Dopo aver indicato sullo scorso numero come organizzare i giochi di posizione, vediamo come allenare diversi princìpi di gioco in questo tipo di proposte. Le varianti in base all’atteggiamento avversario e alle zone in cui si desidera creare superiorità.

Leggi tutto...

Speciale palle inattive
Come sfruttare al meglio queste situazioni costruendo giocate schema per liberare alcuni giocatori in area di rigore. L’utilizzo dei blocchi.
Il calcio è, per sua natura, in continua evoluzione: cambiano ininterrottamente le sue metodologie di lavoro, gli strumenti per allenare, le tecnologie per analizzare le partite e adesso, con l’introduzione del VAR, anche le procedure per far rispettare le sue regole.

Leggi tutto...

Speciale palle inattive
Cosa dicono i “numeri” di questa stagione e della scorsa in merito alle situazioni su palla ferma. Le situazioni di gioco che si creano in seguito alla concessione di un corner, di una rimessa laterale, di una punizione o di un calcio di rigore sono sempre più curate dagli allenatori, in quanto il calcio di oggi si gioca sempre di più su questi dettagli, che fanno spesso la differenza.

Leggi tutto...

Giovanni Galli ci ha trasportato nel mondo bianconero, analizzando le diverse soluzioni tattiche adottate dalla squadra torinese. L’undici di Allegri ha come punto fermo i princìpi e non gli schemi e proprio per questo il mister varia assetto tattico, senza perdere di efficacia, a seconda dell’avversario o degli uomini a disposizione.

Leggi tutto...

L’importanza del corretto utilizzo da parte dell’allenatore del “rinforzo”. Quali sono le varie tipologie, i consigli per usarlo al meglio e una scheda di autovalutazione.

In psicologia, per rinforzo si intende qualsiasi evento ritenuto in grado di aumentare la probabilità di generare una risposta. L’obiettivo di questo articolo è quello di “insinuare” nel lettore dei dubbi e la voglia di approfondire l’argomento per diventare più consapevoli dei propri obiettivi e del proprio modo di agire in ambito sportivo.

Scopri di più sul numero di marzo: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo e digitale

Il processo riabilitazione e riatletizzazione in seguito a una lesione del Legamento Crociato Anteriore (LCA) nel calciatore passa dal rispetto dei corretti tempi di recupero e dalle proposte pratiche. È essenziale poi la sinergia tra tutte le figure coinvolte.

Il processo di riatletizzazione deve considerare ogni persona nel suo insieme e nella propria realtà. Il calciatore che intraprende il percorso riabilitativo, inoltre, deve essere parte attiva dell’intero “progetto”. Quest’ultimo non può che essere “figlio” del vissuto del calciatore da “recuperare”, di quello del terapista e del “riatletizzatore”, che seguono e che diventano parte integrante del “recupero” stesso. Ciò che viene prima non è diretta causa di ciò che viene dopo e non per forza è la conseguenza di quello che è accaduto in precedenza, poiché l’insieme è molto più complesso delle singole parti. Per questo è determinante osservare quanto accade dall’interno per comprendere appieno il percorso con attenzione e cura.

Scopri di più sul numero di marzo: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo e digitale

Una serie di proposte pratiche di semplice ma efficace esecuzione utili per tutte le squadre dilettanti per approfondire alcuni concetti tattici.

Per partite a tema (PaT) possiamo intendere una sfida tra due squadre che durante lo svolgimento del confronto hanno alcuni vincoli, limitazioni o obiettivi da raggiungere per conseguire il successo. Sono uno strumento utile per l’allenatore al fine di valutare l’apprendimento di alcuni princìpi di gioco e, al tempo stesso, dare la possibilità ai giocatori di divertirsi durante le varie fasi dello svolgimento, senza in alcun modo trascurare la componente atletica. Attraverso l’utilizzo delle PaT possiamo allenare infatti diversi aspetti tecnici, tattici e fisici, che i nostri giocatori ritroveranno nelle gare settimanali. Infatti, questo è un aspetto da non trascurare ed è assolutamente fondamentale perché ricreare situazioni molto simili a quelle delle gare aiuta i proprio calciatori a migliorare il loro vissuto e a reagire più rapidamente ai vari stimoli.

