Quanto conta per un giocatore avere una padronanza assoluta nella gestione del pallone. La tecnica di ball mastery e le strutture da utilizzare.

Sullo scorso numero, all’interno dello speciale “Settore Giovanile” avevo iniziato a trattare l’argomento relativo al “dominio” del pallone nell’articolo “Diamo del ‘tu’ alla palla”. La maestria nel gestire l’attrezzo, infatti, a qualsiasi livello, deve essere uno degli obiettivi dell’allenatore. Il lavoro di sensibilità piede-palla ha poi delle caratteristiche ben precise, ovvero:
• qualità dei tocchi;
• precisione;
• ripetizione continua dei gesti;
• ritmo e tempo di esecuzione.

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Le basi della tattica… e non solo: questo rappresenta la situazione di 2>2, nella quale a partire dai bambini dell’attività di base si possono insegnare importanti princìpi nelle due fasi di gioco.

Nel percorso formativo dei giovani calciatori esiste una correlazione che non dovremmo mai perdere di vista, ovvero la necessità di sviluppare un pensiero tattico congiuntamente al miglioramento delle abilità. Nei primi anni di attività questo “collegamento” risulta ancora sbilanciato, in quanto nelle sedute dovrà essere ancora preponderante la parte dedicata alle esercitazioni analitiche volte al perfezionamento della destrezza fine dei singoli gesti, mentre lo sviluppo tattico si appoggia in maniera quasi totale sui duelli 1>1. Come già detto in precedenti articoli, personalmente ritengo più opportuno non scindere il fondamentale tecnico dal pensiero tattico, piuttosto conviene cercare proposte formative nelle quali il “gioco” (con tutte le sue “indivisibili” proprietà) sia centrale e le gestualità trovino al loro interno un’espressione funzionale ad alto valore formativo.

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L’importanza del riscaldamento per i bambini più piccoli come mezzo per raggiungere gli obiettivi tecnici stabiliti nella seduta. Alcune proposte pratiche.

All’interno della programmazione dell’allenamento capita di considerare il riscaldamento come una fase distaccata dagli obiettivi che ci siamo prefissati di raggiungere. Molti istruttori lo pensano solo ed esclusivamente come un momento ludico di divertimento, di aggregazione e di attivazione motoria. Ovviamente, questi aspetti sono imprescindibili in un contesto di scuola calcio e devono far parte anche del warm-up, che però non può essere scollegato dal resto delle proposte. Per questo conviene stabilire immediatamente gli obiettivi della sessione. In linea generale, questi possono essere divisi in due categorie: avremo gli obiettivi primari, ovvero i più importanti all’interno dell’allenamento, che risultano il filo conduttore di tutte le esercitazioni proposte; poi vi sono quelli secondari, che rappresentano il “contorno” e sono una sorta di conseguenza dei primari.

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L’insegnamento di questo fondamentale calcistico importantissimo coi più piccoli tenendo presente il ruolo della capacità di differenziazione. La parte analitica, i giochi e le situazioni.

La potenza è nulla senza il controllo. Recitava così, negli anni ’90, lo slogan pubblicitario di una famosa marca di pneumatici che utilizzò come testimonial atleti del calibro di Carl Lewis e Ronaldo Luìs Nazàrio de Lima. E questa frase può fare al caso nostro per introdurre l’argomento dell’articolo, ovvero la conduzione di palla. Partiamo però dal fatto che noi istruttori, o meglio formatori, citando Horst Wein, abbiamo il dovere di guidare i nostri bambini alla scoperta di se stessi e del gioco in tutte le sue tappe. In natura ogni cosa ha il suo periodo di gestazione, tutto è programmato con un ordine e senza fretta. La natura infatti non compie salti. Lo sviluppo in ambito calcistico del bambino non si sottrae a questa legge e questo è il motivo per cui le programmazioni devono essere impostate secondo un criterio progressivo, lento e senza soluzione di continuità.

