Dallo studio degli avversari allo sviluppo della propria organizzazione tattica: come e perché studiare le diverse contrapposizioni tra sistemi e quali aspetti tenere in considerazione.

Preparare la partita è da sempre una questione importante cui dedicarsi durante la settimana di lavoro e di conseguenza è necessario esaminare non pochi fattori, quali:
• le caratteristiche degli avversari (filosofia di gioco, atteggiamento e peculiarità dei singoli);
• le qualità della nostra squadra;
• lo stato di forma psico-fisica in un determinato momento della stagione;
• le eventuali assenze legate a squalifiche e infortuni, che possono condizionare l'abituale atteggiamento o il “modello” di gioco del nostro undici o di quello antagonista.

Le caratteristiche della squadra da affrontare vengono ormai studiate sulla base di almeno 3-4 gare osservate a video, più una (l'ultima o la penultima prima del match) dal vivo, per meglio identificare se vi sia un diverso atteggiamento in casa piuttosto che in trasferta. Questo ad alto livello, ma anche nei dilettanti, attrezzandosi per tempo, è possibile avere informazioni interessanti sui futuri avversari. È con- veniente valutare anche gli avversari contro compagini che adottano il nostro stesso sistema di gioco per meglio comprendere i meccanismi nella fase di possesso e il tipo di organizzazione difensiva.

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Come organizzare con la propria squadra la fase di possesso e chiarire ai propri uomini i vari comportamenti da tenere nello sviluppo dell’azione.

Uno dei compiti di ogni allenatore è quello di chiarire in modo inequivocabile ciò che desidera dai propri ragazzi. Questo non significa certo vincolarli in schemi ripetitivi o obbligarli in giocate sempre codificate. Infatti, l’interpretazione dei calciatori – in particolar modo nella fase di possesso – e le loro letture devono essere stimolate con costanza perché sono loro i veri protagonisti del gioco. Tuttavia, il tecnico deve metterli in condizione di esprimersi e dare loro dei riferimenti univoci in modo che tutta la squadra pensi allo stesso modo.

Nello stesso tempo. In tal caso la squadra saprà sempre “cosa fare” in ogni situazione e saprà agire consapevolmente con tutti gli elementi che saranno stati preparati a comprendere come agire in base alle azioni dei propri compagni. Chiarito questo, a mio avviso conviene che i giocatori sappiano quali sono le diverse zone e come comportarsi in ognuna di queste. Inoltre, devono conoscere le difficoltà che in ognuno di questi settori possono provocare gli avversari così da essere preparati a eventuali contromosse. E tutto ciò deve essere provato in allenamento per offrire a tutto l’undici quelle conoscenze utili a giocare al meglio.

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Il numero di squadre che utilizza la difesa a tre negli ultimi anni è sicuramente aumentato. Ecco che diventa importante per gli allenatori capire come sfruttare tale dislocazione per impostare al meglio l’azione. I comportamenti degli uomini vicino alla palla.

Una delle principali ragioni per cui si sceglie di giocare con la difesa a tre è quella di avere un giocatore in più nella fase di costruzione bassa per uno scaglionamento più ampio in senso orizzontale nella prima linea di costruzione rispetto alla classica disposizione a quattro che impiega solo due giocatori (i due difensori centrali). Per questa ragione, infatti, anche nelle soluzioni a quattro, molto spesso si richiede l’abbassamento di un centrocampista o lo scivolamento di un difensore laterale per avere una prima linea con tre elementi. Per tale motivo, quindi, questo articolo è chiaramente rivolto a tutti gli allenatori che giocano con sistemi di gioco con tre difendenti, qualunque sia la disposizione in campo in fase difensiva.

Per analizzare bene i princìpi e più comuni sviluppi della costruzione con tre difensori è essenziale capire in che modo l’intera squadra si dispone in campo per la fase di possesso, poiché i riferimenti e i movimenti variano sensibilmente a seconda della dislocazione di centrocampisti e attaccanti. Possiamo dire, generalmente, che tali soluzioni tattiche possono essere suddivise in due grandi categorie:

- sistemi di gioco in fase offensiva con tre difensori centrali e un cen- trocampista centrale, tipici di schieramenti quali il 3-5-2, 3-3-4, 3-rombo-3;

- sistemi di gioco in fase offensiva con tre difensori centrali e due centrocampisti centrali, caratteristici di schieramenti quali il 3-4-3, 3-4-2-1, 3-quadrilatero-3 (W-M – parleremo però di questo tipo di costruzione nel prossimo numero).

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Speciale Master Prime squadre 

Come è possibile modificare lo schieramento di base e arrivare ad altri sistemi per mettere in difficoltà l’avversario di turno.