Scopri di più sul numero di marzo: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo e digitale

In che modo e perché attuare questa soluzione per evitare pericolose ripartenze e “bloccare” gli avversari nella propria metà campo.

Tutti siamo affascinati dallo sviluppare un gioco propositivo, un gioco di “comando” che esalti platee e stadi. Per fare ciò dobbiamo avere ben chiari dei princìpi e come vogliamo svilupparli. Il mantenimento del possesso palla come rapporto di relazione tra compagni è un principio da perseguire in quest’ottica, indipendentemente dal sistema o dalla dislocazione con cui mettiamo in campo i nostri giocatori. Per effettuare un possesso efficace dobbiamo avere calciatori con caratteristiche di tecnica applicata importanti come smarcamento, passaggio, ricezione e avere ben chiare le altezze di campo dove effettuare il mantenimento del possesso e il perché.

Scopri di più sul numero di marzo: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo e digitale

Fulvio Fiorin indica il perché i giochi di posizione siano diventati così importante nell’economia dell’allenamento: permettono di riproporre i processi di soluzione in possesso palla. Inoltre, tramite i giochi di posizione si lavora molto sulla propria identità, intervenendo sempre sul proprio gruppo squadra, riuscendo a curare sì la fase offensiva, ma avendo la possibilità anche di correggere errori difensivi.

Leggi tutto...

Giovanni Galli ci ha portati nel mondo giallorosso, esaminando le soluzioni tattiche utilizzate dall’undici di Di Francesco e da quel cambio di modulo che sembra aver dato maggiore linfa alla manovra d’attacco della squadra capitolina. Il principio di gioco della Roma è sempre lo stesso, a prescindere dal modulo, ma il gran possesso palla veniva poco sfruttato in zona goal.

Leggi tutto...

L’utilità di allenare le gestualità tecniche anche nelle prime squadre. L’importanza di ricreare contesti simili a quelli della partita.

La tecnica di base si migliora a qualsiasi età. Chi non ha mai sentito questa frase, che nasconde un’assoluta verità: lavorare sulle gestualità calcistiche, con costanza e abnegazione, porta comunque a dei miglioramenti.

Leggi tutto...

Al di là della diatriba “palla o a secco”, il vero obiettivo del training è sempre quello di mettere nelle condizioni ottimali la squadra, a prescindere dai mezzi: pertanto, è giusto che ognuno scelga la filosofia di lavoro in cui crede e in cui si sente più sicuro dell’efficacia.

Leggi tutto...

L’analisi di Attilio Sorbi circa le considerazioni che deve fare un tecnico per impostare il lavoro più proficuo coi propri giocatori. L’importanza di far sì che il giocatore abbia la possibilità di partecipare come individuo attivo all’allenamento, in grado di comprendere ciò che sta facendo.

Leggi tutto...

Dopo aver analizzato i princìpi in fase di possesso di questo sistema di gioco, alcune idee per impostare al meglio il non possesso.

Come illustrato sul numero di dicembre, il sistema di gioco 4-4-2 viene utilizzato come punto di partenza – in particolar modo tra dilettanti e giovani – per dare i primi indirizzi tattici alla propria squadra. Successivamente, a seconda degli avversari, della situazione della partita e delle caratteristiche degli uomini a disposizione, l’impostazione può evolvere in diverse modalità.

Leggi tutto...

La situazione del Milan passato da Montella a Gattuso: i perché di un momento difficile per il club rossonero. L’importanza di società, delle scelte e di giocatori con caratteristiche complementari.

Leggi tutto...

La seconda parte dello speciale sul training della forza, che vuole essere un focus su questa capacità dal punto di vista prestativo e preventivo. Francesco Perondi ha esposto alcune considerazioni sulle nuove possibilità e modalità di allenamento, mentre Mattia Toffolutti ha indicato come e perché utilizzare gli ostacoli.

Leggi tutto...

L’analisi della fase di non possesso per quanto concerne le squadre che si dispongono con una difesa composta da tre o cinque uomini. I vantaggi sono diversi, come la maggiore densità nella zona centrale del campo, o la grande elasticità questo sistema.

Leggi tutto...

