Master Prime Squadre 2025: Dentro il gioco

Master Prime Squadre 2025: Dentro il gioco

Mariella Lamonica

La sintesi del Master Prime Squadre 2025 organizzato a Coverciano dalla nostra rivista. I titoli e le nozioni principali di tutte le relazioni, oltre a interessanti spunti da applicare nella nuova stagione. 

Ad aprire l’edizione 2025 del Master Prime squadre (21-22 giugno), nella prestigiosa cornice del Museo del Calcio di Coverciano, non poteva che essere Ferretto Ferretti, il direttore di questa rivista e docente di Metodologia dell’allenamento del Settore Tecnico. Dopo i saluti di rito e i ringraziamenti ai numerosi partecipanti provenienti da tutta Italia, ha subito ceduto la parola al primo relatore di giornata, il vincitore del girone A della Serie C, mister Andreoletti. 

Ferretto Ferretti.

Sabato pomeriggio

Matteo Andreoletti, allenatore che ha riportato il Padova in B, ha presentato una relazione dal titolo La difesa a tre. Il passaggio da uomo a zona. La parte iniziale dell’intervento ha trattato come questo tipo di difesa sia legata alla situazione, in particolare al tipo di palla: libera, in caricamento, coperta e indirizzata. Dopo aver mostrato clip video di queste differenti situazioni ha introdotto i propri concetti basati sui diversi riferimenti: palla, avversari, porta e i compagni, da scegliere in relazione tendenzialmente al tipo di “palla” che si verifica. Allo stesso modo il tecnico ha sottolineato come preferisca concedere una giocata incontro piuttosto che una sopra o dentro; e lo stesso vale per il cross: meglio offrire le corsie che non un’imbucata. Una strategia ben supportata dal costante lavoro su postura, posizionamento e tecnica di corsa. 

Matteo Andreoletti.

L’intervento successivo, di Nicholas Lazzari, allenatore UEFA B e match analyst FIGC, è stato il primo dedicato all’analisi video. La sua relazione, Impariamo dai top. Le chiavi tattiche di PSG, Barcellona, Bologna e Liverpool, ha ricordato come bisogna sempre prendere spunto dai migliori per trovare qualcosa che arricchisca il sapere dell’allenatore. Dei neocampioni d’Europa ha sottolineato come quanto visto in finale contro l’Inter sia ciò che hanno proposto con continuità durante tutto l’anno, ovvero una squadra che si è distinta per grande aggressività, la migliore a recuperare palloni in zona 3 (il settore più offensivo, nda) e che vuole dominare il gioco anche in non possesso. Passando al Barcellona, Lazzari ha posto l’attenzione sul ripristino dei classici princìpi lavorati nella Masia e ripresi in prima squadra grazie ai tanti giovani lanciati, ma associati al rigore e alla metodicità tedesca di Flick. Con una particolarità: il ritorno all’uso del fuorigioco. 

Nicholas Lazzari.

Del Bologna il match analyst ha evidenziato come sia la squadra più relazionale, con una grande fluidità che offre pochi punti di riferimento, coinvolgendo tutti i giocatori durante la manovra, mentre in fase difensiva si privilegia la difesa dello spazio. Dei Reds Lazzari ha specificato come oggi siano ancora un undici votato al contropressing, con un’aggressività maggiormente modulata rispetto al passato, che consente un minor dispendio di energie. In fase di possesso prevale un dominio diretto del gioco, pur con un minor possesso superiori e maggiori progressioni veloci. 

Dopo questi due densi interventi e la meritata pausa, è stato il turno di Aldo Comi, CEO di Soccerment, che ha introdotto la sua relazione dal titolo Soccerment. L’intelligenza artificiale per la valutazione delle performance sportive, evidenziando alcuni ambiti in cui l’IA sta rivoluzionando lo sport che amiamo: la prevenzione degli infortuni, la match analysis e lo scouting. In particolare, l’attenzione è andata all’ultimo punto, mostrando le potenzialità della piattaforma xvalue sviluppata dalla società milanese. Per oggettivare le prestazioni dei giocatori sono comunque necessari numerosi dati, non sempre reperibili tra i dilettanti. La soluzione? Un dispositivo capace di registrare le informazioni fisiche ma anche quelle tecnico-tattiche di ogni allenamento e partita. Tramite il parastinco XSEED, grazie all’elettronica al suo interno e all’intelligenza artificiale, è possibile rilevare valori come la distanza percorsa ma anche i gesti tecnici effettuati, vedi tiro o un cross, correlandoli alla zona di campo in cui sono avvenuti. 

