Giuseppe Raffaele. Un’Audace intensa, aggressiva e dinamica

Giuseppe Raffaele. Un’Audace intensa, aggressiva e dinamica

Alberto Nabiuzzi

Nel girone C di Serie C c’è una squadra che sta sorprendendo tutti. Ha guidato la classifica nell’ultimo periodo, poi complici un paio di fallimenti (Taranto e Turris) che hanno rivoluzionato la graduatoria e qualche passo falso si trova a cinque giornate dalla fine (momento dell’intervista al mister) a lottare con l’Avellino, squadra costruita per… vincere. Parliamo dell’Audace Cerignola, guidata in panchina da Giuseppe Raffaele. Smette di giocare molto giovane, a 30 anni, a causa di un infortunio e – quasi per scherzo, ci dice – comincia in panchina. Eccellenza siciliana, poi Serie D e quindi ora a Cerignola, dove è arrivato l’anno scorso a stagione in corso, a marzo precisamente.

Serie C, girone C, un campionato impegnativo, cominciamo dal contesto in cui scendete in campo.
«La Serie C è un torneo difficile, con squadre blasonate e allenatori esperti. E tanti investimenti. Benevento, Catania, Avellino… noi siamo partiti con l’idea di fare un buon campionato e consolidare il lavoro dello scorso anno dopo la salvezza, ma non pensavamo di trovarci tra i primi a poche giornate dalla fine. Ci siamo costruiti con l’impegno, con il “quotidiano”, acquisendo consapevolezza giornata dopo giornata.»

Il calendario è stato alquanto particolare, specialmente nel girone di ritorno, adattarsi è una parola chiave…
«Diciamo che quest’anno abbiamo avuto un “girone” frammentato, con partite distribuite in modo irregolare. Questo ha richiesto continui adattamenti nella preparazione. Abbiamo una rosa con giocatori esperti e giovani, quindi trovare il giusto equilibrio tra intensità e recupero è stato determinante. Sai, per noi gli aspetti fisici sono fondamentali, non abbiamo una superiorità tecnica accertata, il nostro tratto distintivo è l’aggressività insieme al recupero alto del pallone. Quindi dobbiamo stare bene fisicamente. Questo ha coinvolto tutti i ragazzi nel progetto, con 17 giocatori diversi andati a segno ad esempio. Il nostro calcio si basa sulla dinamicità, sul ritmo, per forza di cosa abbiamo bisogno di tutti, di far ruotare i giocatori, magari anche adattandoli a posizioni nuove. Ora, con la fase finale alle porte, oltre alla condizione fisica, la parte emotiva fa la differenza.»

Foto: Gianni Marino.

Leggi l’intervista completa su Il Nuovo Calcio, aprile 2025, numero 385.