Le tre possibili soluzioni per organizzare la fase offensiva secondo prìncipi e concetti chiari a tutti i calciatori. Le tre linee guide individuate sono: expansive, stretching e overloading.

La prima, utilizzata dal Manchester City di Guardiola, si basa su un concetto molto semplice: posizionare giocatori larghissimi sul terreno di gioco per contrapporsi alla compattezza difensiva he tende a “restringere” il campo. È importante avere esterni con considerevoli peculiarità tecniche e grandi doti nell’1>1.

L’attacco stretching, invece, adottato dal Chelsea di Antonio Conte, utilizza un maggiore scaglionamento verticale della squadre in possesso. La squadra londinese, schierata con un 3-4-3 di partenza, porta gli esterni in linea coi tre attaccanti, formando così un fronte offensivo di cinque uomini.

L’ultima linea guida, quella overloading, ha come concetto principale quello di occupare alcuni settori con il maggiore numero di giocatori possibili, ricercando la superiorità in zona palla, per “imbucare” poi la squadra avversaria sul lato debole. Ne sono esempio i movimenti di Insigne e Callejon, in un Napoli che fa di questa strategia il suo credo.

Scopri di più sul numero di gennaio: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo e digitale

Psicocinetica e allenamento cognitivo

Adulti

Psicocinetica e allenamento cognitivo: quali proposte utilizzare. Cosa dice la teoria dei neuroni specchio.

Sono anni ormai che nel calcio sentiamo parlare dell’aspetto cognitivo e, in particolar modo, della psicocinetica. Con questo termine, di solito, si indica la capacità di un giocatore di sapersi adattare velocemente e con effetto immediato a situazioni in corso di svolgimento attraverso ragionamenti e movimenti “istintivi”. In tal senso una delle scoperte più decisive e rivoluzionarie degli ultimi anni è stata fatta da Giacomo Rizzolatti, un neuroscienziato italiano, che con il suo team ha scoperto, studiato e condiviso l’esistenza e le straordinarie capacità dei neuroni specchio. Lo studio di questi neuroni è in costante divenire e in futuro potrebbero esserci ulteriori novità che sicuramente condizioneranno la metodologia dall’allenamento. Precursori come José Mourinho, Claudio Ranieri, Riccardo Capanna (preparatore atletico ex Juventus, Roma e Inter) e molti altri, comunque, già da diverse stagioni si sono occupati dell’importanza degli aspetti cognitivi nel calcio.

Leggi tutto...

Esercitazione: 3 contro 3

Adulti

L’inserimento di questa esercitazione svolta su campi ridotti con diverse varianti e permette di lavorare sia dal punto di vista tecnico-tattico sia fisico, in particolar modo interessando gli aspetti muscolari.

Grazie alla mia esperienza da calciatore professionista e considerata anche la formazione che ho avuto in uno dei settori giovanili più importanti d’Italia, quello dell’Atalanta, ho maturato la convinzione che le qualità di tecnica di base e di tattica individuale siano elementi determinanti, le fondamenta per la costruzione di un calciatore. Di qualsiasi livello, in particolar modo se professionista. Pertanto, nel momento in cui mi sono avvicinato al “mestiere” di allenatore ho desiderato mantenere questo concetto come caposaldo delle mie convinzioni. E tutto ciò rimane invariato dopo le esperienze come “secondo” in Serie A e B con il Pescara. Anzi, questi princìpi si sono addirittura rafforzati. Infatti, considerata la richiesta di elevate intensità del calcio moderno, è essenziale ricercare gli obiettivi indicati anche in condizioni di stress sia fisico sia cognitivo.

Scopri di più sul numero di dicembre: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo e digitale

La Sampdoria di Marco Giampaolo ha avuto un importante inizio di stagione contraddistinto da un gioco piacevole, da risultati positivi e da soluzioni tattiche interessanti.

