Lukaku (Foto: Italy Photo Press)

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In estate più volte è stata narrata l’infanzia di Lukaku, fatta di una povertà che poco o nulla lasciava di materiale. Però, nella cucina nella quale la madre allungava il latte con l’acqua è cresciuto un “Uomo”, un uomo vero.

Quando Sebastiano Esposito ha detto: “Lukaku mi ha adottato come un fratello” c’è stata la certezza, che l’attaccante belga avesse apprezzato nel ragazzo più i valori morali del talento. Perché dopo un’infanzia così, se il prossimo ha valori che condivi lo aiuti con il cuore.

Sebastiano ha risposto con rispetto, educazione, lavoro e silenzio, mai un atteggiamento guascone. Con una maturità che va oltre la carta d’identità sulla quale c’è scritto, “Anno di nascita 2002”.

Il rigore che Lukaku ha lasciato a Esposito al 64’ di Inter-Genoa, è colmo di significati, che vanno oltre il campo di calcio. Un insegnamento da scolpire: in un gruppo, il noi è più importante dell’io. Il noi è più importante della classifica della cannonieri, perché l’anteporre il noi ti consegna per sempre nel cuore delle persone. Cosa che non fa, invece, il segnare un gol in più.

E, se qualcuno non capiva perché Conte volesse a tutti i costi Lukaku (attaccante che non ama i “selfie” e la vita social) ora lo ha compreso. I compagni lo sapevano da tempo!

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