Prima di ipotizzare e impostare il proprio modello di gioco è importante conoscere l’unità minima in fase di possesso, l’atomo della periodizzazione. Questa è il cosiddetto nucleo di base. In cosa consiste, come allenarlo e cos’è il ciclo del gioco.

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I presupposti e la metodologia per allenare al meglio questa importante “fase” di gioco, da entrambi i versanti (positiva e negativa).

Lo studio e il lavoro degli staff tecnici hanno a tal punto affinato i movimenti di reparto e quelli collettivi, organizzato le contrapposizioni agli avversari e incrementato le prestazioni atletiche, da indurci a rivalutare l’importanza della tattica individuale e della velocità-qualità della reazione alle opportunità offerte (o ai problemi posti) dalle transizioni. Queste possono diventare degli strumenti interessanti su cui lavorare per superare undici sempre più preparati. Perché? Perché il (sempre più) complesso intreccio di eventi, relazioni, imprevisti, costituito dal gioco richiede lo sviluppo, da parte del calciatore, di:
• un bagaglio evoluto di conoscenze e di esperienze (che si traducono in competenze tattico-tecniche e in abilità individuali), utili a leggere al meglio il “fluire” del gioco e a dare impulso alla propria creatività;
• un’elevata capacità di interpretare e gestire le situazioni di cambio palla (e conseguenti ribaltamenti di fronte), in cui l’imprevisto e la sorpresa condizionano in modo determinante le percezioni e le reazioni dei giocatori, mettendo a dura prova la loro capacità di esprimere sul campo le conoscenze condivise coi compagni.

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E si perfeziona, ci viene da aggiungere. La squadra di Gasperini, anno dopo anno, si sta affermando all’insegna di un calcio moderno, aggressivo e di qualità. Non solo uno contro uno, ma fluidità nella manovra e abilità nelle interpretazioni individuali in fase di possesso.

Sempre più protagonisti: sono gli uomini di Gian Piero Gasperini, che anche quest’anno si stanno confermando ad alto livello nella nostra Serie A. L’Atalanta non è solo una squadra organizzata, che corre molto, che ti aggredisce, ma pratica un calcio veloce, verticale e con codici conosciuti da tutti gli interpreti. E nonostante le cessioni che periodicamente vengono fatte (Gagliardini, Conti e Kessie prima, Caldara e Spinazzola poi), gli investimenti sui nuovi arrivi sono ponderati con molta attenzione. E si stanno rivelando vincenti sul campo e produttivi in termini di bilancio futuro. Certo, sarebbe bello ogni anno far uscire due o tre elementi dal vivaio, ma sappiamo bene che non è così semplice. Serve tempo per costruire! E a Bergamo sono dei maestri in questo.

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Marco van Basten

Adulti

Il tre volte Pallone d’Oro con la sua classe ha guidato il Milan alla conquista dell’Europa. Un talento cristallino racchiuso in un corpo troppo delicato, che lo ha costretto a soli 30 anni a dire addio al calcio giocato.

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O, se volete, il gioco del calabrone. Si tratta di un’interessante proposta pratica che si presta a diverse varianti e a perseguire più obiettivi legati al possesso palla. In sostanza, è un gioco di possesso palla realizzabile in un “alveare” formato da almeno 4 spazi. Di questo ci ha parlato Stefano Pasquinelli nel suo scritto, che è partito dalla situazione di base, fornendo poi diverse evoluzioni. Definite queste, l’autore ha indicato alcune varianti suddivise in due categorie: regolamentari e di gioco.

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Il focus tattico di Giovanni Galli questo mese ha posto l’attenzione sulla banda di Gasperini, che anno dopo anno sta portando avanti un progetto che si perfeziona sempre più. Lo stile di gioco moderno, aggressivo e di qualità, unito a una manovra fluida e abilità nelle interpretazioni individuali rendono l’Atalanta una tra le squadre più interessanti nel panorama calcistico europeo. L’attacco è retto da un centravanti che sta rispondendo sempre presente, Duvan Zapata, coadiuvato da due giocatori che amano non dare punti di riferimento, come Gomez e Ilicic.

