Quali strategie e quali accorgimenti utilizzare per perseguire al meglio questo obiettivo fondamentale già nella categorie Esordienti.

L’ampiezza è uno dei cinque principi di tattica collettiva in fase di possesso, insieme a scaglionamento, profondità, mobilità e imprevedibilità. Non è altro che l’utilizzo di tutto il fronte d’attacco per indurre gli avversari ad allargarsi o addirittura lasciare completamente libera la zona cieca. In sostanza, l’obiettivo è “ampliare” i collegamenti difensivi avversari per portare più giocatori negli spazi creati. Giocare in ampiezza non significa, però, solo allargare il gioco lateralmente, ma spostare la palla da un lato all’altro del terreno di gioco. I settori così creati nei corridoi possono essere “riempiti” dagli attaccanti esterni o dai terzini; in tal modo, si otterranno due effetti: se gli avversari tendono a restare stretti, si può sfruttare la superiorità numerica laterale; se, al contrario, si “aprono” per provare l’anticipo o l’intercetto, si può azzardare la giocata interna nelle zone liberate grazie all’utilizzo di questo principio.

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Tra un mese, giorno più giorno meno, riapriranno i battenti tutte le scuole calcio. L’allenatore di queste categorie deve prepararsi in anticipo, ipotizzando sedute e programmi per l’inizio stagione. Cosa deve tenere in considerazione per agire al meglio!

Il mese di settembre coincide da sempre con un momento particolare dell’anno: la fine del periodo estivo e il rientro alla normalità e alla routine. Per il mondo degli allenatori, del settore giovanile e dell’attività di base in particolare, è quello del ritorno sui campi di allenamento insieme ai giovani atleti. Per questi ultimi le abitudini e i ritmi giornalieri cambiati a giugno col termine delle attività, sia scolastiche sia calcistiche, risulta ancora più traumatico ed è sicuramente un fattore da non sottovalutare nella programmazione dei primi allenamenti. Le prime sedute stagionali, dopo mesi di stop e per qualcuno di scarso “movimento”, possono anche esulare dalla programmazione globale dell’intera annata o dalla struttura classica con cui pensiamo l’allenamento e devono tenere conto di alcune condizioni tipiche di questo particolare periodo. Periodo che chiaramente deve essere pianificato in precedenza (diciamo nella seconda quindicina di agosto?) per operare al meglio.

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Semplici proposte mutuate da altre discipline che possono essere proposte sul campo da calcio per stimolare coordinazione, tecnica e scelte di gioco.

Estate. La scuola è finita e la stagione calcistica è volta al termine. I nostri bambini hanno bisogno di rifiatare! Ma guai a tenerli a casa sul divano, faremmo il loro male. Ecco che, fortunatamente, in ogni periodo estivo si presentano numerose opportunità e proposte di camp calcistici o multisportivi: c’è l’imbarazzo della scelta. Spesso capita, infatti, che tanti bambini che giocano a calcio per tutta la stagione, preferiscano partecipare ad attività differenti per “staccare la spina” dopo un’annata lunga e ricca di partite e tornei.

Solitamente, nelle settimane così definite multisport, a seconda del numero di iscritti e quindi di istruttori (si ricorda che è sempre bene mantenere un rapporto di massimo 1:12-15), si tende a organizzare le proposte “ruotando” gli sport ogni ora (quindi, ogni giorno i bambini praticano tutte le discipline). Di conseguenza, un programma così va- riegato e al tempo stesso intenso, permette di toccare numerosi aspetti e di stimolare adeguatamente le varie capacità coordinative. E un’idea del genere può essere assolutamente portata, con i logici adattamenti, soprattutto temporali se pensiamo a una seduta, anche nel calcio. Infatti, è sicuramente possibile lavorare su alcuni elementi calcistici, estrapolando regole o caratteristiche da altre discipline sportive.

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Come organizzare una fase dell’allenamento sfruttando le situazioni di gioco semplici e inserendo delle gestualità, tecniche o motorie, prima dell’inizio dell’esercizio vero e proprio.

L’allenamento del giovane calciatore, in particolar modo di quello dell’attività di base (riferimento di questo articolo), deve perseguire diversi obiettivi. A seconda dell’età dei giocatori e del loro livello, cambiano chiaramente le percentuali di tempo da dedicare alle differenti finalità. Finalità che però sono collegate, principalmente, a:
• coordinazione;
• tecnica fondamentale;
• applicazione della tecnica o situazioni o tattica individuale;
• tattica collettiva;
• aspetti fisici inerenti la condizione.

