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Juventus e Napoli scavano il primo “solchettino” con le rivali, ma non è questo il tema che abbiamo deciso di trattare.
Dopo l’affare Brozovic, Frank De Boer ha dimostrato che il “politically correct” è morto.

L’allenatore olandese con la sostituzione di Kondogbia al 28’ e le successive dichiarazioni post partita non ha fatto sconti. No, non ci sono più “piccoli stiramenti”, se giochi male o (come nel caso di Brozovic) tieni un comportamento non gradito lo si dice. Pubblicamente. Diciamo la verità, in Italia non eravamo abituati, eravamo abituati a “bere” tante piccole bugie, che prendevamo per vere, anche quando sapevamo non esserlo.

L’arrivo della nuova proprietà cinese e l’avvento dell’allenatore olandese hanno fatto intendere che chi va in campo deve fare ciò che gli è chiesto e, chi momentaneamente non è in cima alle gerarchie, deve lavorare sodo per guadagnarsi la stima dell’allenatore e metterlo in difficoltà al momento di stilare la formazione.

Aveva stupito l’attacco frontale a Brozovic definito “Sovrappeso, con comportamenti rivedibili dopo la pessima partita con l’Hapoel”, ora il dito puntato contro Kondogbia: “Deve fare ciò che gli dico, deve giocare facile, ha fatto di testa sua”, l’accusa dell’allenatore. Il tutto supportato dal coraggio nel lanciare Miangue e nello spedire nella mischia Gnoukouri in un momento di grande difficoltà per la squadra.

Poi la frase che riempie d’orgoglio i tifosi: “Siamo l’Inter certi comportamenti non possono essere tollerati”. Noi aggiungeremmo un “più”, per un monito che suona così: “Non possono più essere tollerati”.

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