L’allenamento degli arti superiori, del tronco e della schiena viene spesso sottovalutato o non approfondito a sufficienza. Una serie di esempi, con relativa didattica e spiegazione degli errori, per consentire a tutti di lavorare in modo corretto.

Il calcio moderno richiede atleti sempre più evoluti sotto ogni aspetto, è quindi necessario che questi costruiscano e mantengano adeguati livelli di forza e ipertrofia muscolare (*) sia degli arti inferiori sia di quelli superiori. L’apparato muscolare-scheletrico è un organo con funzioni endocrine, metaboliche, ma anche di sostegno; quindi, non è possibile pensare di trascurare l’allenamento della parte superiore solo perché apparentemente meno utilizzata durante la partita. In alcuni casi, purtroppo, si preferisce però dedicare tempo ad altro, sottovalutando tali aspetti so- prattutto ai danni dei muscoli della parte “alta”.


Dorsali, spalle, braccia, core sono gruppi muscolari fondamentali per un atleta che deve correre, saltare, contrastare per oltre 90’, anche due volte a settimana, e chiaramente in tutte le sedute. Avere adeguati livelli di forza e ipertrofia dei muscoli di questa parte del corpo permette di migliorare l’economia di corsa, consente una stabilizzazione del busto, oltre a influenzare positivamente tutti i gesti anaerobici. L’allenamento per tali distretti deve essere preso in considerazione sia dai preparatori atletici dei settori giovanili sia da quelli delle prime squadre.

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Sfruttare l’ampiezza del campo è una soluzione per mettere in difficoltà la fase difensiva avversaria. Quali movimenti utilizzare e come proporli in allenamento.

Una strategia che una squadra può adottare (ma non certo l’unica) per l’attacco alla difesa avversaria è la ricerca dell’ampiezza, cioè il tentativo di aprire le maglie dei difendenti allargando il gioco. Il modulo che più si presta all’adozione di tale modalità operativa è il 4-2-3-1. Anche se, sottolineiamolo subito, è opportuno partire dai princìpi e non dai sistemi di gioco. Perché il 4-2-3-1? Per varie ragioni.

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L’atteggiamento di diversi allenatori che utilizzano un sistema per attaccare, codificato sui princìpi, e uno per difendere.

Senza palla in un modo, in possesso in un altro. Thomas Tuchel, alla sua prima stagione a Parigi, non ha mostrato flessibilità tattica soltanto a livello di sistema di gioco di base (utilizzandone diversi, soprattutto nelle occasioni in cui ha dovuto fronteggiare l’assenza di Neymar), ma anche all’interno della stessa partita. Così è accaduto nell’andata degli ottavi di Champions contro il Manchester, quando il PSG si è allineato in un 4-4-2 in non possesso per passare poi a un 3-4-2-1 con la palla fra i piedi, grazie all’avanzata a sinistra di Bernat e al posizionamento di Di Maria e Draxler da trequartisti dietro Mbappé.

Tuchel non ha certo il copyright di tali soluzioni, abbiamo già visto altri allenatori europei, tra cui Pep Guardiola o Mauricio Pochettino e non solo, sfruttare queste opzioni tattiche. L’attuale è infatti l’era dei moduli fluidi o della polivalenza tattica. E questa “rivoluzione” la si è vista anche dalle nostre parti. Infatti, si è passati da un calcio più “rigido” a uno, appunto, fluido, nel quale il sistema, inteso come la disposizione “statica” in campo dei giocatori (espressa attraverso una serie di cifre) perde di importanza rispetto al comportamento che una squadra ha nelle due fasi di gioco.

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Pasquale D’Antonio e Stefano Cappelli analizzano il costrutto della speed endurance e della sua evoluzione in Long Sprint Ability. Nell’articolo gli autori illustrano il concetto che si trova alla base di questa qualità fisica, con il supporto di diverse evidenze scientifiche. La LSA comprende tutti quei gesti che il calciatore effettua alla massima intensità, quali accelerazioni, decelerazioni, sprint in linea, cambi di direzione e definisce la capacità di protrarre tutti questi gesti nel tempo. Il punto centrale dell’articolo riguarda però le proposte pratiche. Detto dell’importanza di questa qualità risulta fondamentale conoscere e capire come e quando poterla allenare. Ecco allora le proposte pratiche presentate dai due autori, le quali sono state concepite per essere svolte talune a secco e talaltre con la palla.