Prima di addentrarci nell’analisi tattica della Sampdoria, vorrei sottolineare nuovamente un concetto espresso più volte nel corso di questi anni di collaborazione con Il Nuovo Calcio: spesso, anzi quasi sempre, i successi di una squadra partono da un progetto societario importante. Ed è quello che è accaduto al club blucerchiato. Nella stagione scorsa sono state poste le basi, valorizzando alcuni talenti “ceduti” poi sul mercato a cifre importanti. Cifre reinvestite successivamente in nuovi prospetti o in giocatori di qualità che avevano bisogno di una seconda chance. Gli uomini dell’area tecnica, coordinata da Daniele Pradè, con Carlo Osti come direttore sportivo e Carlo Pecini, capo scouting che conosco dai tempi della Fiorentina, si sono dati da fare sul mercato, ma soprattutto sono andati alla caccia – grazie anche alle competenze di quest’ultimo – a talenti in giro per il mondo.

Scopri di più sul numero di dicembre: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo e digitale

I concetti principali per chi vuole impostare con la propria squadra il 4-4-2; le progressioni per porre le fondamenta con il proprio undici.

Spesso il 4-4-2 viene indicato come quello di base per costruire una squadra; a volte, al contrario, lo si definisce troppo “piatto” per essere efficace o si evidenziano altre lacune (poche linee di passaggio). Sicuramente, fornisce compattezza all’intero undici e una determinata sicurezza difensiva. È chiaro, comunque, che le sue interpretazioni sono quelle che possono renderlo veramente efficace o meno. O meglio più offensivo o difensivo. In realtà, in un calcio sempre più in divenire, dove contano i princìpi al di là dei “numeri”, il suo utilizzo a qualsiasi livello può essere una modalità operativa per dare una linea comune al proprio gruppo e per poi trovare i corretti adattamenti a seconda dei giocatori a disposizione. Infatti, qualsiasi allenatore dovrebbe partire da questo punto per scegliere un’organizzazione tattica o un’altra: si tratta di capire le peculiarità tecnico-tattiche e fisiche dei propri uomini e le interazioni reciproche tra loro per optare per questo o quello schieramento.

Scopri di più sul numero di dicembre: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo e digitale

L’importanza di valutare le caratteristiche dell’undici che si deve affrontare e in base a queste decidere le esercitazioni migliori da usare in settimana.

Nella prima parte dell’articolo relativo alla preparazione della gara, abbiamo esaminato con alcuni esempi il concetto di “flessibilità” per l’allenatore moderno, ovvero la lettura e l’interpretazione della gara attraverso la “tattica applicata” nelle due fasi di gioco (cioè le soluzioni da usare in base alle contrapposizioni con gli avversari). Nello specifico ora cercheremo di comprendere come confrontarsi con le squadre che adottano filosofie di gioco e princìpi tattici specifici attraverso alcuni esercizi ed esercitazioni a tema.

SQUADRA CHIUSA CON BARICENTRO BASSO

Prendiamo il caso di un undici che ha mediamente un baricentro arretrato e crea una rilevante densità difensiva in zona palla; concede poco la profondità, giocando in attesa nella propria metà campo. Ha di solito l’obiettivo di riconquistare la sfera in un settore di centrocampo alquanto difensivo per attuare una ripartenza immediata. Su cosa lavorare? Ad esempio, su giro palla, palleggio e ricerca dell’ampiezza; o ancora su sovrapposizioni e cross.

In particolare, se la difesa concede la ricezione sugli esterni, è opportuno attuare il principio della sovrapposizione immediata; se, invece, “scappa” oltremodo per togliere la profondità, è più logica la giocata tra i piedi degli attaccanti, davanti alla linea degli oppositori. Si possono optare anche per “conversioni” in conduzione per il tiro nel caso in cui si disponga di attaccanti laterali schierati a piede invertito. Le “conversioni” sono soluzioni ottimali anche in assenza di giocatori abili nel gioco aereo. O ancora cercare le conclusioni da “fuori”: le squadre “chiuse”, infatti, concedono maggiormente la finalizzazione da fuori area. 

Scopri di più sul numero di novembre: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo e digitale.

Le soluzioni che si possono adottare col reparto mediano per evitare l’opposizione degli avversari. Le idee con un centrocampo a quattro classico e con uno a rombo.