Aldo Comi.

L’intervento di Cristiano Bacci, l’ultimo della prima giornata, si è concentrato sull’influenza della cultura di un Paese sullo stile di gioco e di come si debba comportare l’allenatore (Allenare per stili di gioco. La mia esperienza in Europa, il titolo). La parola d’ordine è una sola: adattabilità, sia per l’organizzazione degli allenamenti e la scelta delle esercitazioni, sia per l’aspetto mentale. Il tecnico toscano ha mostrato tramite video i punti di mediazione elaborati in prima persona tra le caratteristiche del calcio lusitano dove ha allenato Olhanense, Boavista e Moreirense e il proprio credo calcistico. Dell’esperienza con l’Al Hilal ha sottolineato come la fede religiosa del Paese influenzi sia gli orari degli allenamenti sia il calendario delle competizioni, con ritmi totalmente diversi da quelli europei. Infine, affrontando la doppia parentesi al PAOK Salonicco e in vista del suo prossimo incarico al Panserraïkos, Bacci ha chiarito come un tifo passionale come quello greco possa influenzare l’andamento delle partite. 

Cristiano Bacci.

Domenica mattina

I lavori della domenica si sono aperti con la relazione di Guido Pagliuca: Dalla metodologia alla struttura di gioco. L’ex allenatore della Juve Stabia, da qualche giorno all’Empoli, ha illustrato le caratteristiche del suo modo di fare calcio, sempre in evoluzione e frutto di uno studio approfondito, per poi evidenziare quanto fatto sul campo nell’ultima stagione, focalizzandosi sulla struttura di gioco. Se nei primi anni di carriera il focus era sull’11>0 con un’alternanza di schemi e princìpi, oggi il tecnico toscano predilige lavorare sui concetti, limitando l’11>0, sempre però mantenendo alta l’attenzione sul lavoro di reparto. Quella che non è mai cambiata è la volontà di creare un gruppo affiatato, che si diverta a giocare insieme, mantenendo il possesso del pallone. Dalla teoria si è passati a quanto fatto in campo: partendo dalla struttura di base adottata con le Vespe Pagliuca ha mostrato le idee e la loro realizzazione, alla base della stagione conclusa al quinto posto. 

Guido Pagliuca.

Il microfono è passato ad Alessandro Spugna, allenatore della Roma femminile per quattro stagioni (due scudetti), che si è concentrato su La periodizzazione della settimana in funzione della strategia di gara. Dopo aver sottolineato come il calcio femminile e quello maschile non presentino differenze in termini di concetti, si è concentrato su quegli aspetti fisici che influenzano e diversificano la periodizzazione della settimana tra maschile e femminile. Ha parlato di intensità non simili, di come le donne necessitino di un tempo di recupero maggiore, del tipo di rapporto personale che si instaura. Questi fattori e tre princìpi fondamentali, il come, il quanto e il perché di una preparazione fisica, tecnica e tattica, si devono integrare in modo sinergico per migliorare la prestazione, includendo anche analisi video delle avversarie, riunioni tecniche, confronti individuali e di reparto oltre al riposo. Un riposo che non si addice allo staff: il day-off delle giocatrici è l’unico giorno utile per ritrovarsi e programmare tutto il necessario.  

Alessandro Spugna.


Dopo la pausa per la consueta foto di gruppo la parola è passata a Giovanni Barbugian, allenatore UEFA A, preparatore atletico e videoanalista tattico FIGC. La match analysis dell’allenatore. Applicazioni pratiche e preparazione della strategia di gara dai professionisti ai dilettanti il titolo del suo intervento. Dopo aver illustrato la differenza tra team e match studio (il primo si focalizza sugli avversari, il secondo su quanto fatto nell’ultima partita dalla propria squadra), Barbugian ha proposto un team studio della Lazio per esemplificare come può agire un allenatore, dilettante, nell’analizzare un avversario. È essenziale infatti valutare le ultime 2-3 partite dei rivali e quelle contro opponenti che giocano come la squadra che si allena, concentrandosi sulle due fasi e sulle transizioni (sempre più determinanti). Non in tutte le categorie sono disponibili i video degli incontri: anche un report di un osservatore fidato è un ottimo punto di partenza. Il match analyst veneto ha spiegato personalmente come integra l’analisi video e l’allenamento sul campo: alle clip della fase offensiva dei rivali corrisponde l’allenamento sul terreno di gioco per la fase difensiva del proprio undici e viceversa. 