Mario Beretta e Martino Melis al Master di Coverciano organizzato dalla nostra rivista hanno chiarito l’importanza nel calcio moderno di saper utilizzare diversi schieramenti durante la partita, di attaccare con una modalità e di difendere con un’altra. Partendo dall’1-4-4-2 hanno evidenziato diverse strategie per cambiare “pelle” nelle due fasi di gioco. In questo articolo, tratto dalla relazione e soprattutto dal primo libro della collana “I Tattici”, intitolato “4-4-2. Movimenti, soluzioni ed esercitazioni”, curato dai due autori, si indicano le trasformazioni in fase offensiva. Sul prossimo numero un ulteriore approfondimento su quella difensiva.


Le “rotazioni” che possono portare a cambiamenti del sistema di gioco 1-4-4-2 in altre organizzazioni tattiche sono differenti e legate a diversi aspetti, ad esempio:
alle caratteristiche dei giocatori a disposizione;
alla duttilità in campo dei calciatori stessi;
ai vantaggi che si vogliono sfruttare adottando differenti soluzioni di gioco.

DA 1-4-4-2 A 1-4-3-1-2
Incominciamo con le opzioni che portano il sistema a un 1-4-3-1-2. La prima possibilità consiste in una rotazione del centrocampo con l’accentramento di uno dei 2 esterni che diviene vertice alto nel cosiddetto rombo. Contestualmente, l’esterno opposto e uno dei 2 mediani, scivolando, diventano gli interni di un centrocampo a 3 elementi (figura 1).

In un 1-4-3-1-2 uno dei giocatori chiave è il play. Solitamente si tratta di un elemento capace nella costruzione e di grandi geometrie, abile nel cambio gioco e nelle verticalizzazioni destinate soprattutto a trovare il trequartista fra le linee dei reparti avversari. Quest’ultimo deve dare alla squadra imprevedibilità e capacità di dribbling in spazi stretti, con conseguente creazione di superiorità numerica. Di conse- guenza, la scelta da adottare nelle rotazioni è riferita alle caratteristiche del nostro esterno in relazione al ruolo del trequartista e del centrale di centrocampo che deve saper agire come play. Meno determinante è ciò che accade sulla linea difensiva e per i 2 attaccanti, che a loro volta possono agire sia stretti sia in ampiezza.

Un’altra possibilità è quella di spostare in verticale uno dei 2 mediani, che deve essere, ovviamente, il calciatore con più propensione e attitudini offensive, capace di attaccare gli spazi e dotato di discreta tecnica. Questa, d’altronde, è una soluzione già adottata anche in altri sistemi di gioco (figura 2).

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio
L’argomento della relazione di Cristian Bucchi al Master di Coverciano per gli allenatori delle prime squadre era legato alla fase difensiva e al modo di interpretare i diversi momenti del gioco in cui il possesso palla è gestito dagli avversari.

Nell'introduzione del suo intervento, il mister ora del Sassuolo, ha evidenziato come nel suo percorso da allenatore il suo modo di pensare e vedere il calcio sia cambiato e abbia subito notevoli evoluzioni. Evoluzioni che sicuramente ci saranno anche in futuro perché dovere dell’allenatore è di saper vivere il presente con uno sguardo sul futuro! Le soluzioni migliori da adottare per il non possesso palla, che devono avere come requisito imprescindibile il fatto di essere chiare e coerenti con i giocatori, lo hanno portato a riflettere a lungo e a ricercare qualcosa che fosse in linea con le sue idee. E soprattutto che fossero efficaci.

Bucchi ha messo in evidenza come nel suo primo periodo di allenatore né la difesa integralmente a zona né quella più orientata sull'uomo lo avessero soddisfatto: il suo fine, pertanto, era quello di cercare qualcosa di fluido, che si adattasse maggiormente alle più disparate situazioni di gioco. E che non creasse, appunto, fraintendimenti ai calciatori, aspetto fondamentale. A tal proposito, il tecnico ha confessato di aver sfruttato anche un periodo di pausa forzata, dal gennaio 2014 al gennaio 2015: durante quei 12 mesi, ha visitato molti campi, dalla serie A all'Eccellenza, visionando allenamenti e partite, ricercando novità e studiando dettagli con l'obiettivo di crearsi nuove e più solide conoscenze che potessero tracciare la strada del “Bucchi allenatore”. Ed è rimasto piacevolmente sorpreso delle competenze e delle sperimentazioni viste nelle serie “inferiori”.

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In cosa consiste questo fondamentale individuale, le soluzioni migliori e i movimenti più efficaci.

