Andrea Soncin. “Con coraggio per stupire”

Andrea Soncin. “Con coraggio per stupire”

Mariella Lamonica

L’intervista al CT Andrea Soncin chiude il nostro percorso di avvicinamento agli Europei femminili in programma in questo mese in Svizzera. Con il mister delle Azzurre abbiamo fatto il punto sulla stagione appena conclusa e sul torneo continentale.

Chiedete a un qualsiasi appassionato un’immagine sulla Nazionale e sarete sommersi in un battibaleno dai ricordi più puri: ci sono generazioni che parleranno dell’urlo di Tardelli, altre di Caniggia e delle Notti Magiche, altre ancora scomoderanno Bearzot, poi c’è spazio, ovviamente, anche per Roberto Baggio, quel maledetto rigore e quelle benedette giocate, la delusione di Euro 2000, l’apoteosi del 2006 fino all’inaspettato successo dell’Europeo firmato Mancini-Vialli. E del mondo femminile cosa sappiamo? Cosa balza in testa?

Poco, troppo poco, ma la storia racconta più di quel che conosciamo. A livello europeo racconta di due secondi posti (1993 e 1997) e un terzo gradino del podio (1987), terminando due volte a ridosso del podio stesso nel 1989 e 1991 (oltre alla semifinale raggiunta nel 1984, quando non c’era la finalina di consolazione). I soli risultati non testimoniano come l’Italia sia una delle Nazionali che ha preso parte a tutte le edizioni dal 1984 ad oggi, insieme a Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Norvegia e Paesi Bassi. E tra un mese, invece, quali nuovi ricordi si mischieranno a tutto questo? Cosa racconterà l’ultima pagina di questo viaggio infinito?

Andrea Soncin un’idea ce l’avrebbe pure, certo, farla combaciare con la realtà sarà un altro paio di maniche, ma intanto la prima parte del suo sogno, ovvero esserci, è qualcosa che ha spuntato dalla lista dei desideri. Un viaggio nato dopo la nefasta esperienza del Mondiale australiano (2023), dove quasi nulla andò come ci si sarebbe aspettato, una sfida difficile che oggi ha dato un abito diverso a una Nazionale in grande crescita, o forse solo più luce a una casacca azzurra piena di storia, emozioni, gratitudine.

Prima di tuffarci nel mondo della Nazionale, partiamo dalla Serie A: cosa ci ha detto l’ultimo campionato?
«Ci ha detto che la Juventus è tornata a grandi livelli, che l’Inter è una squadra in continua ascesa, ma tanti altri club hanno fatto cose egregie portando il livello ad alzarsi anche in altre zone della classifica. Di conseguenza ci sono molte giocatrici che hanno intrapreso la strada giusta per affermarsi, e che sono già a buon punto, così come altre, invece, hanno dimostrato che il tempo passa ma non scalfisce il loro valore.»
«E poi, più in generale, in questo campionato si è alzato il livello qualitativo e il tasso tecnico e tattico, sono arrivati nuovi allenatori e quindi anche nuove idee che hanno spinto altri a cercare soluzioni alternative.»

È un campionato che ha fatto un altro passo in avanti riducendo il gap con i maggiori tornei internazionali?
«Questo percorso richiede tempo e programmazione, strategicamente sono importanti gli inserimenti che provengono dal mercato e gli investimenti nei settori giovanili, strutturando percorsi che portino a raggiungere ottimi risultati. Basta guardare le Nazionali giovanili dove c’è un nuovo coordinamento tecnico e tecnologico che lascia ben sperare per il futuro».

Leggi l’intervista completa sul numero 388 de Il Nuovo Calcio.