L’unicità de La Masia. Perché il Barcellona sarà sempre un club differente

L’unicità de La Masia. Perché il Barcellona sarà sempre un club differente

Un posto unico, studiato, analizzato, soprattutto invidiato da tutti. Una delle più importanti “cantere” del mondo. Qui nascono i campioni di un domani sempre più vicino.

A livello di impatto mediatico, nulla può superare la foto della premiazione del podio del Pallone d’Oro 2010: tutti e tre i giocatori erano stati formati dalla stessa scuola di calcio, la mitologica Masia del Barcelona Futbol Club. I nomi li conosciamo tutti: Leo Messi, Xavi e Iniesta. Tre fenomeni irripetibili. Se pensiamo alla squadra blaugrana che vediamo oggi notiamo che in campo si scambiano la palla Lamine Yamal, Pau Cubarsí e Gavi, due 2007 e un 2004 che potrebbero tranquillamente frequentare il podio di France Football, e nemmeno tra troppi anni.

Non è tanto per fare paragoni tra questo e quel giocatore, il calcio muta molto in fretta ed è quasi inutile accostare calciatori di epoche differenti: qui si vuole celebrare la scuola che li ha selezionati da bambini, formati e fatti diventare grandi.

Innanzitutto il nome e il luogo. Con “masia” si intende una tipo di costruzione rurale diffusa in tutta la regione autonoma della Catalogna. La Masia di cui ci occupiamo è quella della località di Can Planes che nel 1979 diventa la casa delle giovanili del Barça. Lo sarà fino al 2011 quando viene costruita una nuova struttura all’interno della Ciutat Esportiva Joan Gamper (il nome è quello del fondatore del club, uno svizzero di Winterthur a cui è stato pure “catalanizzato” il nome, visto che l’originale è Hans). 

Il luogo è diventato famoso, appunto, come la scuola calcio del Barcellona, soprattutto dal momento in cui il club ha vissuto la rivoluzione di Johan Cruyff, il tecnico che ha cambiato la storia del calcio per ben due volte, prima con i piedi e poi con la testa, prima con la maglia dell’Ajax e dell’Olanda, poi con quella blaugrana.

L’eredità di Johan

Una parola chiave che l’inarrivabile olandese portò con sé sul Mediterraneo è chiara: “disfruta”, goditela, divertiti, assapora quello che stai facendo. Un richiamo naturale allo spirito delle origini della passione per il calcio, quello della giovinezza, quello senza orari. Quello, appunto, dove vuoi continuare ad attaccare, dove vuoi andare a fare gol. Vincere, certo, ma quella era una conseguenza. Quella parola, Johan la fa rimbalzare all’interno de La Masia dopo averla pronunciata nello spogliatoio di Wembley, poco prima di mandare la sua squadra in campo, dove vincerà la prima Coppa dei Campioni della sua storia.

Foto: Imago.