Lo smarcamento è il movimento che il giocatore compie per eludere il controllo diretto di un avversario, per andare in uno spazio libero e raggiungibile da un passaggio o ancora per liberare un settore utile per la ricezione di un compagno (smarcamento combinato).

Il movimento presuppone due velocità di esecuzione:
1. unanonmassimalenell’esecuzionedellaprimafase(lafinta);
2. unamassimalenellasecondafasedellafintaperlaricezionedella
palla.

Lo smarcamento può avere varie finalità, le principali sono:
1. daresostegnoalportatoredipalla;
2. offrirsicomeappoggioalpossessore;
3. ottenerelasuperioritànumerica.
4. mantenereilpossesso;
5. finalizzarel’azione.

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Le differenze dal punto di vista della forza tra maschi e femmine creano anche sviluppi di gioco diversi. Lo studio di alcune partite della LegaPro e del massimo campionato femminile.

La componente forza è sicuramente uno dei fattori che maggiormente influisce sulla differenza di prestazione tra uomo e donna. Non c’è squadra di calcio che in qualche modo non alleni, se non altro attraverso il gioco stesso, questa componente determinante della performance calcistica.

Forza che viene espressa attraverso il salto/colpo di testa, il calcio lungo, il passaggio e la capacità d’accelerazione e decelerazione. Affrontare il tema dell’allenamento della forza è in- dubbiamente un argomento delicato e tutt’oggi aperto a molte discussioni. La regola principale per un training corretto su questa capacità è saper modulare i carichi e abituare gli atleti a “imparare il gesto”, in modo tale da renderlo quasi automatico. Questo permette di prevenire possibili infortuni e le giovani leve, abbracciando tali concetti, ne potranno beneficiare nel loro futuro.

LE DIFFERENZE TRA UOMO E DONNA
Fino ai 12-13 anni d’età non si riscontrano notevoli differenze di forza esplosiva nei due sessi. È proprio con il sopraggiungere della fase puberale che si verificano drastici cambiamenti per quanto concerne la forza esplosiva. Cambiamenti dovuti alla presenza nell’uomo di concentrazioni molto più elevate di testosterone. Nei maschi, infatti, vi è un maggiore sviluppo muscolare e di conseguenza un notevole aumento di forza esplosiva a differenza delle ragazze, in cui invece la crescita muscolare è ridotta.

L’altro fattore determinante è rappresentato, nella donna, dal ciclo mestruale. Nei periodi premestruali e mestruali vi sono una serie di adattamenti del corpo quali aumento di peso, ritenzione idrica, crescita del volume uterino, pesantezza e gonfiore addominale, incre- mento della pressione intraoculare, con conseguenze sulla vista, che possono incidere su alcune qualità motorie come la destrezza.

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Quali sono le basi per organizzare la fase di possesso palla. I concetti di ampiezza, gioco tra le linee, profondità e superiorità numerica.

Per quanto concerne la fase offensiva esistono dei princìpi che regolano i comportamenti dei giocatori e dell’intera squadra. Dipendono da diversi fattori, dal calcio che desidera applicare l’allenatore, dalle caratteristiche dei giocatori, dell’avversario... In questo scritto, tratto dal nostro libro in uscita a luglio sul 4-4-2, proveremo ad analizzarne alcuni.

AMPIEZZA, PROFONDITÀ E “TRA LE LINEE”
Il primo concetto che un tecnico deve considerare è la ricerca del- l’ampiezza e della profondità: si ottiene posizionando calciatori molto larghi per sfruttare al massimo le dimensioni del campo e altri che garantiscano l’attacco in verticale (appunto della profondità). Detto ciò, è determinante – come secondo principio – saper alternare il gioco fra le linee, l’attacco della profondità e la ricerca dell’ampiezza: significa che il proprio undici deve saper cambiare strategia durante la gara, sfruttando movimenti dentro il campo e tra i reparti avversari. Tale azione può essere, ad esempio, compiuta dai centrocampisti esterni che si accentrano e permettono agli esterni bassi di sfruttare l’ampiezza. Oppure grazie ai continui smarcamenti fra linee difensiva e di centrocampo da parte di uno dei 2 attaccanti, insieme all’attacco della verticale dei centrocampisti laterali o del compagno di reparto.

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Quanto conta agire al meglio, in particolar modo in forma individuale, nel periodo al termine della stagione agonistica in funzione della successiva. Una serie di work-out funzionali per il calciatore da eseguire da soli, sia sul campo sia in palestra, e le proposte aerobiche.

