La motivazione spinge l’atleta a dare il meglio di sé: come stimolarla, cosa ricordare al giocatore e alcuni accorgimenti che lo possono aiutare.

Per giustificare tutta l’agonia che deriva dall’agonismo servono buoni motivi. Che si sia motivati è scontato, da che cosa... meno. Per individuare il format motivazionale che porta ad accettare una sfida sportiva, basta rispondere a poche semplici domande: Perché vuoi farlo? Che valore ha per te? Pro o contro che cosa lo fai? Ad esempio, si può “competere” per...
-lavoro (guadagnare soldi);
-gioco (svago, piacere, puro divertimento);
-espiazione (scontare una pena);
-potere;
-gusto di cambiare;
-imparare cose nuove;
-aiutare gli altri;
-una causa in cui si crede (impegnarsi per...).

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Una serie di proposte, scandite in base ai giorni della settimana, utili a sviluppare un adeguato riscaldamento.

L’ attivazione è una parte molto importante sia della seduta sia del momento che precede una partita e, di conseguenza, non è affatto da sottovalutare, anche se spesso accade. Soprattutto prima della sessione di training è importante che a questa sia dedicato del tempo sufficiente per preparare il nostro atleta a effettuare e sostenere l’impegno sportivo richiesto. A tal proposito, è bene sottolineare come riservare dei minuti a esercitazioni con questo scopo non rappresenti assolutamente una perdita di tempo, bensì un momento determinante, cui prestare la massima cura e attenzione.

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Una delle ultime e più interessanti soluzioni tattiche per mettere in crisi le difese più chiuse è quella di posizionare più giocatori tra le linee avversarie. Situazioni ed esercitazioni sull’argomento.

In uno stile di gioco posizionale, risulta di fondamentale importanza riuscire a giocare palla (grazie a un passaggio chiave) a un uomo libero tra le linee avversarie, ovvero nello spazio tendenzialmente tra la demarcazione del centrocampo e quella della difesa avversaria. Il ricevente, orientando il controllo verso la porta avversaria, sarà infatti libero di decidere, in una zona molto pericolosa, come provare a concludere l’azione in modo vincente.

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Come proporre gioco sfruttando le corsie esterne e la zona centrale tramite il possesso. L’importanza di play e mezzali.

Per una manovra offensiva efficace è necessario saper gestire il pallone e liberare gli spazi da attaccare. Vediamo dunquealcuni sviluppi di gioco che una squadra può provare, ad esempio, già nelle sessioni di allenamento pre-gara.

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Gli esercizi isometrici rappresentano una tipologia di training presente nella cultura fisica fin dai tempi più remoti. Ultimamente grandi programmi e filosofie relative alle prestazioni atletiche, in particolare, quelle che ruotano attorno ai concetti di adattamento neurologico, hanno suggerito l’utilizzo di varie forme di isometria.

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Il calcio è un mondo in cui nell’ultimo periodo si è spesso dibattuto su chi tende a far giocare la propria squadra con un modulo predefinito e chi, invece, propende per l’utilizzo di una metodologia incentrata sulla scelta dei princìpi.

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Franc Artiga e Dani Sanchez, i due D allenatori del Barcellona presenti allo stage organizzato in Piemonte da Sergio Soldano e Sergio Boscarino, hanno illustrato i sette giorni tipo nella cantera blaugrana, entrando nei dettagli degli ultimi tre prima dell’incontro settimanale.

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Come organizzare questa importante fase del gioco secondo lo spazio in cui si recupera palla. Soluzioni e proposte pratiche.

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Come comportarsi prima, durante e dopo l’incontro dal punto di vista alimentare per avere dei vantaggi in termini di performance.

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Diverse società dalla Terza Categoria alla Prima si preparano di sera svolgendo due allenamenti settimanali. Una situazione non ideale, ma comune che deve essere pianificata con precisione dai mister.

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Uno sguardo all’estero, con un’analisi tattica di ciò che avviene allo Sheffield United, squadra neopromossa in Premier League. Questo è il focus dell’articolo scritto da Michele Tossani, il quale illustra una soluzione tattica interessante emersa dall’Inghilterra e applicata dai biancorossi, soprannominati “The blades” (le lame). Il manager dello Sheffield, Chris Wilder, ha mostrato qualcosa di nuovo: la sovrapposizione dei difensori di parte di una difesa a tre, i cosiddetti “braccetti”, ai laterali di centrocampo. Si tratta di una strategia utilizzata già da quando la compagine militava nella League One, la nostra Serie C. In questo modo si supplisce all’inferiorità numerica laterale che un 3-5-2 può incontrare, ad esempio, contro un 4-4-2. Ovviamente la scelta di questa tattica prevede una serie di compensi, attuati dai movimenti dei centrocampisti, analizzati nel dettaglio all’interno dell’articolo.