Le rotazioni sono dei movimenti coordinati tra tre o più giocatori che cambiano la loro posizione per fornire più soluzioni di passaggio al giocatore in possesso. Lo sviluppo del gioco conseguente alla costruzione medio-bassa prevede quasi sempre un continuo movimento dei centrocampisti, in base al sistema di gioco utilizzato, per eludere il pressing avversario e creare degli spazi e delle continue linee di passaggio utili al proseguimento della manovra. Le rotazioni che si notano con più frequenza sono quelle del centrocampo a tre, sia con il vertice basso sia con quello alto, ma nell’evoluzione del calcio attuale diversi top club europei le attuano (magari solo da un lato del campo, molto probabilmente per sfruttare al meglio le caratteristiche dei calciatori) anche con un centrocampo “aperto” a quattro.

Come per l’apprendimento dei vari meccanismi dei sistemi di gioco, tali movimenti sono di più facile as- similazione e attuazione se si allena la squadra per princìpi invece che per schemi preordinati. Ci permetteranno anche di aiutare i nostri calciatori a risolvere in gara problematiche legate a una o più marcature a uomo fatte a centrocampo dai nostri avversari.

I PRINCÌPI GENERALI

Prima di addentrarci nelle varie possibilità, conviene specificare quali siano i concetti principali per le rotazioni a metà campo, cioè:

- se il centrocampista è marcato, deve liberare lo spazio aprendo nuove zone di smarcamento per i compagni;
- lo smarcamento deve essere eseguito dal potenziale ricevente quando il compagno può effettuare il passaggio;
- deve essere svolto in uno spazio (zona luce), ad esempio in zona di rifinitura, tra le due linee di centrocampo e difesa avversarie;
- è fondamentale che avvenga con un postura che consenta un’adeguata visione del gioco;
- chi trasmette la palla deve muoversi per occupare un altro settore (ciò consente di non dare punti di riferimento agli oppositori).

Scopri di più sul numero di novembre: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo e digitale.

Una soluzione per iniziare il gioco dalle retrovie che consente di sfruttare quasi sempre una superiorità numerica almeno di un uomo. Le opzioni di gioco centrali e sulle catene. La palla “lunga”.

La costruzione nei sistemi di gioco con tre difensori centrali e due centrocampisti centrali si può utilizzare, quasi “naturalmente”, con il 3-4-3, il 3-4-2-1 o il 3-4-1-2, ma può essere anche il risultato di altri schieramenti, che, in fase di impostazione, trasformano l’assetto in una di queste organizzazioni. Per questo motivo, infatti, i due centrali avanzati in fase di possesso, possono essere molto spesso i due centrocampisti o addirittura i due terzini in alcune rotazioni. Il 4-3-3, usato a volte da Pep Guardiola specialmente quando era a Monaco, prevedeva questa rotazione con il mediano che si abbassava in mezzo ai due difensori e gli esterni bassi che occupavano la parte mediana del campo, andando a formare un “quadrilatero” con le due mezzali.

L’utilizzo della 3+2 per la costruzione del gioco dà vita, quasi automaticamente, a due figure geometriche, una che garantisce la costruzione “difesa – centrocampo – attacco” e l’altra la costruzione diretta “difesa – attacco”.

Scopri di più sul numero di novembre: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo e digitale.

Dallo studio degli avversari allo sviluppo della propria organizzazione tattica: come e perché studiare le diverse contrapposizioni tra sistemi e quali aspetti tenere in considerazione.

Preparare la partita è da sempre una questione importante cui dedicarsi durante la settimana di lavoro e di conseguenza è necessario esaminare non pochi fattori, quali:
• le caratteristiche degli avversari (filosofia di gioco, atteggiamento e peculiarità dei singoli);
• le qualità della nostra squadra;
• lo stato di forma psico-fisica in un determinato momento della stagione;
• le eventuali assenze legate a squalifiche e infortuni, che possono condizionare l'abituale atteggiamento o il “modello” di gioco del nostro undici o di quello antagonista.

Le caratteristiche della squadra da affrontare vengono ormai studiate sulla base di almeno 3-4 gare osservate a video, più una (l'ultima o la penultima prima del match) dal vivo, per meglio identificare se vi sia un diverso atteggiamento in casa piuttosto che in trasferta. Questo ad alto livello, ma anche nei dilettanti, attrezzandosi per tempo, è possibile avere informazioni interessanti sui futuri avversari. È con- veniente valutare anche gli avversari contro compagini che adottano il nostro stesso sistema di gioco per meglio comprendere i meccanismi nella fase di possesso e il tipo di organizzazione difensiva.