Su questi obiettivi l’istruttore deve intervenire con assiduità nella logica di una progressione di difficoltà. Coi bambini dei Piccoli Amici coordinazione e schemi motori di base, insieme ai primi rudimenti della tecnica sono determinanti. Più si sale di livello e più subentrano gli aspetti di tattica individuale e infine collettiva, senza dimenticare logicamente le componenti condizionali. Con il gioco al centro di tutto in progetto formativo!

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In questo articolo si illustrano le strategie didattiche della Non-Linear Pedagogy, spiegando l’importanza di rendere i giocatori partecipi nell’apprendimento e di utilizzare il questioning per arrivare alle soluzioni dei problemi tattici o tecnici.

Nel nostro precedente articolo, apparso sul numero 292 di questa rivista, abbiamo fatto riferimento alle recenti evidenze scientifiche mutuate dall’approccio della Non-Linear Pedagogy (NLP), sostenendo che l'obiettivo della comunicazione allenatore-atleta nel momento di proporre le attività debba essere quello di informare sul cosa fare, favorendo la comprensione del compito piuttosto che agire sul come fare. Abbiamo anche indicato che l’allenatore, attraverso il suo modo di far effettuare le esercitazioni, deve favorire un apprendimento basato sulla ricerca di soluzioni, creando così un’opportunità di pratica per i giovani affinché siano in grado di imparare da soli (Newell & Ranganathan, 2010). Secondo la teoria ecologica, infatti (di cui la NLP rappresenta l’aspetto didattico in ambito sportivo), l’apprendimento motorio è inteso non come un accumularsi di istruzioni dettagliate fornite dall’allenatore (approccio prescrittivo), ma come un comportamento che emerge naturalmente dalla interazione individuo-compito-ambiente (approccio euristico, per prove ed errori). Come può comportarsi l’allenatore che durante l’allenamento si accorge che l’obiettivo tattico o tecnico previsto non viene raggiunto dai suoi giocatori? Deve chiedere, sollecitare, fare domande!

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La gestione di queste situazioni di gioco semplici coi più piccoli. Gli aspetti tecnici e quelli tattici, le esercitazioni per migliorare.

L’1>1 e il 2>1 sono situazioni che si ritrovano frequentemente in tutte le zone di campo e hanno la caratteristica di essere “temporanee”: infatti, chi è in possesso di palla deve risolvere il “problema” il più velocemente possibile per sfruttare il momentaneo vantaggio che si crea, mentre chi non ha la palla deve temporeggiare e ritardare l’azione avversaria in modo che i compagni arrivino in soccorso.

Sono allenabili sin dalle prime fasce di età, perché non hanno un carico cognitivo troppo elevato, sono di- vertenti e stimolano la fantasia dei bambini. In questo articolo vogliamo definire gli obiettivi tattici e tecnici delle due situazioni, sia per gli attaccanti sia per i difensori, e proporre una progressione di esercizi per le categorie Pulcini ed Esordienti, per evidenziare le varie casistiche che possono verificarsi sul terreno di gioco. Illustreremo sia le componenti tecniche sia quelle tattiche (decisionali). 

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In che modo stimolare i gesti acrobatici nelle fasce più “basse” del settore giovanile. Un’utile progressione di attività.

Ricordate il mancino al volo di Zinedine Zidane nella finale di Champions League Real Madrid –Bayern Leverkusen? Era il 15 maggio 2002, la palla crossata da Roberto Carlos sembrava scendere dal cielo, ma il fuoriclasse francese riuscì a coordinarsi in maniera perfetta e calciare in rete. Impossibile, poi, dimenticare i due gol volanti di Dejan Stankovic da centrocampo, datati ottobre 2009 e aprile 2011. Il primo al Genoa, il secondo allo Shalke 04 (eletto miglior gol degli ultimi 20 anni dell’Inter). Il centrocampista serbo segnò calciando, in entrambi i casi, al volo, il pallone rinviato dagli increduli portieri, rispettivamente Amelia e un certo Manuel Neuer. Cosa si nasconde dietro a gesti di altissima fattura? Sicuramente componenti coordinative, tecniche, tattico-strategiche e mentali; qualità particolari, speciali, che, con le difficoltà del caso, proveremo a descrivere per dare uno spunto a tutti coloro che vogliono agire sotto tale aspetto nell’allenamento dei più piccoli.

