La modulazione degli aspetti tecnico-tattici e fisici nella prima sessione dopo l’incontro disputato. Le proposte pratiche a secco e con palla.

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Manuel Gallelli, preparatore atletico del Cesena, presenta una superficie, un po’ inusuale, su cui far svolgere una parte dell’allenamento ai propri giocatori. La ricerca scientifica, infatti, ha provato a indagare l’utilizzo di superfici alternative come la sabbia.

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Paolo Tramezzani dopo una lunga carriera come difensore, ha intrapreso la carriera di allenatore, facendo esperienze tra Albania, Svizzera e Cipro, in cui ha vinto anche un titolo nazionale con l’Apoel Nicosia.

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Il ruolo del centrocampista è di fondamentale importanza nel calcio di oggi e direi anche affascinante per tutta una serie di atteggiamenti che consentono di dare equilibrio alla squadra e diventare un attaccante aggiunto. A seconda del modulo scelto dall’allenatore, vi sono diverse maniere di interpretarlo e sfumature differenti. Lo spazio a centrocampo, dove spesso si decidono le sorti di una partita, può diventare “immenso” da gestire oppure troppo ridotto in base alla dislocazione dei calciatori, ai movimenti che vi avvengono e alla tipologia di gioco che i team vogliono attuare.

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L’attualità nel calcio moderno di questo “momento” del gioco che presuppone intelligenza, lettura delle situazioni e capacità di anticipazione.

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Cosa dice la scienza a proposito dell’allenamento fisico per il calciatore. I presupposti pratici, la differenza tra training “a secco” e con palla dal punto di vista atletico, come comportarsi.

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Sono sempre meno le squadre che scelgono un centrocampo con due elementi centrali. Le motivazioni di questa tendenza e l’utilizzo in non possesso.

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Prima di ogni partita ogni allenatore è solito preparare delle tattiche volte a cercare di sconfiggere gli avversari, aiutando i propri giocatori ad imporsi, ma la soluzione, soprattutto nel calcio moderno, non riguarda solo lo schema di gioco.

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Perché possono diventare importanti per il calciatore, il periodo di assunzione e le strategie per ottenere il meglio.

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Una lezione di tattica in aula che si è incentrata sui princìpi di gioco da attuare per costruire in modo fluido e imprevedibile partendo dal portiere.

Leonardo Semplici è allenatore della Spal dal dicembre 2014 quando gli estensi si trovavano in fondo alla classifica del loro girone di Serie C. Riescono a conquistare la salvezza, poi arrivano due promozioni di fila e due permanenze consecutive in Serie A.

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La storia del pastore Mario: cosa si nasconde dietro il vero lavoro del mister e l’importanza di non “saltare” gradini lungo il proprio percorso.

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Heriberto Herrera: il profeta del “movimiento”. È l’allenatore paraguaiano il protagonista della prima “puntata” del nuovo speciale sulle storie di calcio curato da Alessandro Zauli, grandissimo esperto di calcio e tecnico Uefa A.

Un viaggio nel tempo che ci racconterà gli allenatori che hanno fatto la storia del calcio, con particolare attenzione a quanto è accaduto in Italia. Incontreremo sul nostro percorso grandi figure da Fulvio Bernardini ad Arrigo Sacchi, da Nereo Rocco a Zdenek Zeman. Questo primo approfondimento ci porta alla scoperta di un allenatore dal carattere forte, con un’idea di calcio originale e moderna, incentrata sul “movimiento”. Un anticipatore di quello che sarà poi il “calcio totale” olandese e, per certi versi, un precursore della preparazione fisica.

Gli aspetti da curare nel periodo d’inizio stagione per organizzare la fase di non possesso su palla inattiva. I concetti che vengono prima della dislocazione in campo dei calciatori.

Il precampionato è da sempre utilizzato per creare un sistema equilibrato di squadra in cui i singoli elementi, con l’aiuto dell’allenatore e dello staff, dovranno trovare quell’empatia essenziale per la risoluzione delle problematiche che andranno ad affrontare lungo il tortuoso percorso stagionale. Per quanto riguarda il discorso legato alle palle inattive, dopo aver parlato a luglio di quelle offensive, ora incentriamo l’attenzione sulle “difensive”, che – tra i diversi aspetti da tenere in considerazione – sono fondamentali per il rapporto intrinseco di responsabilità tra i diversi elementi dell’undici.

Prima di decidere la strategia tattica con la quale affrontare la squadra avversaria, ad esempio su un calcio d’angolo difensivo o su una punizione laterale, dobbiamo lavorare sui singoli e sulle loro relazioni durante una situazione del genere. E la responsabilità che ciascuno deve assumersi deve essere perseguita anche con specifici allenamenti.