Spesso ci si imbatte in allenatori che scompongono a dismisura il gioco in tutti gli aspetti che lo compongono ed è così anche per quanto concerne la fase offensiva. Giuseppe Agostini ci propone invece un approccio differente: un percorso che parte dal concetto di smarcamento e dal suo sviluppo, per giungere poi ai princìpi individuali, che però necessitano di una interpretazione personale del giocatore che può avvenire solo grazie alle esperienze vissute dal calciatore, in contesti organizzati pensati appositamente dall’allenatore.

Le capacità e le competenze vanno addestrate sia nel gioco che con il gioco, perché solo attraverso la sua complessità il giocatore evoluto può e deve crescere e sviluppare le competenze atte alla scoperta delle soluzioni ai problemi che gli si pongono dinanzi. Tutti questi aspetti vengono poi inseriti e sviluppati attraverso idee pratiche, ognuna delle quali si propone un obiettivo preciso da raggiungere.

Il sonno è un fattore della prestazione del calciatore. Sicuramente l’alimentazione e altri piccoli accorgimenti possono favorirlo.

Il sonno è un vero segreto di salute e troppo spesso viene trascurato. Servono 7-8 ore a notte per un ristoro ottimale. In media s’intende. Vi sono persone che recuperano efficacemente anche con 6 ore. Ad altre, invece, ne servono una quantità maggiore, diciamo 9. Quanto dormiamo e anche come, insieme al ritmo del sonno, influenza la salute e la performance. È fondamentale infatti andare a letto sempre alla stessa ora. Almeno 5 giorni continuativi a settimana. In questa maniera si acquisisce un’abitudine che si associa al miglioramento di numerosi indicatori di benessere fisico e psichico.

Chi è più costante nella durata del sonno notturno, nell’orario di addormentamento e nella qualità del riposo guadagna non solo in salute, ma anche in prestazione atletica, adattandosi meglio agli stimoli dell’allenamento; inoltre, controlla con migliori risultati il peso corporeo, evitando di accumulare eccessivamente massa grassa; ha poi una minor ricerca di alimenti zuccherini durante la giornata e non ultimo riduce in maniera significativa il rischio di infortuni da microtrauma ripetuto, più comunemente chiamati “da stress”.

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Cosa ha portato l’Inghilterra a essere la regina del calcio europeo. Il modello inglese, la sinergia/simbiosi tra comunità e club, le iniziative intraprese.

Quelli recenti non sono stati tempi indimenticabili per il calcio italiano. Gli scontri di San Siro dello scorso 26 dicembre, o i diversi – e spiacevoli – casi di razzismo hanno fatto riemergere i soliti problemi e le classiche polemiche. Strutture vecchie, sistema che non funziona, cultura sportiva inesistente. Insomma, servirebbe una soluzione definitiva, che possa far tornare a quel livello di eccellenza il calcio del nostro paese. A tal proposito, si è più volte fatto appello al cosiddetto “modello inglese” che, per intenderci, a inizio anni ‘90, mise la parola fine al fenomeno degli hooligans, tracciando la strada per l’ascesa inesorabile della Premier League che oggi ammiriamo.

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Una qualità indispensabile per il calciatore: la sua definizione, i presupposti operativi e le esercitazioni.

L'allenamento può essere definito come un processo complesso, il cui obiettivo è quello di raggiungere un risultato o una prestazione sportiva attraverso la corretta pianificazione dei carichi di lavoro. La scelta delle metodiche ha seguito negli anni un’evoluzione: si è partiti dall’imitazione della partita, passando per quella dei campioni fino a giungere al criterio attuale, che consiste nel seguire il modello prestativo, il quale pone in evidenza le qualità fisiche più importanti da sviluppare e migliorare.

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La lettura da parte di chi difende della condizione del pallone è determinante per capire se conviene avanzare oppure indietreggiare a protezione della porta. Non tutto è ciò che sembra!

