Fabio Pisacane. L’anima e l’identità del Cagliari

Fabio Pisacane. L’anima e l’identità del Cagliari

Luca Bignami

L’intervista con l’allenatore del Cagliari Fabio Pisacane, promosso a inizio stagione dalla Primavera alla prima squadra. Pensieri in libertà, di tattica e di strategia, di valori e di giovani.

«L’allenatore, al di là di tattica e strategia, deve dare un’anima alla squadra. Un’anima che passa dal far sentire tutti protagonisti del progetto e arriva, non a evitare le tempeste, ma ad attraversarle con la barra dritta.» Vogliamo aprire con questa riflessione, in verità conclusiva dell’intervista, la lunga “chiacchierata” con Fabio Pisacane, tecnico da questa stagione del Cagliari. Perché, insieme al concetto di identità, rappresenta la forza di qualsiasi squadra. Una forza che proviene da dentro noi stessi, più in profondità del cuore, fatta di valori ed etica, di progetti condivisi e voglia di imparare con tanta curiosità. Questo è quello che ci ha trasmesso l’allenatore napoletano, con un passato dalle diverse vicissitudini, che lo hanno formato e temprato, ma su cui non desideriamo tornare. Perché, come ci ha fatto arrivare tra i vari temi toccati, bisogna guardare avanti. Sempre. Anche attraverso le tempeste! 

Partiamo dagli inizi, dal momento in cui hai capito che volevi fare l’allenatore. Come è successo? 
«Faccio un passo indietro, ripenso al mio percorso da giocatore. È stato un viaggio di crescita continua. Ho giocato in tutte le categorie, ho vissuto momenti difficili e altri bellissimi; tutto ciò mi ha formato come uomo, mi ha fatto capire che avevo dentro qualcosa da trasmettere. Mi ha fatto capire, anche quando giocavo, che potevo allenare. Guarda, alleno da solo quattro anni, ma allenare è una vocazione, è – passami il paragone – come fare il prete. Non puoi svegliarti una mattina e dire: “Oggi alleno”. Devi essere predisposto, devi avere qualcosa dentro di te. E nel mio vissuto da giocatore ho appreso l’importanza dell’empatia, dell’aver vissuto situazioni ad alto livello, conosco le paure di un calciatore, i silenzi, la fatica. Tutte cose che mi aiutano ora nel quotidiano. Facevo il difensore, questo – riflettendo a posteriori – mi ha insegnato l’equilibrio di squadra. Insomma, tornando alla tua domanda, ho capito che potevo allenare già quando giocavo.» 


Foto: Imago.

Leggi l’articolo completo su Il Nuovo Calcio di novembre, numero 392, disponibile in versione cartacea e digitale.