LE COMPONENTI
Analizzando l’allenamento della tecnica aerea, intesa come gestione e attacco di parabole aeree, ciò che pare di grande rilevanza per il giocatore è la componente coordinativa legata all’organizzazione spazio-tempo. Nello specifico, questa si compone di due aspetti: l’organizzazione del proprio schema corporeo (proiezione di sé e dei propri segmenti corporei nello spazio) e la corretta valutazione delle traiettorie. Assodato questo prerequisito coordinativo (per niente scontato), entrano in gioco aspetti di tipo tecnico, relativi alla sensibilità della superficie che impatta la palla, alla gestualità e al movimento degli arti, del tronco e del collo (per il colpo di testa). Da non trascurare infine i fattori tattico-strategici, quelli che il giocatore mette in atto in base alla situazione di gioco, secondo i comportamenti e i posizionamenti in campo di compagni e avversari.

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La possibile organizzazione di un allenamento dedicato alla conclusione a rete. L’importanza del passaggio filtrante e degli aspetti ludici negli Esordienti.

La fase di finalizzazione, il tiro in porta e il gol rappresentano a livello motivazionale ed emozionale, per i giovani calciatori, un momento tra i più significativi del gioco. Non dobbiamo mai dimenticare che, specialmente nelle fasce di età dei più piccoli, la rete rappresenta forse il momento più gratificante di tutta l’attività.

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L’importanza di comunicare nel modo migliore coi propri giocatori per adottare le strategie didattiche della Non-Linear Pedagogy. Di cosa si tratta e le esercitazioni da “modificare”.

Compito fondamentale dell’allenatore di settore giovanile è favorire l’apprendimento motorio del calciatore o, in altre parole, l’acquisizione delle abilità calcistiche. In pratica, deve agire su “…gesti complessi che vengono appresi e automatizzati attraverso l’esperienza” (Bortoli & Robazza, 2016). Ma in cosa consiste l’apprendimento motorio? Schmidt & Lee (2014) lo definiscono come l’insieme dei processi che, grazie alla pratica, determinano un cambiamento relativamente permanente della prestazione motoria.

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È possibile con i bambini più piccoli incominciare a insegnare gli aspetti “tattici” tramite il gioco. Cosa dicono le ultime ricerche e le esercitazioni per agire in tale direzione.

Nell’ambito dell’allenamento giovanile si sente spesso dire che conviene allenare prima la tecnica e poi, eventualmente, pensare alla tattica. Di frequente, infatti, gli allenatori per raggiungere questo obiettivo adottano una strategia per migliorare la tecnica che possiamo definire prescrittiva e reiterata. Prescrittiva perché sono gli istruttori che definiscono quale gesto utilizzare (ad esempio, il passaggio di interno piede) e come eseguirlo correttamente, in base a un ideale modello tecnico. Ad esempio, per il passaggio di interno piede: “…Il piede deve restare rigido e non si deve muovere quando entra in contatto con il pallone; bisogna puntare le dita del piede verso l'alto e bloccare la caviglia…”. Reiterata perché una volta spiegato all’allievo cosa e come effettuare un fondamentale tecnico, questo deve essere ripetuto più e più volte.

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In che modo è possibile inserire il giovane numero uno all’interno di esercitazioni situazionali per prepararlo anche da questo punto di vista. I consigli di istruttore e allenatore dei portieri ai ragazzi.

Il gol è più antico del calcio. Inizia così un “libretto” straordinario, oggi forse introvabile, in cui Vezio Melegari, l’autore, raccoglie decine e decine di disegni che raccontano azioni di gol leggendari, ormai lontani nel tempo, ma storia e cultura del nostro sport. Dal momento che il titolo è “Il manuale del gol”, è naturale che il primo capitolo sia dedicato a chi le reti le realizza, “l’eroe assoluto: il cannoniere”. E il secondo? Al portiere, naturalmente, “l’antieroe numero uno”. Ma eroe e antieroe fanno parte della stessa avventura, non esiste l’uno senza l’altro. Ed è proprio questo il tema di questo scritto, provare ad avvicinare, coi più piccini, l’allenamento di portieri e giocatori da campo.

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Perché è possibile utilizzare in modo efficace i principi della PT con alcune categorie dell’attività di base. L’importanza di un percorso condiviso e le esercitazioni. 

