Aurelio Andreazzoli (Foto: Italy Photo Press)

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Quando l’anno scorso giunse sulla panchina dell’Empoli portò in breve una ventata di aria nuova. La sua squadra non giocava sulla “seconda palla”, non buttava il pallone; no faceva altro.

Andreazzoli vinse la B con cinque o sei giornate di anticipo, ma come sarebbe finita era chiaro a tutti da un pezzo, giocando palla a terra e convincendo la squadra che quella sarebbe stata la via del successo. In un’intervista ammise di aver chiesto allo spogliatoio se si voleva perseguire quel progetto perché ci si sarebbe divertiti. Chiedere a Caputo, Donnarumma e Zajc, ad esempio.

E, sembrerà strano: l’Empoli, anche in A, fino oggi ha giocato un ottimo calcio, purtroppo avaro di punti. Perché il 5-1 di Napoli è un po’ bugiardo, largo per la combriccola di Ancelotti che domani sarà chiamata a un test non da poco in Champions con il PSG.

Il presidente Corsi ha scelto la via dell’esonero, ma siamo sicuri lo abbia fatto con profondo dolore: così belli, in Serie A, si retrocede. Perché l’Idea dell’allenatore c’era. E c’era l’abnegazione dei ragazzi nel seguire il loro allenatore. Purtroppo, mancava un po’ di cattiveria, che magari vedremo da domenica con la difesa a 3, tanta densità al centro e le punte (magari) lasciate al loro destino.

Peccato perché l’Idea che aveva vinto la B, avrebbe meritato di salvarsi in A.

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