Il calcio d’oggi propone ai difensori infinite situazioni da valutare, sia che si ragioni individualmente sia che lo si faccia di reparto (con una linea a 4 oppure a 3). In tutte queste i calciatori sono chiamati a effettuare delle scelte in fase di non possesso o quando si vive una transizione negativa. Il reparto deve infatti capire quando è importante alzare la linea, accorciando la squadra e tenendo strette le distanze con i centrocampisti. Questo per dare compattezza all’intero undici e mantenere lontani gli avversari. Oppure, al contrario, comprendere quando è opportuno correre in copertura a difesa della profondità, chiudere l’ingresso agli avversari per vie centrali e lavorare sull’intercetto di filtranti e passanti.

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Quali possono essere i concetti determinanti per attuare il proprio modello di gioco nelle fasi di possesso e non possesso secondo la periodizzazione tattica.

 I princìpi di gioco rappresentano le linee guida generali del calcio che intendiamo attuare e possono riguardare tutta la squadra, una linea di giocatori oppure un reparto, in una determinata zona del campo. Dalla loro corretta costruzione/pianificazione dipende lo sviluppo di sotto-princìpi e sotto sotto-princìpi.

I sotto-princìpi sono le parti intermedie che sostengono e danno forma alle linee generali del nostro gioco; indicano comportamenti più specifici che permettono di sviluppare nel dettaglio i princìpi. I sotto sotto-princìpi, invece, sono gli atteggiamenti più elementari, che consentono ai singoli di portare avanti individualmente con successo i princìpi stessi. Possiamo affermare che sono la base di una piramide e sono validi anche per princìpi totalmente opposti.

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Le palle inattive rappresentano, in un calcio organizzato come quello moderno, una delle situazioni che possono decidere le sorti di una partita. Inoltre, si tratta di un momento della partita in cui i giocatori occupano delle posizioni differenti rispetto a quelle che ricoprono abitualmente nel corso della gara: difensori che salgono alla ricerca di una rete e attaccanti che rientrano a difesa della propria porta.
Giuseppe Zuccarelli ci illustra le due opzioni che possono essere adottate per difendere a zona sui calci di punizione laterali calciati sopra l’area di rigore: la linea e il castello. L’analisi approfondita degli uomini da utilizzare, del loro posizionamento e delle caratteristiche fisiche, atletiche e mentali per consegnare agli allenatori gli strumenti necessari a comprendere quale sia il metodo più efficace da adottare.

Il secondo articolo scritto da Michele Marro ci porta ad un approfondimento riguardante lo stacco da terra, un esercizio fondamentale per il miglioramento di forza e potenza, oltre che della coordinazione motoria. All’interno troviamo un’analisi dettagliata della didattica del movimento oltre a quelli che sono gli errori più comuni che vengono commessi nell’esecuzione di questo esercizio. L’importanza di questa gestualità è trasversale proprio per la sua natura: si tratta infatti di un esercizio che, personalizzato per tempi, modalità e carichi dal preparatore, può essere un ottimo strumento per costruire la struttura fisica del calciatore nel settore giovanile e rappresenterebbe un valido aiuto per i lavori di forza del calciatore evoluto.

Le qualità che devono possedere i vari calciatori per applicare questo sistema di gioco. Una sintesi dal nuovo libro della collana I tattici de Il Nuovo Calcio in uscita a fine giugno.

I moduli sono creati per semplificare ai più la dislocazione in campo dei calciatori. Fanno riferimento al sistema di gioco e ai suoi princìpi. Il sistema di gioco rappresenta il posizionamento dei calciatori sul terreno e deve essere equilibrato, razionale ed elastico.

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L’importanza della decision making e del sistema propriocettivo nel nostro sport. Quali componenti visive entrano in gioco nelle diverse situazioni di gara e la recente teoria dell’occhio calmo.

Per diventare bravi in qualsiasi sport si dice siano necessarie 10.000 ore di pratica. I migliori atleti del mondo dedicano anni e anni di lavoro per essere pronti quando il momento è decisivo. Se pensiamo, poi, al calciatore, una delle competenze più importanti e apprezzate sembrerebbe proprio la capacità in campo di prendere le decisioni giuste al momento giusto.