La corretta formazione del giovane calciatore è la base su cui tutti i vivai dovrebbero poggiarsi. Guidare la crescita di un giocatore che inizia ad approcciarsi a questo sport con l’intento di portarlo, alla fine del processo, ad avere quella sicurezza determinante in un contesto di squadra, è un’ambizione che tutti si pongono, ma che non può essere raggiunta completamente se non si hanno bene chiari il percorso da seguire e gli obiettivi da raggiungere progressivamente durante l’evoluzione del calciatore. Obiettivi che ci permettono di accrescere e completare il bagaglio tecnico-tattico del singolo elemento. Formare il calciatore in funzione di un modello di allenamento specifico, come può essere quello proposto nel settore giovanile agonistico della società di appartenenza, è un processo a lungo termine e richiede un’elevata attenzione durante ogni step, attenzione abbinata a una minuziosa cura per il dettaglio. 

Le recenti affermazioni di squadre di alto livello, che hanno fatto dell’organizzazione di gioco e dei calciatori “costruiti” nella propria cantera un valore aggiunto, hanno spostato l’attenzione del movimento calcistico in modo importante su ciò che viene svolto anche nelle annate più giovani.

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Come utilizzare le palline da tennis per migliorare le capacità motorie dei bambini più piccoli. 

Dopo aver sperimentato con i bambini l’utilizzo dei palloncini su un campo da calcio (articolo apparso sul numero di luglio 2016 de Il Nuovo Calcio, pagina 86) e aver proposto loro delle esercitazioni estive con i palloni da spiaggia (agosto 2016, pagina 90), con questo scritto si conclude una sorta di trilogia che ha visto e vede l’uso di attrezzi non convenzionali per il calcio. Infatti, ora sperimenteremo l’allenamento con le palline da tennis. Nella nostra disciplina, la pallina da tennis non è poi così sconosciuta: molti tecnici dei portieri la sfruttano per migliorare la sensibilità tattile dei numeri uno e per stimolare la loro reattività; diversi fisioterapisti la utilizzano per facilitare il recupero di un calciatore in seguito a un infortunio, facendo eseguire training propriocettivi.

Nel nostro caso, andremo invece a esplorare cosa ci può offrire una semplice pallina gialla nell’allenamento dei bambini. Teniamo presente che, rispetto a palloncini e palloni da spiaggia, ha dimensioni ridotte, un peso maggiore e un rimbalzo più imprevedibile. Quindi, l’insieme di queste caratteristiche richiede ai piccoli giocatori una maggiore attenzione e una superiore abilità.

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Le attenzioni da avere in questa categoria. Le esercitazioni di tecnica combinata che consentono di abbinare le diverse gestualità. 

Uno snodo cruciale per la formazione del giovane calciatore è rappresentato proprio dalla categoria Esordienti. In “entrata” (dai Pulcini) si passa appunto dal calcio a 7 giocatori a quello prima a 9 e poi a 11, con una superficie di gioco superiore. In “uscita” (quando si arriva ai Giovanissimi) si raggiunge il calcio “agonistico”, con tutte le sue complicazioni. Prima, però, di addentrarci in questo universo variegato, ponendo in particolar modo l’attenzione sulle esercitazioni di tecnica combinata, è doverosa una premessa riguardo la programmazione. Capita spesso nei dilettanti di “copiare” quanto svolgono i professionisti in queste annate: è un errore abbastanza grossolano perché le differenze che si trovano tra un contesto selezionato e un altro nel quale, invece, a tutti deve essere consentito confrontarsi e giocare, sono davvero molte. Ecco che è indispensabile che l’allenatore si adatti alla “preparazione” e alle qualità dei propri ragazzi, cercando di perseguire gli obiettivi prefissati.

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Come agire dopo aver superato la prima linea di pressione avversaria. L’importanza della mobilità. 

Dopo aver costruito la nostra azione dal basso (superando la prima linea di pressione) è fondamentale gestire la palla in totale serenità nello spazio successivo, facendo muovere gli avversari e aspettando il momento giusto per sviluppare l’azione offensiva. Per rendere il tutto efficace, il concetto chiave è la mobilità dei giocatori. Reputiamo fondamentale, di conseguenza, organizzare e creare esercitazioni in cui i calciatori riconoscano una situazione e imparino attraverso questa a interpretare ciò che vivono in partita nel migliore dei modi.

