Come sviluppare questa abilità nelle categorie dell’attività di base, proponendo esercitazioni sempre diverse, stimolando continuamente i ragazzi evitando momenti di noia e appiattimento. Marco Mingardi e Alberto Massera hanno sottolineato l’importanza di inserire in maniera didattica le proposte, partendo da un dominio di tipo statico sino ad arrivare a uno dinamico. Inoltre, è fondamentale il coinvolgimento di pochi giocatori sia per una miglior qualità delle correzioni da parte del mister, sia per aumentare il numero delle esecuzioni. Infine, diverse proposte pratiche inserite in maniera graduale, con una difficoltà crescente.

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L’ultimo articolo di questa mini-serie curata dall’autore dedicata ai più piccoli tocca l’argomento del tiro in porta. Alcune progressioni di lavoro e l’importanza di incentivare e “premiare” sempre questa gestualità.

“Avrò segnato undici volte canestri vincenti sulla sirena e altre diciassette volte a meno di dieci secondi alla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di 9.000 tiri. Ho perso quasi 300 partite. Per 36 volte i miei compagni si sono affidati a me per il tiro decisivo... e l’ho sbagliato. Ho fallito tante e tante e tante volte nella mia vita. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto”. Chi ha detto questa frase? Michael Jordan, probabilmente il miglior cestista al mondo, non ce ne voglia Lebron James.

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Coi bimbi che arrivano per la prima volta al campo è utile non dare per scontato la conoscenza del regolamento. Si può partire dalla regola del gol per arrivare a quella del campo.

Scuola calcio. Primo allenamento della stagione. Una decina di bambini pronti per cominciare questa nuova avventura. Anch’io allenatore mi sento pronto come mister dei più piccolini e spiego il primo esercizio: “... e quando arriviamo davanti alla porta dobbiamo segnare!” Sorrido. “Maestro, che cos’è la porta?”.

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Quali strategie utilizzare per allenare questa importante abilità nel giovane calciatore. L’utilizzo delle fasce colorate e le proposte pratiche.

La corteccia motoria è la regione del cervello coinvolta nella pianificazione, nel controllo e nell’esecuzione dei movimenti volontari del corpo. Tutto questo è possibile grazie alla sua capacità di trasmettere alle cellule dei nuclei dei nervi cranici e quelle del midollo gli impulsi per i movimenti compiuti attraverso la nostra volontà.

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Cosa sono le competenze per la vita e in quale modo sollecitarle al meglio nei giovani calciatori. I comportamenti che deve tenere l’allenatore e l’importanza di saper ascoltare.

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L’importanza di abituare i giocatori fin da piccoli, parliamo di Piccoli Amici e Primi Calci, a scegliere e decidere i comportamenti da attuare uscendo dagli schemi imposti.

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Andrea Biffi evidenzia l’importanza di spiegare ai nostri bambini perché sia importante comandare il gioco, cosa significa e dove bisogna iniziare a farlo. Per fare ciò, il mister deve trasmettere la volontà di perseguire questa linea guida e incitare i propri allievi nel percorrerla, sfruttando anche l’utilizzo di un modello di riferimento: il fuoriclasse.

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Come operare principalmente con gli Esordienti per insegnare ai ragazzi l’importanza di guadagnare campo e mantenere tale “risultato”.

La conquista efficace del “territorio” si determina principalmente attraverso la capacità di un giocatore o di una squadra di guadagnare campo alle spalle dell’avversario; per far sì che ciò accada, dobbiamo stimolare i nostri giocatori a scelte coraggiose, in maniera individuale attraverso una conduzione e un dribbling su un avversario, oppure grazie alla ricerca di un compagno superando la linea di pressione con una trasmissione o un lancio a scavalcare.

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L’importanza nelle categorie dell’attività di base utilizzare proposte che hanno riferimento al contesto di gara sotto forma di gioco. Giovanni Messina e Stefano Florit sottolineano come lavorare in questa direzione, partendo dal fatto che il calcio è caratterizzato da abilità aperte (open skills) e quindi diventa evidente che allenare le abilità calcistiche vuol dire allenare la presa di decisione (decision making) e la risoluzione di problemi motori (problem solving).