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Prima di ipotizzare e impostare il proprio modello di gioco è importante conoscere l’unità minima in fase di possesso, l’atomo della periodizzazione. Questa è il cosiddetto nucleo di base. In cosa consiste, come allenarlo e cos’è il ciclo del gioco.

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I presupposti e la metodologia per allenare al meglio questa importante “fase” di gioco, da entrambi i versanti (positiva e negativa).

Lo studio e il lavoro degli staff tecnici hanno a tal punto affinato i movimenti di reparto e quelli collettivi, organizzato le contrapposizioni agli avversari e incrementato le prestazioni atletiche, da indurci a rivalutare l’importanza della tattica individuale e della velocità-qualità della reazione alle opportunità offerte (o ai problemi posti) dalle transizioni. Queste possono diventare degli strumenti interessanti su cui lavorare per superare undici sempre più preparati. Perché? Perché il (sempre più) complesso intreccio di eventi, relazioni, imprevisti, costituito dal gioco richiede lo sviluppo, da parte del calciatore, di:
• un bagaglio evoluto di conoscenze e di esperienze (che si traducono in competenze tattico-tecniche e in abilità individuali), utili a leggere al meglio il “fluire” del gioco e a dare impulso alla propria creatività;
• un’elevata capacità di interpretare e gestire le situazioni di cambio palla (e conseguenti ribaltamenti di fronte), in cui l’imprevisto e la sorpresa condizionano in modo determinante le percezioni e le reazioni dei giocatori, mettendo a dura prova la loro capacità di esprimere sul campo le conoscenze condivise coi compagni.

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E si perfeziona, ci viene da aggiungere. La squadra di Gasperini, anno dopo anno, si sta affermando all’insegna di un calcio moderno, aggressivo e di qualità. Non solo uno contro uno, ma fluidità nella manovra e abilità nelle interpretazioni individuali in fase di possesso.

Sempre più protagonisti: sono gli uomini di Gian Piero Gasperini, che anche quest’anno si stanno confermando ad alto livello nella nostra Serie A. L’Atalanta non è solo una squadra organizzata, che corre molto, che ti aggredisce, ma pratica un calcio veloce, verticale e con codici conosciuti da tutti gli interpreti. E nonostante le cessioni che periodicamente vengono fatte (Gagliardini, Conti e Kessie prima, Caldara e Spinazzola poi), gli investimenti sui nuovi arrivi sono ponderati con molta attenzione. E si stanno rivelando vincenti sul campo e produttivi in termini di bilancio futuro. Certo, sarebbe bello ogni anno far uscire due o tre elementi dal vivaio, ma sappiamo bene che non è così semplice. Serve tempo per costruire! E a Bergamo sono dei maestri in questo.

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Marco van Basten

Adulti

Il tre volte Pallone d’Oro con la sua classe ha guidato il Milan alla conquista dell’Europa. Un talento cristallino racchiuso in un corpo troppo delicato, che lo ha costretto a soli 30 anni a dire addio al calcio giocato.

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O, se volete, il gioco del calabrone. Si tratta di un’interessante proposta pratica che si presta a diverse varianti e a perseguire più obiettivi legati al possesso palla. In sostanza, è un gioco di possesso palla realizzabile in un “alveare” formato da almeno 4 spazi. Di questo ci ha parlato Stefano Pasquinelli nel suo scritto, che è partito dalla situazione di base, fornendo poi diverse evoluzioni. Definite queste, l’autore ha indicato alcune varianti suddivise in due categorie: regolamentari e di gioco.

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Il focus tattico di Giovanni Galli questo mese ha posto l’attenzione sulla banda di Gasperini, che anno dopo anno sta portando avanti un progetto che si perfeziona sempre più. Lo stile di gioco moderno, aggressivo e di qualità, unito a una manovra fluida e abilità nelle interpretazioni individuali rendono l’Atalanta una tra le squadre più interessanti nel panorama calcistico europeo. L’attacco è retto da un centravanti che sta rispondendo sempre presente, Duvan Zapata, coadiuvato da due giocatori che amano non dare punti di riferimento, come Gomez e Ilicic.

