Mario Beretta: «Entusiasmo e competenza oggi, per il calcio di domani!»

Mario Beretta: «Entusiasmo e competenza oggi, per il calcio di domani!»

Luca Bignami

Parla Mario Beretta, il neo-presidente del Settore Tecnico della FIGC: di formazione degli allenatori, dell’evoluzione del Gioco, di prospettive e di futuro. Un futuro fatto di un’azione di sistema, coordinata tra le istituzioni e le varie agenzie educative. Un futuro per… le nuove generazioni.

Un presidente che viene da un lungo percorso, dalla gavetta o dalla “strada”, come si dice spesso, un percorso che lo ha visto protagonista in maniere sempre differenti. Così ci sentiamo di parlare di Mario Beretta, nuovo presidente del Settore Tecnico FIGC, eletto a fine dicembre. Mario lo conosciamo molto bene, ha collaborato con la rivista fin dai primi numeri, è stato compagno di ISEF del nostro direttore, milanese di nascita, cittadino d’Italia per le tante squadre allenate, del Mondo per la sua passione, confessata più volte, per i viaggi.

L’abbiamo ascoltato con estremo piacere nella nostra redazione per capire lo stato del calcio italiano, l’evoluzione del gioco e il suo nuovo incarico: «Il Settore Tecnico ha la sua centralità nei corsi della Scuola, ma ha anche una sezione medica, una per lo sviluppo del calcio giovanile, un centro studi e il laboratorio di metodologia». Non potevamo, però, che cominciare dal suo percorso, perché ogni momento racconta una storia e ogni storia segna un apprendimento.

La carriera di Mario Beretta

Mario, prima giovane calciatore, poi studente all’ISEF Milano, allenatore di bambini e ragazzi, insegnante a scuola, tecnico di prima squadra nei dilettanti, nei professionisti, responsabile di settore giovanile e infine docente al Settore Tecnico, di cui ora sei Presidente. Cosa puoi dirci, cosa ti ha lasciato ogni tappa della tua storia sportiva?
«Il calcio era quello di un’altra epoca, si giocava con gli amici, in giro per le strade. Solo a 12-13 anni sono entrato in una società sportiva. Quel mondo mi ha lasciato una grande passione verso il gioco, la bellezza di dire… esco e vado a giocare. Sempre. Tutti i giorni. Ecco, per me era la massima espressione del calcio, divertente, che faceva migliorare. ISEF e insegnamento a scuola prima, poi nei club calcistici, sono andati avanti di pari passo. Era formazione, una formazione che ti faceva essere subito responsabile. Dovevi “fare le cose”, non solo studiare. Ricordo ancora, ho incominciato coi Pulcini del Centro Schuster di Milano, una palestra incredibile, gli errori li fai, è innegabile, ma ti aiutano a migliorare. Non dimentichiamo che eravamo lontano anni luce da ora, dove l’informazione gira molto velocemente.» […]

Mario Beretta
© Settore Tecnico FIGC

Partiamo allora dagli allenatori italiani: a detta di molti sono tra i più bravi al mondo e sicuramente insieme ad argentini e spagnoli quelli più “ricercati”. Qual è il nostro tratto distintivo, la qualità che reputi più importante?
«L’adattamento, parlo al contesto, alla squadra, all’ambiente esterno, agli obiettivi da raggiungere. E poi nel campionato italiano, dal punto di vista tecnico-tattico, devi saperci fare. In ogni partita, a qualsiasi livello, sei sempre messo alla prova. Il nostro calcio è una fucina di idee, di strategie, di tattiche… devi farti trovare pronto e non farti sorprendere.»


Il Nuovo Calcio, febbraio 2026, numero 394.

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