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Riparte il progetto ideato da Giovanni Giorgetti, che porterà nelle scuole italiane degli incontri che mirano alla sensibilizzazione contro le dipendenze e l’abuso di fumo e alcol. L’importanza dell’attività fisica.

Il progetto Next Generation, ideato e portato avanti da Giovanni Giorgetti ripartirà il 18 gennaio 2019 dall’Istituto “Besta-Gloriosi” di Battipaglia (Sa), diretto dalla dirigente scolastica e professoressa Silvana D’Aiutolo. L’evento, incentrato su “I fattori di rischio dei tumori, le dipendenze e l’importanza dello sport”, si rivolge agli studenti del terzo, quarto e quinto anno.

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A TUTTO GIOCO
Quando si lavora con categorie di piccoli giocatori bisogna cercare di unire l’aspetto ludico a quello motorio. L’idea di fondo è quindi quella di consentire ai nostri bambini di apprendere attraverso il gioco, consentendo loro di avere anche uno spazio di libertà utile a stimolare la scoperta autonoma. Questo è il senso delle esercitazioni suggerite. Si tratta di proposte che mirano a includere il bambino mediante un gioco, non obbligatoriamente sport-specifico, che sviluppa contemporaneamente un obiettivo motorio relativo alla coordinazione.

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Come rendere “analitica” un’esercitazione situazionale? Proposte pratiche per insegnare il gesto tecnico attraverso il gioco, manipolando le regole e stimolando i ragazzi a un apprendimento mediato dalle richieste spazio-temporali e cognitive dettate dal contesto.

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Quali finalità perseguire e come farlo coi bambini di 8-11 anni. L’importanza del gioco, dei contesti situazionali e della coordinazione, con l’apprendimento tecnico che deve essere perfezionato e consolidato.

La categoria maggiormente rappresentata in termini di soggetti praticanti, nel modo del calcio, è quasi sicuramente quella dei Pulcini e di conseguenza è proprio quella in cui troviamo il più alto numero di addetti ai lavori.

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Le caratteristiche dei Pulcini, le attenzioni che deve avere l’istruttore nel rapporto con loro e quale comunicazione è più efficace.

Prima di addentrarci nel mondo dei Pulcini, è importante ricordare che l’organismo umano, se soggetto a determinate sollecitazioni fisiche prodotte dall’esterno, tende a interiorizzare lo stimolo, creando specifici presupposti di adattabilità.
Questo indica come il processo di apprendimento psicomotorio, pur basandosi sulle potenzialità biologiche individuali ad acquisire competenze, dipenda dalla sua disponibilità, dalla qualità dell’intervento educativo e dal sostegno dell’ambiente sociale di provenienza. Il bambino, fin dai primi mesi di vita, possiede un proprio itinerario biologico, contraddistinto sostanzialmente sia da fattori relegati alla specie umana sia dai caratteri ereditari trasmessi dai genitori. Il supporto e la guida dell’ambiente sociale consente al bambino di confrontarsi con la realtà e di ottenere una sempre maggior autonomia psicologica e motoria. Pertanto, maggiore in quest’ultimo ambito sarà la varietà di esperienze motorie che verranno proposte, maggiore sarà la risposta adattativa con conseguente crescita della motricità.

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Continuano i nostri approfondimenti sulle categorie del settore giovanile: questo mese il focus è stato posto sui Pulcini. Ad aprire la serie di articoli dedicati a questa fascia d’età è Paola Regnani, che ha analizzato le caratteristiche dei bambini, le attenzioni che deve avere l’istruttore nel rapporto con loro e qual è il tipo di comunicazione più efficace.