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Il Quarto Convegno di Scienza&Sport è stato un vero successo e Matteo Callini e Andrea Gerardi ne hanno parlato nel loro scritto. I due autori hanno offerto un sunto degli interventi dei relatori presenti, le cui relazioni potete trovare complete sul numero del trimestre aprile-giugno di Scienza&Sport. Ad aprire l’evento il nostro direttore Ferretto Ferretti che con Roberto Sassi e Giampietro Alberti hanno ricordato il loro mentore Enrico Arcelli, a cui è dedicato il Premio Icaro, vinto quest’anno da Giulio Peddis. Ermanno Rampinini, moderatore di giornata, ha poi introdotto via via i diversi relatori: Vincenzo Pincolini, Agostino Tibaudi, Italo Sannicandro e Giacomo Cofano, Massimo Oddo, Mirko Marcolini, Luca Alimonta, Daniele Cenci e Alessandro Giacosa. Sorpresa dell’evento la presenza di Filippo Inzaghi, venuto per assistere all’esposizione dei suoi due collaboratori (Cenci e Alimonta) e a dar man forte al suo ex compagno di Nazionale, Oddo. Due Campioni del Mondo per un convegno di grande successo. 

La corretta alimentazione prima di un incontro e cosa assumere durante il match per una performance fisica e cognitiva di alto livello.

Sei un calciatore amatoriale? Un professionista? Giochi a calcetto il mercoledì sera? Oppure sei un allenatore e vuoi dare qualche consiglio giusto ai tuoi ragazzi, che magari ti hanno detto di sentirsi appesantiti e poco pronti in campo dopo un pasto abbondante o alquanto deboli giocando a stomaco vuoto? Non sempre è facile comprendere come alimentarsi e integrarsi prima di una gara per ottenere la massima energia e lucidità mentale. L’obiettivo, quindi, di questo scritto è proprio quello di indicare quelle strategie corrette e pratiche per dare il massimo sul terreno di gioco.

Il calcio prevede un’importante componente di destrezza e una buona applicazione psicologica. Dal punto di vista organico vengono coinvolti i metabolismi sia aerobici sia anaerobici. Gli aspetti fisici quindi sono fondamentali. Altrettanto quelli cognitivi. Se una strategia alimentare opportuna è determinante per accendere gli adattamenti al- l’allenamento, favorire i recuperi e mantenere la forma fisica, al tempo stesso comprendere come alimentarsi e integrarsi il giorno della partita è essenziale. Anzi, diviene un vero e proprio fattore della prestazione. Per fare questo bisogna imparare a scegliere con attenzione i carboidrati da assumere prima e durante l’esercizio e il loro timing di consumo.

Gli speciali de Il Nuovo Calcio Prime squadre. Le esercitazioni

In una doppia area si affrontano 2 squadre di 5 giocatori più i rispettivi portieri, con 10 sponde disposte come in figura. Gli obiettivi sono legati alla costruzione dal basso, alla gestione del possesso ricercando un lato forte per preparare una passaggio chiave in ampiezza o in profondità. In non possesso si sollecita l’aggressione in avanti per il recupero immediato della palla. È possibile concludere a rete dopo un appoggio a un tocco da parte delle sponde verticali, mentre, se si servono le sponde orizzontali, queste rimettono in gioco la palla con una rimessa laterale.

Varianti: modificare i tocchi di squadra e/o obbligare al gioco rasoterra.
Utilizzare solo le sponde del proprio colore, o in caso di divisione in 4 squadre da 5 giocatori, del colore indicato a priori dal coach.

Gli speciali de Il Nuovo Calcio Prime squadre. Le esercitazioni

Esercitazione situazionale per cross con ricerca del duello in area
Si dispongono 7 giocatori rossi come in figura (o secondo il sistema di gioco preferito), i quali eseguono a 2 tocchi obbligatori una serie di passaggi veloci in posizione. Intanto 5 avversari (blu) si muovono passivamente seguendo le varie trasmissioni.
Al fischio del mister inizia un 7>5 con obiettivo per i rossi di uscire dall’aggressione forte dei blu e raggiungere la zona di cross.
A quel punto i due attaccanti (rossi) vanno velocemente sulle due sagome disposte in area di rigore per ingaggiare (simulare) un duello.
Il giocatore laterale effettua il cross, i due attaccanti cercano di finalizzare.

