Allenamento adulti. Palle inattive
Quando si parla di campionati dilettantistici capita spesso che tra una domenica e l’altra i titolari di una squadra siano differenti. E questo può causare problemi sulle palle inattive, ad esempio nel riconoscimento dei compiti o nel cambio di ruoli. Quindi è necessario trovare le modalità ideali per allenare tutti i giocatori a prescindere dalla posizione che ricoprono in campo.

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Lo scritto di Italo Sannicandro e Giacomo Cofano, che stanno preparando un nuovo Indispensabile in uscita il 18 marzo, è focalizzato sulle novità riguardanti gli small-sided games. In primo luogo sui formati e sui criteri di scelta da adottare, che sono fondamentali per l’efficacia del training.

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È importante per l’organizzazione del pasto anche il momento della giornata in cui ci si allena.

Attivi appena svegli?
Il consiglio è suddividere la colazione in due momenti: prima di partire un caffè e 2-3 biscotti secchi se l’allenamento è impegnativo; al rientro una bevanda reidratante come il tè e yogurt con fiocchi d’avena; in alternativa una frittata di albumi con pane integrale, nero oppure con muesli d’avena. In sostituzione dell’uovo possono andare bene anche ricotta, prosciutto crudo magro o salmone affumicato.

La pausa pranzo è il momento migliore?
Colazione completa, spuntino/pranzo circa due ore prima dell’attività fisica con un panino con verdure grigliate e prosciutto crudo, bresaola o carne bianca ai ferri e dopo l’allenamento un frutto ricco di vitamina C (arance, pompelmo, mandarini, kiwi) e uno yogurt bianco, frutta secca o un cubetto di parmigiano. In alternativa, è possibile consumare il pranzo entro 30 minuti dalla fine del training per sfruttare al massimo la finestra anabolica.

L’allenamento è nelle ore serali?
Modificare la merenda con pane integrale e marmellata con aggiunta di ricotta o prosciutto e a cena proteine magre con carboidrati anche a veloce assorbimento e verdure.

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Dopo il periodo natalizio, in cui qualche eccesso in termini di alimentazione può capitare, alcuni consigli per… riprendere la retta via.

Il periodo Natalizio è sempre un momento impegnativo. Da una parte il piacere del riposo, dell’ozio spensierato, dall’altra pranzi, cene, cibo goloso, gratificante e qualche brindisi. Qualcuno non ha abbandonato l’attività fisica, qualcun altro invece ha attaccato le scarpette al chiodo attratto dal tepore della casa e dall’attraente pigrizia. Rientrati dalle vacanze l’obiettivo è quello di rimettersi in forma.

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Come costruire e mantenere dinamiche di gruppo efficaci per cercare di raggiungere gli obiettivi prefissati. Una tabella di auto-valutazione.

Gli studi compiuti da decenni sugli atleti d’élite ci hanno portato alla conclusione che quello che esiste in chi ottiene e mantiene il successo nello sport è una combinazione di attitudini tecniche, atletiche, tattiche e psicologiche (emotive, cognitive e sociali). Per quanto riguarda gli sport di squadra, e non solo, si tratta, oltre a questo, anche di saper mettere in gioco costruttivamente queste capacità all’interno di sistemi in cui è necessario cooperare con altri nel raggiungimento di risultati. L’opinione pubblica e anche i pareri degli allenatori più esperti si dividono tra chi attribuisce sempre e comunque una maggior importanza alle competenze individuali e tende ad allenare principalmente quelle e chi ritiene che siano utili alla causa soprattutto giocatrici e giocatori altruisti, votati ad aiutare i compagni e a giocare per la squadra.

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In questa seconda puntata sulla match analysis vengono spiegati i compiti del video analista, l’utilizzo dei programmi per “tagliare” un evento e gli aspetti da non trascurare per essere davvero utile al proprio tecnico.

Con la crescente richiesta di figure specializzate nel mondo del calcio, chiunque sappia usare un pc e montare delle clip tende ad autodefinirsi un match analyst. Chi è e cosa fa un video analista tattico realmente? Quali competenze e background deve avere?