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Le azioni che l’istruttore può intraprendere nel caso in cui qualche giocatore non tiene un comportamento corretto durante l’allenamento, ad esempio disturbando i compagni.

Non aspettatevi di trovare esercitazioni o segreti sui calci di punizione, da destra, sinistra, a giro, diretti o indiretti, su come calciarli o individuare chi, in quella determinata zona, è l’elemento più adatto. Affronteremo un tema differente, quello delle “punizioni” come strumenti di valorizzazione delle regole all’interno di un sistema come quello di una squadra di calcio.

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Come agire dopo aver superato la prima linea di pressione avversaria. L’importanza della mobilità.

Dopo aver costruito la nostra azione dal basso (superando la prima linea di pressione) è fondamentale gestire la palla in totale serenità nello spazio successivo, facendo muovere gli avversari e aspettando il momento giusto per sviluppare l’azione offensiva. Per rendere il tutto efficace, il concetto chiave è la mobilità dei giocatori. Reputiamo fondamentale, di conseguenza, organizzare e creare esercitazioni in cui i calciatori riconoscano una situazione e imparino attraverso questa a interpretare ciò che vivono in partita nel migliore dei modi.

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L’importanza di sollecitare i bambini più piccoli a reagire velocemente a diverse richieste e a trovare le corrette soluzioni ai problemi che l’allenatore può presentare.

Uno dei prerequisiti determinanti per lavorare in una scuola calcio, parliamo in questo caso di bambini dai 6 agli 8 anni, è senz’altro la pazienza. Questo vale ancor di più se pensiamo al fatto che i piccoli giocatori sono agli inizi e hanno sperimentato il calcio solo coi genitori o coi nonni. Tuttavia, spesso, vengono definiti delle “spugne” perché assimilano molto in fretta e sono in grado di riprodurre gesti e movimenti con notevole semplicità. Un’arma importante per l’istruttore, che può diventare a “doppio taglio”. Infatti, se da una parte questa flessibilità e questo desiderio di apprendere sono vantaggiosi per la crescita del piccolo atleta, dall'altra parte ogni allenatore deve essere consapevole del proprio operato, evitando errori che possano originare difetti difficili da correggere in seguito.

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Iniziare l’azione dal portiere richiede tempo, qualità tecniche e soprattutto coraggio. È facile dire al numero uno “non rinviare, gioca vicino”, ma è necessario trasmettere alla squadra i concetti di dove, come, quando e perché agire con questa modalità.

Per dare un’identità e dei concetti di gioco chiari alla propria squadra è essenziale stabilire in primis gli obiettivi da raggiungere, sia a livello tecnico, sia tattico, sia motivazionale. Una tra le prima domande che deve porsi un allenatore quando incomincia il suo percorso con un gruppo è: “Come vogliamo giocare?”.

Avendo come focus il settore giovanile, comunque, le finalità da perseguire sono legate assolutamente al miglioramento di tutti i giocatori, sia nelle loro abilità individuali sia nelle loro capacità di giocare in collaborazione con i compagni.

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Una soluzione alternativa ai “percorsi motori” che permette di stimolare la fantasia e le gestualità motorie grazie a numero importanti di esecuzioni.

È opinione diffusa che il livello qualitativo del calcio giovanile si stia, negli anni, progressivamente abbassando. Le cause sono sicuramente molteplici ed è evidente che una delle principali sia da individuare nelle minori capacità prestative degli interpreti del gioco, i giovani calciatori.

Un’involuzione dell’efficacia prestativa in ambito giovanile è stata confermata anche dalla letteratura internazionale, che da alcuni decenni ha cominciato a studiare in modo longitudinale i trend evolutivi delle capacità coordinative e condizionali dei giovani in fase di sviluppo (Bernadette et al., 2007). La maggior parte degli studi su questo fenomeno sono stati svolti in ambito scolastico con lo scopo di monitorare il livello di salute e benessere dei ragazzi e capire le conseguenze a lungo termine di determinati modelli di educazione motoria.

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I comportamenti e cosa deve osservare l’allenatore durante la gara della sua squadra.

Sullo scorso numero abbiamo analizzato tutto ciò che ruota attorno alla gara di Pulcini ed Esordienti (situazione nello spogliatoio, riscaldamento, intervalli…). Ora è venuto il momento di spostarsi direttamente sul terreno di gioco e comprendere come conviene agire. Infatti, siamo a pochi istanti al fischio d’inizio e abbiamo già preparato la gara al meglio. Squadre schierate, quindi, si parte. Di norma, sappiamo ben poco degli avversari, quindi saremo alla ricerca di informazioni su di loro. “Chi sa vince. Chi non sa, perde”, è un’antica “perla” di saggezza nipponica.