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Come utilizzare queste esercitazioni con i ragazzi di 10-11 anni per stimolare le risoluzioni dei problemi che la gara propone.

Il calcio attuale richiede giocatori “intelligenti”, che sappiano risolvere i numerosi “problemi” che si incontrano costantemente nel gioco. Il tutto il più velocemente possibile.

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Quanto conta coi bambini più piccoli lavorare, partendo dall’1>1, sulle prime forme di collaborazione semplice. Le situazioni di gioco e come stimolare istinto, fantasia e libertà.

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Le tipologie di colpo di testa e una progressione didattica utile per insegnare il gesto ai bambini più piccoli.

Il colpo di testa è uno dei fondamentali della tecnica di base. Tra tutti è sicuramente il meno allenato, in particolar modo nell’attività di base, vista anche la percentuale di utilizzo all’interno del modello di prestazione; considerato comunque che il calcio moderno prevede anche un gioco offensivo su giocatori dotati di buona struttura fisica, è necessario cercare di proporre esercitazioni che prevedano sempre di più la reiterazione di questo gesto nelle differenti modalità previste (tipologie di colpo di testa). Andiamo dunque a differenziare l’esecuzione inizialmente sulla base della zona del capo con cui viene colpita la palla e in seguito sui movimenti del corpo.

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Un articolo per sottolineare l’importanza di lavorare coi bambini sulle prime forme di collaborazione semplice, partendo da situazione di 1>1. Per stimolare la fantasia e l’apprendimento dei più piccoli possono essere utilizzate anche piccoli video, che fungano da esempi positivi e stimolo di miglioramento. Sul campo, poi, bisogna fornire al giocatore altre soluzioni per risolvere le situazioni che vengono loro presentate.

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Come organizzare al meglio un intervento efficace con le squadre dell’attività di base (Pulcini ed Esordienti in tal caso) quando si ha solo un quarto di campo a disposizione.

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Un articolo per ricordare quello che talvolta si dimentica: sono il piacere di giocare, l’entusiasmo, la felicità, l’interesse, il gioco che spingono i bambini al campo e a imparare. Vito Garzione riporta alla luce tutto questo, sottolineando l’importanza di stimolare le emozioni dei più piccoli, cercando di capire cosa provano durante l’allenamento e la partita.

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Un estratto dell’ultimo Indispensabile scritto da Luca Bignami e Marco Mingardi per tutti coloro che allenano i bambini di Piccoli Amici, Primi Calci e Pulcini. Nello scritto, tratto dal capitolo 2, saranno evidenziati alcuni dei presupposti per lavorare al meglio sul terreno di gioco. Inoltre, alcune esercitazioni per ricezione, trasmissione e combinazioni di gestualità.

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Come iniziare a insegnare questa fase di gioco nei Pulcini grazie a piccoli accorgimenti e esercizi specifici.

Uno dei concetti più ricorrenti quando si parla di fasi di gioco nel calcio moderno è sicuramente quello che riguarda le transizioni (positive e negative). Questo momento, la cui definizione è ancora oggi fonte di discussione, è per lo più inteso come il passaggio da una fase di possesso a una di non possesso e viceversa. La spiegazione così sintetizzata non permette però di coglierne l’aspetto più interessante su cui noi istruttori possiamo lavorare da subito, anche coi Pulcini. La transizione non è solo un semplice cambiamento di stato tra fasi di gioco, ma è soprattutto una repentina modifica della situazione mentale in cui si passa dal difendere all’attaccare (e viceversa). In pratica, si attuano dei rapidi adattamenti come unità singola (giocatore) e come collettivo (squadra).

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Il modo migliore per stimolare finta e dribbling con i bambini più piccoli, per fornirgli gli strumenti per affrontare al meglio un 1>1.

