L’utilità di allenare le gestualità tecniche anche nelle prime squadre. L’importanza di ricreare contesti simili a quelli della partita.

La tecnica di base si migliora a qualsiasi età. Chi non ha mai sentito questa frase, che nasconde un’assoluta verità: lavorare sulle gestualità calcistiche, con costanza e abnegazione, porta comunque a dei miglioramenti.

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Al di là della diatriba “palla o a secco”, il vero obiettivo del training è sempre quello di mettere nelle condizioni ottimali la squadra, a prescindere dai mezzi: pertanto, è giusto che ognuno scelga la filosofia di lavoro in cui crede e in cui si sente più sicuro dell’efficacia.

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L’analisi di Attilio Sorbi circa le considerazioni che deve fare un tecnico per impostare il lavoro più proficuo coi propri giocatori. L’importanza di far sì che il giocatore abbia la possibilità di partecipare come individuo attivo all’allenamento, in grado di comprendere ciò che sta facendo.

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Dopo aver analizzato i princìpi in fase di possesso di questo sistema di gioco, alcune idee per impostare al meglio il non possesso.

Come illustrato sul numero di dicembre, il sistema di gioco 4-4-2 viene utilizzato come punto di partenza – in particolar modo tra dilettanti e giovani – per dare i primi indirizzi tattici alla propria squadra. Successivamente, a seconda degli avversari, della situazione della partita e delle caratteristiche degli uomini a disposizione, l’impostazione può evolvere in diverse modalità.

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La situazione del Milan passato da Montella a Gattuso: i perché di un momento difficile per il club rossonero. L’importanza di società, delle scelte e di giocatori con caratteristiche complementari.

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La seconda parte dello speciale sul training della forza, che vuole essere un focus su questa capacità dal punto di vista prestativo e preventivo. Francesco Perondi ha esposto alcune considerazioni sulle nuove possibilità e modalità di allenamento, mentre Mattia Toffolutti ha indicato come e perché utilizzare gli ostacoli.

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L’analisi della fase di non possesso per quanto concerne le squadre che si dispongono con una difesa composta da tre o cinque uomini. I vantaggi sono diversi, come la maggiore densità nella zona centrale del campo, o la grande elasticità questo sistema.

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Le tre possibili soluzioni per organizzare la fase offensiva secondo prìncipi e concetti chiari a tutti i calciatori. Le tre linee guide individuate sono: expansive, stretching e overloading.

La prima, utilizzata dal Manchester City di Guardiola, si basa su un concetto molto semplice: posizionare giocatori larghissimi sul terreno di gioco per contrapporsi alla compattezza difensiva he tende a “restringere” il campo. È importante avere esterni con considerevoli peculiarità tecniche e grandi doti nell’1>1.

L’attacco stretching, invece, adottato dal Chelsea di Antonio Conte, utilizza un maggiore scaglionamento verticale della squadre in possesso. La squadra londinese, schierata con un 3-4-3 di partenza, porta gli esterni in linea coi tre attaccanti, formando così un fronte offensivo di cinque uomini.

L’ultima linea guida, quella overloading, ha come concetto principale quello di occupare alcuni settori con il maggiore numero di giocatori possibili, ricercando la superiorità in zona palla, per “imbucare” poi la squadra avversaria sul lato debole. Ne sono esempio i movimenti di Insigne e Callejon, in un Napoli che fa di questa strategia il suo credo.

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Psicocinetica e allenamento cognitivo

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Psicocinetica e allenamento cognitivo: quali proposte utilizzare. Cosa dice la teoria dei neuroni specchio.

Sono anni ormai che nel calcio sentiamo parlare dell’aspetto cognitivo e, in particolar modo, della psicocinetica. Con questo termine, di solito, si indica la capacità di un giocatore di sapersi adattare velocemente e con effetto immediato a situazioni in corso di svolgimento attraverso ragionamenti e movimenti “istintivi”. In tal senso una delle scoperte più decisive e rivoluzionarie degli ultimi anni è stata fatta da Giacomo Rizzolatti, un neuroscienziato italiano, che con il suo team ha scoperto, studiato e condiviso l’esistenza e le straordinarie capacità dei neuroni specchio. Lo studio di questi neuroni è in costante divenire e in futuro potrebbero esserci ulteriori novità che sicuramente condizioneranno la metodologia dall’allenamento. Precursori come José Mourinho, Claudio Ranieri, Riccardo Capanna (preparatore atletico ex Juventus, Roma e Inter) e molti altri, comunque, già da diverse stagioni si sono occupati dell’importanza degli aspetti cognitivi nel calcio.