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Il Quarto Convegno di Scienza&Sport è stato un vero successo e Matteo Callini e Andrea Gerardi ne hanno parlato nel loro scritto. I due autori hanno offerto un sunto degli interventi dei relatori presenti, le cui relazioni potete trovare complete sul numero del trimestre aprile-giugno di Scienza&Sport. Ad aprire l’evento il nostro direttore Ferretto Ferretti che con Roberto Sassi e Giampietro Alberti hanno ricordato il loro mentore Enrico Arcelli, a cui è dedicato il Premio Icaro, vinto quest’anno da Giulio Peddis. Ermanno Rampinini, moderatore di giornata, ha poi introdotto via via i diversi relatori: Vincenzo Pincolini, Agostino Tibaudi, Italo Sannicandro e Giacomo Cofano, Massimo Oddo, Mirko Marcolini, Luca Alimonta, Daniele Cenci e Alessandro Giacosa. Sorpresa dell’evento la presenza di Filippo Inzaghi, venuto per assistere all’esposizione dei suoi due collaboratori (Cenci e Alimonta) e a dar man forte al suo ex compagno di Nazionale, Oddo. Due Campioni del Mondo per un convegno di grande successo. 

La corretta alimentazione prima di un incontro e cosa assumere durante il match per una performance fisica e cognitiva di alto livello.

Sei un calciatore amatoriale? Un professionista? Giochi a calcetto il mercoledì sera? Oppure sei un allenatore e vuoi dare qualche consiglio giusto ai tuoi ragazzi, che magari ti hanno detto di sentirsi appesantiti e poco pronti in campo dopo un pasto abbondante o alquanto deboli giocando a stomaco vuoto? Non sempre è facile comprendere come alimentarsi e integrarsi prima di una gara per ottenere la massima energia e lucidità mentale. L’obiettivo, quindi, di questo scritto è proprio quello di indicare quelle strategie corrette e pratiche per dare il massimo sul terreno di gioco.

Il calcio prevede un’importante componente di destrezza e una buona applicazione psicologica. Dal punto di vista organico vengono coinvolti i metabolismi sia aerobici sia anaerobici. Gli aspetti fisici quindi sono fondamentali. Altrettanto quelli cognitivi. Se una strategia alimentare opportuna è determinante per accendere gli adattamenti al- l’allenamento, favorire i recuperi e mantenere la forma fisica, al tempo stesso comprendere come alimentarsi e integrarsi il giorno della partita è essenziale. Anzi, diviene un vero e proprio fattore della prestazione. Per fare questo bisogna imparare a scegliere con attenzione i carboidrati da assumere prima e durante l’esercizio e il loro timing di consumo.

Gli speciali de Il Nuovo Calcio Prime squadre. Le esercitazioni

In una doppia area si affrontano 2 squadre di 5 giocatori più i rispettivi portieri, con 10 sponde disposte come in figura. Gli obiettivi sono legati alla costruzione dal basso, alla gestione del possesso ricercando un lato forte per preparare una passaggio chiave in ampiezza o in profondità. In non possesso si sollecita l’aggressione in avanti per il recupero immediato della palla. È possibile concludere a rete dopo un appoggio a un tocco da parte delle sponde verticali, mentre, se si servono le sponde orizzontali, queste rimettono in gioco la palla con una rimessa laterale.

Varianti: modificare i tocchi di squadra e/o obbligare al gioco rasoterra.
Utilizzare solo le sponde del proprio colore, o in caso di divisione in 4 squadre da 5 giocatori, del colore indicato a priori dal coach.

Gli speciali de Il Nuovo Calcio Prime squadre. Le esercitazioni

Esercitazione situazionale per cross con ricerca del duello in area
Si dispongono 7 giocatori rossi come in figura (o secondo il sistema di gioco preferito), i quali eseguono a 2 tocchi obbligatori una serie di passaggi veloci in posizione. Intanto 5 avversari (blu) si muovono passivamente seguendo le varie trasmissioni.
Al fischio del mister inizia un 7>5 con obiettivo per i rossi di uscire dall’aggressione forte dei blu e raggiungere la zona di cross.
A quel punto i due attaccanti (rossi) vanno velocemente sulle due sagome disposte in area di rigore per ingaggiare (simulare) un duello.
Il giocatore laterale effettua il cross, i due attaccanti cercano di finalizzare.

A prescindere dall’esito dell’azione, il gioco riprende sempre con i passaggi in posizione.
Il tempo consigliato è di 20-30’.

