Joe Sargison: dall’Inghilterra al Sudamerica. La didattica calcistica

Joe Sargison: dall’Inghilterra al Sudamerica. La didattica calcistica

Di cosa ha parlato l’allenatore inglese al nostro master. L’importanza di modulare gli spazi e il numero di giocatori.

Joe Sargison è un allenatore Uefa PRO che lavora presso la Football Association, la federazione inglese. Ha un ruolo duplice: si occupa di formazione degli allenatori, sia nei corsi centrali sia direttamente sul campo, avendo assegnate alcune società in cui propone interventi finalizzati al miglioramento delle conoscenze dei tecnici. Inoltre, grazie a questo incarico, ha viaggiato e viaggia tuttora per il mondo, arricchendo notevolmente il suo bagaglio di conoscenze ed esperienze.

L’approccio misto è alla base del suo modo di operare ed è caratterizzato da una diversificazione delle partite in termini di:
-dimensioni del campo;
-difficoltà;
-giocatori utilizzati;
-superiorità o inferiorità numerica; punteggio.

L’approccio misto
In cosa consiste esattamente? Anzitutto, prevede un utilizzo preciso dello spazio disponibile, caratterizzato dall’alternanza di campi di grandi dimensioni a quelli più piccoli, giocando dall’11>11 al futsal, fino ad arrivare a situazioni “caotiche” come quelle di inferiorità numerica. A questo si aggiunge la possibilità di costruire spazi appositi nelle zone laterali o in quella centrale, con una richiesta specifica o una situazione particolare. Per ottenere tutto ciò è però necessario preparare al meglio il terreno di gioco, con un disegno specifico e delle regole che permettano il raggiungimento degli obiettivi prestabiliti (zona fuorigioco, settore gol, punteggio di partenza). L’utilizzo dei giocatori deve anche prevedere la possibilità di mescolare i calciatori fisicamente più avanti con quelli leggermente in ritardo, provando a metterli in contesti differenti nei quali devono essere capaci e abili nel trovare le giuste soluzioni. Infine, un altro aspetto importante è l’intervento dell’allenatore, che deve avvenire immediatamente, ponendo domande al giocatore e instaurando con lui un dialogo.

Ma da dove nasce questa idea di partite multimodo? «Dai diversi viaggi in Sudamerica che mi hanno permesso di conoscere la loro cultura calcistica con bambini che giocano indistintamente rispetto all’età e alle qualità tecniche su campi di forma e spazi differenti, anche dopo sessioni svolte presso le società. Durante la settimana, in cui si gioca a pallone 7 giorni su 7, vengono alternati allenamenti con spazi grandi (9>9 o 11>11, nda) ad altri di futsal, in settori ridotti. Inoltre, si disputano almeno due match ogni settimana, il doppio rispetto a quello che accade in Inghilterra, di cui uno a calcio a 5 e uno a 11.»

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