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Gli approfondimenti de Il Nuovo Calcio - I Piccoli Amici

Sei esercitazioni per divertire e divertirsi con i nostri piccoli calciatori:
1) La raffica di gol
2) Palla bomba
3) Colpisci la palla
4) Il labirinto
5) Il doganiere
6) L’orologio

IL LABIRINTO
La proposta inizia con un giocatore per squadra che deve andare a segnare seguendo la strada del colore del proprio gruppo.
Vince chi riesce per primo a raggiungere il punteggio stabilito.
Nella figura sono segnate 3 linee di cinesini: si inizia con una per far comprendere il gioco ai bambini, per poi utilizzarne 3 e in seguito si possono aggiungere degli avversari.

illabirinto

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Gli approfondimenti de Il Nuovo Calcio - I Piccoli Amici

Cinque proposte pratiche per insegnare ai più piccoli la conduzione del pallone:
1- Uno contro tutti
2- Conduco e passo
3- Doppio giro
4- Autoscontro
5- Fuga dal labirinto

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Quali sono le capacità da sviluppare e alcune proposte pratiche mutuate dai giochi da strada.

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Quanto è importante utilizzare il gioco per insegnare ai bimbini più piccoli il nostro sport.

«Voglio giocare a calcio». In questo periodo di inizio stagione (ma non solo) tanti bambini avranno espresso il desiderio di giocare con i loro amici, rincorrendo una palla su un campo verde.

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Alcune dritte per programmare anche i propri comportamenti al di là delle proposte pratiche da campo. Sei aspetti da tenere nel proprio bagaglio di tecnico e sei da evitare di utilizzare.

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Come sfruttare al meglio il riscaldamento prima della partita, utilizzandolo come allenamento vero e proprio, a conclusione dei training settimanali. Diverse proposte pratiche, in relazione ai vari aspetti che si vogliono stimolare.

Tempo e spazio, come ben sappiamo, sono le due dimensioni principali su cui gli istruttori e gli allenatori si concentrano quando svolgono la loro attività sul campo: sono i due concetti su cui si fonda la disciplina sportiva che tanto amiamo.

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CONSIGLI PER GLI ALLENATORI
1 - Più che allenare, addestrare o insegnare, in queste categorie è conveniente favorire e assecondare le motivazioni che portano i bambini a voler venire al campo.
2 - Oltre al cosa si dice è importante il “come” si parla con i più piccoli. La velocità delle parole e il tono utilizzato dall’istruttore sono elementi che possono facilmente alterare il significato di quanto si proferisce. È bene essere pacati, armoniosi e “caldi”.

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CONSIGLI PER GLI ALLENATORI

1- Ai giocatori è richiesto di risolvere un’infinità di problemi non previsti a priori, pertanto il processo cognitivo diventa vitale per il gioco, conferendo a questo una natura di predominanza tattica. Ecco che è importante strutturare esercitazioni che si avvicinino il più possibile a ciò che accade in partita, stimolando i calciatori a prendere decisioni in funzione di spazio, compagni e avversari.

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CONSIGLI PER GLI ALLENATORI
1 - Ricordare che il gioco in questa categoria è la prima modalità di apprendimento di qualsiasi gesto tecnico. Garantisce divertimento e concentrazione.
2 - La conduzione palla è uno dei primi “fondamentali” da insegnare, in quanto il continuo contatto col pallone stimola la sensibilità nella gestione dell'attrezzo.
3 - La presenza di avversari ricrea quell’imprescindibile contesto situazionale che aiuta in uno sport open skill quale il calcio.
4 - Il rapporto con il giovane calciatore deve essere sempre positivo, gratificante per entrambi. Un sorriso, un cinque, un “bravo!” stimolano i bambini a fare ancora meglio.
5 - Nell’insegnamento della conduzione è opportuno specificare in forma induttiva quando conviene effettuare “tanti tocchi” e quanto "pochi".

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L’utilizzo di questo nuovo attrezzo per il miglioramento della prestazione calcistica. Lo stimolo delle capacità coordinative e la qualità dei movimenti multidirezionali. Una ricerca sperimentale.

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Approfondimento attività di base - L’inizio stagione

Alcuni suggerimenti, da campo e organizzativi, per partire con il piede giusto nelle categorie dell’attività di base. A queste seguono più di 50 proposte pratiche curate dai nostri esperti per Piccoli Amici, Primi Calci, Pulcini ed Esordienti, oltre a un approfondimento di Lorenzo Di Iorio sui giovanissimi portieri.