Variante: sostituire le due sagome con 2 difensori, che si posizionano in area ed entrano in gioco solo nel duello che si attiva da cross.

Pallone d’Oro 1983

Adulti

La storia del talento francese, che è diventato leggenda con la maglia della Juventus. Tre volte consecutive Pallone d’Oro, semplicemente le Roi.

La leggenda narra che da bambino fosse soprannominato “ratz”, espressione lorena, abbreviativo di rase bitume, traducibile in italiano come “raso terra”. Era piccolo il giovane Michel, ma aveva già deciso che sarebbe diventato calciatore, nonostante la stazza “ridotta”. Come quella volta che al municipio, dovendo ritirare la sua prima carta d’identità, alla voce “professione” scrisse calciatore. E calciatore lo è diventato davvero, ma forse nemmeno lui poteva sognare tanto. Perché quel piccolo ratz è diventato il grande Michel Platini: le Roi.

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Come allenare l’instabilità del calciatore utilizzando proposte specifiche che si rifanno direttamente ai gesti tipici della partita. Esercitazioni per migliorare equilibrio e stabilità.

Durante le sessioni di allenamento si utilizzano spesso superfici instabili, anche con differenti gradi di instabilità, con l’obiettivo di migliorare l’equilibrio e la stabilità del gesto sportivo. L’equilibrio può essere definito come la capacità che ci permette, attraverso aggiustamenti riflessi, automatizzati o volontari, di mantenere una determinata posizione, reagendo prontamente ai possibili fattori di disturbo.

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Soluzioni in fase difensiva, ma soprattutto offensiva per utilizzare in modo particolare il “muro” di solito sfruttato unicamente a protezione della propria porta.

Una famosa citazione diceva che “L’attacco è la miglior difesa”. Si tratta di un concetto che, probabilmente, piace a molti tecnici e può fare al caso nostro anche per l’argomento che intendiamo trattare in questo scritto: la barriera. Senza l’intento di volerci sostituire ai mister dei portieri e ai numeri uno, in questo articolo vedremo alcune evoluzioni della barriera difensiva, che si è trasformata da puro dispositivo a protezione della propria porta sui calci piazzati, a soluzione per trovare il gol nei modi più fantasiosi e stravaganti.

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Diverse proposte pratiche per allenare gli aspetti aerobici sia senza palla sia con palla. L’importanza dei gruppi di lavoro.

Lo dicono in molti, “il calcio non è una scienza esatta”, ma nel corso degli ultimi anni lo studio di alcune variabili e la loro applicazione sul campo ha permesso di rendere più efficaci alcune esercitazioni usate durante il periodo di preparazione oppure in quello competitivo. Per un preparatore, infatti, è di fondamentale importanza quantificare il carico di allenamento e continuare, di volta in volta, ad affinare le proprie richieste per ottenere un grado di performance adatto alla competizione. La possibilità di misurare con strumenti sempre più precisi e meno invasivi il carico interno e quello esterno, ha consentito di creare esercitazioni ad hoc per lo sviluppo e il mantenimento delle componenti aerobiche del calciatore.

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Un approfondimento dedicato agli allenatori, collaboratori e preparatori che lavorano con “i grandi”, nel quale i nostri esperti, allenatori che si confrontano tra Serie C e D, hanno fornito 40 esercitazioni sulle tematiche più disparate: Sergio Volpi si è concentrato sulle attivazioni tecnico-tattiche, Aimo Diana sulla costruzione dal portiere e Paolo Zanetti sulla finalizzazione a rete.

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Allenamento adulti. Palle inattive
Quando si parla di campionati dilettantistici capita spesso che tra una domenica e l’altra i titolari di una squadra siano differenti. E questo può causare problemi sulle palle inattive, ad esempio nel riconoscimento dei compiti o nel cambio di ruoli. Quindi è necessario trovare le modalità ideali per allenare tutti i giocatori a prescindere dalla posizione che ricoprono in campo.

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Lo scritto di Italo Sannicandro e Giacomo Cofano, che stanno preparando un nuovo Indispensabile in uscita il 18 marzo, è focalizzato sulle novità riguardanti gli small-sided games. In primo luogo sui formati e sui criteri di scelta da adottare, che sono fondamentali per l’efficacia del training.

