Il Brasile alza la Coppa del Mondo

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Un’edizione all’insegna delle polemiche arbitrali, che vede gli azzurri eliminati per via di una direzione di gara alquanto sospetta. Le gesta del Fenomeno, che porta i verdeoro sul tetto del mondo per la quinta volta, ai danni di una Germania poco brillante ma mai doma.


La grande torre d’acciaio è illuminata e milioni di galletti festeggiano la loro prima Coppa del Mondo. Guardo questa squadra e noto come sia cambiata la società di questo grande paese. Solo un decennio fa il re dei blues era un mingherlino ed elegante galletto autoctono, oggi è quello straordinario figlio di emigranti che ha annichilito i verdeoro del Fenomeno: in comune hanno solo il numero che portano sulle spalle, il 10. È l’apoteosi francese, ma non posso fare a meno di pensare al mio amico Fenomeno e alla sua inutile presenza nella finale: non doveva giocare in quelle condizioni, ma nel calcio moderno c’è un soggetto a cui tutti si sottomettono, si chiama sponsor.

Il Fenomeno non è sceso in campo per il suo popolo o per la sua squadra, ma perché doveva rispettare un contratto firmato. Come cambiano i tempi e che malinconia, se guardo addietro a quella semifinale epica giocata tra gli azzurri e i bianchi teutonici lassù tra i sombreros, dove il numero 6 bianco rimase in campo con una spalla infortunata e fasciata. Lui lo fece per il suo popolo e la sua squadra.

Riprendo il mio viaggio nel futuro a cavallo del millennio con destinazione Sol Levante.

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