totti

  • Caro Francesco, per favore non farlo. Lo devi a te stesso e a tuoi tifosi. Lo devi a tutte le volte che hai fatto schizzare in piedi sulla sedia anche chi non tifa Roma.

    Caro Francesco, sei un campione trasversale, sappi che (maledicendoti per i gol che segnavi) ti amavano anche i laziali, che hanno una fede calcistica diversa dalla tua, ma sanno distinguere quando il calcio è poesia. Certo, per orgoglio non lo potevano dire. Ma ti amavano anche loro.

    Caro Francesco, ti abbiamo amato anche a Milano, malgrado tu prendessi per territorio di caccia il nostro amato “San Siro”. Segnavi gol così belli da obbligarci ad applaudire convinti, malgrado le tue prodezze fossero sinonimo di sconfitta.

    Caro Francesco, ti hanno amato anche a Torino, alla Juventus, ma certamente non potevano venire allo stadio a urlare il tuo nome a squarciagola. Loro non potevano applaudirti, perché dopo un gol a Inter e Milan gioivi, dopo una rete alla Juve regalavi un sorriso beffardo, di quelli che ti hanno reso celebre fuori dal campo.

    Caro Francesco non farlo. Non continuare a giocare. Rovineresti tutto ciò che di bello hai fatto fino a oggi. Chiudere la carriera, per te, è quanto di più triste. Vedere un ex-campione arrancare per il campo, invece, è triste per tutti noi.

  • Ha raccontato la sua verità. Francesco Totti, con il microfono, è stato devastante come in campo. Non ha risparmiato nessuno. Sinceramente non so se sia peggio: “A Trigoria c’è qualcuno che è contento quando la Roma perde” oppure “In due anni il presidente non mi ha mai telefonato”.

    E ancora: “Conte voleva aggiustare la squadra, ma la Roma ha problemi economici…”, quindi: “Mi hanno tenuto due anni senza darmi responsabilità, avrò fatto dieci riunioni”. Questa è la frase che mi ha colpito maggiormente: Totti ne ha fatto una questione di dignità del lavoro, per stare nel club vuole delle responsabilità, altrimenti meglio lasciare, andare via. Qualcuno, come sempre, penserà che con quanto ha guadagnato non ha problemi, non è costretto a lavorare per vivere. Certo, tutto vero: ma come teorizzato da Maslow nel 1943 con la piramide dei bisogni, è facile intuire che ognuno di noi abbia delle necessità, che cambiano in base al reddito.

    Nelle prossime ore potrebbe esserci la risposta della Roma, ma il presidente Pallotta, probabilmente, sceglierà la via del silenzio. Alle sue parole potrebbe seguire la controreplica di Totti, che sarebbe più destabilizzante di quanto detto nel pomeriggio di lunedì.

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