È importante rimarcare questo concetto, perché all’interno di una semplice situazione difensiva su palla inattiva “contro” ritroviamo valori strutturali essenziali per il singolo; valori di tipo:
oordinativo;
cognitivo;
socio-affettivo;
emotivo-volitivo;
mentale.

Quante volte abbiamo visto giocatori non saltare in un duello aereo o perdere la marcatura su un calcio d’angolo a sfavore?

Ecco che la difesa a zona può fare al caso nostro. O al contrario, potremmo avere in rosa bravi marcatori, ma poco reattivi sullo stacco da fermo: conviene in tal caso lavorare uomo contro uomo. E se avessimo in organico elementi con entrambe o più caratteristiche utili a questa situazione? Meglio ancora! Potremmo sfruttare le soluzioni in contrapposizione alle attitudini avversarie o mixarle insieme in una zona mista.

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L’autore del quarto libro della collana “I tattici” dal titolo “Il 3-5-2. Princìpi, evoluzioni ed esercitazioni” è stato ospite al Master Prime Squadre organizzato dalla nostra rivista e ha parlato della fase di non possesso di tale organizzazione tattica.

L'allenatore laziale, Agenore Maurizi, che in questa stagione ha guidato il Teramo che militava nel girone B di Lega Pro, portandola al raggiungimento della salvezza, ha illustrato i concetti della fase difensiva del 3-5-2.

Le fondamenta
Il tecnico ha spiegato il suo pensiero partendo dal fatto che il sistema di gioco è una semplice dislocazione dei calciatori in campo e ha una valenza puramente numerica. Nell’evoluzione del gioco durante la partita è difficile vedere esattamente i moduli come appaiono sulla carta, ecco perché ritiene importante lavorare sui princìpi.

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L’intervento in aula e sul campo del mister di Torino e del suo staff. I vantaggi e gli svantaggi del 3-5-2 e perché passare al 3-4-1-2.

Questo tema nasce principalmente dal mio percorso da allenatore; quando ero alla Primavera del Torino sono riuscito a raggiungere buoni risultati formativi utilizzando il 4-3-3 o il 4-2-4; poi mi trovo in prima squadra a Vercelli e continuo con gli stessi moduli, ma – dopo poche giornate – mi accorgo che le prestazioni non arrivano. Da qui l’idea di passare al 3-5-2. Questo modulo mi offre la chance di allenare il Frosinone, perché la squadra era stata preparata – in sede di mercato – per un 3-5-2. Ma al termine della campagna acquisti, per la mancata cessione di un giocatore, mi trovo attaccanti di qualità, tra cui un trequartista come Ciano. Quindi, per schierarli tutti e sfruttare un potenziale offensivo di livello, passo al 3-4-1-2.»

Ecco l’esordio di Moreno Longo al nostro incontro di aggiornamento di Coverciano, nel quale spiega i vantaggi di un’organizzazione con 3 difensori e come può modificare il gioco grazie alla presenza di un trequartista. In sintesi, il 3-5-2 permette sì di costruire l’azione con facilità avendo tre difensori e cinque centrocampisti e il palleggio in sicurezza nella fase di gestione, ma rischia di rimanere un sistema di “attesa” in non possesso perché difficilmente è aggressivo nei confronti degli avversari.

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Atalanta, Sampdoria, Ajax e Liverpool: su queste squadre ha incentrato l’attenzione il nostro esperto di tattica al Master per le prime squadre.

Si può vincere in tanti modi, bisogna essere solo bravi a trovare il proprio in base ai giocatori a disposizione, al contesto in cui si lavora, alle idee in cui si crede. Questo è sempre stato il “motto” di Giovanni Galli quando si parla di tattica. “Ha vinto Guardiola, ma anche Mourinho...” ha detto il nostro esperto al Master di Coverciano, a significare che non esiste nessuna ricetta per conquistare titoli e che il calcio è imprevedibile (basta pensare alle due semifinali di Champions).

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Le principali indicazioni e i princìpi di gioco in cui crede, di mister Andreazzoli, al nostro Master di Coverciano.

Bisogna crederci sempre. L’occasione capita, ma bisogna cercarsela. L’importante è “esprimere” il massimo di se stessi, mettersi in gioco e avere le idee chiare. Questo uno dei primi concetti che mister Aurelio Andreazzoli ha evidenziato al nostro Master di Coverciano.

