mondiale

  • Terminate le prime due giornate, si va verso una serie di sfide dentro o fuori. E tra le 16 che chiuderanno la loro esperienza a Russia 2018 ci sono anche nazionali con un passato stellato.

    L’Argentina, per non uscire dalla competizione, dovrà battere la Nigeria. Detto così non sa di impresa, ma per come ha giocato la squadra di Sampaoli e per ciò che sta accadendo nel ritiro, facile immaginarsi che il clima sia invivibile. Mentre da Messi si attende il primo vagito.

    Il Brasile ha 4 punti, tanti quanti la Svizzera. Uno meno della Serbia ed è proprio questo a preoccupare. Infatti, i serbi favoritissimi sugli svizzeri hanno steccato nella sfida di sabato e ora sono costretti a vincere. Non un risultato impossibile, perché il Brasile ha un Neymar non al top, non avrà Danilo e Douglas Costa, mentre Dani Alves è rimasto a casa. Insomma, la bandiera “Ordem e Progreso” è un po’ svalutata.

    Il Portogallo oggi non dovrà perdere con l’Iran, ma in questo tipo di sfide, basta un po’ di sfortuna e le lacrime iniziano a scorrere. La Germania battendo la Corea si ritroverebbe agli ottavi, proprio come la Colombia se supererà il Senegal. Un po’ troppi condizionali… ma questo Mondiale è così. La sorpresa è sempre dietro l’angolo.

  • Come sarebbe andata a finire tra Brasile e Messico è stato subito chiaro: una volta esaurita la carica agonistica, la squadra di Osorio non avrebbe potuto reggere contro un Brasile che non ha punti deboli. Il Belgio, invece, per battere il Giappone ha dovuto cambiarsi d’abito: Martinez ha abbandonato la formazione ultraoffensiva schierata al 1’ con una più equilibrata che ha rimontato lo 0-2 dei primi minuti della ripresa.

    Tite, allenatore del Brasile, ha a disposizione una grande squadra: solida in difesa, concreta a centrocampo con elementi comunque dotati di ottimi tempi d’inserimento e un attacco che non avrà un centravanti dal fisico stellare, ma con Neymar, Willian e Coutinho (oltre a Douglas Costa) in grado di creare continuamente superiorità numerica. Contro il Messico, il primo merito del Brasile è stato non avere fretta: la sfuriata iniziale dell’avversario, che ha pressato e recuperato palla è stata gestita senza affanni.

    Il Belgio, invece, ha giocato con sufficienza il primo tempo: dominio del campo, senza pungere particolarmente. Un errore, che poteva costare carissimo (come già successo alla Spagna)! Le due reti di inizio secondo tempo del Giappone, potevano chiudere la gara, invece sono servite a cambiare assetto al Belgio, con Mertens spedito in panchina a riflettere sul perché di una gara giocata senza convinzione!

    E ora ci attende un’altra supersfida: Colombia-Inghilterra.

  • Il gol del pareggio segnato da Insigne ci regala un po’ di ottimismo. Se contro l’Argentina, l’Italia non era piaciuta, con l’Inghilterra (che non ha schierato la formazione migliore) si è visto qualcosa in più. Immobile, che non vogliamo colpevolizzare, ha avuto e sprecato tre occasioni che potevano permetterci di passare in vantaggio e il gol di Vardy lo abbiamo subito nel nostro momento migliore.

    Ma quanto più premeva a tutti, non era il risultato, ma la prestazione della squadra. Volevamo una Nazionale convincente, che ci regalasse una convinzione: al Mondiale non ci siamo andati per una serie di circostanze sfortunate, non perché i giocatori non sono all’altezza. Nel primo tempo Jorginho ha faticato, poi si è risvegliato, ma il regista della Nazionale deve essere lui; Insigne ha giocato maluccio, ma ha avuto il coraggio di calciare il rigore in una porta che inevitabilmente si era ristretta. Chiesa, quando è entrato ha dimostrato grande personalità, mentre Rugani lo aveva già fatto nella gara con l’Argentina.

    Insomma, calciatori dai quali ripartire ce ne sono. Non siamo certamente all’altezza di Spagna, Germania, Francia, Brasile e Argentina (ieri surclassata proprio dalla Spagna), abbiamo pure qualcosa in meno di Belgio e Inghilterra, ma siamo più forti di squadre che in Russia ci andranno mentre noi ci mangeremo le mani davanti al televisore (lo avremmo fatto ugualmente, ma con gli azzurri in campo l’avremmo fatto per una giusta causa).

    Per chiudere, il capitolo allenatore. Se Costacurta dice che il 21 maggio avremo il nome dell’allenatore è evidente che un accordo di massima sia già stato trovato con chi guiderà la Nazionale (almeno) nel prossimo biennio. Di pessimo gusto, invece, il teatrino allestito intorno a Gigi Di Biagio: inutili tutte le domande che gli sono state rivolte sul suo futuro, era il primo a sapere che l’incarico era a tempo. Due, forse quattro partite.

  • L’aggettivo “immenso” solitamente non è riduttivo. Ma lo diventa per definire Cristiano Ronaldo, CR7. Se il Real Madrid è una delle due o tre squadre più forti del mondo, altrettanto non si può dire del Portogallo, perché per un pronostico in molti punterebbero su Germania, Argentina, Brasile, Inghilterra, Francia e Spagna. Pure su Croazia e Belgio, magari anche sulla Colombia.

    Ma lui, non ci sta, vuole vivere il Mondiale da protagonista e in una partita nella quale la Spagna si dimostra superiore per singoli e qualità di gioco, segna tre gol. Che valgono il 3-3.

    Dopo Russia-Arabia Saudita, Uruguay-Egitto e Marocco-Iran, arriva finalmente una gara che dà l’idea di essere spettatori (in tutti i sensi vista l’assenza dell’Italia) di un Mondiale. E la sensazione arriva ancor prima che le due squadre scendano in campo. Poi è battaglia. Proprio così battaglia: perché il Portogallo segna, ma la Spagna è conscia di essere molto più forte e allora che fanno CR7 e compagni? Chiudono, almeno, provano a chiudere le linee di passaggio, si mettono compatti al limite della propria area di area di rigore e provano a ripartire come fulmini (chiamasi contropiede, tattica a noi ben nota) per sfruttare una possibile superiorità numerica.

    La Spagna, bella e sfortunata (il gol del 2-1 di Cristiano non sarà annesso ai capolavori), ha dimostrato di esserci, di essere una squadra di quelle da tenere in considerazione per la vittoria finale. Almeno, così pare. Ora è il momento della Francia e dell’Argentina. Finalmente vale la pena di incollarsi alla tivù.

  • La rassegna iridata che ci vede trionfare per la quarta volta nella nostra storia. Dalla scomparsa di Best, al primo Mondiale di Cristiano Ronaldo, fino alle sfide epiche con Germania e Francia.

    I verdeoro sono “pentacampeones” e il fenomeno è sul tetto del mondo. Mentre i sudamericani festeggiano, io lascio il campo in mano a quel direttore di gara senza capelli che ha restituito credibilità alla sua categoria dopo alcuni fatti poco chiari. Questa edizione della Coppa del Mondo non è stata esaltante, ma la mia popolarità ha allargato gli orizzonti. Si parte verso la nuova destinazione che mi porterà tra quattro anni a casa dei bianchi teutonici sconfitti nella finale.

  • Storie di calcio
    Nella rassegna americana veniamo trascinati da Roberto Baggio fino all’errore finale. Un edizione che vede campione il Brasile, in uno degli anni che hanno cambiato la storia del mondo intero.

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