La base risiede nel “do.Method”, attraverso il quale il piccolo calciatore, ispirato dalle gesta dei grandi campioni, impara a utilizzare le tricks per vincere un duello. Nello scritto ci si sofferma sulle parole giuste da usare negli interventi del tecnico, e sull’importanza di lasciare un certa libertà operativa agli allievi. Vengono proposte anche diverse esercitazioni da campo, in cui bisogna tenere ben presente le dimensioni del campo, ridurre al minimo i “tempi morti” e limitare gli interventi, per non rendere troppo spezzettata l’esercitazione.

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L’importanza e l’utilità delle progressione didattiche come strumento formativo nel settore giovanile: permettono di “entrare nella testa” dei nostri ragazzi per sciogliere i nodi, risolvere i dubbi e creare un percorso preferenziale che va dalla semplicità alla complessità, dall’individualità alla collettività, dall’allenamento alla partita.

La progressione didattica è uno strumento ormai universalmente conosciuto e condiviso come metodo di formazione e insegnamento delle attività sportive e degli aspetti di cui queste si compongono. Si fonda sul principio di gradualità, ovvero la somministrazione di stimoli a complessità crescente, che permettono di sollecitare l’obiettivo prefissato in tutte le sue forme e varianti. Oltre alla singola progressione didattica da usare nella seduta, sarebbe opportuno costruire una sorta di macro-progressione, nella quale vengono inserite quelle variabili che, tutte insieme, formano il percorso di apprendimento del giovane atleta.

DALLA SITUAZIONE ALLA TECNICA
Tutti siamo d’accordo che, per i piccoli calciatori, la tecnica di base sia il “contenitore” da riempire maggiormente. Gli sforzi degli istruttori sono orientati a trovare tantissime varianti per il singolo gesto, “dando ampiezza” (per usare un gergo calcistico) alle soluzioni a disposizione dei giocatori. La centralità dell’allenamento, però, deve essere sull’efficacia del gesto tecnico in una situazione di gioco: la scelta corretta del “fondamentale” e la valutazione di tempo e spazio sono le variabili principali di cui l’istruttore deve tenere conto. Pertanto, la tecnica individuale è sempre più avvicinabile alla tattica individuale, poiché ogni gesto è correlato a una situazione. Non si deve dimenticare che ogni giocatore poi possiede una “propria” tecnica con la quale esprime le diverse gestualità. L’apprendimento analitico dei “fondamentali” rimane importante nell’affinamento coordinativo-motorio ed è utile per risolvere le lacune evidenziate nel contesto di gioco.

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Partendo dall’importanza delle life skills si suggerisce come interessare coi giovani calciatori l’area cognitiva, quella emotiva e la relazionale.

Cosa sono le life skills (LS)? Il significato più corretto lo esprime forse wikipedia, definendole “competenze per la vita”. In pratica… “Sono un insieme di capacità umane acquisite tramite l’insegnamento o l’esperienza diretta che vengono usate per gestire problemi, situazioni e domande comunemente incontrate nella vita quotidiana”.

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L’apprendimento e il consolidamento degli schemi motori di base attraverso esercizi di pre-acrobatica e non solo.

Immaginiamo per un attimo di essere degli ingegneri: ci è stato affidato il compito di costruire un palazzo di dieci piani. Un compito impegnativo, ma ci rimbocchiamo le maniche e iniziamo le nostre valutazioni. Innanzitutto, faremo uno studio geologico per capire le caratteristiche del terreno su cui edificheremo. Una volta svolto questo esame, sceglieremo il materiale più opportuno per costruire le fondamenta, in virtù dell’obiettivo che intendiamo raggiungere. Trattandosi di un palazzo piuttosto alto, sarà necessario optare per delle fondamenta solide e robuste, che possano sostenere tutti i piani. Ecco, il lavoro di chi si occupa dei giovani a livello sportivo si potrebbe paragonare a quello dell’ingegnere, naturalmente con le dovute attenzioni. È necessario comunque partire dall’approfondimento delle peculiarità e delle caratteristiche delle diverse fasce d’età con cui il tecnico lavorerà, dalle fasi di accrescimento e da quelle sensibili. È quindi essenziale conoscere il gruppo e il singolo, attraverso delle valutazioni sulle diverse sfere che compongono l’atleta (fisica e motoria, tecnica e tattica, psicologica e cognitiva).