  Quando si parla di pre-season non necessariamente si deve far riferimento al classico ritiro con la propria squadra di appartenenza circa 3-4 settimane prima dell'inizio del campionato. Molti giocatori, vuoi per lo stress mentale, vuoi per problemi fisici “tralasciati” durante l'arco della stagione, arrivano alla fine del campionato in condizioni precarie e pensano che un meritato periodo di vacanza risolverà tutti i problemi. Ma è proprio così? In alcuni casi può anche funzionare, ma prima del ritiro con il proprio club sarebbe opportuno riflettere sui vantaggi del presentarsi allo staff tecnico e ai compagni già in una condizione ottimale. Questo sarà l’argomento dell’articolo.

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L’organizzazione di una seduta per lo sviluppo dell’azione dal basso e per i movimenti in verticale degli attaccanti secondo un lavoro per princìpi.

Sulla base delle esperienze vissute da calciatore prima e da allenatore poi, e in seguito a numerosi confronti con diversi colleghi e coi miei più stretti collaboratori, mi è ben chiaro che il giovane giocatore, nel suo lungo percorso di crescita, deve vivere situazioni di apprendimento più possibili varie. Questo per arricchire il suo bagaglio tecnico-tattico e motorio. Il tutto consapevole che sono i calciatori a essere protagonisti di quanto accade sul terreno di gioco, con le loro decisioni, le loro scelte e intuizioni.

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Soluzioni ed esercitazioni per la parte finale di un’azione: la conclusione a rete. Le possibilità con uno schieramento a tre o due attaccanti.

Dopo aver illustrato la fase di costruzione del gioco, indicando diverse soluzioni per l’inizio azione dal basso, e proseguito con quella di possesso palla e i conseguenti sviluppi in settori più avanzati del campo, concludiamo questa breve “trilogia” mostrando una serie di esercitazioni per allenare il reparto offensivo. L’obiettivo? La finalizzazione a rete.

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L’organizzazione del training di forza, la sua importanza e alcune proposte pratiche a carattere preventivo e prestativo.

La forza rappresenta una delle qualità più discusse dagli esperti del settore, oltre che una tra le più affascinanti. Descrive una delle componenti fondamentali per il calciatore moderno che, se allenata coi giusti accorgimenti, può dare importanti benefici in termini riduzione degli infortuni, di esplosività, reattività e potenza. In tutti gli sport, e in particolare nel calcio, la forza non si presenta mai in forma pura o astratta, ma sempre in combinazione coi vari fattori condizionali (organico-muscolari e coordinativi) di prestazione fisica (Weineck, 2009). Nel calcio, infatti, si manifesta principalmente negli appoggi monopodalici, attraverso i contrasti e le “perturbazioni”, con i movimenti di torsioni, apertura e chiusura globali. Nel tempo, si sono alternati numerosi mezzi e metodi – alcuni anche come “moda” del momento – per lo sviluppo di questa capacità: si è passati dalle macchine isotoniche (leg press, leg extension, leg curl...), all’elettrostimolazione e ad altre metodologie su cui non è il caso di dilungarsi in questa sede.

IN OGNI SEDUTA
Escludendo il periodo di preparazione pre-campionato, nel quale i volumi di training sono sicuramente maggiori e diversi da quelli durante la stagione, è possibile inserire la “forza” anche in ogni seduta. Intendiamo però un allenamento mirato in primo luogo alla riduzione degli infortuni durante le sessioni settimanali, poi durante la prestazione di gara e infine utile a migliorare la performance. Oggi, infatti, si è andati oltre al pensiero che una sola seduta la settimana (generalmente il mercoledì) possa essere realmente sufficiente per ottenere un incremento effettivo di tale capacità.

Si deve passare all’idea che la forza sia inevitabilmente legata al movimento e non più isolata in un unico genere di contrazione. “Il fatto che un muscolo in una determinata situazione riesca a esercitare una certa forza, non è garanzia che il corpo sia in grado di usare quella forza in tutte le situazioni” (Perfetti, 1988).

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italy Photo Press

Adulti

Le situazioni tipiche per un’attaccante in area di rigore e non solo, che devono essere allenate in modo specifico. I consigli e le esercitazioni.

Nell’articolo apparso sullo scorso numero, oltre a dare alcune indicazioni sul lavoro specifico per gli uomini che giocano in attacco, ci eravamo posti alcune domande, cui ora proveremo rispondere. Cosa possiamo fare quando un attaccante non riesce a segnare? Possiamo migliorarlo veramente, attraverso un lavoro personalizzato, continuo e adatto alle sue qualità, offrendo quindi nuovi vantaggi a tutta la squadra? E soprattutto abbiamo le giuste conoscenze per agire in tale modo? “Soddisfare” questi quesiti diventa il punto di partenza per stimolare e far crescere i calciatori di questo ruolo.