Ma cosa guardare inizialmente, senza essere distratti dall’emotività del match? Ecco un piano di osservazione che può essere di grande aiuto.

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Come gestire e quali comportamenti avere in questo momento di confronto coi bambini dell’attività di base.

Se ne parla poco. Spesso ci concentriamo sull’attività della settimana. Ma il giorno della partita è fondamentale. Ed è ricco di contenuti didattici, sportivi ed educativi, che vanno curati sin dai più piccoli. Sono molte le domande che un istruttore si pone: “Come preparo la mia squadra?”; “In che modo devo effettuare il riscaldamento?”; “Come faccio a intervenire durante il gioco e a gestire in maniera efficace le sostituzioni?”. In questo e nei prossimi numeri ci occuperemo di dare una risposta a tali domande. In particolare, in questo primo articolo ci concentreremo sull’organizzazione del pre- e del post-gara (Pulcini ed Esordienti), con una parentesi sugli intervalli. In seguito, affronteremo il tema della gestione tecnica, in senso stretto, dell’incontro.

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Quali sono le finalità principali della categorie e come sfruttare un intervento a gruppi che ruotano sul terreno di gioco.

I Pulcini, bambini di 8-10 anni, si presentano al campo motivati a imparare, con l’obiettivo di divertirsi. I tecnici hanno come finalità da perseguire, soprattutto se alla spalle c’è già stato un percorso nei Piccoli Amici e nei Primi Calci, quelle di perfezionare la tecnica, insistere sulla coordinazione e procedere sull’applicazione dei gesti in presenza di un avversario. Per ottenere questi scopi, sfruttando il loro entusiasmo, possono essere proposte differenti esercizi/esercitazioni. Alcune di facile comprensione ed esecuzione, altre in cui le richieste sono più complesse. Seguendo sempre un percorso dal facile al difficile. E soprattutto cercando – a livello metodologico – di mantenere basso il numero delle pause tra un’esecuzione e l’altra. Lavorare poi sulla collaborazione tra di loro è importante e l’istruttore deve operare in questa direzione, cercando di stimolare la cooperazione e il senso di appartenenza a un gruppo.

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Come utilizzare le “regole” di un gioco elettronico famoso negli anni ‘80, il Simon, per migliorare le capacità motorie e tecniche dei giovani giocatori. A tutto divertimento.

Un bambino attento impara meglio e più velocemente”. La letteratura è ricca di studi e ricerche che dimostrano come il livello di apprendimento sia proporzionale al grado di coinvolgimento nell’attività svolta. Eppure sia gli insegnanti sia molti genitori continuano a lamentare difficoltà di concentrazione e di esecuzione dei compiti assegnati. Il calcio non è certo immune a questi problemi: gli educatori (genitori, “maestri” e allenatori) devono quindi trovare le leve giuste per incidere sulla crescita dei bambini e dei ragazzi, dando loro la possibilità di accrescere il bagaglio di esperienze, cono- scenze e competenze. Purtroppo il tempo a disposizione, soprattutto per gli tecnici, è davvero poco e quel poco va sfruttato al meglio: non possiamo sprecarlo urlando e supplicando l’attenzione degli allievi oppure proponendo richieste “noiose” e ripetitive.

Il superamento della metodologia di allenamento tradizionale e il propagarsi nei settori giovanili di quella integrata, che abbraccia tutte le aree “formative” per un giovane calciatore (tecnica, motoria, tattica e cognitiva), hanno permesso lo sviluppo di esercitazioni sempre più funzionali al calcio. L’attenzione rivolta all’anticipazione motoria, l’avvento delle neuroscienze e delle loro teorie relazionate al nostro sport deve spingerci a proporre ai ragazzi un adeguato carico cognitivo in tutte le esercitazioni della seduta. 

Quanto è utile utilizzare il “gioco” per insegnare ai giovani calciatori gli aspetti tecnici. Proposte pratiche per correggere quattro errori frequenti nell’attività di base.