Scopri di più sul numero di ottobre: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo e digitale.

Come organizzare con la propria squadra la fase di possesso e chiarire ai propri uomini i vari comportamenti da tenere nello sviluppo dell’azione.

Uno dei compiti di ogni allenatore è quello di chiarire in modo inequivocabile ciò che desidera dai propri ragazzi. Questo non significa certo vincolarli in schemi ripetitivi o obbligarli in giocate sempre codificate. Infatti, l’interpretazione dei calciatori – in particolar modo nella fase di possesso – e le loro letture devono essere stimolate con costanza perché sono loro i veri protagonisti del gioco. Tuttavia, il tecnico deve metterli in condizione di esprimersi e dare loro dei riferimenti univoci in modo che tutta la squadra pensi allo stesso modo.

Nello stesso tempo. In tal caso la squadra saprà sempre “cosa fare” in ogni situazione e saprà agire consapevolmente con tutti gli elementi che saranno stati preparati a comprendere come agire in base alle azioni dei propri compagni. Chiarito questo, a mio avviso conviene che i giocatori sappiano quali sono le diverse zone e come comportarsi in ognuna di queste. Inoltre, devono conoscere le difficoltà che in ognuno di questi settori possono provocare gli avversari così da essere preparati a eventuali contromosse. E tutto ciò deve essere provato in allenamento per offrire a tutto l’undici quelle conoscenze utili a giocare al meglio.

Scopri di più sul numero di ottobre: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo e digitale.

Il numero di squadre che utilizza la difesa a tre negli ultimi anni è sicuramente aumentato. Ecco che diventa importante per gli allenatori capire come sfruttare tale dislocazione per impostare al meglio l’azione. I comportamenti degli uomini vicino alla palla.

Una delle principali ragioni per cui si sceglie di giocare con la difesa a tre è quella di avere un giocatore in più nella fase di costruzione bassa per uno scaglionamento più ampio in senso orizzontale nella prima linea di costruzione rispetto alla classica disposizione a quattro che impiega solo due giocatori (i due difensori centrali). Per questa ragione, infatti, anche nelle soluzioni a quattro, molto spesso si richiede l’abbassamento di un centrocampista o lo scivolamento di un difensore laterale per avere una prima linea con tre elementi. Per tale motivo, quindi, questo articolo è chiaramente rivolto a tutti gli allenatori che giocano con sistemi di gioco con tre difendenti, qualunque sia la disposizione in campo in fase difensiva.

Per analizzare bene i princìpi e più comuni sviluppi della costruzione con tre difensori è essenziale capire in che modo l’intera squadra si dispone in campo per la fase di possesso, poiché i riferimenti e i movimenti variano sensibilmente a seconda della dislocazione di centrocampisti e attaccanti. Possiamo dire, generalmente, che tali soluzioni tattiche possono essere suddivise in due grandi categorie:

- sistemi di gioco in fase offensiva con tre difensori centrali e un cen- trocampista centrale, tipici di schieramenti quali il 3-5-2, 3-3-4, 3-rombo-3;

- sistemi di gioco in fase offensiva con tre difensori centrali e due centrocampisti centrali, caratteristici di schieramenti quali il 3-4-3, 3-4-2-1, 3-quadrilatero-3 (W-M – parleremo però di questo tipo di costruzione nel prossimo numero).

Scopri di più sul numero di ottobre: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo e digitale.

 

Speciale Master Prime squadre 

Come è possibile modificare lo schieramento di base e arrivare ad altri sistemi per mettere in difficoltà l’avversario di turno.

Mario Beretta e Martino Melis al Master di Coverciano organizzato dalla nostra rivista hanno chiarito l’importanza nel calcio moderno di saper utilizzare diversi schieramenti durante la partita, di attaccare con una modalità e di difendere con un’altra. Partendo dall’1-4-4-2 hanno evidenziato diverse strategie per cambiare “pelle” nelle due fasi di gioco. In questo articolo, tratto dalla relazione e soprattutto dal primo libro della collana “I Tattici”, intitolato “4-4-2. Movimenti, soluzioni ed esercitazioni”, curato dai due autori, si indicano le trasformazioni in fase offensiva. Sul prossimo numero un ulteriore approfondimento su quella difensiva.