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Due modalità differenti di interpretare la fase difensiva da parte degli uomini della “linea”. Il riferimento principale, infatti, può essere l’avversario oppure il pallone. Come lavorano l’Atalanta di Gasperini e il Napoli di Sarri. Soluzioni pratiche.

Quante volte, commentando gli errori commessi da una linea difensiva, abbiamo sentito dire: “La squadra ha preso gol perché il giocatore X ha perso la marcatura”? Oppure… “La palla era scoperta, il giocatore Y doveva occuparsi della copertura della profondità e non doveva seguire il movimento sul corto dell'attaccante”? O ancora… “Il terzino Z ha fatto una diagonale troppo stretta e ha lasciato scoperto il lato debole”? Ma anche… “Il centrale W non doveva posizionarsi esternamente all'attaccante, ma sulla linea palla-porta.”?

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Le opzioni di gioco sulle fasce laterali per il sistema di gioco in questione. Combinazioni, rotazioni e inserimenti, oltre a cenni di fase difensiva.

Il 4-3-3 è un sistema che nasce come contrapposizione difensiva al 4-2-4 che si utilizzava spesso negli anni ‘50 in Brasile perché consentiva di avere un uomo in più a centrocampo senza compromettere la tendenza offensiva del calcio carioca. Permette di coprire il campo in profondità e in ampiezza, grazie alla naturale disposizione dei giocatori, e offre la possibilità di esprimere un gioco offensivo con uno scaglionamento efficace.

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Le opzioni di gioco sulle fasce laterali per il sistema di gioco in questione. Combinazioni, rotazioni, interscambi e inserimenti.

Nel calcio la base di qualsiasi modello di gioco è l’organizzazione. Attraverso questa si può trasformare un movimento sincronizzato tra più giocatori in un’azione unica di squadra. Si tratta di passare dalla moltitudine di pensieri all’uno pensante. In tale contesto la collaborazione e le “relazioni” tra i singoli giocatori sono determinanti per gestire una situazione nel modo più efficace. In un sistema, le relazioni tra i calciatori sono vincolate dagli spazi che intercorrono tra loro e dal modo e dal tempo in cui queste zone vengono occupate. Nel sistema tattico che spiegheremo in questo articolo, il 4-4-2, porremo l’attenzione sui comportamenti dei giocatori che presidiano in partenza il settore esterno del campo, ovvero le catene laterali.

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Anche con le prime squadre può essere utile un intervento sul singolo giocatore dal punto di vista tattico individuale. Come organizzarlo e una serie di esercitazioni per “ruoli”.

Negli ultimi anni il concetto di lavoro individualizzato ha pienamente preso piede nel mondo del calcio, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto fisico, molto spesso personalizzato in base ai test e al livello di forma dei calciatori. In alcuni casi si è scelto di agire in tale direzione anche dal punto di vista tecnico, per sopperire alle carenze individuali oppure per migliorare in alcuni gesti specifici. Queste 2 componenti individualizzate dell’allenamento hanno di recente intrecciato i propri destini con l’aspetto tattico; ad esempio, grazie alle ricerche sul modello prestativo dei calciatori sappiamo che la performance e le richieste fisiche per giocatori di ruoli differenti possono essere abbastanza lontane tra loro.

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Perché può risultare fondamentale proporre agli attaccanti lavori specifici per il ruolo. L’importanza dei comportamenti tipici della punta e l’idea di un mister specialista per questi elementi.

Il mio passato calcistico da punta e il successivo passaggio al ruolo di allenatore mi hanno fatto riflettere in modo particolare sulle qualità e sui comportamenti tipici dei giocatori schierati appunto come attaccanti. Ho cercato di studiare le varie situazioni e cercare di comprendere i movimenti e le azioni di questi elementi e soprattutto l’atto conclusivo, la finalizzazione vera e propria. Anche perché negli ultimi anni il calcio ha subìto notevoli trasformazioni per quanto riguarda l’interpretazione della fase offensiva e l’evoluzione del ruolo, per certi versi, è stata “negativa”. Infatti, i giocatori che agiscono in tale posizione (che sia centrale o esterna) non sempre sono valorizzati e sostenuti da tecniche di allenamento adeguate alle caratteristiche specifiche. Non dimentichiamo infatti che “fare gol” è l’azione più complessa di tutto il calcio e non si può sperare di trovare sempre il calciatore dalle doti innate da questo punto di vista, il “bomber” dal “fiuto del gol” naturale. Ce ne sono pochi, sono ricercatissimi in qualsiasi categoria. E pure costosi per le società. Ecco che ci deve venire in aiuto l’allenamento.

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Quattro possibilità per gestire l’inizio azione dal portiere secondo i comportamenti degli avversari. Le esercitazioni per migliorare.