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Esercitazione: 3 contro 3

Adulti

L’inserimento di questa esercitazione svolta su campi ridotti con diverse varianti e permette di lavorare sia dal punto di vista tecnico-tattico sia fisico, in particolar modo interessando gli aspetti muscolari.

Grazie alla mia esperienza da calciatore professionista e considerata anche la formazione che ho avuto in uno dei settori giovanili più importanti d’Italia, quello dell’Atalanta, ho maturato la convinzione che le qualità di tecnica di base e di tattica individuale siano elementi determinanti, le fondamenta per la costruzione di un calciatore. Di qualsiasi livello, in particolar modo se professionista. Pertanto, nel momento in cui mi sono avvicinato al “mestiere” di allenatore ho desiderato mantenere questo concetto come caposaldo delle mie convinzioni. E tutto ciò rimane invariato dopo le esperienze come “secondo” in Serie A e B con il Pescara. Anzi, questi princìpi si sono addirittura rafforzati. Infatti, considerata la richiesta di elevate intensità del calcio moderno, è essenziale ricercare gli obiettivi indicati anche in condizioni di stress sia fisico sia cognitivo.

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La Sampdoria di Marco Giampaolo ha avuto un importante inizio di stagione contraddistinto da un gioco piacevole, da risultati positivi e da soluzioni tattiche interessanti.

Prima di addentrarci nell’analisi tattica della Sampdoria, vorrei sottolineare nuovamente un concetto espresso più volte nel corso di questi anni di collaborazione con Il Nuovo Calcio: spesso, anzi quasi sempre, i successi di una squadra partono da un progetto societario importante. Ed è quello che è accaduto al club blucerchiato. Nella stagione scorsa sono state poste le basi, valorizzando alcuni talenti “ceduti” poi sul mercato a cifre importanti. Cifre reinvestite successivamente in nuovi prospetti o in giocatori di qualità che avevano bisogno di una seconda chance. Gli uomini dell’area tecnica, coordinata da Daniele Pradè, con Carlo Osti come direttore sportivo e Carlo Pecini, capo scouting che conosco dai tempi della Fiorentina, si sono dati da fare sul mercato, ma soprattutto sono andati alla caccia – grazie anche alle competenze di quest’ultimo – a talenti in giro per il mondo.

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I concetti principali per chi vuole impostare con la propria squadra il 4-4-2; le progressioni per porre le fondamenta con il proprio undici.

Spesso il 4-4-2 viene indicato come quello di base per costruire una squadra; a volte, al contrario, lo si definisce troppo “piatto” per essere efficace o si evidenziano altre lacune (poche linee di passaggio). Sicuramente, fornisce compattezza all’intero undici e una determinata sicurezza difensiva. È chiaro, comunque, che le sue interpretazioni sono quelle che possono renderlo veramente efficace o meno. O meglio più offensivo o difensivo. In realtà, in un calcio sempre più in divenire, dove contano i princìpi al di là dei “numeri”, il suo utilizzo a qualsiasi livello può essere una modalità operativa per dare una linea comune al proprio gruppo e per poi trovare i corretti adattamenti a seconda dei giocatori a disposizione. Infatti, qualsiasi allenatore dovrebbe partire da questo punto per scegliere un’organizzazione tattica o un’altra: si tratta di capire le peculiarità tecnico-tattiche e fisiche dei propri uomini e le interazioni reciproche tra loro per optare per questo o quello schieramento.

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L’importanza di valutare le caratteristiche dell’undici che si deve affrontare e in base a queste decidere le esercitazioni migliori da usare in settimana.