Un approfondimento dedicato al mondo dei dilettanti, dalla Terza Categoria alla Serie D, pensato appositamente per tutti coloro che lavorano con dedizione, inseguendo la propria passione per il calcio.

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Princìpi, proposte pratiche e metodiche di allenamento per una programmazione del training legato alla forza.

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Le varie disposizioni tattiche, i compiti dei giocatori, il ruolo del regista e le proposte pratiche per stimolare le qualità indispensabili di chi agisce in tale settore di campo.

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È il modo di comunicare che determina rapporti più efficaci nella squadra: gli esempi dei grandi allenatori e come creare l’ambiente ideale.

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La modulazione degli aspetti tecnico-tattici e fisici nella prima sessione dopo l’incontro disputato. Le proposte pratiche a secco e con palla.

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Manuel Gallelli, preparatore atletico del Cesena, presenta una superficie, un po’ inusuale, su cui far svolgere una parte dell’allenamento ai propri giocatori. La ricerca scientifica, infatti, ha provato a indagare l’utilizzo di superfici alternative come la sabbia.

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Paolo Tramezzani dopo una lunga carriera come difensore, ha intrapreso la carriera di allenatore, facendo esperienze tra Albania, Svizzera e Cipro, in cui ha vinto anche un titolo nazionale con l’Apoel Nicosia.

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Il ruolo del centrocampista è di fondamentale importanza nel calcio di oggi e direi anche affascinante per tutta una serie di atteggiamenti che consentono di dare equilibrio alla squadra e diventare un attaccante aggiunto. A seconda del modulo scelto dall’allenatore, vi sono diverse maniere di interpretarlo e sfumature differenti. Lo spazio a centrocampo, dove spesso si decidono le sorti di una partita, può diventare “immenso” da gestire oppure troppo ridotto in base alla dislocazione dei calciatori, ai movimenti che vi avvengono e alla tipologia di gioco che i team vogliono attuare.

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L’attualità nel calcio moderno di questo “momento” del gioco che presuppone intelligenza, lettura delle situazioni e capacità di anticipazione.

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Cosa dice la scienza a proposito dell’allenamento fisico per il calciatore. I presupposti pratici, la differenza tra training “a secco” e con palla dal punto di vista atletico, come comportarsi.

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Sono sempre meno le squadre che scelgono un centrocampo con due elementi centrali. Le motivazioni di questa tendenza e l’utilizzo in non possesso.

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Prima di ogni partita ogni allenatore è solito preparare delle tattiche volte a cercare di sconfiggere gli avversari, aiutando i propri giocatori ad imporsi, ma la soluzione, soprattutto nel calcio moderno, non riguarda solo lo schema di gioco.

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Perché possono diventare importanti per il calciatore, il periodo di assunzione e le strategie per ottenere il meglio.

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Una lezione di tattica in aula che si è incentrata sui princìpi di gioco da attuare per costruire in modo fluido e imprevedibile partendo dal portiere.

Leonardo Semplici è allenatore della Spal dal dicembre 2014 quando gli estensi si trovavano in fondo alla classifica del loro girone di Serie C. Riescono a conquistare la salvezza, poi arrivano due promozioni di fila e due permanenze consecutive in Serie A.

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La storia del pastore Mario: cosa si nasconde dietro il vero lavoro del mister e l’importanza di non “saltare” gradini lungo il proprio percorso.

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Heriberto Herrera: il profeta del “movimiento”. È l’allenatore paraguaiano il protagonista della prima “puntata” del nuovo speciale sulle storie di calcio curato da Alessandro Zauli, grandissimo esperto di calcio e tecnico Uefa A.

Un viaggio nel tempo che ci racconterà gli allenatori che hanno fatto la storia del calcio, con particolare attenzione a quanto è accaduto in Italia. Incontreremo sul nostro percorso grandi figure da Fulvio Bernardini ad Arrigo Sacchi, da Nereo Rocco a Zdenek Zeman. Questo primo approfondimento ci porta alla scoperta di un allenatore dal carattere forte, con un’idea di calcio originale e moderna, incentrata sul “movimiento”. Un anticipatore di quello che sarà poi il “calcio totale” olandese e, per certi versi, un precursore della preparazione fisica.