Per agire al meglio, poi, occorre sapere che:
- un processo pluriennale di formazione sportiva giovanile deve prendere in esame gli effetti di una preparazione multilaterale di base;
- si parte da un processo di multilateralità di base, per orientarsi poi gradualmente alle caratteristiche sport-specifiche;
- stabilire cosa allenare in un giovane calciatore non può prescindere dal suo grado di maturazione biologica. Questa, infatti, spesso non corrisponde con l’età anagrafica dell’allievo.

L’IMPORTANZA DI UNA PREPARAZIONE MULTILATERALE DI BASE
Per formazione multilaterale si intende la strutturazione più ampia di tutti gli schemi motori di base (SMB) disponibili nella motricità di un bambino. Per gli arti inferiori, gli SMB sono, ad esempio, camminare, correre e saltare. Per quelli superiori abbiamo afferrare, lanciare, prendere. Per il tronco o corpo propriamente detto sono rotolare, strisciare, arrampicarsi (tratto da “Le Linee Guida della Scuola Calcio FIGC”).

DAGLI SCHEMI MOTORI DI BASE ALLE ABILITÀ TECNICHE
L’evoluzione della motricità di base permette di inserire nella pro- grammazione delle attività elementi motori più orientati alla disciplina specifica. Il concetto di multilateralità deve gradualmente orientarsi alle caratteristiche motorie dello sport. Accentuando gli elementi della motricità specifica, sarà possibile quindi strutturare, anche se in forma ancora approssimativa, le abilità tecniche del gioco.

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I “vecchi” giochi che si facevano più di vent’anni fa possono nascondere importanti apprendimenti per i giovani giocatori dell’attività di base, ma anche delle fasce agonistiche del vivaio.

Il calcio è un gioco popolare e nasce dalla strada: così recita il Comunicato Ufficiale numero 1 del Settore Giovanile e Scolastico. Allora perché non pensare di riprodurre veramente durante gli allenamenti dei più piccoli, pensiamo a Piccoli Amici, Primi Calci, Pulcini ed Esordienti alcune delle attività che la facevano da padrone quando ci si ritrovava al campo sotto casa, all’oratorio o su una strada sterrata? Da qui nasce l’idea di quest’articolo, che ha l’obiettivo di riportare in luce il divertimento e l’autonomia che erano vissute da tutti i nati prima del 2000 quotidianamente.

DIVERTIMENTO E AUTONOMIA
Ecco due termini che allora erano estremamente di moda e devono tornare ad esserlo anche adesso: il primo è la base per tutti coloro che si presentano al campo e deve essere uno dei “veicoli” che porta all’apprendimento. Il secondo è per forza di cosa uno degli obiettivi che qualsiasi istruttore deve perseguire: infatti... “Un buon insegnante è uno che si rende progressivamente superfluo” (Thomas Carruthers).

Questo perché è riuscito a stimolare i propri giocatori, in questo caso all’indipendenza e all’auto-organizzazione. Insomma, non era quello che accadeva nel calcio di strada? Si formavano le squadre – e la maggior parte delle volte erano equilibrate – si trovavano (a volte in- ventavano) gli spazi di gioco anche se c’erano ostacoli e si stabilivano le regole, accettate da tutti. I tempi di gioco? Spesso infiniti oppure decisi dal “buio” o dalla chiamata della mamma.