Le “rotazioni” che possono portare a cambiamenti del sistema di gioco 1-4-4-2 in altre organizzazioni tattiche sono differenti e legate a diversi aspetti, ad esempio:
alle caratteristiche dei giocatori a disposizione;
alla duttilità in campo dei calciatori stessi;
ai vantaggi che si vogliono sfruttare adottando differenti soluzioni di gioco.

DA 1-4-4-2 A 1-4-3-1-2
Incominciamo con le opzioni che portano il sistema a un 1-4-3-1-2. La prima possibilità consiste in una rotazione del centrocampo con l’accentramento di uno dei 2 esterni che diviene vertice alto nel cosiddetto rombo. Contestualmente, l’esterno opposto e uno dei 2 mediani, scivolando, diventano gli interni di un centrocampo a 3 elementi (figura 1).

In un 1-4-3-1-2 uno dei giocatori chiave è il play. Solitamente si tratta di un elemento capace nella costruzione e di grandi geometrie, abile nel cambio gioco e nelle verticalizzazioni destinate soprattutto a trovare il trequartista fra le linee dei reparti avversari. Quest’ultimo deve dare alla squadra imprevedibilità e capacità di dribbling in spazi stretti, con conseguente creazione di superiorità numerica. Di conse- guenza, la scelta da adottare nelle rotazioni è riferita alle caratteristiche del nostro esterno in relazione al ruolo del trequartista e del centrale di centrocampo che deve saper agire come play. Meno determinante è ciò che accade sulla linea difensiva e per i 2 attaccanti, che a loro volta possono agire sia stretti sia in ampiezza.

Un’altra possibilità è quella di spostare in verticale uno dei 2 mediani, che deve essere, ovviamente, il calciatore con più propensione e attitudini offensive, capace di attaccare gli spazi e dotato di discreta tecnica. Questa, d’altronde, è una soluzione già adottata anche in altri sistemi di gioco (figura 2).

Schermata 2017 09 26 alle 10.49.03 PM

Scopri di più sul numero di settembre: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo e digitale.

Gli speciali de Il Nuovo Calcio
L’argomento della relazione di Cristian Bucchi al Master di Coverciano per gli allenatori delle prime squadre era legato alla fase difensiva e al modo di interpretare i diversi momenti del gioco in cui il possesso palla è gestito dagli avversari.

Nell'introduzione del suo intervento, il mister ora del Sassuolo, ha evidenziato come nel suo percorso da allenatore il suo modo di pensare e vedere il calcio sia cambiato e abbia subito notevoli evoluzioni. Evoluzioni che sicuramente ci saranno anche in futuro perché dovere dell’allenatore è di saper vivere il presente con uno sguardo sul futuro! Le soluzioni migliori da adottare per il non possesso palla, che devono avere come requisito imprescindibile il fatto di essere chiare e coerenti con i giocatori, lo hanno portato a riflettere a lungo e a ricercare qualcosa che fosse in linea con le sue idee. E soprattutto che fossero efficaci.

Bucchi ha messo in evidenza come nel suo primo periodo di allenatore né la difesa integralmente a zona né quella più orientata sull'uomo lo avessero soddisfatto: il suo fine, pertanto, era quello di cercare qualcosa di fluido, che si adattasse maggiormente alle più disparate situazioni di gioco. E che non creasse, appunto, fraintendimenti ai calciatori, aspetto fondamentale. A tal proposito, il tecnico ha confessato di aver sfruttato anche un periodo di pausa forzata, dal gennaio 2014 al gennaio 2015: durante quei 12 mesi, ha visitato molti campi, dalla serie A all'Eccellenza, visionando allenamenti e partite, ricercando novità e studiando dettagli con l'obiettivo di crearsi nuove e più solide conoscenze che potessero tracciare la strada del “Bucchi allenatore”. Ed è rimasto piacevolmente sorpreso delle competenze e delle sperimentazioni viste nelle serie “inferiori”.

Scopri di più sul numero di agosto: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo e digitale.