E' tempo di...
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Una rivoluzione. Nella quale sono cadute due teste! La prima quella di Eusebio Di Francesco, poi quella di Monchi, il mago del mercato. L’eliminazione in Champions, regala alla Roma un “day after” di quelli che verranno ricordati a lungo. Ma non era giusto esonerare l’allenatore, senza rescindere con il plenipotenziario di mercato.

Il doppio addio, comunque, non può essere frutto solo dell’eliminazione dalla Champions, ma è il conto presentato da James Pallotta, il presidente, per un mercato contraddittorio e una serie di prestazioni insufficienti sotto il profilo del gioco.

Che Di Francesco privilegi il 4-3-3 è noto a tutti, che nella prima stagione in Serie A a Sassuolo abbia giocato una decina di partite con il 3-5-2 è vero, ma la squadra allestita da Monchi era priva di senso per le esigenze dell’allenatore.

Di Francesco a Oporto ha dimostrato di essere in grande difficoltà, se non in confusione: la difesa a 3 non è particolarmente gradita alla squadra, mentre il centrocampo con due terzini in fascia non ha praticamente costruito nulla. L’aver cambiato il sistema di gioco nella partita più importante dell’anno (lo fece l’anno scorso con il Barcellona, ma la situazione era diversa, una sconfitta non avrebbe cambiato nulla) non è certamente simbolo di serenità. All’allenatore va il grazie per aver lanciato Zaniolo, ma la posizione di Cristante e l’aver provato Pastore interno di centrocampo non hanno convinto.

Al “Mago del mercato”, l’uomo che alla sua prima conferenza stampa annunciò l’addio al calcio di Francesco Totti, invece, le colpe da imputare sono molte di più. L’aver ceduto Alisson (per 80 milioni…) è un input della proprietà e l’addio di Nainggolan a posteriori non è stato doloroso, ma la cessione di Strootman è parsa inutile. Nella Roma di oggi l’uomo più importante è Daniele De Rossi, anni 37… Il numero esagerato di esterni offensivi e l’arrivo di N’Zonzi (la brutta copia di De Rossi) hanno fatto il resto. Come i 20 e più milioni spesi per Pastore… Il merito? Aver preteso Zaniolo dall’Inter, sulla scelta di Robin Olsen, invece, stendiamo un velo: in Italia abbiamo portieri migliori!

Cosa ci insegna il doppio ribaltone di Roma? Che le proprietà straniere non sono molto diverse da quelle italiane, che l’esonero è dietro l’angolo anche con americani e cinesi…

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