Detto questo, consapevoli che non è semplice tornare a quei momenti, ricreandoli in modo perfettamente identico, anche se la soluzione di organizzare spazi di gioco libero in orari e giornate lontano dagli allenamenti codificati è un’ottima scelta, vi proponiamo otto giochi “cult” che si possono utilizzare nelle varie fasi della seduta. Possono essere usati all’inizio come pre-riscaldamento oppure nel periodo centrale per migliorare la parte tecnica o quella situazionale oppure ancora in quello finale come partita.

LE ATTIVITÀ PRATICHE
Ma quali erano i giochi che ricordiamo con più piacere e quali le regole principali? Eccoli:
1>1 a tutto campo con gol in area;
2>2 con un solo portiere (che può evolvere anche in 3>3, 4>4, 5>5 e via dicendo sempre con un solo portiere);
la tedesca, detta anche “undici” o “al volo” o ancora “mischietta” a seconda delle regioni in cui si giocava;
il muretto;
la classica partita senza casacche in numeri variabili (anche in su- periorità o inferiorità numerica);
tiro e paro (le porte);
dall’1>1 al 6>6 (o anche in disparità numerica) con ostacoli; prendi (o ruba) il cono – o anche “castellone”, era un gioco molto usato all’oratorio estivo dagli animatori.

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Perché può essere utile coi bambini in età prescolare utilizzare proposte di psicomotricità collegate al calcio.

Psicomotricità per i più piccoli: questo l’argomento dell’articolo. Infatti, un numero sempre più crescente di bimbi in età prescolare si presenta al campo per… giocare a calcio. Deve essere chiaro che coi bambini di 3-5 il calcio deve essere solo il “veicolo” per proporre la corretta attività. Infatti, le esperienze da trasmettere devono essere legate al gioco-sport calcio e alla psicomotricità per far sì che i bimbi imparino a muoversi e a relazionarsi, sviluppando la propria motricità attraverso, ad esempio, una palla di spugna prima, da calcio poi (comunque a loro “misura”), affascinante e insostituibile. La palla è quindi al centro del percorso e le lezioni/allenamenti devono essere organizzate con proposte motorie a carattere ludico.

Gli obiettivi del- l’attività “Baby Sport”, possiamo chiamarla in tal modo come il progetto che stiamo portando avanti in prima persona, pongono le radici nello sviluppo degli schemi motori di base (correre, saltare, rotolare...), nelle capacità generali e specifiche dell’età prescolare: parliamo della ricerca di uno sviluppo motorio armonico attraverso la creatività, l’espressività e la coscienza di sé, agevolando le relazioni con gli altri, con lo spazio e con il materiale a disposizione.

IL GIOCO
Insegna al bambino ad avere fiducia nelle proprie capacità: attraverso questo processo, il piccolo diventa consapevole del proprio mondo interno ed esterno, iniziando ad accettare l’interazione tra queste due realtà. Quindi impara e cresce.

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Un mix di riscaldamenti da utilizzare in particolar modo con la categoria Esordienti, ma adattabili anche ai Giovanissimi, per iniziare la meglio la seduta.

Incominciare al meglio la sessione di allenamento è uno degli aspetti che ogni allenatore deve tenere in considerazione in sede di programmazione. Infatti, creare sin dal principio il clima ideale, piacevole e coinvolgente, consente di innalzare la motivazione e l’attenzione su quanto si intende proporre in seguito. E a tal proposito utilizzare il gioco è un’ottima soluzione. Coi più piccini è probabilmente la modalità migliore perché appassiona immediatamente i piccoli giocatori, che avranno voglia di correre al campo perché sapranno di iniziare col divertimento. Coi più grandi, pensiamo alle prime squadre o alle categorie agonistiche del vivaio, occorre invece qualche attenzione in più. Le componenti fisiche sono determinanti e la principale funzione del riscaldamento è quella di preparare il corpo a quanto i giocatori devono svolgere (innalzamento della temperatura corporea e via dicendo). Ecco che tutto deve essere ben codificato e studiato anche in funzione delle esercitazioni successive (tecniche, di forza…). Ma con gli Esordienti come si può agire?

