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Il finale è stato degno della peggior partita al parco: i raccattapalle che buttavano palloni in campo per disturbare le azioni della disperazione sono una vergogna.

Ma il Milan non è uscito per gli ultimi 5’ nei quali l’Olympiakos, in vantaggio 3-1, si è comportato in un modo che dovrà essere punito dalla Uefa. Il Milan esce perché paga la serataccia con il Betis a San Siro, esce perché in casa ha subito due gol contro il Dudelange. E, ad Atene, nel momento di massimo bisogno, si è presentato con più cerotti che calciatori, non riuscendo a pareggiare o contenere la sconfitta.

Le recriminazioni del Milan passano anche dal rigore concesso all’Olympiakos a 10’ dalla fine per un contatto Abate-Torosidis per il quale non aveva protestato neppure l’ex difensore della Roma. Ma c’è da dire che sono state commesse una serie di ingenuità che alla fine hanno finito per pesare sulla qualificazione: la principale è Castillejo che parla con l’arbitro sul calcio d’angolo dell’1-0.

Il Milan, però, deve fare un profondo esame di coscienza per come ha affrontato la partita: i greci, che non sono uno squadrone, andavano attaccati, messi in difficoltà, perché hanno una difesa traballante. Invece, lasciando campo, in un ambiente caldo, si è finito per pagare non solo la brutta prestazione, ma anche il clima instaurato dai tifosi. E ora? Testa bassa, lavorare e puntare ai primi quattro posti in campionato. Ora bisogna centrare la qualificazione in Champions!

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