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È importante per l’organizzazione del pasto anche il momento della giornata in cui ci si allena.

Attivi appena svegli?
Il consiglio è suddividere la colazione in due momenti: prima di partire un caffè e 2-3 biscotti secchi se l’allenamento è impegnativo; al rientro una bevanda reidratante come il tè e yogurt con fiocchi d’avena; in alternativa una frittata di albumi con pane integrale, nero oppure con muesli d’avena. In sostituzione dell’uovo possono andare bene anche ricotta, prosciutto crudo magro o salmone affumicato.

La pausa pranzo è il momento migliore?
Colazione completa, spuntino/pranzo circa due ore prima dell’attività fisica con un panino con verdure grigliate e prosciutto crudo, bresaola o carne bianca ai ferri e dopo l’allenamento un frutto ricco di vitamina C (arance, pompelmo, mandarini, kiwi) e uno yogurt bianco, frutta secca o un cubetto di parmigiano. In alternativa, è possibile consumare il pranzo entro 30 minuti dalla fine del training per sfruttare al massimo la finestra anabolica.

L’allenamento è nelle ore serali?
Modificare la merenda con pane integrale e marmellata con aggiunta di ricotta o prosciutto e a cena proteine magre con carboidrati anche a veloce assorbimento e verdure.

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Dopo il periodo natalizio, in cui qualche eccesso in termini di alimentazione può capitare, alcuni consigli per… riprendere la retta via.

Il periodo Natalizio è sempre un momento impegnativo. Da una parte il piacere del riposo, dell’ozio spensierato, dall’altra pranzi, cene, cibo goloso, gratificante e qualche brindisi. Qualcuno non ha abbandonato l’attività fisica, qualcun altro invece ha attaccato le scarpette al chiodo attratto dal tepore della casa e dall’attraente pigrizia. Rientrati dalle vacanze l’obiettivo è quello di rimettersi in forma.

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Come costruire e mantenere dinamiche di gruppo efficaci per cercare di raggiungere gli obiettivi prefissati. Una tabella di auto-valutazione.

Gli studi compiuti da decenni sugli atleti d’élite ci hanno portato alla conclusione che quello che esiste in chi ottiene e mantiene il successo nello sport è una combinazione di attitudini tecniche, atletiche, tattiche e psicologiche (emotive, cognitive e sociali). Per quanto riguarda gli sport di squadra, e non solo, si tratta, oltre a questo, anche di saper mettere in gioco costruttivamente queste capacità all’interno di sistemi in cui è necessario cooperare con altri nel raggiungimento di risultati. L’opinione pubblica e anche i pareri degli allenatori più esperti si dividono tra chi attribuisce sempre e comunque una maggior importanza alle competenze individuali e tende ad allenare principalmente quelle e chi ritiene che siano utili alla causa soprattutto giocatrici e giocatori altruisti, votati ad aiutare i compagni e a giocare per la squadra.

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In questa seconda puntata sulla match analysis vengono spiegati i compiti del video analista, l’utilizzo dei programmi per “tagliare” un evento e gli aspetti da non trascurare per essere davvero utile al proprio tecnico.

Con la crescente richiesta di figure specializzate nel mondo del calcio, chiunque sappia usare un pc e montare delle clip tende ad autodefinirsi un match analyst. Chi è e cosa fa un video analista tattico realmente? Quali competenze e background deve avere?

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Come provare a utilizzare una giocata alquanto comune nel basket sulle rimesse laterali. Di cosa si tratta e alcune soluzioni.

Un gesto tecnico-tattico abbandonato. Il più delle volte dimenticato. È così che mi piace introdurre questo articolo, con un po’ di malinconia, perché l’obiettivo finale al termine di questo scritto è quello di riportare alla luce una situazione di palla inattiva che merita spazio in qualsiasi categoria: la rimessa laterale!

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I comportamenti che possono avere i giocatori di difesa in una situazione del genere. Marco la palla o l’avversario?

Negli ultimi anni è aumentata vertiginosamente la percentuale di gol con un assist eseguito tramite una palla calciata dalla zona laterale del campo. Le difese si fanno cogliere spesso impreparate, a volte mal posizionate e in alcuni casi prive di princìpi di gioco ben definiti in riferimento a tale situazione. I difensori e i centrocampisti centrali ignorano (nel senso che il più delle volte danno la sensazione di non conoscere, in quanto dopo un gol subito si guardano, si indicano, si parlano come se uno volesse dare la colpa all’altro) le posizioni e i concetti di tattica individuale e di reparto che sottendono a queste situazioni.