Fin dal primo giorno che sono arrivato al Lugano ho cercato di trasmettere le mie idee tattiche. Infatti, credo sia fondamentale per un allenatore subentrante valutare la situazione in cui deve lavorare e considerare quanto fatto dal predecessore, ma anche spiegare ai calciatori la propria filosofia. In pratica il calcio che si desidera proporre. E per quanto mi riguarda ho puntato su costruzione del gioco, rotazione dei centrocampisti e occupazione degli spazi con continui movimenti senza palla. Il principio di fondo che volevo trasferire ai ragazzi è quello di “scegliere le situazioni e non subirle”.

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L’importanza di un riscaldamento ottimale per il calciatore incentrato sui concetti di mobilità e stabilità articolare. Le proposte del trainer americano Mike Boyle e il suo metodo joint by joint.

Una visione funzionale dell’allenamento deve porre l’attenzione sulla valorizzazione degli schemi motori di base (rolling, squatting, pulling, pushing, lunging, bending ovvero rotolare, accovacciarsi, tirare, spingere, effettuare un affondo, piegarsi…). Talvolta però questi movimenti sono limitati dalla mancanza di mobilità o di stabilità delle articolazioni interessate. Secondo Gray Cook, uno dei co-fondatori del metodo FMS (functional movement system – si tratta di 7 test per capire i “limiti” di un atleta, ndr), il corpo umano è considerato come una sequenza di articolazioni che si sovrappongono le une alle altre, dotate tutte di specifiche funzioni; qualora non vi fosse un corretto funzionamento di una di queste, potrebbero insorgere delle problematiche che coinvolgerebbero anche le zone limitrofe.

Ai nostri giorni, a causa della vita sedentaria che si conduce o dei comportamenti spesso scorretti che si attuano, può verificarsi che la funzione di queste articolazioni sia alterata: ciò potrebbe voler dire che alcune necessitano di maggiore stabilità, visto che magari sono instabili; altre, invece, potrebbero essere rigide e potrebbero migliorare nella loro funzione se diventassero più mobili.

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Nel numero di febbraio abbiamo illustrato le attenzioni da avere per una ripresa ottimale dalla tribuna. In questo parleremo di tutto il lavoro da svolgere dopo il match.

Come abbiamo visto nello scorso articolo per svolgere un ottimo lavoro di match analysis è determinante organizzarsi meticolosamente, prestando molta attenzione ai dettagli. Arrivare al campo almeno un’ora prima dell’inizio della partita, trovare il posto migliore sulla tribuna per preparare la postazione di ripresa, sono elementi fondamentali per agire al meglio nei dilettanti. In questo scritto, invece, parleremo del dopo gara, cioè di come utilizzare quanto fatto durante la partita per trasformarlo in uno strumento al servizio della squadra.

LA CONSEGNA DEI VIDEO
Innanzi tutto, è utile condividere immediatamente alcune informazioni con lo staff tecnico. Solitamente, subito dopo il fischio finale, conviene copiare il video della partita su un hard disk (HD) esterno e consegnarlo all’allenatore per dargli la possibilità di rivedere l’incontro già in serata. Per agire in questa direzione, è necessario dotarsi di un personal computer portatile abbastanza performante. Il tempo necessario per trasferire sul computer il video dell’incontro, unirlo e ricopiarlo sull’hard disk è di circa 30’. Meglio avere, però, un certo margine operativo: basta infatti un imprevisto, come la batteria scarica del PC, la necessità di spostarsi a causa di intemperie o la richiesta di alcuni arbitri di rivedere alcune azioni, e la consegna del lavoro slitta di qualche decina di minuti. E non è piacevole far aspettare più del previsto chi vi ha commissionato il lavoro: ne pagherete in termini di considerazione e professionalità. Per l’archiviazione dei file video e la consegna a mano degli stessi, consiglio degli hard disk portatili da almeno 1 TB (1.000 GB) con presa USB 3.0. Il costo è abbastanza contenuto, si aggira sui 70 euro.

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Codificare posizionamenti e comportamenti da attuare appena riconquistata palla può essere un’arma micidiale per mettere in difficoltà qualsiasi avversario. I riferimenti da avere e come allenare appunto le transizioni positive. 

Come ormai tutti sanno la transizione positiva è il momento in cui si riconquista la palla e si ha la possibilità di effettuare un riattacco. La riconquista può avvenire in vari settori di campo, alcuni più pericolosi di altri. La zona centrale é quella migliore, visto che si può “ripartire” su entrambi i lati, oltre che dirigersi direttamente verso la porta. Questa considerazione può portare gli allenatori a indirizzare la squadra avversaria in tale zona (e non esternamente) per portare un eventuale pressing collettivo. E questa è già una scelta tattica importante: si tratta di invogliare verso il centro del campo gli oppositori con opportuni posizionamenti e… aggredire.

