Katia Serra. Voce e certezza del calcio moderno

Katia Serra. Voce e certezza del calcio moderno

Mariella Lamonica

Katia Serra, ex calciatrice, docente universitaria, commentatrice televisiva: una vita spesa dentro e fuori dal rettangolo verde, tra formazione continua e idee lungimiranti che abbracciano tanto il calcio femminile quanto quello maschile.

La donna delle prime volte. Si è spesso autodefinita così Katia Serra, ex calciatrice di Serie A, docente universitaria e commentatrice tv, una definizione calzante se si analizza passo passo la sua carriera. Una carriera dove più volte ha battuto strade nuove, collezionato record, indossato la divisa della paladina dei diritti delle donne di sport, infierendo “colpi” a suon di dibattiti, formazione, corsi e un’instancabile fame di sapere. Perché parlare di calcio giocato non è solo una delle cose che ama di più, è anche una di quelle che le riesce meglio, che la fa sentire più a suo agio, divenendo punto di riferimento di un movimento intero, snocciolando un sapere fatto di letture, interpretazioni, racconti che abbracciano anche il lato sociale e culturale. Scopriamo subito cosa ci ha detto tra Europeo finito e Serie A alle porte.

Partiamo da EURO 2025, l’Europeo di calcio femminile che si è tenuto in Svizzera lo scorso luglio: cosa ci ha raccontato? 
«Ci ha confermato che il livello competitivo generale è in crescita e che questa competitività è legata alle prestazioni in continua evoluzione, tradotto vedo una qualità maggiore nel gioco aereo, vedo la voglia di provare a giocare un calcio più offensivo con l’intento di dominare la partita, di occupare la metà campo avversaria, e poi chiaramente un miglioramento nella qualità delle singole che ricade positivamente al servizio della squadra.»

Come giudichi il percorso dell’Italia? Cosa ti è piaciuto di più e cosa di meno?
«Il percorso dell’Italia è sotto gli occhi di tutti, è chiaro che fra le prime quattro classificate la nostra Nazionale fosse quella meno completa e ne parlo in termini di qualità assoluta delle 23 scelte, ma questo perché proprio queste scelte derivano da una base quantitativa inferiore rispetto agli altri, le selezioni avvengono su numeri più piccoli, però è stato fatto un lavoro importante nel ciclo Soncin che ha visto le ragazze crescere tanto – anche – sotto il punto di vista dell’autostima e della consapevolezza, facendo sì che ce la giocassimo con tutte. Oggi possiamo finalmente dire che l’Italia non si sente più inferiore a nessuno.»

Leggi l’intervista completa su Il Nuovo Calcio di settembre, numero 390, disponibile in versione cartacea e digitale.

Foto: Imago.