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Cosa tenere in considerazione per incominciare al meglio l’annata con le categorie dell’attività di base. Le attenzioni da avere e 50 esercizi per Piccoli Amici, Primi Calci, Pulcini ed Esordienti.
Settembre, tutte le categorie dell’attività non agonistica prendono il via. E l’istruttore preparato deve, oltre a pianificare le sedute con attenzione, tener presente diversi aspetti per coinvolgere i giocatori che dovrà seguire. Non esistono ricette “buone per tutti”, di questo siamo sicuri, perché ogni realtà, ogni categoria, ogni società presenta contesti differenti che il tecnico competente terrà sicuramente in considerazione.

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L’organizzazione e la convenienza di iniziare a insegnare le finte coi bambini dell’attività di base.

Nel mondo del calcio è consuetudine “etichettare” ogni singolo gesto tecnico con il nome del suo “creatore”: il tiro alla Del Piero, il cucchiaio alla Totti, la punizione alla Pirlo, la finta alla Cristiano Ronaldo. Se queste etichette diventano esempi formativi di fantasia, estro e creatività, allora possiamo utilizzarle come strumento allenante per i bambini. In ogni oratorio e a ogni Open Day calcistico al quale ho partecipato, ho sempre visto i bambini indossare le magliette dei loro idoli e questo mi fa capire come le “gesta” dei calciatori famosi siano ormai alla portata di tutti, anche dei più piccoli, che iniziano così a manifestare il loro interesse per il calcio. Ogni bambino tenta di emulare il proprio idolo, non c’è dubbio; gioca e si diverte immedesimandosi in un campione famoso; cerca di “copiare” le movenze del calciatore visto in televisione. Alzi la mano chi non ha mai fatto la telecronaca di una propria azione, mentre giocava a calcio da solo o con gli amici. Io mi ricordo questa: “La palla viene passata a Van Basten... finta, controfinta, tiro e gol!” Perdonatemi, ma l’attaccante olandese era il mio idolo di gioventù.

CHE STORIE DI CALCIO!
Uno dei gesti che più caratterizzano un calciatore (e caratterizzavano anche le mie telecronache) è proprio la finta: la ruleta alla Zidane, il doppio passo alla Ronaldo, la “bicicletta” alla Robinho, la “Cuauhte- minha” del messicano Blanco, l’elastico alla Rivelino (poi ripreso da Ronaldinho), la giravolta di Crujiff e molte altre ancora. Il catalogo è ampio e fantasioso ed esprime tutta la creatività del calcio. Durante le telecronache (quelle dei giornalisti, non le mie...) sentiamo spesso il termine “veronica” per mettere in risalto le movenze che un calciatore utilizza per spiazzare o sbilanciare il suo diretto avversario, allo scopo di superarlo. L’espressione “fare la veronica” deriva dalle corride spagnole e indica la tradizionale mossa alla quale ricorrono i toreri al fine di ingannare i tori e matarli.

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Quali strategie e quali accorgimenti utilizzare per perseguire al meglio questo obiettivo fondamentale già nella categorie Esordienti.

L’ampiezza è uno dei cinque principi di tattica collettiva in fase di possesso, insieme a scaglionamento, profondità, mobilità e imprevedibilità. Non è altro che l’utilizzo di tutto il fronte d’attacco per indurre gli avversari ad allargarsi o addirittura lasciare completamente libera la zona cieca. In sostanza, l’obiettivo è “ampliare” i collegamenti difensivi avversari per portare più giocatori negli spazi creati. Giocare in ampiezza non significa, però, solo allargare il gioco lateralmente, ma spostare la palla da un lato all’altro del terreno di gioco. I settori così creati nei corridoi possono essere “riempiti” dagli attaccanti esterni o dai terzini; in tal modo, si otterranno due effetti: se gli avversari tendono a restare stretti, si può sfruttare la superiorità numerica laterale; se, al contrario, si “aprono” per provare l’anticipo o l’intercetto, si può azzardare la giocata interna nelle zone liberate grazie all’utilizzo di questo principio.

