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Pensiamo che Stefano Pioli passi da momenti di compiacimento per quanto vede in campo ad altri di totale incredulità. L’Inter è una squadra “pirandelliana”: una, nessuna, centomila…

I primi minuti della partita con la Fiorentina sono stati esaltanti: avversari schiacciati nella loro trequarti e due gol segnati prima del 10’. Fiorentina tramortita, ma chi ha tanta qualità è sempre pericoloso e poi ci sarebbero altri 80’ più recuperi vari. Quindi la gara è aperta, ma quando arriva il terzo gol di Icardi (minuto 19’), anche il più pessimista degli interisti capisce che i tre punti hanno preso la via di casa. Forse lo pensa anche Pioli, ma sa che il suo è un “cattivo pensiero”, perché l’Inter è imprevedibile, nel bene e nel male.

Visto il bene, è stato il momento di ammirare pure il male. Così è arrivata la mancata concessione di un rigore alla Viola, poi Kalinic ha messo il gol del 3-1, qualcosa più di un brivido. L’espulsione di Gonzalo Rodriguez dovrebbe dare una mazzata alle ambizioni di rimonta, ma non è così.

L’Inter in vantaggio 3-1 ha almeno un paio di occasioni per fare il quarto gol, ma come esige la tradizione, la beffa è dietro l’angolo: Ilicic fa 3-2, mancano 30’ e malgrado la serata fredda, a “San Siro” c’è chi suda. Pioli per primo, perché dopo la rimonta del Beer Sheva, subirne un’altra farebbe malissimo.

Le emozioni non mancano, anzi abbondano e solo quando Icardi segna il 4-2 al 91’ i tre punti sono certi. Solo loro, perché se Pioli cercava certezze, anche la partita con la Fiorentina ha alimentato dei dubbi. Che persisteranno fino a quando l’Inter sarà pirandelliana: una, nessuna, centomila.

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