Giovanni Barbugian.

Domenica pomeriggio

Dopo il pranzo spazio al nostro partner tecnologico VEO, con un intervento curato da nostro Luca Bignami, coordinatore tecnico de Il Nuovo Calcio, che ha spiegato l’importanza per un qualsiasi allenatore di riprendere la propria gara (ma anche gli allenamenti). Un nuovo modo di rivedere le partite il titolo della relazione in cui la funzionalità della VEO, presente ormai su tanti campi, si integra con IA e informazioni sempre più precise anche sui singoli calciatori.

Luca Bignami.


La relazione di Francesco Bertini (La programmazione dell’allenamento nei dilettanti. Tutto quello che non deve mancare), preparatore atletico professionista di Empoli, Bologna e Cagliari tra le altre, ma con alle spalle un lungo trascorso nelle categorie dilettantistiche anche come allenatore (UEFA B), si è concentrata sulla programmazione dal punto di vista fisico. Per farla al meglio è necessario partire da una valutazione della forma fisica dei singoli giocatori tramite test fisici facilmente eseguibili. Solo avendo ben chiara la situazione di partenza si possono programmare i primi obiettivi (a breve, medio e lungo termine – meglio i primi due, perché nel calcio il “lungo” non è sempre considerato), individuali e di squadra. Nella pianificazione di ogni seduta bisognerebbe aver ben chiaro su cosa si sta lavorando e perché. Nel caso in cui non si raggiungano i focus fissati è necessario cambiare gli stimoli – variare aiuta anche dal punto di vista psicologico – o agire su altri parametri come il recupero. Bertini ha concluso chiarendo come ultimamente si privilegi un lavoro sempre più globale trascurando le singole qualità che possono fare la differenza. 

Francesco Bertini.

A chiudere la due giorni no stop, ecco la punta di diamante di questa edizione, Cesc Fabregas. L’esordio è già con i fiocchi: “Possiamo parlare di tattica, di fase offensiva, difensiva, ma per me parte tutto dal concetto di famiglia e dal come: è il come si vince o il come si perde a fare la differenza”. Quanto alla fase offensiva il tecnico spagnolo si è soffermato sui diversi tipi di superiorità, non solo quella numerica visto che la posizionale, la temporale e la relazionale nel calcio riflettono l’interconnessione tra giocatori, spazio e tempo all’interno del sistema collettivo. Non si tratta solo di numeri o abilità isolate, ma di come ogni elemento si integra per creare un equilibrio dinamico. Dopo le consuete clip video, un focus sull’importanza della progettazione visto che ogni allenamento, ogni passaggio, ha delle regole e un obiettivo, ogni cosa deve essere pensata in base a quello che, come allenatori, ci aspettiamo succederà. Un’ora e quindici di lezione tutta ritmo e personalità. 

Cesc Fabregas.

Al termine dell’evento il microfono è tornato nelle mani di Ferretto Ferretti che ha ringraziato i relatori per la loro disponibilità e il sapere condiviso durante i loro interventi, i nostri partner (oltre a quelli citati, anche K-Sport, Ital.Project e Rever) che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento. Una due giorni ricca di provocazioni, tanti spunti operativi e confronti sullo sport che tanto amiamo per un aggiornamento necessario visti i cambiamenti sempre più veloci con cui il calcio evolve, per iniziare la stagione con nuove idee e preziosi consigli per migliorare quanto già si fa e perché no introdurre qualche novità. Perché prendendo in prestito le parole con cui Fabregas ha chiuso il suo intervento: “Nel calcio, come nella vita, il cambiamento è l’unica certezza”.

Autori: Mariella Lamonica e Tommaso Pirovano.  
Foto: Filippo Zanovello.