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Luciano Spalletti lo ha detto in conferenza stampa: «Prima lo abbiamo atteso e coccolato, poi abbiamo cambiato strategia». Triste lo scorso anno, capocannoniere in questa stagione.

Edin Dzeko si ricorda di essere costato 25 milioni di euro e torna a essere il terrore delle difese, perché a un attaccante come lui, deve aver fatto male vedere e rivedere in tv gol sbagliati senza un’apparente ragione.

Segna da 4 partite consecutive Dzeko, segna su azione e su rigore, si intende a meraviglia con Salah e non solo. Il suo fisico gli permette di “andare a fare la guerra” con i difensori, di proteggere palla e di far salire la squadra, ma Edin molto bravo nel farsi trovare solo in area.

Il nostro calcio è tra i più difficili al mondo, soprattutto per un attaccante, perché gli allenatori sono tra i migliori nel curare la fase difensiva, nel lavorare sulle traiettorie per evitare passaggi facili e puliti. In Germania Dzeko godeva di una certa libertà, proprio come in Inghilterra; in Italia alle prime difficoltà, Edin ha perso il sorriso e anche quando avrebbe potuto ritrovarlo, spesso si è immusonito.

Quest’anno, invece, ha sentito calore e fiducia, Spalletti lo ha difeso, ha fatto intendere a tutti che il centravanti è lui, che Totti è un fantastico “dodicesimo” uomo, ma non può essere il “nove” titolare.

E così, lui ha ripagato tutti, nell’unico modo nel quale un attaccante sa fare: facendo gol.

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