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1>1 + jolly e meta

Attività di base

Alcuni suggerimenti, da campo e organizzativi, per partire con il piede giusto nelle categorie dell’attività di base. A queste seguono più di 50 proposte pratiche curate dai nostri esperti per Piccoli Amici, Primi Calci, Pulcini ed Esordienti, oltre a un approfondimento di Lorenzo Di Iorio sui giovanissimi portieri.

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L’approfondimento dedicato all’attività di base si apre con 11 consigli per iniziare al meglio la stagione, a cura di Luca Bignami e Marco Mingardi, che forniscono anche la prima serie di esercitazioni, dedicate a Piccoli Amici e Primi Calci.

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Come sviluppare questa abilità nelle categorie dell’attività di base, proponendo esercitazioni sempre diverse, stimolando continuamente i ragazzi evitando momenti di noia e appiattimento. Marco Mingardi e Alberto Massera hanno sottolineato l’importanza di inserire in maniera didattica le proposte, partendo da un dominio di tipo statico sino ad arrivare a uno dinamico. Inoltre, è fondamentale il coinvolgimento di pochi giocatori sia per una miglior qualità delle correzioni da parte del mister, sia per aumentare il numero delle esecuzioni. Infine, diverse proposte pratiche inserite in maniera graduale, con una difficoltà crescente.

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L’ultimo articolo di questa mini-serie curata dall’autore dedicata ai più piccoli tocca l’argomento del tiro in porta. Alcune progressioni di lavoro e l’importanza di incentivare e “premiare” sempre questa gestualità.

“Avrò segnato undici volte canestri vincenti sulla sirena e altre diciassette volte a meno di dieci secondi alla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di 9.000 tiri. Ho perso quasi 300 partite. Per 36 volte i miei compagni si sono affidati a me per il tiro decisivo... e l’ho sbagliato. Ho fallito tante e tante e tante volte nella mia vita. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto”. Chi ha detto questa frase? Michael Jordan, probabilmente il miglior cestista al mondo, non ce ne voglia Lebron James.

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Coi bimbi che arrivano per la prima volta al campo è utile non dare per scontato la conoscenza del regolamento. Si può partire dalla regola del gol per arrivare a quella del campo.

Scuola calcio. Primo allenamento della stagione. Una decina di bambini pronti per cominciare questa nuova avventura. Anch’io allenatore mi sento pronto come mister dei più piccolini e spiego il primo esercizio: “... e quando arriviamo davanti alla porta dobbiamo segnare!” Sorrido. “Maestro, che cos’è la porta?”.

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Quali strategie utilizzare per allenare questa importante abilità nel giovane calciatore. L’utilizzo delle fasce colorate e le proposte pratiche.

La corteccia motoria è la regione del cervello coinvolta nella pianificazione, nel controllo e nell’esecuzione dei movimenti volontari del corpo. Tutto questo è possibile grazie alla sua capacità di trasmettere alle cellule dei nuclei dei nervi cranici e quelle del midollo gli impulsi per i movimenti compiuti attraverso la nostra volontà.

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Cosa sono le competenze per la vita e in quale modo sollecitarle al meglio nei giovani calciatori. I comportamenti che deve tenere l’allenatore e l’importanza di saper ascoltare.

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L’importanza di abituare i giocatori fin da piccoli, parliamo di Piccoli Amici e Primi Calci, a scegliere e decidere i comportamenti da attuare uscendo dagli schemi imposti.

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Andrea Biffi evidenzia l’importanza di spiegare ai nostri bambini perché sia importante comandare il gioco, cosa significa e dove bisogna iniziare a farlo. Per fare ciò, il mister deve trasmettere la volontà di perseguire questa linea guida e incitare i propri allievi nel percorrerla, sfruttando anche l’utilizzo di un modello di riferimento: il fuoriclasse.

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