A prescindere dall’esito dell’azione, il gioco riprende sempre con i passaggi in posizione.
Il tempo consigliato è di 20-30’.

Variante: sostituire le due sagome con 2 difensori, che si posizionano in area ed entrano in gioco solo nel duello che si attiva da cross.

Pallone d’Oro 1983

Adulti

La storia del talento francese, che è diventato leggenda con la maglia della Juventus. Tre volte consecutive Pallone d’Oro, semplicemente le Roi.

La leggenda narra che da bambino fosse soprannominato “ratz”, espressione lorena, abbreviativo di rase bitume, traducibile in italiano come “raso terra”. Era piccolo il giovane Michel, ma aveva già deciso che sarebbe diventato calciatore, nonostante la stazza “ridotta”. Come quella volta che al municipio, dovendo ritirare la sua prima carta d’identità, alla voce “professione” scrisse calciatore. E calciatore lo è diventato davvero, ma forse nemmeno lui poteva sognare tanto. Perché quel piccolo ratz è diventato il grande Michel Platini: le Roi.

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Come allenare l’instabilità del calciatore utilizzando proposte specifiche che si rifanno direttamente ai gesti tipici della partita. Esercitazioni per migliorare equilibrio e stabilità.

Durante le sessioni di allenamento si utilizzano spesso superfici instabili, anche con differenti gradi di instabilità, con l’obiettivo di migliorare l’equilibrio e la stabilità del gesto sportivo. L’equilibrio può essere definito come la capacità che ci permette, attraverso aggiustamenti riflessi, automatizzati o volontari, di mantenere una determinata posizione, reagendo prontamente ai possibili fattori di disturbo.

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Soluzioni in fase difensiva, ma soprattutto offensiva per utilizzare in modo particolare il “muro” di solito sfruttato unicamente a protezione della propria porta.

Una famosa citazione diceva che “L’attacco è la miglior difesa”. Si tratta di un concetto che, probabilmente, piace a molti tecnici e può fare al caso nostro anche per l’argomento che intendiamo trattare in questo scritto: la barriera. Senza l’intento di volerci sostituire ai mister dei portieri e ai numeri uno, in questo articolo vedremo alcune evoluzioni della barriera difensiva, che si è trasformata da puro dispositivo a protezione della propria porta sui calci piazzati, a soluzione per trovare il gol nei modi più fantasiosi e stravaganti.

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Diverse proposte pratiche per allenare gli aspetti aerobici sia senza palla sia con palla. L’importanza dei gruppi di lavoro.

Lo dicono in molti, “il calcio non è una scienza esatta”, ma nel corso degli ultimi anni lo studio di alcune variabili e la loro applicazione sul campo ha permesso di rendere più efficaci alcune esercitazioni usate durante il periodo di preparazione oppure in quello competitivo. Per un preparatore, infatti, è di fondamentale importanza quantificare il carico di allenamento e continuare, di volta in volta, ad affinare le proprie richieste per ottenere un grado di performance adatto alla competizione. La possibilità di misurare con strumenti sempre più precisi e meno invasivi il carico interno e quello esterno, ha consentito di creare esercitazioni ad hoc per lo sviluppo e il mantenimento delle componenti aerobiche del calciatore.

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Un approfondimento dedicato agli allenatori, collaboratori e preparatori che lavorano con “i grandi”, nel quale i nostri esperti, allenatori che si confrontano tra Serie C e D, hanno fornito 40 esercitazioni sulle tematiche più disparate: Sergio Volpi si è concentrato sulle attivazioni tecnico-tattiche, Aimo Diana sulla costruzione dal portiere e Paolo Zanetti sulla finalizzazione a rete.

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Allenamento adulti. Palle inattive
Quando si parla di campionati dilettantistici capita spesso che tra una domenica e l’altra i titolari di una squadra siano differenti. E questo può causare problemi sulle palle inattive, ad esempio nel riconoscimento dei compiti o nel cambio di ruoli. Quindi è necessario trovare le modalità ideali per allenare tutti i giocatori a prescindere dalla posizione che ricoprono in campo.

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