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Lo scritto di Michele Tossani, dedicato a chi lavora nel calcio “dei grandi”, analizza una delle novità tattiche più interessanti sviluppate dal gioco di posizione e in particolar modo da Guardiola: i falsi terzini. Che siano o meno schierati a piede invertito, ciò che cambia rispetto ai terzini “tradizionali” è il loro apporto e il loro posizionamento in fase di gestione della sfera.

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L’analisi di Giovanni Galli parte dalla considerazione che l’Inter ha intrapreso la strada giusta e sta percorrendo un cammino di crescita continua, ma che allo stesso tempo ha bisogno di ancora un po’ di tempo per giungere a compimento. E di qualche giocatore di qualità in più, soprattutto in mezzo al campo. Le idee di Spalletti, quelle di una squadra moderna, che vuole gestire possesso e incontro, che lavora dietro per impostare l’azione, che aggredisce con attenzione e costanza a palla persa, si stanno consolidando nella testa dei giocatori, ma qualche meccanismo è ancora da perfezionare.

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La pianificazione del periodo di sosta per squadre che hanno uno stop molto lungo. Gli obiettivi da perseguire e le proposte da campo.

Il periodo della sosta è sempre stato visto come una fase determinante per il prosieguo del campionato. È così davvero? Cosa proporre ai nostri atleti? Conviene inserire di nuovo carichi estremamente pesanti come a inizio stagione?

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Come è organizzata tendenzialmente in Serie A e B la sosta al termine del girone di andata. Alcune indicazioni e consigli pratici sempre validi.

Da qualche anno i giorni di andata e ritorno dei due più importanti campionati nazionali di calcio sono separati solo da un breve periodo di transizione della durata di tre settimane. Questo lasso di tempo permette agli staff tecnici delle squadre di riprogrammare una “breve preparazione”. Bisogna considerare comunque che dal 30 dicembre (ultima partita di campionato il 29) generalmente si concedono 7-10 giorni di giusto e utilissimo riposo, che deve essere finalizzato al recupero delle risorse mentali e fisiche. Successivamente, si programmano 7-10 giorni che possono essere definiti come “fase di costruzione”, in cui sono presenti anche lavori tecnici, tattici e situazionali. Se nel girone di andata vi sono sempre ben 3 pause FIFA, in quello di ritorno c’è solo un’occasione per fermarsi. Ecco perché questi 7 giorni di stop quasi completo sono veramente opportuni. Infatti, il consiglio che ho sempre dato ai miei calciatori è quello di “staccare la spina” per 4-5 giorni, non svolgendo alcuna forma di attività fisica.

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Una serie di esercitazioni per incominciare la seduta stimolando immediatamente le gestualità tecniche correlate ad alcuni princìpi tattici.

Quando parliamo di attivazione, ci riferiamo di solito a quel momento in cui i giocatori sono chiamati a prepararsi allo svolgimento della prestazione, che sia una partita o una seduta di allenamento.

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Un’idea di programmazione delle sedute per i club che hanno una sosta di quattro settimane, con una di queste prima delle festività natalizie.

Per le squadre dilettanti la “sosta di Natale” dovrebbe avere come scopo quello di migliorare alcuni aspetti tecnico-tattici o fisici che l’allenatore e lo staff ritengono carenti.

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Cosa succede dopo una partita?
A seguito di una gara più o meno impegnativa il calciatore si sente affaticato. Talvolta ha utilizzato la quasi totalità delle sue scorte idriche e soprattutto energetiche. Nell’organismo, infatti, si può riscontrare una diminuzione dei quantitativi di acqua, una perdita di minerali, uno svuotamento parziale o completo delle riserve di zuccheri e, infine, un’usura dei tessuti muscolari. Una volta terminata l’attività, pertanto, è necessario dedicarsi a ripristinare liquidi, minerali, zuccheri e proteine per riportare l’organismo nelle condizioni normali nel più breve tempo possibile in modo tale da sottoporsi quanto prima a un ulteriore impegno muscolare.

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