Quanto è importante usare la video analisi nel settore giovanile, sia professionisti sia dilettanti. L’abbiamo chiesto a Giuseppe Foti, match analyst del Verona, che ci ha chiarito come le immagini siano determinanti. E come si può reperirle.
Un percorso, quello di match analyst iniziato nel 2019, grazie a un corso organizzato proprio dall’Hellas (i primi due classificati nel test finale sarebbero stati inseriti negli organici delle squadre gialloblu). Poi lo stop per la pandemia, momento sfruttato per aggiornarsi e riprendere ancora con più energia: alla Primavera, squadra che Giuseppe Foti (nella foto) segue da allora. Sarà lui il nostro traghettatore all’interno del mondo della video analisi nel settore giovanile. Sì, escluderemo parzialmente l’utilizzo dei dati, spesso disponibili solo ad alto livello, per concentrarci su ciò che l’allenatore dilettante, in particolare di settore giovanile, può fare con le immagini. Immagini, ormai fondamentali per il mister moderno, lo specifichiamo subito, specialmente correlate alla propria squadra.

Giuseppe, come e quanto la video analisi può aiutare il calcio dilettantistico, in qualsiasi categoria?
«Molto, e ti porto il mio esempio da giocatore. Facevo il portiere, Promozione e Prima categoria, non ero un fenomeno, però cercavo sempre spunti per migliorare. E a volte ripenso alle possibilità che non ho avuto perché non c’erano i video. Mi avrebbero agevolato, magari mi sono perso qualcosa che, riguardandomi, potevo perfezionare. Ecco, questo è il grande vantaggio delle immagini per il giocatore: rivedersi e trovare spunti per diventare più bravi. Se aiutato dai propri allenatori, in un circuito sistemico, ancora di più. Sarebbe stato efficace per me quando ero “grande” e giocavo, figurati nel settore giovanile che potenzialità ci sono.»
Parliamo quindi di video analisi nel settore giovanile: quali sono i presupposti?
«Che può, anzi deve, essere utilizzata per migliorare i ragazzi. Niente studio sugli avversari nel vivaio, meglio la valutazione di ciò che si fa in partita e in allenamento. Adoperando poi una telecamera posizionata in una zona elevata, si ha un punto di vista differente e si scorgono particolari utili. Questo vale sia in partita, quando l’allenatore è anche preso dall’emotività dell’incontro, sia in allenamento.»
«In tal caso può capire come si sono allenati i ragazzi individualmente. Di solito l’attenzione è sul gruppo; rivedendo la sessione ripresa si possono notare aspetti che durante l’allenamento possono essere scappati. Faccio un esempio semplice e un po’ estremizzato: abbiamo lavorato sul reparto difensivo che è stato contrapposto a quello degli attaccanti. Abbiamo curato tutti i comportamenti di chi difende, magari ci è sfuggito il fatto che gli offensivi faticavano a segnare. Con il video questo viene a galla.»
Il consiglio quindi per tutti gli allenatori di settore giovanile, ma non solo, è quello di riprendere le sedute?
«Assolutamente. È una maniera di lavorare troppo importante: non dimenticate che oggi i ragazzi sono molto predisposti verso le nuove tecnologie. Più immagini, meno parole per certi versi. E trovare il giusto aggancio con le nuove generazioni fa la differenza. I giovani tra i 15 e i 18 anni sono perennemente col telefono in mano, sono abituati alle novità in questo campo, sono abituati a vedere, sono abituati a vedere cosa fanno loro e gli altri. Quasi come in televisione. Ecco perché i video li aiutano. Permettono di trovare aspetti che agli stessi giocatori sfuggono: sono convinti di aver fatto bene, di aver compiuto il gesto giusto, poi si rivedono e comprendono altre cose.»
Come è organizzato da voi all’Hellas il settore analisi?
«Guarda, prima c’era tendenzialmente solo quello della Primavera, oggi, grazie al lavoro del direttore Margiotta, c’è una figura di riferimento per tutte le categorie nazionali fino all’U14. Quattro dispongono addirittura di una telecamera dedicata, utilizziamo le VEO.»
Un prodotto interessante, avete una collaborazione con loro?
«Sì, un prodotto che ci permette di fare un salto in avanti in termini di professionalità e ripresa di partite e allenamenti. Non hai bisogno prima di tutto di una tribuna o di arrampicarti sui pali della luce (dice scherzando, ndr), alzi il piedistallo e riprendi. Lo porti dappertutto, è facile da usare e comodo. E, ad esempio, mezz’ora dopo il termine dell’allenamento hai il video completo. Abbiamo anche la possibilità del live, quindi è successo che il direttore volesse vedere un allenamento dal vivo, ma ogni tanto dava un’occhiata a una partita che si stava disputando da un’altra parte. E anche l’interfaccia a posteriori è piacevole e snella.»
Come mostrate i video ai ragazzi?
«Organizziamo delle riunioni individuali con i calciatori in cui focalizziamo l’attenzione su un aspetto pratico, magari come si affronta un duello 1>1 con un difensore, oppure come crossa un centrocampista o uno smarcamento dell’attaccante. Andiamo a ricercare i dettagli in partita, poi in allenamento, sia quando sono stati bene eseguiti – è importante il feedback positivo – sia quando c’è da aggiustare qualcosa. È capitato qualche volta di fare anche delle riunioni di reparto, principalmente per la fase difensiva.»
«È chiaro che bisogna sempre sapere con chi si ha a che fare: ci sono ragazzini che gradiscono rivedersi, capire per migliorare e puoi proporre loro diverse situazioni, mentre altri sono un po’ più restii. C’è chi “conta i fili d’erba” e chi è meno interessato. La nostra bravura, e quella dell’allenatore che deve assolutamente credere in questa modalità operativa, è di far capire l’importanza, piano piano, un video alla volta.»