In diversi articoli, anche su questa rivista, è stato ribadito che il gioco rappresenta lo strumento, e il giocare la modalità, attraverso il quale il bambino apprende. Questa nozione è stata supportata anche dalla letteratura internazionale relativa, ad esempio, allo sviluppo del talento nello sport: tra i più attuali, il modello DMSP (Developmental Model of Sport Partecipation di Jean Cotè) e il modello LTDM (Long Term Developmental Model di Baly).

Oltre che dal punto di vista strettamente motorio, il gioco nel bambino possiede anche una forte valenza pedagogica tanto da acquisire lo status “…di esercizio di abilità e competenze necessarie all’incontro con la realtà” e “…diventa piuttosto lo specchio della società in cui nasce, un processo di produzione e riproduzione culturale” (Casolo, 2014).
Prendendo sempre spunto dai lavori di Francesco Casolo, docente presso l’Università di Milano, possiamo definire le funzioni che il gioco riveste in età evolutiva, andando ad agire nelle cosiddette aree della persona (area cognitiva, sociale, morale, emotiva-affettiva, motoria).

CALCISTICAMENTE PARLANDO
Dal punto di vista dell’allenatore, tuttavia, è evidente come l’inte- resse maggiore (ma guai se fosse esclusivo!) sia orientato alla relazione tra il gioco e il miglio- ramento dell’area motoria. In questa ottica, appare altrettanto evidente come il gioco, se ben utilizzato, possa contribuire a promuovere la ricerca di soluzioni pertinenti da parte del giovane, andando a stimolare abilità motorie adattabili (le cosiddette open skills, che sono le abilità tipiche del calcio) e percettivo- cognitive, come l’anticipazione e la capacità di prendere decisioni (anticipation e decision making, nella letteratura anglosassone), “qualità” che spesso definiscono quella che viene chiamata intelligenza di gioco (game intelligence).

IL GIOCO COME MAESTRO
Partendo da questi presupposti, capiamo come il concetto di “gioco come maestro”, espresso, tra gli altri, da Horst Wein (1992) e riportato anche dalla Guida Tecnica per le Scuole di Calcio (a cura del Settore Giovanile e Scolastico della FIGC), assuma un valore fondamentale nella metodologia dell’allenamento giovanile. Modificando le regole, adattando le variabili e individuando una corretta complessità (adatta all’età/livello dei bambini), sarà possibile trasmettere le competenze necessarie per essere il più possibile elementi autonomi ed efficaci. Un’esperienza diretta, frutto anche di uno stile d’insegnamento non direttivo, “...permette un coinvolgimento cognitivo ed emotivo più elevato” (Bortoli, 2004). Vivere in prima persona le esperienze e individuare autonomamente le soluzioni ai problemi posti attraverso il gioco favoriscono un apprendimento più stabile e duraturo nel tempo. In questo tipo di approccio didattico, l’allenatore/formatore ha un ruolo fondamentale: sarà sua competenza riuscire a individuare la proposta più corretta e le varianti adatte a migliorare i comportamenti dei propri giocatori in funzione delle necessità individuate nell’osservazione delle varie situazioni.

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L’idea sperimentata dalla Filottranese, scuola calcio d’élite di Ancona, che mira a mettere al centro di tutto i progetto calcio il bambino, responsabilizzandolo e rendendolo protagonista della partita.

Nella scorsa stagione sportiva nella categoria Pulcini della nostra società avevamo in organico 22 giocatori nati nel 2005 (oltre ai 2006). Abbiamo proposto con loro due giorni di allenamento in circuito con tre mister in cui i bambini ruotavano in varie posizioni per sviluppare i diversi obiettivi tecnici-tattici. Il giovedì – giorno della terza seduta – invece, veniva utilizzato per effettuare tornei con squadre composte da 5-6 giocatori. Gli allenatori sceglievamo i capitani che avrebbero deciso quali giocatori avere in organico e impostato la squadra a proprio piacimento. Addirittura nella seconda fase di stagione a volte erano i giocatori stessi a preparare i campi per i tornei. A quel punto il passaggio a “Faccio io la formazione” è stato breve. Infatti, abbiamo provato questo esperimento anche in “campionato”: un capitano, deciso a turno dai mister, organizzava il riscaldamento e le formazioni dei tre tempi di gara.