Andreazzoli è un grande sostenitore dell’utilizzo del drone, che consente di riprendere le esercitazioni da varie angolazioni. «È un mezzo molto interessante, che ti aiuta a rivedere il lavoro fatto appena mezzora dopo la fine della seduta». Oltre a questo, si possono riprendere le esercitazioni da varie angolazioni, potendo così utilizzare più prospettive per verificare il lavoro in funzione dell’obiettivo che si sta perseguendo.

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Battuto il record di partecipazioni! Sì, la quarta “volta” a Coverciano (campi del Settore Tecnico e Museo del Calcio) è stata quella che ha visto il maggior numero di presenze a entrambi gli eventi, con un totale di oltre 330 tecnici nei quattro giorni di aggiornamento organizzati lo scorso giugno. Come ogni stagione vi proponiamo in questo numero e nel prossimo un riassunto delle relazioni, in aula e sul campo, del nostro prestigioso parterre di relatori, sia per il Master di Settore Giovanile, sia per quello delle Prime Squadre.

Partendo da quest’ultimo, nelle prossime pagine potete leggere gli articoli relativi agli interventi di Giovanni Galli, Aurelio Andreazzoli, Moreno Longo e Agenore Maurizi, tutti allenatori che non hanno bisogno di presentazioni.

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Strategie e proposte pratiche per salvaguardare la salute ed evitare infortuni sia di tipo diretto sia indiretto. Sono valide in particolar modo nel pre-season.

La quasi totalità delle squadre nel corso di questo mese inizierà la preparazione. La ripartenza comporta anche l’annoso problema relativo agli infortuni e proprio a tal proposito Guglielmo Pillitteri ci presenta alcune proposte finalizzate alla loro prevenzione.

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La stagione 2019-20 vedrà un cambiamento regolamentare importante: sono infatti diverse le norme che sono state modificate durante l’assemblea generale dell’IFAB. Alcune di queste, in particolare quella sull’inizio azione, potrebbero portare anche a dei cambiamenti tattici.

Dal 1° giugno 2019, ma fattivamente dalla prossima stagione, l’IFAB ha approvato una serie di emendamenti e chiarimenti relativi alle Regole del Gioco del Calcio. Il Board, oltre a rammentare alcuni aspetti ritenuti fondamentali come l’importanza del ruolo di capitano e il rispetto degli ufficiali di gara, ha focalizzato l’attenzione su diversi aspetti, tutti con l’intento di accrescere la correttezza e la spettacolarità del gioco.

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Come comportarsi durante la fase iniziale della stagione per avere dei vantaggi in termini di allenamento e performance.

L'allenamento se associato alla corretta alimentazione aumenta la sua efficacia e il vantaggio prestativo sarà importante. La mezzora che segue la seduta (o una gara) è la più preziosa per alimentarsi. In che modo? In forma solida o liquida. A patto che vengano assunte le sostanze di cui l’organismo necessita. In questa finestra di tempo, infatti, l’assorbimento delle sostanze è massimo. Trascorso questo tempo, la disponibilità a “recuperare” si riduce via via. Si pensi che a 60’ dal termine della seduta è al 20% e dopo 90’ al 15%. La tempistica è determinante, quindi, per l’atleta che desidera recuperare al meglio tra sedute ravvicinate e massimizzare la funzionalità delle sollecitazioni cui è sottoposto.

Le proteine
Le proteine sono preziose per permettere ai muscoli, sottoposti alla seduta, l’avvio della fase di recupero e, qualora venisse effettuata una sessione per la forza, la crescita muscolare. È importante che il pasto o lo spuntino che segue il training venga consumato quanto prima e che contenga preferibilmente alimenti ricchi in aminoacidi essenziali, come la leucina. Il motivo è che l’organismo non è in grado di produrli da sé, ma deve necessariamente assumerli dagli alimenti o da integratori specifici. Le proteine saranno poi indispensabili quali mattoni (unità singole), dei muscoli stessi. In pratica, se parliamo di un pasto, potranno essere assunti 80 grammi di bresaola, 120 grammi di pollo o tacchino, 120 grammi di albume o 2 uova intere e, a seconda del tipo di pesce, 120-160 grammi.

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Le partite modificate sono un importante mezzo di allenamento. Nel periodo precampionato, però, bisogna gestirle con grande attenzione in riferimento agli obiettivi da perseguire.

Gli Small-Sided Games (SSG) hanno subìto, nell’ultimo lustro, notevoli evoluzioni grazie alla continua ricerca effettuata riguardo queste particolari esercitazioni svolte con palla. Si tratta di lavori in cui vengono limitati gli spazi di gioco e/o il numero dei giocatori impegnati e che hanno la peculiarità di essere utilizzati con calciatori sia adulti sia giovani, senza distinzione di livello di qualificazione.