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Come provare a utilizzare una giocata alquanto comune nel basket sulle rimesse laterali. Di cosa si tratta e alcune soluzioni.

Un gesto tecnico-tattico abbandonato. Il più delle volte dimenticato. È così che mi piace introdurre questo articolo, con un po’ di malinconia, perché l’obiettivo finale al termine di questo scritto è quello di riportare alla luce una situazione di palla inattiva che merita spazio in qualsiasi categoria: la rimessa laterale!

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I comportamenti che possono avere i giocatori di difesa in una situazione del genere. Marco la palla o l’avversario?

Negli ultimi anni è aumentata vertiginosamente la percentuale di gol con un assist eseguito tramite una palla calciata dalla zona laterale del campo. Le difese si fanno cogliere spesso impreparate, a volte mal posizionate e in alcuni casi prive di princìpi di gioco ben definiti in riferimento a tale situazione. I difensori e i centrocampisti centrali ignorano (nel senso che il più delle volte danno la sensazione di non conoscere, in quanto dopo un gol subito si guardano, si indicano, si parlano come se uno volesse dare la colpa all’altro) le posizioni e i concetti di tattica individuale e di reparto che sottendono a queste situazioni.

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Lo scritto di Michele Tossani, dedicato a chi lavora nel calcio “dei grandi”, analizza una delle novità tattiche più interessanti sviluppate dal gioco di posizione e in particolar modo da Guardiola: i falsi terzini. Che siano o meno schierati a piede invertito, ciò che cambia rispetto ai terzini “tradizionali” è il loro apporto e il loro posizionamento in fase di gestione della sfera.

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L’analisi di Giovanni Galli parte dalla considerazione che l’Inter ha intrapreso la strada giusta e sta percorrendo un cammino di crescita continua, ma che allo stesso tempo ha bisogno di ancora un po’ di tempo per giungere a compimento. E di qualche giocatore di qualità in più, soprattutto in mezzo al campo. Le idee di Spalletti, quelle di una squadra moderna, che vuole gestire possesso e incontro, che lavora dietro per impostare l’azione, che aggredisce con attenzione e costanza a palla persa, si stanno consolidando nella testa dei giocatori, ma qualche meccanismo è ancora da perfezionare.

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La pianificazione del periodo di sosta per squadre che hanno uno stop molto lungo. Gli obiettivi da perseguire e le proposte da campo.

Il periodo della sosta è sempre stato visto come una fase determinante per il prosieguo del campionato. È così davvero? Cosa proporre ai nostri atleti? Conviene inserire di nuovo carichi estremamente pesanti come a inizio stagione?

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Come è organizzata tendenzialmente in Serie A e B la sosta al termine del girone di andata. Alcune indicazioni e consigli pratici sempre validi.

Da qualche anno i giorni di andata e ritorno dei due più importanti campionati nazionali di calcio sono separati solo da un breve periodo di transizione della durata di tre settimane. Questo lasso di tempo permette agli staff tecnici delle squadre di riprogrammare una “breve preparazione”. Bisogna considerare comunque che dal 30 dicembre (ultima partita di campionato il 29) generalmente si concedono 7-10 giorni di giusto e utilissimo riposo, che deve essere finalizzato al recupero delle risorse mentali e fisiche. Successivamente, si programmano 7-10 giorni che possono essere definiti come “fase di costruzione”, in cui sono presenti anche lavori tecnici, tattici e situazionali. Se nel girone di andata vi sono sempre ben 3 pause FIFA, in quello di ritorno c’è solo un’occasione per fermarsi. Ecco perché questi 7 giorni di stop quasi completo sono veramente opportuni. Infatti, il consiglio che ho sempre dato ai miei calciatori è quello di “staccare la spina” per 4-5 giorni, non svolgendo alcuna forma di attività fisica.

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Una serie di esercitazioni per incominciare la seduta stimolando immediatamente le gestualità tecniche correlate ad alcuni princìpi tattici.

Quando parliamo di attivazione, ci riferiamo di solito a quel momento in cui i giocatori sono chiamati a prepararsi allo svolgimento della prestazione, che sia una partita o una seduta di allenamento.