Nella prima parte dell’articolo relativo alla preparazione della gara, abbiamo esaminato con alcuni esempi il concetto di “flessibilità” per l’allenatore moderno, ovvero la lettura e l’interpretazione della gara attraverso la “tattica applicata” nelle due fasi di gioco (cioè le soluzioni da usare in base alle contrapposizioni con gli avversari). Nello specifico ora cercheremo di comprendere come confrontarsi con le squadre che adottano filosofie di gioco e princìpi tattici specifici attraverso alcuni esercizi ed esercitazioni a tema.

SQUADRA CHIUSA CON BARICENTRO BASSO

Prendiamo il caso di un undici che ha mediamente un baricentro arretrato e crea una rilevante densità difensiva in zona palla; concede poco la profondità, giocando in attesa nella propria metà campo. Ha di solito l’obiettivo di riconquistare la sfera in un settore di centrocampo alquanto difensivo per attuare una ripartenza immediata. Su cosa lavorare? Ad esempio, su giro palla, palleggio e ricerca dell’ampiezza; o ancora su sovrapposizioni e cross.

In particolare, se la difesa concede la ricezione sugli esterni, è opportuno attuare il principio della sovrapposizione immediata; se, invece, “scappa” oltremodo per togliere la profondità, è più logica la giocata tra i piedi degli attaccanti, davanti alla linea degli oppositori. Si possono optare anche per “conversioni” in conduzione per il tiro nel caso in cui si disponga di attaccanti laterali schierati a piede invertito. Le “conversioni” sono soluzioni ottimali anche in assenza di giocatori abili nel gioco aereo. O ancora cercare le conclusioni da “fuori”: le squadre “chiuse”, infatti, concedono maggiormente la finalizzazione da fuori area. 

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Le soluzioni che si possono adottare col reparto mediano per evitare l’opposizione degli avversari. Le idee con un centrocampo a quattro classico e con uno a rombo.

Le rotazioni sono dei movimenti coordinati tra tre o più giocatori che cambiano la loro posizione per fornire più soluzioni di passaggio al giocatore in possesso. Lo sviluppo del gioco conseguente alla costruzione medio-bassa prevede quasi sempre un continuo movimento dei centrocampisti, in base al sistema di gioco utilizzato, per eludere il pressing avversario e creare degli spazi e delle continue linee di passaggio utili al proseguimento della manovra. Le rotazioni che si notano con più frequenza sono quelle del centrocampo a tre, sia con il vertice basso sia con quello alto, ma nell’evoluzione del calcio attuale diversi top club europei le attuano (magari solo da un lato del campo, molto probabilmente per sfruttare al meglio le caratteristiche dei calciatori) anche con un centrocampo “aperto” a quattro.

Come per l’apprendimento dei vari meccanismi dei sistemi di gioco, tali movimenti sono di più facile as- similazione e attuazione se si allena la squadra per princìpi invece che per schemi preordinati. Ci permetteranno anche di aiutare i nostri calciatori a risolvere in gara problematiche legate a una o più marcature a uomo fatte a centrocampo dai nostri avversari.

I PRINCÌPI GENERALI

Prima di addentrarci nelle varie possibilità, conviene specificare quali siano i concetti principali per le rotazioni a metà campo, cioè:

- se il centrocampista è marcato, deve liberare lo spazio aprendo nuove zone di smarcamento per i compagni;
- lo smarcamento deve essere eseguito dal potenziale ricevente quando il compagno può effettuare il passaggio;
- deve essere svolto in uno spazio (zona luce), ad esempio in zona di rifinitura, tra le due linee di centrocampo e difesa avversarie;
- è fondamentale che avvenga con un postura che consenta un’adeguata visione del gioco;
- chi trasmette la palla deve muoversi per occupare un altro settore (ciò consente di non dare punti di riferimento agli oppositori).

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Una soluzione per iniziare il gioco dalle retrovie che consente di sfruttare quasi sempre una superiorità numerica almeno di un uomo. Le opzioni di gioco centrali e sulle catene. La palla “lunga”.