Il carico
Se prima del 2015 si “parlava” di carico interno, analizzando i parametri relativi alla frequenza cardiaca, alla concentrazione di lattato e alla percezione dello sforzo (RPE, Scala di Borg), ma anche gli aspetti tecnici (Sannicandro & Cofano, 2015), successivamente la ricerca scientifica e della tecnologia hanno incentrato l’attenzione su un’analisi e una comprensione di queste proposte in maniera molto più ampia. Infatti, oltre a continuare a studiare il carico interno e le componenti tecniche, si è focalizzato l’interesse anche:
sul carico esterno mediante i dispositivi di Global Positioning System (GPS);
sulla parte cognitiva;
sull’identificazione del talento di calciatori e di calciatrici;
sulle informazioni date dall’allenatore e dal gioco; su focus tecnico-tattici, investigando l’efficacia gestuale, il comportamento e le gestualità del portiere, la lunghezza e l’ampiezza della squadra, la densità dei calciatori, oltre al numero di dribbling, passaggi e tiri in porta, cosa che avveniva anche in precedenza (Sannicandro & Cofano, 2019).

Insieme a questi numerosi focus, l’evoluzione e la considerazione sempre maggiore degli SSG ha portato la letteratura scientifica a verificare anche obiettivi del tutto particolari, come gli effetti della fatica che queste esercitazioni provocano sul distretto degli hamstring e di conseguenza sulla prevenzione degli infortuni relativi a questo gruppo muscolare, sul miglioramento dell’agility e sul loro utilizzo su superfici differenti.

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Le modalità ideali per stimolare la rapidità nel calciatore, sia durante la preparazione sia nella stagione agonistica. Proposte “a secco” oppure integrate.

Prima di addentrarci nelle proposte pratiche dell’allenamento della rapidità, è bene fare chiarezza su alcuni concetti secondo la letteratura scientifica. Nel 1980 Benedek & Palfai indicavano la rapidità nel calcio come la capacità di “Agire e reagire con prontezza, scattare e correre velocemente, di trattare la palla rapidamente, di intuire rapidamente e di sfruttare quindi la situazione esi- stente”. Risulta da subito chiaro come la rapidità sia caratterizzata da elementi che derivano dalle capacità organico-muscolari (capacità condizionali) e da altri quali la rapidità di percezione, di anticipazione, di presa di decisione, di reazione (capacità coordinative).

La rapidità di un atleta nei giochi sportivi rappresenta dunque una qualità complessa, composta da diverse qualità psico-fisiche quali:

- capacità di percepire nel più breve tempo possibile le situazioni di gioco e le loro variazioni = velocità percettiva;
- capacità di prevedere mentalmente nel più breve tempo possibile quale sarà lo sviluppo del gioco e soprattutto il comportamento dell’avversario diretto = rapidità di anticipazione;
- capacità di decidere in un tempo brevissimo la più opportuna tra le molte azioni possibili = rapidità nella presa di decisione;
- capacità di reagire rapidamente a sviluppi imprevisti della situazione = rapidità di reazione;
- capacità di riuscire ad agire più rapidamente ed efficacemente possibile durante la partita, integrando tra loro le qualità cognitive, tecnico-tattiche, organico-muscolari delle quali si è in possesso = rapidità generale di azione (Weineck, 2009)

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I calci da fermo possono trasformarsi in ottime occasioni durante una partita, a vantaggio o nostro sfavore, per questo vanno allenate adeguatamente durante gli allenamenti.

Il ritorno dalle vacanze e l’inizio della nuova stagione creano da sempre grande entusiasmo tra giocatori e staff. Entusiasmo che può essere sfruttato per proporre e costruire nuove soluzioni sulle palle inattive e costruire le giuste fondamenta da questo punto di vista. Benvenuta preparazione quindi! Preparazione che rappresenta, in linea generale, un momento fondamentale dell’annata. Insieme alla solita routine di lavori per l’incremento metabolico, a quelli della forza e dei primi dettami tattici, anche le situazioni di palla inattiva vogliono la loro parte. I risultati percentuali di realizzazione da calcio piazzato continuano a crescere, ma soprattutto risultano determinanti in un calcio sempre più equilibrato tatticamente parlando.

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Il passato può tornare a supportare il presente per organizzare la fase difensiva nel periodo preparatorio. Il cambio di regolamento sull’inizio azione.