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Tra un mese, giorno più giorno meno, riapriranno i battenti tutte le scuole calcio. L’allenatore di queste categorie deve prepararsi in anticipo, ipotizzando sedute e programmi per l’inizio stagione. Cosa deve tenere in considerazione per agire al meglio!

Il mese di settembre coincide da sempre con un momento particolare dell’anno: la fine del periodo estivo e il rientro alla normalità e alla routine. Per il mondo degli allenatori, del settore giovanile e dell’attività di base in particolare, è quello del ritorno sui campi di allenamento insieme ai giovani atleti. Per questi ultimi le abitudini e i ritmi giornalieri cambiati a giugno col termine delle attività, sia scolastiche sia calcistiche, risulta ancora più traumatico ed è sicuramente un fattore da non sottovalutare nella programmazione dei primi allenamenti. Le prime sedute stagionali, dopo mesi di stop e per qualcuno di scarso “movimento”, possono anche esulare dalla programmazione globale dell’intera annata o dalla struttura classica con cui pensiamo l’allenamento e devono tenere conto di alcune condizioni tipiche di questo particolare periodo. Periodo che chiaramente deve essere pianificato in precedenza (diciamo nella seconda quindicina di agosto?) per operare al meglio.

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Semplici proposte mutuate da altre discipline che possono essere proposte sul campo da calcio per stimolare coordinazione, tecnica e scelte di gioco.

Estate. La scuola è finita e la stagione calcistica è volta al termine. I nostri bambini hanno bisogno di rifiatare! Ma guai a tenerli a casa sul divano, faremmo il loro male. Ecco che, fortunatamente, in ogni periodo estivo si presentano numerose opportunità e proposte di camp calcistici o multisportivi: c’è l’imbarazzo della scelta. Spesso capita, infatti, che tanti bambini che giocano a calcio per tutta la stagione, preferiscano partecipare ad attività differenti per “staccare la spina” dopo un’annata lunga e ricca di partite e tornei.

Solitamente, nelle settimane così definite multisport, a seconda del numero di iscritti e quindi di istruttori (si ricorda che è sempre bene mantenere un rapporto di massimo 1:12-15), si tende a organizzare le proposte “ruotando” gli sport ogni ora (quindi, ogni giorno i bambini praticano tutte le discipline). Di conseguenza, un programma così va- riegato e al tempo stesso intenso, permette di toccare numerosi aspetti e di stimolare adeguatamente le varie capacità coordinative. E un’idea del genere può essere assolutamente portata, con i logici adattamenti, soprattutto temporali se pensiamo a una seduta, anche nel calcio. Infatti, è sicuramente possibile lavorare su alcuni elementi calcistici, estrapolando regole o caratteristiche da altre discipline sportive.

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Come organizzare una fase dell’allenamento sfruttando le situazioni di gioco semplici e inserendo delle gestualità, tecniche o motorie, prima dell’inizio dell’esercizio vero e proprio.

L’allenamento del giovane calciatore, in particolar modo di quello dell’attività di base (riferimento di questo articolo), deve perseguire diversi obiettivi. A seconda dell’età dei giocatori e del loro livello, cambiano chiaramente le percentuali di tempo da dedicare alle differenti finalità. Finalità che però sono collegate, principalmente, a:
• coordinazione;
• tecnica fondamentale;
• applicazione della tecnica o situazioni o tattica individuale;
• tattica collettiva;
• aspetti fisici inerenti la condizione.

Su questi obiettivi l’istruttore deve intervenire con assiduità nella logica di una progressione di difficoltà. Coi bambini dei Piccoli Amici coordinazione e schemi motori di base, insieme ai primi rudimenti della tecnica sono determinanti. Più si sale di livello e più subentrano gli aspetti di tattica individuale e infine collettiva, senza dimenticare logicamente le componenti condizionali. Con il gioco al centro di tutto in progetto formativo!

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