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Ormai è evidente: Vincenzo Montella è l’uomo in più del Milan, il valore aggiunto che è mancato nel recente passato. Che non fosse un’ottima idea affidare la squadra a un esordiente come Clarence Seedorf lo si è detto a “scatola chiusa”. E che non fosse un’intuizione illuminata, in un anno senza coppe, affidarsi a Pippo Inzaghi, promosso dalla Primavera, non è stato difficile da capire. Sinisa Mihajlovic, poi, a Milanello è servito a riportare ordine, ad alzare l’intensità di allenamenti che in qualche occasione erano troppo blandi. Chiamato a far fruttare una campagna acquisti da 90 milioni (anche se qualche sopravvalutazione c’è stata…), però l’allenatore serbo ha (in parte) fallito.

Quest’anno, soldi da spendere non ce ne erano. Poca roba, una quindicina di milioni, che per la campagna acquisti del Milan sono briciole (la Juventus ha speso sei volte tanto per il solo Higuain oppure ha investito di più per un cambio come Pjaca), ma l’idea brillante è stata quella di puntare su un allenatore che avrebbe sfruttato al massimo la settimana di lavoro senza interruzioni.

Montella, non esaltante il recente passato alla Samp, alla Fiorentina (come al Catania) aveva dato una connotazione ben definita, che dalle parti di via Aldo Rossi a Milano non era sfuggita. Ovvio che l’allenatore da solo non possa colmare la differenza tra la sua squadra e chi si è rinforzato spendendo cifre importanti, naturale che la qualità dei calciatori faccia la differenza, ma fino a ora, Montella è stato l’uomo in più.

Dimostrazione che un’idea possa valere più dei soldi.

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