La costruzione nei sistemi di gioco con tre difensori centrali e due centrocampisti centrali si può utilizzare, quasi “naturalmente”, con il 3-4-3, il 3-4-2-1 o il 3-4-1-2, ma può essere anche il risultato di altri schieramenti, che, in fase di impostazione, trasformano l’assetto in una di queste organizzazioni. Per questo motivo, infatti, i due centrali avanzati in fase di possesso, possono essere molto spesso i due centrocampisti o addirittura i due terzini in alcune rotazioni. Il 4-3-3, usato a volte da Pep Guardiola specialmente quando era a Monaco, prevedeva questa rotazione con il mediano che si abbassava in mezzo ai due difensori e gli esterni bassi che occupavano la parte mediana del campo, andando a formare un “quadrilatero” con le due mezzali.

L’utilizzo della 3+2 per la costruzione del gioco dà vita, quasi automaticamente, a due figure geometriche, una che garantisce la costruzione “difesa – centrocampo – attacco” e l’altra la costruzione diretta “difesa – attacco”.

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Dallo studio degli avversari allo sviluppo della propria organizzazione tattica: come e perché studiare le diverse contrapposizioni tra sistemi e quali aspetti tenere in considerazione.

Preparare la partita è da sempre una questione importante cui dedicarsi durante la settimana di lavoro e di conseguenza è necessario esaminare non pochi fattori, quali:
• le caratteristiche degli avversari (filosofia di gioco, atteggiamento e peculiarità dei singoli);
• le qualità della nostra squadra;
• lo stato di forma psico-fisica in un determinato momento della stagione;
• le eventuali assenze legate a squalifiche e infortuni, che possono condizionare l'abituale atteggiamento o il “modello” di gioco del nostro undici o di quello antagonista.

Le caratteristiche della squadra da affrontare vengono ormai studiate sulla base di almeno 3-4 gare osservate a video, più una (l'ultima o la penultima prima del match) dal vivo, per meglio identificare se vi sia un diverso atteggiamento in casa piuttosto che in trasferta. Questo ad alto livello, ma anche nei dilettanti, attrezzandosi per tempo, è possibile avere informazioni interessanti sui futuri avversari. È con- veniente valutare anche gli avversari contro compagini che adottano il nostro stesso sistema di gioco per meglio comprendere i meccanismi nella fase di possesso e il tipo di organizzazione difensiva.

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Come organizzare con la propria squadra la fase di possesso e chiarire ai propri uomini i vari comportamenti da tenere nello sviluppo dell’azione.

Uno dei compiti di ogni allenatore è quello di chiarire in modo inequivocabile ciò che desidera dai propri ragazzi. Questo non significa certo vincolarli in schemi ripetitivi o obbligarli in giocate sempre codificate. Infatti, l’interpretazione dei calciatori – in particolar modo nella fase di possesso – e le loro letture devono essere stimolate con costanza perché sono loro i veri protagonisti del gioco. Tuttavia, il tecnico deve metterli in condizione di esprimersi e dare loro dei riferimenti univoci in modo che tutta la squadra pensi allo stesso modo.

Nello stesso tempo. In tal caso la squadra saprà sempre “cosa fare” in ogni situazione e saprà agire consapevolmente con tutti gli elementi che saranno stati preparati a comprendere come agire in base alle azioni dei propri compagni. Chiarito questo, a mio avviso conviene che i giocatori sappiano quali sono le diverse zone e come comportarsi in ognuna di queste. Inoltre, devono conoscere le difficoltà che in ognuno di questi settori possono provocare gli avversari così da essere preparati a eventuali contromosse. E tutto ciò deve essere provato in allenamento per offrire a tutto l’undici quelle conoscenze utili a giocare al meglio.

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Il numero di squadre che utilizza la difesa a tre negli ultimi anni è sicuramente aumentato. Ecco che diventa importante per gli allenatori capire come sfruttare tale dislocazione per impostare al meglio l’azione. I comportamenti degli uomini vicino alla palla.

Una delle principali ragioni per cui si sceglie di giocare con la difesa a tre è quella di avere un giocatore in più nella fase di costruzione bassa per uno scaglionamento più ampio in senso orizzontale nella prima linea di costruzione rispetto alla classica disposizione a quattro che impiega solo due giocatori (i due difensori centrali). Per questa ragione, infatti, anche nelle soluzioni a quattro, molto spesso si richiede l’abbassamento di un centrocampista o lo scivolamento di un difensore laterale per avere una prima linea con tre elementi. Per tale motivo, quindi, questo articolo è chiaramente rivolto a tutti gli allenatori che giocano con sistemi di gioco con tre difendenti, qualunque sia la disposizione in campo in fase difensiva.