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Un’idea di programmazione delle sedute per i club che hanno una sosta di quattro settimane, con una di queste prima delle festività natalizie.

Per le squadre dilettanti la “sosta di Natale” dovrebbe avere come scopo quello di migliorare alcuni aspetti tecnico-tattici o fisici che l’allenatore e lo staff ritengono carenti.

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Cosa succede dopo una partita?
A seguito di una gara più o meno impegnativa il calciatore si sente affaticato. Talvolta ha utilizzato la quasi totalità delle sue scorte idriche e soprattutto energetiche. Nell’organismo, infatti, si può riscontrare una diminuzione dei quantitativi di acqua, una perdita di minerali, uno svuotamento parziale o completo delle riserve di zuccheri e, infine, un’usura dei tessuti muscolari. Una volta terminata l’attività, pertanto, è necessario dedicarsi a ripristinare liquidi, minerali, zuccheri e proteine per riportare l’organismo nelle condizioni normali nel più breve tempo possibile in modo tale da sottoporsi quanto prima a un ulteriore impegno muscolare.

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Tutto quello che c’è da sapere sulla sosta di fine dicembre-primi di gennaio. Cosa accade in Italia e i presupposti fisici per trovare il corretto equilibrio tra riposo e allenamento.

Manca davvero poco alla fine del girone di andata per la maggior parte delle squadre, ancora qualche partita e per tutti, calciatori e mister, arriveranno le festività natalizie. Certo, tirare il fiato e staccare la spina, soprattutto mentalmente, è utile per qualsiasi atleta, a prescindere dalla categoria. Ma attenti a non esagerare. Perché? Cosa potrebbe causare un eccessivo riposo? Se da un lato questo è indicato dal punto di vista “mentale”, da quello fisico la prolungata non continuità di allenamento farà sicuramente diminuire la condizione fisica dei giocatori.

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Sebastiano Porcu e Vincenzo Russo nel loro scritto approfondiscono uno dei temi di maggiore dibattito nel calcio attuale e che sta prendendo sempre più piede anche fra i dilettanti. Il primo punto da cui partire è avere a disposizione un buon pc, che deve possedere caratteristiche ben precise, per permettere di lavorare al meglio con i software utili per lavorare ai video prodotti.

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Queste 20 pagine approfondiscono un tema fra i più dibattuti e si aprono con lo scritto del nostro direttore, Ferretto Ferretti, che esamina la situazione delle varie categorie, dalla A alla Prima Categoria, confrontando la situazione delle varie regioni italiane. Inoltre, il direttore indica i presupposti fisici per trovare il corretto equilibrio tra riposo e allenamento.

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L’utilità della psicologia nello sport, la gestione dello stress e delle emozioni, l’intelligenza emotiva e l’importanza della comunicazione per il tecnico.

La psicologia dello sport può essere un valido aiuto per il calciatore?
Lo psicologo dello sport si concentra sul calciatore che vuole migliorare, sullo sviluppo delle risorse esistenti e sull’apprendimento di capacità nuove finalizzate all’incremento della performance sportiva in un dato ambiente.
Contrariamente a quanto si pensa, il suo intervento è molto pratico, è specifico per ogni disciplina e verte su competenze e sinergie essenziali alla riuscita nello sport, cioè:
• lo sviluppo della consapevolezza di sé – del proprio corpo, dei propri pensieri, delle proprie emozioni, dei propri comportamenti e delle proprie capacità;
• l’interazione tra queste componenti e gli effetti sull’atleta;
• il condizionamento dell’ambiente su queste interazioni e sul modo di essere dell’atleta.

Fletcher & Sarkar in uno studio su diversi campioni sportivi condotto nel 2012 hanno messo in evidenza come gli atleti di successo si caratterizzino per la consapevolezza e la proattività, intendendo per proattività la capacità di reagire alle difficoltà senza farsi travolgere dalle emozioni, ma sapendo indirizzare i propri comportamenti verso la realizzazione degli obiettivi prefissati.