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Le ultime evoluzioni legate all’organizzazione tattica collettiva. Come e perché può essere utile scendere in campo senza “posizioni fisse” nelle due fasi di gioco, agendo per princìpi. 

In questi ultimi anni abbiamo visto come il sistema di gioco di una squadra si sia evoluto, cambiando da struttura statica a dinamica, facendo diventare superate le vecchie definizioni che inquadravano l’atteggiamento di un undici nella disposizione iniziale.

Abbiamo sempre detto, infatti, che ogni squadra attua un sistema di gioco in fase difensiva e uno in fase offensiva, a seconda dei movimenti dei giocatori nei 2 momenti del gioco (vedi articoli sul “Sistema di gioco 2.0” apparsi su questa rivista). Come ulteriore evoluzione di questa situazione, nelle ultime stagioni alcuni team hanno estremizzato il concetto, non solo variando il sistema da possesso a non possesso, ma, di fatto, cambiandolo continuamente, creando praticamente una squadra che, di fatto, gioca senza modulo di riferimento in attacco e difesa. Abbiamo deciso di chiamare questa scelta sistema “fluido”. Si caratterizza per la mancanza di una struttura precisa in una delle 2 fasi di gioco.

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Allenamento fisico
Il distretto degli hamstring è quello più soggetto a infortuni di tipo indiretto. Cosa dice la scienza e le soluzioni in termini di prevenzione.

La congestione dei calendari agonistici a livello nazionale e internazionale, così come l’incremento delle intensità di gioco e le conoscenze sui modelli prestativi riferiti agli sport di squadra, richiedono alla preparazione atletica una rinnovata attenzione, non solo ai fattori che determinano l’incremento o il mantenimento della performance, ma anche a quelli che garantiscono la prevenzione dagli infortuni, o che perlomeno tentano di ridurne il rischio.

Gli studi epidemiologici (quelli relativi alla distribuzione e alla frequenza delle malattie) sottolineano come lo sport di vertice (e non solo) presenti un trend preoccupante dal punto di vista traumatologico, con particolare riferimento alle lesioni muscolari. L’attenzione nei riguardi degli aspetti preventivi non è però unicamente appannaggio del calcio d’élite; gli aspetti legati alla tutela della salute tanto dello sportivo dilettante quanto del giovane praticante o del professionista sono temi che caratterizzano sempre di più la congressistica specifica e, di conseguenza, la ricerca.

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Perché è utile per allenatore e preparatore insistere sui movimenti del giocatore in funzione di quello che accade sul terreno di gioco.

Un giocatore di alto livello deve possedere delle abilità tecniche che gli permettono di soddisfare al meglio le esigenze richieste dalla gara; deve essere capace di risolvere situazioni tattiche ed essere preciso in quello che è l’atto puramente motorio. Un atto che può essere più o meno cosciente; a seconda del grado di competenza, conoscenza, esperienza che l’atleta possiede, l’azione motoria sarà più o meno immediata, finalizzata e accurata.

LO SVILUPPO DELLA CAPACITÀ DI SPOSTAMENTO
Vari Studi (Myers & Hawkins, 2010) hanno dimostrato che la meccanica dei movimenti, come quelli che prevedono i cambi di di- rezione, può essere insegnata attraverso appropriate istruzioni e un’adeguata pratica delle abilità di movimento, in modo da migliorare direttamente la prestazione in molti dei suoi aspetti e ridurre gli infortuni. Le abilità di spostamento e i movimenti del calciatore sono il primo obiettivo che un preparatore deve perseguire, affinché queste interagiscano positivamente sulla qualità di gioco del giocatore stesso.

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L’allenamento di questi due gesti tecnici, determinanti per il calciatori, con le prime squadre. Perché è fondamentale perfezionarli ancora e alcune soluzioni pratiche.

Molto spesso si pensa che l'allenamento della tecnica individuale sia essenziale nei settori giovanili, trascurando l'importanza degli stessi concetti nelle prime squadre. Il calcio moderno è caratterizzato da grande velocità: la capacità di effettuare controlli orientati efficaci e passaggi funzionali allo sviluppo del gioco è, pertanto, un presupposto unico nell'organizzazione della fase di possesso. Proprio per questo, l'allenatore deve ritagliare sempre il giusto spazio durante la settimana per esercitazioni che abbiano come obiettivo il miglioramento di tali aspetti di tecnica individuale. Ovviamente, un tecnico di prima squadra ha un obiettivo principale: vincere la partita domenicale. Per ottenere il risultato è fondamentale l'organizzazione tattica, sono molto importanti le componenti mentali e fisiche, ma ciò che risulta decisivo è frequentemente la qualità di esecuzione di ogni gestualità tecnica.