Per analizzare bene i princìpi e più comuni sviluppi della costruzione con tre difensori è essenziale capire in che modo l’intera squadra si dispone in campo per la fase di possesso, poiché i riferimenti e i movimenti variano sensibilmente a seconda della dislocazione di centrocampisti e attaccanti. Possiamo dire, generalmente, che tali soluzioni tattiche possono essere suddivise in due grandi categorie:

- sistemi di gioco in fase offensiva con tre difensori centrali e un cen- trocampista centrale, tipici di schieramenti quali il 3-5-2, 3-3-4, 3-rombo-3;

- sistemi di gioco in fase offensiva con tre difensori centrali e due centrocampisti centrali, caratteristici di schieramenti quali il 3-4-3, 3-4-2-1, 3-quadrilatero-3 (W-M – parleremo però di questo tipo di costruzione nel prossimo numero).

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Speciale Master Prime squadre 

Come è possibile modificare lo schieramento di base e arrivare ad altri sistemi per mettere in difficoltà l’avversario di turno.

Mario Beretta e Martino Melis al Master di Coverciano organizzato dalla nostra rivista hanno chiarito l’importanza nel calcio moderno di saper utilizzare diversi schieramenti durante la partita, di attaccare con una modalità e di difendere con un’altra. Partendo dall’1-4-4-2 hanno evidenziato diverse strategie per cambiare “pelle” nelle due fasi di gioco. In questo articolo, tratto dalla relazione e soprattutto dal primo libro della collana “I Tattici”, intitolato “4-4-2. Movimenti, soluzioni ed esercitazioni”, curato dai due autori, si indicano le trasformazioni in fase offensiva. Sul prossimo numero un ulteriore approfondimento su quella difensiva.


Le “rotazioni” che possono portare a cambiamenti del sistema di gioco 1-4-4-2 in altre organizzazioni tattiche sono differenti e legate a diversi aspetti, ad esempio:
alle caratteristiche dei giocatori a disposizione;
alla duttilità in campo dei calciatori stessi;
ai vantaggi che si vogliono sfruttare adottando differenti soluzioni di gioco.

DA 1-4-4-2 A 1-4-3-1-2
Incominciamo con le opzioni che portano il sistema a un 1-4-3-1-2. La prima possibilità consiste in una rotazione del centrocampo con l’accentramento di uno dei 2 esterni che diviene vertice alto nel cosiddetto rombo. Contestualmente, l’esterno opposto e uno dei 2 mediani, scivolando, diventano gli interni di un centrocampo a 3 elementi (figura 1).

In un 1-4-3-1-2 uno dei giocatori chiave è il play. Solitamente si tratta di un elemento capace nella costruzione e di grandi geometrie, abile nel cambio gioco e nelle verticalizzazioni destinate soprattutto a trovare il trequartista fra le linee dei reparti avversari. Quest’ultimo deve dare alla squadra imprevedibilità e capacità di dribbling in spazi stretti, con conseguente creazione di superiorità numerica. Di conse- guenza, la scelta da adottare nelle rotazioni è riferita alle caratteristiche del nostro esterno in relazione al ruolo del trequartista e del centrale di centrocampo che deve saper agire come play. Meno determinante è ciò che accade sulla linea difensiva e per i 2 attaccanti, che a loro volta possono agire sia stretti sia in ampiezza.

Un’altra possibilità è quella di spostare in verticale uno dei 2 mediani, che deve essere, ovviamente, il calciatore con più propensione e attitudini offensive, capace di attaccare gli spazi e dotato di discreta tecnica. Questa, d’altronde, è una soluzione già adottata anche in altri sistemi di gioco (figura 2).

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio
L’argomento della relazione di Cristian Bucchi al Master di Coverciano per gli allenatori delle prime squadre era legato alla fase difensiva e al modo di interpretare i diversi momenti del gioco in cui il possesso palla è gestito dagli avversari.