L’ORGANIZZAZIONE DELLA PARTITA
Arrivati al campo, gli istruttori comunicavamo agli 11-12 giocatori convocati il nominativo del bambino che, per quella par- tita, avrebbe fatto il capitano. Quest’ultimo doveva preoccuparsi del riscaldamento pre-gara, della formazione del primo, del secondo e del terzo tempo, il tutto nel rispetto del regolamento. della categoria Pulcini, facendo giocare tutti nelle prime due frazioni e garantendo la partecipazione di ogni elemento alla terza.

LA PARTITA
Noi allenatori non abbiamo mai interferito nelle scelte del capitano sulla squadra da far scendere in campo; inoltre, avevamo deciso di non fare interventi durante la partita, ma di correggere eventuali errori riscontrati solo al termine dei tempi di gara e successivamente in settimana. Non abbiamo mai fatto un accenno alla formazione, ai ruoli che il capitano aveva deciso, per non intralciare la crescita del bambino e far naufragare il progetto.

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Allenamento. Attività di base
Lo sviluppo delle qualità fisiche, tecniche e tattiche per la categoria Esordienti. L’insegnamento dei fondamentali tattici e l’incremento delle qualità aerobiche, neuromuscolari, tecniche e coordinative.

Nell'organigramma della struttura giovanile federale, gli Esordienti rappresentano l'apice di una piramide immaginaria, definita attività di base, che comprende anche i Pulcini e i Piccoli Amici.

Il gruppo Esordienti, oltre a essere il culmine di questa ipotetica piramide, è al contempo un insieme di bambini che attraversano la fase pre-puberale (dai 10 ai 13 anni), spinti da una serie di elementi motivazionali.

Programmare significa fissare e scandire nel tempo degli obiettivi tecnico-coordinativi, tattico-cognitivi e fisico-motori con lo scopo di raggiungerli con i mezzi e le metodologie più appropriate.

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio
Attività di base. L’inizio stagione


Cosa sono le capacità coordinative, come allenarle e migliorarle nell’attività di base e alcune proposte pratiche.

Ciascun individuo possiede un determinato patrimonio di capacità motorie, cioè un complesso di prerequisiti che gli permettono di esprimere azioni motorie efficaci e consapevoli, tanto più complicate quanto più evoluto è il grado di sviluppo e di prestazione raggiunto. Secondo la tradizionale classificazione di Gundlach (1968), queste si distinguono in due sottoinsiemi: le capacità condizionali e quelle coordinative. Le prime dipendono dai processi di produzione di energia. Sono forza, resistenza, velocità e mobilità articolare. Le seconde, invece, oggetto del nostro articolo, dai processi di regolazione e controllo del movimento.

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio  - Attività di base. L’inizio stagione

Perché “giocare” consente ai bambini di crescere in modo armonico e sviluppando al meglio le proprie capacità motorie, cognitive e relative alla personalità. Cosa sono polivalenza e multilateralità.

Quando lavoriamo in una scuola calcio la prima cosa utile da considerare è quella di rispettare il momento evolutivo che stanno vivendo i nostri piccoli atleti. Non è opportuno chiedere loro azioni che non possono mettere in atto perché non hanno ancora la giusta maturità psicologica per comprendere e per apprendere al meglio. In parole semplici non trattiamoli come se fossero già grandi.

Per meglio rispettare le esigenze dei bambini, nei corsi per diventare allenatori UEFA B e C, viene spesso proposto il seguente suggerimento:
1. prima si impara a giocare;
2. poi a fare sport;
3. quindi, a gareggiare.
Docente di psicologia per la FIGC ai corsi base per allenatori e al corso per preparatori atletici.

L'articolo completo su IL NUOVO CALCIO di settembre in edicola o in abbonamento

Gli speciali de Il Nuovo Calcio Attività di base. L’inizio stagione

Perché “giocare” consente ai bambini di crescere in modo armonico e sviluppando al meglio le proprie capacità motorie, cognitive e relative alla personalità. Cosa sono polivalenza e multilateralità.

Quando lavoriamo in una scuola calcio la prima cosa utile da considerare è quella di rispettare il momento evolutivo che stanno vivendo i nostri piccoli atleti. Non è opportuno chiedere loro azioni che non possono mettere in atto perché non hanno ancora la giusta maturità psicologica per comprendere e per apprendere al meglio. In parole semplici non trattiamoli come se fossero già grandi. Per meglio rispettare le esigenze dei bambini, nei corsi per diventare allenatori UEFA B e C, viene spesso proposto il seguente suggerimento:
1. prima si impara a giocare;
2. poi a fare sport;
3. quindi, a gareggiare.

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