Settimo posto nella fase a gironi di Champions, stessi punti di Manchester City, Barcellona e Chelsea, la squadra di Borges ha sorpreso molti e portato alla ribalta giovani interessanti. In questa analisi tattica dello Sporting Lisbona i concetti del calcio della squadra portoghese.
Lo Sporting Clube de Portugal guidato da Rui Borges rappresenta oggi uno dei progetti tattici più interessanti del panorama portoghese ed europeo. Un modello che unisce rigore strutturale, adattabilità al contesto e coerenza tra fase di possesso, non possesso e transizioni. Lo Sporting non è una squadra rigida, ma un sistema elastico, capace di cambiare forma senza perdere riferimenti, in linea con le interpretazioni più evolute del calcio moderno. Il lavoro di Borges si inserisce in continuità con l’eredità lasciata da Rúben Amorim, ma allo stesso tempo ne rappresenta una naturale evoluzione.
Se lo Sporting di Amorim aveva costruito la propria identità su princìpi forti, strutture chiare e un sistema riconoscibile come il 3-4-2-1, il nuovo corso ha progressivamente ampliato il ventaglio di soluzioni, rendendo il modello più adattabile ai diversi contesti di gara. Le strutture restano solide, ma meno vincolate; i riferimenti sono chiari, ma interpretati con maggiore libertà funzionale dagli interpreti.
Questa evoluzione è emersa con forza anche in ambito europeo. La qualificazione tra le prime otto del girone di Champions non è stata un risultato episodico, ma la conseguenza di una squadra capace di gestire partite complesse, alternando momenti di controllo prolungato a fasi di attesa e aggressione mirata. Lo Sporting ha dimostrato di saper competere ad alti livelli senza snaturare la propria identità, adattandola con intelligenza.
La scuola portoghese
Uno degli aspetti centrali del progetto di Rui Borges è il legame profondo con la scuola portoghese. Il tecnico ha inserito con continuità giovani profili all’interno del sistema, valorizzandone le qualità attraverso compiti chiari e contesti protetti. I classe 2007 Quenda e Simões rappresentano l’espressione più recente di questa filosofia: giocatori giovani, ma già educati alla lettura degli spazi, al gioco tra le linee e alla responsabilità tecnica.

Accanto a loro, elementi come Diomande (2003) e Fresneda (2004) offrono un equilibrio ideale tra maturità tattica e margini di crescita, diventando pedine strutturali del modello. In questo Sporting, insomma, il talento non viene accelerato né forzato, ma integrato gradualmente in un sistema che ne favorisce lo sviluppo. La struttura collettiva sostiene il singolo, permettendo ai giovani di esprimersi senza perdere equilibrio. È una caratteristica storica del calcio portoghese, che con Rui Borges al Lisbona trova una declinazione moderna ed estremamente funzionale.
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Foto copertina: Imago.