Nell'introduzione del suo intervento, il mister ora del Sassuolo, ha evidenziato come nel suo percorso da allenatore il suo modo di pensare e vedere il calcio sia cambiato e abbia subito notevoli evoluzioni. Evoluzioni che sicuramente ci saranno anche in futuro perché dovere dell’allenatore è di saper vivere il presente con uno sguardo sul futuro! Le soluzioni migliori da adottare per il non possesso palla, che devono avere come requisito imprescindibile il fatto di essere chiare e coerenti con i giocatori, lo hanno portato a riflettere a lungo e a ricercare qualcosa che fosse in linea con le sue idee. E soprattutto che fossero efficaci.

Bucchi ha messo in evidenza come nel suo primo periodo di allenatore né la difesa integralmente a zona né quella più orientata sull'uomo lo avessero soddisfatto: il suo fine, pertanto, era quello di cercare qualcosa di fluido, che si adattasse maggiormente alle più disparate situazioni di gioco. E che non creasse, appunto, fraintendimenti ai calciatori, aspetto fondamentale. A tal proposito, il tecnico ha confessato di aver sfruttato anche un periodo di pausa forzata, dal gennaio 2014 al gennaio 2015: durante quei 12 mesi, ha visitato molti campi, dalla serie A all'Eccellenza, visionando allenamenti e partite, ricercando novità e studiando dettagli con l'obiettivo di crearsi nuove e più solide conoscenze che potessero tracciare la strada del “Bucchi allenatore”. Ed è rimasto piacevolmente sorpreso delle competenze e delle sperimentazioni viste nelle serie “inferiori”.

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In cosa consiste questo fondamentale individuale, le soluzioni migliori e i movimenti più efficaci.

Lo smarcamento è il movimento che il giocatore compie per eludere il controllo diretto di un avversario, per andare in uno spazio libero e raggiungibile da un passaggio o ancora per liberare un settore utile per la ricezione di un compagno (smarcamento combinato).

Il movimento presuppone due velocità di esecuzione:
1. unanonmassimalenell’esecuzionedellaprimafase(lafinta);
2. unamassimalenellasecondafasedellafintaperlaricezionedella
palla.

Lo smarcamento può avere varie finalità, le principali sono:
1. daresostegnoalportatoredipalla;
2. offrirsicomeappoggioalpossessore;
3. ottenerelasuperioritànumerica.
4. mantenereilpossesso;
5. finalizzarel’azione.

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Le differenze dal punto di vista della forza tra maschi e femmine creano anche sviluppi di gioco diversi. Lo studio di alcune partite della LegaPro e del massimo campionato femminile.

La componente forza è sicuramente uno dei fattori che maggiormente influisce sulla differenza di prestazione tra uomo e donna. Non c’è squadra di calcio che in qualche modo non alleni, se non altro attraverso il gioco stesso, questa componente determinante della performance calcistica.

Forza che viene espressa attraverso il salto/colpo di testa, il calcio lungo, il passaggio e la capacità d’accelerazione e decelerazione. Affrontare il tema dell’allenamento della forza è in- dubbiamente un argomento delicato e tutt’oggi aperto a molte discussioni. La regola principale per un training corretto su questa capacità è saper modulare i carichi e abituare gli atleti a “imparare il gesto”, in modo tale da renderlo quasi automatico. Questo permette di prevenire possibili infortuni e le giovani leve, abbracciando tali concetti, ne potranno beneficiare nel loro futuro.

LE DIFFERENZE TRA UOMO E DONNA
Fino ai 12-13 anni d’età non si riscontrano notevoli differenze di forza esplosiva nei due sessi. È proprio con il sopraggiungere della fase puberale che si verificano drastici cambiamenti per quanto concerne la forza esplosiva. Cambiamenti dovuti alla presenza nell’uomo di concentrazioni molto più elevate di testosterone. Nei maschi, infatti, vi è un maggiore sviluppo muscolare e di conseguenza un notevole aumento di forza esplosiva a differenza delle ragazze, in cui invece la crescita muscolare è ridotta.