Sono molti i fattori che determinano il successo del fenomeno calcio, ma è importante che le teorie e le tecniche che tendono a incanalarlo, vincolarlo a formule lungamente studiate, non riducano mai la sua imprevedibilità. I cambiamenti “tattici” avvenuti nel corso del tempo, in gran parte, sono dovuti a modifiche regolamentari, che possono variare in modo profondo il gioco per renderlo sempre più positivo, creativo e spettacolare. Una “rivoluzione”, chiamiamola così, è accaduta a cavallo degli anni settanta-ottanta con il pressing, vocabolo inglese che consiste nel “pressare”, “aggredire” l’avversario per togliergli la palla e passare immediatamente da un’azione difensiva a una offensiva (transizione positiva). Tale comportamento è utile anche per non far ragionare chi ha il pallone.

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La forza rappresenta una delle qualità più importanti di un calciatore, oltre che una delle più discusse. Se viene stimolata con i giusti accorgimenti permette di ottenere notevoli miglioramenti relativi alla performance, ma è necessario far sì che l’allenamento sia il più sicuro possibile per i nostri atleti, lavorando con l’obiettivo primario di ridurre il potenziale di rischio di infortuni e, secondariamente, sull’incremento della prestazione che però, non deve mai andare a discapito della salute. Vengono perciò proposte alcune sequenze, in ordine di difficoltà, che hanno come prerogative quelle appena descritte. Gli esercizi, illustrati tramite immagini, hanno come principio fondante quello dell’allenamento funzionale.

Le modalità e l’intensità dell’attacco di una squadra non dipendono dal sistema di gioco bensì dallo stile didattico scelto dall’allenatore e dal lavoro che viene svolto sull’intelligenza tattica dei singoli giocatori che diventano squadra. Le azioni offensive di una compagine sono, quindi, frutto delle attitudini dei calciatori e delle scelte di apprendimento del mister e non la mera conseguenza del numero di effettivi, con doti offensive, schierati. Vengono quindi affrontati, con proposte pratiche, i movimenti e le giocate del reparto di attacco nella fase di sviluppo del gioco, l’attacco alla linea difensiva avversaria con la conseguente finalizzazione e le situazioni con attacco da zona laterale.

La performance è determinata anche da schemi di movimento corretti ed è per questo che risulta importante curare la qualità del movimento.

La proposta di Alessandro Di Giovanni, esperto di movimento e docente ai corsi preparatori a Coverciano, è finalizzata al miglioramento del rendimento dell’attività che si svolge. In questo modo è possibile sviluppare al meglio potenzialità e qualità dell’azione, con la conseguenza di migliorare l’economicità del gesto.

Il concetto di base è sempre legato alla correttezza del movimento da cui scaturisce la possibilità di performare al meglio e creare i presupposti per una buona prevenzione degli infortuni.

Nell’articolo vengono presentate due sequenze, eseguite a corpo libero, utili a raggiungere gli obiettivi illustrati.

L’atteggiamento di diversi allenatori che utilizzano un sistema per attaccare, codificato sui princìpi, e uno per difendere.

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L’allenamento degli arti superiori, del tronco e della schiena viene spesso sottovalutato o non approfondito a sufficienza. Una serie di esempi, con relativa didattica e spiegazione degli errori, per consentire a tutti di lavorare in modo corretto.

Il calcio moderno richiede atleti sempre più evoluti sotto ogni aspetto, è quindi necessario che questi costruiscano e mantengano adeguati livelli di forza e ipertrofia muscolare (*) sia degli arti inferiori sia di quelli superiori. L’apparato muscolare-scheletrico è un organo con funzioni endocrine, metaboliche, ma anche di sostegno; quindi, non è possibile pensare di trascurare l’allenamento della parte superiore solo perché apparentemente meno utilizzata durante la partita. In alcuni casi, purtroppo, si preferisce però dedicare tempo ad altro, sottovalutando tali aspetti so- prattutto ai danni dei muscoli della parte “alta”.


Dorsali, spalle, braccia, core sono gruppi muscolari fondamentali per un atleta che deve correre, saltare, contrastare per oltre 90’, anche due volte a settimana, e chiaramente in tutte le sedute. Avere adeguati livelli di forza e ipertrofia dei muscoli di questa parte del corpo permette di migliorare l’economia di corsa, consente una stabilizzazione del busto, oltre a influenzare positivamente tutti i gesti anaerobici. L’allenamento per tali distretti deve essere preso in considerazione sia dai preparatori atletici dei settori giovanili sia da quelli delle prime squadre.

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