Serve un’inversione di rotta. Basta corride, sì al gioco. Vero!

Serve un’inversione di rotta. Basta corride, sì al gioco. Vero!

Uno dei tanti episodi di violenza, quello di Volpiano per la precisione, con un genitore che entra in campo e una rissa tra i giovani calciatori, ha dato il là a questo approfondimento che ha coinvolto, in questo scritto, diverse figure del nostro mondo: Ferretto Ferretti, il nostro direttore; Alessandro Zauli, allenatore in un club dilettantistico; Salvatore Principato, tecnico e insegnante; Attilio Sorbi, docente del Settore Tecnico; Alessandro Crisafulli, promotore del progetto “Scuola Genitori Sportivi”. Lo “speciale” prosegue con altri articoli come l’intervento di una psicologa (Barbara Rossi), di un ex arbitro, ora al sindacato dei direttori di gara (Giuseppe Fonisto), e al coordinatore dei progetti sociali della LND (Luca De Simoni). Perché una cosa è certa: bisogna capire come cambiare!

Il calcio giovanile dovrebbe essere il luogo della scoperta, del gioco e dell’amicizia. Un campo di allenamento dovrebbe profumare di erba bagnata, di sorrisi e di sogni, non di urla, minacce e tensione. E invece, troppo spesso, assistiamo a scene che non appartengono a questo universo: insulti dagli spalti, genitori che si trasformano, allenatori che dimenticano di essere educatori, arbitri giovanissimi riempiti di parole che lasciano cicatrici più profonde di un fallo di gioco. La violenza, sia verbale sia fisica, non è mai uno sfogo innocuo: è un veleno che corrode la passione dei ragazzi, che spegne l’entusiasmo, che fa del male a tutti, non solo a chi la subisce. Senza rispetto non c’è gioco, senza arbitri non c’è partita, senza educazione non c’è futuro. E allora dobbiamo chiederci: che messaggio stiamo dando ai nostri figli? Che tipo di adulti vogliamo che diventino? Lo sport, e in particolare il calcio, ha un potere straordinario: può insegnare la disciplina, la collaborazione, la resilienza, il rispetto. Ma per farlo, ha bisogno di noi: genitori, allenatori, dirigenti, tifosi. Ha bisogno del nostro esempio, non della nostra rabbia. Che spesso si trasforma nella rabbia dei ragazzi.

Formare persone, non classifiche

L’apertura di questo giro di opinioni non può essere che del direttore de Il Nuovo Calcio, docente al Settore Tecnico di Coverciano, Ferretto Ferretti.

Perché questo approfondimento, direttore?
«Prima di tutto perché non possiamo permetterci di dare per scontato certi temi. Il “nostro” calcio, quello dei vivai e dei dilettanti, necessita di una riflessione profonda sull’argomento, perciò abbiamo voluto questo “speciale” e coinvolto professionalità diverse. Poi, come “media” portatore di significati e divulgatore di cultura, permettimelo, desideriamo evidenziare il vero ruolo di chi fa informazione. Un ruolo che non può raccontare i fatti senza verificarli fino in fondo, creando percezioni distorte. L’ultimo caso, ad esempio, inizialmente è stato letto nella maniera sbagliata: la comunicazione ha fatto sembrare vittima un ragazzo che è stato la causa di tutto. Questo ci insegna che serve grande responsabilità nel raccontare episodi così delicati: il calcio non può permettersi fraintendimenti quando si parla di giovani, educazione e rispetto. Il calcio necessita di parole giuste, pesate, non buttate lì a caso.»

Leggi l’articolo completo su Il Nuovo Calcio di ottobre, numero 391, disponibile in versione cartacea e digitale.

Foto: Imago.