L’altro fattore determinante è rappresentato, nella donna, dal ciclo mestruale. Nei periodi premestruali e mestruali vi sono una serie di adattamenti del corpo quali aumento di peso, ritenzione idrica, crescita del volume uterino, pesantezza e gonfiore addominale, incre- mento della pressione intraoculare, con conseguenze sulla vista, che possono incidere su alcune qualità motorie come la destrezza.

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Quali sono le basi per organizzare la fase di possesso palla. I concetti di ampiezza, gioco tra le linee, profondità e superiorità numerica.

Per quanto concerne la fase offensiva esistono dei princìpi che regolano i comportamenti dei giocatori e dell’intera squadra. Dipendono da diversi fattori, dal calcio che desidera applicare l’allenatore, dalle caratteristiche dei giocatori, dell’avversario... In questo scritto, tratto dal nostro libro in uscita a luglio sul 4-4-2, proveremo ad analizzarne alcuni.

AMPIEZZA, PROFONDITÀ E “TRA LE LINEE”
Il primo concetto che un tecnico deve considerare è la ricerca del- l’ampiezza e della profondità: si ottiene posizionando calciatori molto larghi per sfruttare al massimo le dimensioni del campo e altri che garantiscano l’attacco in verticale (appunto della profondità). Detto ciò, è determinante – come secondo principio – saper alternare il gioco fra le linee, l’attacco della profondità e la ricerca dell’ampiezza: significa che il proprio undici deve saper cambiare strategia durante la gara, sfruttando movimenti dentro il campo e tra i reparti avversari. Tale azione può essere, ad esempio, compiuta dai centrocampisti esterni che si accentrano e permettono agli esterni bassi di sfruttare l’ampiezza. Oppure grazie ai continui smarcamenti fra linee difensiva e di centrocampo da parte di uno dei 2 attaccanti, insieme all’attacco della verticale dei centrocampisti laterali o del compagno di reparto.

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Quanto conta agire al meglio, in particolar modo in forma individuale, nel periodo al termine della stagione agonistica in funzione della successiva. Una serie di work-out funzionali per il calciatore da eseguire da soli, sia sul campo sia in palestra, e le proposte aerobiche.

  Quando si parla di pre-season non necessariamente si deve far riferimento al classico ritiro con la propria squadra di appartenenza circa 3-4 settimane prima dell'inizio del campionato. Molti giocatori, vuoi per lo stress mentale, vuoi per problemi fisici “tralasciati” durante l'arco della stagione, arrivano alla fine del campionato in condizioni precarie e pensano che un meritato periodo di vacanza risolverà tutti i problemi. Ma è proprio così? In alcuni casi può anche funzionare, ma prima del ritiro con il proprio club sarebbe opportuno riflettere sui vantaggi del presentarsi allo staff tecnico e ai compagni già in una condizione ottimale. Questo sarà l’argomento dell’articolo.

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L’organizzazione di una seduta per lo sviluppo dell’azione dal basso e per i movimenti in verticale degli attaccanti secondo un lavoro per princìpi.

Sulla base delle esperienze vissute da calciatore prima e da allenatore poi, e in seguito a numerosi confronti con diversi colleghi e coi miei più stretti collaboratori, mi è ben chiaro che il giovane giocatore, nel suo lungo percorso di crescita, deve vivere situazioni di apprendimento più possibili varie. Questo per arricchire il suo bagaglio tecnico-tattico e motorio. Il tutto consapevole che sono i calciatori a essere protagonisti di quanto accade sul terreno di gioco, con le loro decisioni, le loro scelte e intuizioni.

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Soluzioni ed esercitazioni per la parte finale di un’azione: la conclusione a rete. Le possibilità con uno schieramento a tre o due attaccanti.

Dopo aver illustrato la fase di costruzione del gioco, indicando diverse soluzioni per l’inizio azione dal basso, e proseguito con quella di possesso palla e i conseguenti sviluppi in settori più avanzati del campo, concludiamo questa breve “trilogia” mostrando una serie di esercitazioni per allenare il reparto offensivo. L’obiettivo? La finalizzazione a rete.

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L’organizzazione del training di forza, la sua importanza e alcune proposte pratiche a carattere preventivo e prestativo.