Gli aspetti da curare nel periodo d’inizio stagione per organizzare la fase di non possesso su palla inattiva. I concetti che vengono prima della dislocazione in campo dei calciatori.

Il precampionato è da sempre utilizzato per creare un sistema equilibrato di squadra in cui i singoli elementi, con l’aiuto dell’allenatore e dello staff, dovranno trovare quell’empatia essenziale per la risoluzione delle problematiche che andranno ad affrontare lungo il tortuoso percorso stagionale. Per quanto riguarda il discorso legato alle palle inattive, dopo aver parlato a luglio di quelle offensive, ora incentriamo l’attenzione sulle “difensive”, che – tra i diversi aspetti da tenere in considerazione – sono fondamentali per il rapporto intrinseco di responsabilità tra i diversi elementi dell’undici.

Prima di decidere la strategia tattica con la quale affrontare la squadra avversaria, ad esempio su un calcio d’angolo difensivo o su una punizione laterale, dobbiamo lavorare sui singoli e sulle loro relazioni durante una situazione del genere. E la responsabilità che ciascuno deve assumersi deve essere perseguita anche con specifici allenamenti.

È importante rimarcare questo concetto, perché all’interno di una semplice situazione difensiva su palla inattiva “contro” ritroviamo valori strutturali essenziali per il singolo; valori di tipo:
oordinativo;
cognitivo;
socio-affettivo;
emotivo-volitivo;
mentale.

Quante volte abbiamo visto giocatori non saltare in un duello aereo o perdere la marcatura su un calcio d’angolo a sfavore?

Ecco che la difesa a zona può fare al caso nostro. O al contrario, potremmo avere in rosa bravi marcatori, ma poco reattivi sullo stacco da fermo: conviene in tal caso lavorare uomo contro uomo. E se avessimo in organico elementi con entrambe o più caratteristiche utili a questa situazione? Meglio ancora! Potremmo sfruttare le soluzioni in contrapposizione alle attitudini avversarie o mixarle insieme in una zona mista.

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L’autore del quarto libro della collana “I tattici” dal titolo “Il 3-5-2. Princìpi, evoluzioni ed esercitazioni” è stato ospite al Master Prime Squadre organizzato dalla nostra rivista e ha parlato della fase di non possesso di tale organizzazione tattica.

L'allenatore laziale, Agenore Maurizi, che in questa stagione ha guidato il Teramo che militava nel girone B di Lega Pro, portandola al raggiungimento della salvezza, ha illustrato i concetti della fase difensiva del 3-5-2.

Le fondamenta
Il tecnico ha spiegato il suo pensiero partendo dal fatto che il sistema di gioco è una semplice dislocazione dei calciatori in campo e ha una valenza puramente numerica. Nell’evoluzione del gioco durante la partita è difficile vedere esattamente i moduli come appaiono sulla carta, ecco perché ritiene importante lavorare sui princìpi.

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L’intervento in aula e sul campo del mister di Torino e del suo staff. I vantaggi e gli svantaggi del 3-5-2 e perché passare al 3-4-1-2.

Questo tema nasce principalmente dal mio percorso da allenatore; quando ero alla Primavera del Torino sono riuscito a raggiungere buoni risultati formativi utilizzando il 4-3-3 o il 4-2-4; poi mi trovo in prima squadra a Vercelli e continuo con gli stessi moduli, ma – dopo poche giornate – mi accorgo che le prestazioni non arrivano. Da qui l’idea di passare al 3-5-2. Questo modulo mi offre la chance di allenare il Frosinone, perché la squadra era stata preparata – in sede di mercato – per un 3-5-2. Ma al termine della campagna acquisti, per la mancata cessione di un giocatore, mi trovo attaccanti di qualità, tra cui un trequartista come Ciano. Quindi, per schierarli tutti e sfruttare un potenziale offensivo di livello, passo al 3-4-1-2.»

Ecco l’esordio di Moreno Longo al nostro incontro di aggiornamento di Coverciano, nel quale spiega i vantaggi di un’organizzazione con 3 difensori e come può modificare il gioco grazie alla presenza di un trequartista. In sintesi, il 3-5-2 permette sì di costruire l’azione con facilità avendo tre difensori e cinque centrocampisti e il palleggio in sicurezza nella fase di gestione, ma rischia di rimanere un sistema di “attesa” in non possesso perché difficilmente è aggressivo nei confronti degli avversari.

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