 minuti fai due regali così metti la finale in un binario che non è quello che volevi, non siamo mai entrati in partita, questa è la verità ed è troppo poco per poter provare a vincere una finale, se neanche ci provi è peggio che perderla all’ultimo minuto dopo aver dominato, mi scuso con tutti i tifosi venuti da Roma, abbiamo offerto uno spettacolo non all’altezza“. Poi conclude: “È stata una stagione in cui tanti alti e bassi, sicuramente le aspettative erano più alte, portiamo a casa una Supercoppa e la qualificazione in Champions, che non era scontata perché ora il livello si è alzato“. E sulla nuova competizione, che anche Rita Guarino aveva commentato nell’intervista pubblicata sul numero di aprile, afferma: “I calendari ora saranno fittissimi ma è una competizione che mi piace, se si vuole alzare il livello bisogna giocare di più e giocare partite di livello assoluto, allora ben venga anche questo cammino“.
Mariella Lamonica