La forza rappresenta una delle qualità più discusse dagli esperti del settore, oltre che una tra le più affascinanti. Descrive una delle componenti fondamentali per il calciatore moderno che, se allenata coi giusti accorgimenti, può dare importanti benefici in termini riduzione degli infortuni, di esplosività, reattività e potenza. In tutti gli sport, e in particolare nel calcio, la forza non si presenta mai in forma pura o astratta, ma sempre in combinazione coi vari fattori condizionali (organico-muscolari e coordinativi) di prestazione fisica (Weineck, 2009). Nel calcio, infatti, si manifesta principalmente negli appoggi monopodalici, attraverso i contrasti e le “perturbazioni”, con i movimenti di torsioni, apertura e chiusura globali. Nel tempo, si sono alternati numerosi mezzi e metodi – alcuni anche come “moda” del momento – per lo sviluppo di questa capacità: si è passati dalle macchine isotoniche (leg press, leg extension, leg curl...), all’elettrostimolazione e ad altre metodologie su cui non è il caso di dilungarsi in questa sede.

IN OGNI SEDUTA
Escludendo il periodo di preparazione pre-campionato, nel quale i volumi di training sono sicuramente maggiori e diversi da quelli durante la stagione, è possibile inserire la “forza” anche in ogni seduta. Intendiamo però un allenamento mirato in primo luogo alla riduzione degli infortuni durante le sessioni settimanali, poi durante la prestazione di gara e infine utile a migliorare la performance. Oggi, infatti, si è andati oltre al pensiero che una sola seduta la settimana (generalmente il mercoledì) possa essere realmente sufficiente per ottenere un incremento effettivo di tale capacità.

Si deve passare all’idea che la forza sia inevitabilmente legata al movimento e non più isolata in un unico genere di contrazione. “Il fatto che un muscolo in una determinata situazione riesca a esercitare una certa forza, non è garanzia che il corpo sia in grado di usare quella forza in tutte le situazioni” (Perfetti, 1988).

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Le situazioni tipiche per un’attaccante in area di rigore e non solo, che devono essere allenate in modo specifico. I consigli e le esercitazioni.

Nell’articolo apparso sullo scorso numero, oltre a dare alcune indicazioni sul lavoro specifico per gli uomini che giocano in attacco, ci eravamo posti alcune domande, cui ora proveremo rispondere. Cosa possiamo fare quando un attaccante non riesce a segnare? Possiamo migliorarlo veramente, attraverso un lavoro personalizzato, continuo e adatto alle sue qualità, offrendo quindi nuovi vantaggi a tutta la squadra? E soprattutto abbiamo le giuste conoscenze per agire in tale modo? “Soddisfare” questi quesiti diventa il punto di partenza per stimolare e far crescere i calciatori di questo ruolo.

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Due modalità differenti di interpretare la fase difensiva da parte degli uomini della “linea”. Il riferimento principale, infatti, può essere l’avversario oppure il pallone. Come lavorano l’Atalanta di Gasperini e il Napoli di Sarri. Soluzioni pratiche.

Quante volte, commentando gli errori commessi da una linea difensiva, abbiamo sentito dire: “La squadra ha preso gol perché il giocatore X ha perso la marcatura”? Oppure… “La palla era scoperta, il giocatore Y doveva occuparsi della copertura della profondità e non doveva seguire il movimento sul corto dell'attaccante”? O ancora… “Il terzino Z ha fatto una diagonale troppo stretta e ha lasciato scoperto il lato debole”? Ma anche… “Il centrale W non doveva posizionarsi esternamente all'attaccante, ma sulla linea palla-porta.”?

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Le opzioni di gioco sulle fasce laterali per il sistema di gioco in questione. Combinazioni, rotazioni e inserimenti, oltre a cenni di fase difensiva.

Il 4-3-3 è un sistema che nasce come contrapposizione difensiva al 4-2-4 che si utilizzava spesso negli anni ‘50 in Brasile perché consentiva di avere un uomo in più a centrocampo senza compromettere la tendenza offensiva del calcio carioca. Permette di coprire il campo in profondità e in ampiezza, grazie alla naturale disposizione dei giocatori, e offre la possibilità di esprimere un gioco offensivo con uno scaglionamento efficace.

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