Spesso capita di confondere l’apprendimento con l’addestramento, la comprensione con la copia, l’attenzione con l’obbedienza: in realtà, ogni calciatore ha i suoi tempi e per imparare deve sbagliare, non solo copiare i grandi.
Nel calcio giovanile convivono due dinamiche opposte: da un lato la necessità di educare attraverso il gioco, dall’altro la tentazione di anticipare modelli e comportamenti propri del calcio degli adulti. In questo equilibrio sottile si definisce la qualità del percorso formativo e la coerenza del messaggio educativo che gli istruttori trasmettono ai bambini.
Troppo spesso, infatti, l’attenzione verso il futuro – il risultato, la prestazione, l’efficacia immediata – finisce per oscurare il valore del presente. Il tempo dell’infanzia, quello dell’errore, della scoperta e della curiosità, viene ridotto a una fase di preparazione, come se l’obiettivo fosse già “diventare grandi” anziché vivere pienamente l’esperienza del gioco.
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Autore: Gianluca Urgnani.
Foto: Imago.