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Analizzare la giusta traiettoria di calcio da palla inattiva laterale diventa determinante solamente quando si conoscono le caratteristiche tecniche dei nostri calciatori. La giusta valutazione di un aspetto da non trascurare.

Nell’organizzare situazioni offensive sugli sviluppi di un calcio di punizione da posizione laterale, si tende principalmente a pensare più ai movimenti degli attaccanti atti a favorire il buon esito della palla inattiva, piuttosto che studiare a tavolino l’esecuzione di tale situazione nell’intento di capire quale, prima di tutto, possa essere la traiettoria giusta e la tipologia di calcio da effettuare. In questo articolo, quindi, approfondiremo i calci di punizione laterali.

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L’angolo di Scienza&Sport

Gli small-sided games sono esercitazioni molto utilizzate perché permettono di allenare contemporaneamente gli aspetti tecnico-tattici e quelli fisici. La letteratura scientifica, negli ultimi anni, si è preoccupata di analizzare il carico esterno, mediante strumentazioni GPS, in diversi formati di SSG con differenti modalità esecutive.

L’introduzione sistematica di esercitazioni di SSG con l’uso delle “sponde” ha portato diversi autori a iniziare a investigare il carico espresso da tali proposte pratiche optando, però, per un numero di elementi “sponda” ridotto. Tale studio si propone di identificare e quantificare il carico esterno imposto da tali soluzioni su tre formati di SSG utilizzando un numero di “sponde” che permetta un ampio e quasi completo utilizzo dei giocatori che compongono una rosa, sia professionista sia dilettantistica.

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Come allenarsi nei mesi invernali e ottimizzare il sistema immunitario per prevenire i malanni di stagione. L’abbigliamento e gli alimenti più indicati per aiutare il nostro corpo.

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L’inizio gioco con questo sistema di gioco. Alcune peculiarità dell’organizzazione e le caratteristiche dei calciatori.

La modalità di posizionamento in campo dei calciatori che dà luogo a un sistema deve essere finalizzata alla valorizzazione dei giocatori stessi, individualmente e collettivamente, creando degli equilibri nelle diverse zone di campo.

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Una serie di esercitazioni per allenare le combinazioni per la conclusione in porta. Inserimenti, giocate in ampiezza, filtranti e “passanti”.

Nel calcio, sin dalla sua nascita, c’è un obiettivo fondamentale che tutte le squadre devono perseguire, cioè fare gol finalizzando l’azione tramite una conclusione verso la porta avversaria.

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Michele Tossani ci porta alla scoperta di una delle ultime novità riguardo la tattica collettiva, il juego de posicion, che fa degli half-spaces uno dei suoi punti di forza.

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L’analisi tecnico-tattica della Juventus a cura di Giovanni Galli. Il primo giudizio va sulla società, che sta compiendo un lavoro impeccabile frutto di una pianificazione studiata nei minimi dettagli. E poi i volti nuovi, Cancelo e Cristiano Ronaldo su tutti. Quest’ultimo, dopo un periodo di adattamento (la Serie A è molto diversa dalla Liga) è entrato appieno nei meccanismi offensivi della Vecchia Signora e i suoi compagni di reparto ne stanno beneficiando.

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Psicologia
L’importanza della corretta preparazione mentale per il conseguimento degli obiettivi sportivi. Le differenze geografiche riscontrate e l’influenza negativa della tecnologia.

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Attualità
Una disciplina per persone di ambo i sessi, diversamente abili in carrozzina, che si gioca su di un classico campo da basket, con le regole del calcio. L’autore dell’articolo, Diego D’Artagnan, è il referente italiano e il promotore di tutta l’attività.

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Che tipologia di trasformazioni possono avere i vari sistemi di gioco nelle due fasi.
Come difendere in un “modo” e attaccare in un altro.
Alcuni esempi pratici.

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Storie di calcio
Una nuova rubrica che ci porta alla scoperta della storia e delle curiosità che si celano dietro al premio più ambito a livello individuale. Otto capitoli nei quali porteremo alla luce i vincitori più importanti, partendo dal primo: Stanley Matthews.

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