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Un momento determinante nel calcio moderno che deve essere gestito al meglio dai giocatori. Compito dell’allenatore è sintetizzare e semplificare i concetti per consentire ai propri uomini di reagire correttamente a palla persa.

Josè Mourinho durante un'intervista ai tempi del suo trasferimento a Londra alla guida del Chelsea rispose così alla domanda su quali fossero le tendenze tattiche nel calcio di alto livello: “Le transizioni sono diventate cruciali. Quando l’avversario è organizzato difensivamente, è molto difficile segnare. Il momento in cui perde la palla, può essere l'occasione per sfruttare la possibilità di trovare qualcuno fuori posizione. Allo stesso modo, quando noi perdiamo il pallone dobbiamo reagire immediatamente… I giocatori devono imparare a leggere la partita, a capire quando pressare e quando ritornare alle loro posizioni difensive. Tutti dicono che le palle inattive facciano vincere le partite, ma io penso che siano più determinanti le transizioni” (www.uefa.com).

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Un gesto tecnico spesso poco curato nel settore giovanile che deve essere assolutamente insegnato ai ragazzi. Le componenti coordinative, tecniche e tattiche legate alla sua esecuzione.

Il regolamento del calcio prescrive che, quando la palla supera – con tutta la sua circonferenza – una delle linee laterali del campo, il gioco debba essere ripreso mediante un lancio effettuato con le mani da uno dei calciatori della squadra che non ha inviato la sfera fuori dal rettangolo di gioco. Si tratta di eseguire una rimessa laterale. La sua tecnica, poiché richiede l’uso delle mani, non presenta eccessive difficoltà ed è pressoché identica, sia che venga effettuata da fermi, sia in movimento, cioè con rincorsa. Vediamo i particolari esecutivi che devono sottostare chiaramente al regolamento.

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Adulti

L’impostazione dell’azione dalle retrovie con questo sistema di gioco e i suoi sviluppi. L’importanza della disposizione di partenza e le soluzioni contro diverse organizzazioni tattiche.

Per impostare efficacemente un gioco manovrato sarà fondamentale prevedere delle uscite difensive efficaci. In questo articolo, parleremo di quelle del 4-4-2 e quindi della preparazione di uno sviluppo offensivo partendo non più dal rinvio lungo del portiere o da un rilancio di un difensore, ma dalla costruzione di un’azione che nasce dalla zona “bassa”.

LA DEFINIZIONE
Le uscite difensive sono tutti quegli sviluppi in fase offensiva finalizzati ad avviare un’azione attraverso il mantenimento del possesso e la manovra organiz- zata (definizione del Settore Tecnico di Coverciano). Per effettuare delle uscite ottimali è determinante la ricerca del tempo e dello spazio di gioco in quanto si agisce in settori di campo ristretti. Ricordiamo sempre che il tempo di gioco viene dettato dal possessore, mentre lo spazio è determinato dall’elemento senza la sfera.
L’obiettivo principale delle uscite è quello di creare delle situazioni di superiorità numerica tipiche del 2>1, oppure ricercare una rapida risalita della squadra dopo una verticalizzazione lunga. Diventa fondamentale, quindi, il ruolo del portiere come principale sostegno per lo scarico dei difensori.
Il numero uno moderno, infatti, deve avere delle importanti capacità tecniche per controllare e passare la palla in maniera corretta e conoscere gli sviluppi tattici collettivi.

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I nostri esperti hanno preparato per voi una serie di esercizi per l’attività di base, ovvero i bambini dai Piccoli Amici agli Esordienti. Esercizi con vari obiettivi (tecnici, situazionali, legati alle partite a tema, di natura psicocinetica o ludica) che ogni allenatore può inserire nel proprio piano di allenamento. Chiaramente “tarandoli” e adattandoli alla categoria e alle qualità dei propri giocatori. A lato, uno schema che può aiutare a stabilire la difficoltà delle diverse proposte pratiche, dalle più facili (Piccoli Amici-Primi Calci) con un “+” agli Esordienti (++++). Gli esercizi sono stati curati da Fabio Pansera, Stefano Florit, Giovanni Messina, Roberto Ferrario, Roberta Antignozzi, Andrea Cattaneo, Gabriele Boccolini, Marco Mingardi, Alessio Marelli, Luca Molteni, Davide Caliaro, Massimo Arrighi, Simone Bombardieri, Betty Bavagnoli, Francesco Satta, Elisabet Spina, Loris Ceresa.

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