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La Lazio, battendo il Milan, conquista la decima finale di Coppa Italia e il 15 maggio cercherà di conquistare la settima coccarda della sua storia.

A San Siro in campo si è vista una squadra sola e dire che la partita di sabato scorso contro il Chievo, sconfitta interna 1-2 con l’ultima in classifica, non faceva certamente presagire una simile prestazione. La Lazio ha meritato ampiamente, ha tenuto costantemente in scacco il Milan, ha creato senza rischiare nulla.

Una vittoria, quella firmata da Correa, che rilancia anche le ambizioni della squadra di Inzaghi in chiave campionato. Da dimenticare quanto mostrato dal Milan: Gattuso si è affidato a un quasi inedito 3-4-3, ma neppure questa mossa è servita. Infatti, i rossoneri nelle ultime sette partite hanno vinto una sola volta e quella vista in semifinale di Coppa Italia è parsa una squadra priva di idee e di energia.

Un Milan brutto, troppo brutto con alle porte una partita di campionato che vale mezza stagione: domenica c’è il Torino e con una vittoria, il “Gallo” Belotti raggiungerebbe in classifica la sua squadra del cuore.

Comunque vada a finire la stagione, però, è difficile pensare che Leonardo e Maldini in estate possano fare più di un giorno di ferie!

Carlo Ancelotti (Foto: Italy Photo Press)

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Il Napoli, malgrado la sconfitta interna con l’Atalanta, giocherà la Champions. Il vantaggio sulle inseguitrici è tranquillizzante, ma non è tranquillizzante la stagione. Diciamolo e neppure a bassa voce: la squadra di Sarri era un’altra cosa. Come la classifica.

Fino a oggi, ad Ancelotti sono state risparmiate critiche più che meritate: le sue vittorie con Milan, Chelsea, Paris Saint Germain, Real Madrid e Bayern Monaco intimoriscono un po’. Ma la scorsa stagione, quella dell’esonero in Germania e questa parlano da sole.

Il Napoli gioca male, è prevedibile, le soluzioni sono banali e, se a De Laurentiis può aver fatto piacere un maggior coinvolgimento della rosa, ai tifosi pesa il divario in classifica con la Juventus, la mancanza di identità e l’uscita prematura dalla Coppa Italia che poteva essere un obiettivo concreto ben più dell’Europa League.

C’è chi dice che Ancelotti potrà essere giudicato solo l’anno prossimo, perché questa è una squadra a fine ciclo. Noi diciamo oggi (con un mesetto di ritardo) che “i giorni migliori” sono lontani. Così dicono i fatti! Al Napoli auguro di essere smentito il prossimo anno!

Foto: Italy Photo Press

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La Juventus ha vinto lo scudetto. Un’affermazione che su questo sito avrete letto mille volte, ma questa volta a rendere solenne la frase con la quale abbiamo aperto il pezzo c’è il conforto dell’aritmetica. La Juve è Campione d’Italia per l’ottava volta di fila, per la trentacinquesima in totale, quasi il doppio di Inter e Milan che inseguono a 18.

E’ stato il titolo più scontato di tutti, perché in estate è stata costruita una squadra fuori portata per il campionato italiano, una Juventus troppo più forte delle concorrenti, delle quali era già abbondantemente più forte prima di aggiungere: Ronaldo, Emre Can, Cancelo, Perin e altri che sarebbero serviti alle dirette concorrenti.

Il trionfo è stato celebrato dopo il successo 2-1 sulla Fiorentina, in uno stadio che non aveva preso benissimo l’inizio di partita della propria squadra, ma che i bianconeri hanno saputo riconquistare con un’ottima prestazione.

E, mentre la Juventus festeggiava, alle spalle dei bianconeri succedeva di tutto: a mezzogiorno il Milan si faceva raggiungere dal Parma all’88’; la Lazio perdeva in casa con il Chievo ringraziando Milinkovic-Savic che si era “beccato” un rosso di quelli che non si vedono neppure all’oratorio e il Toro, passando a Genova metteva in quarto posto nel mirino. In serata l’Inter ha pareggiato in rimonta con la Roma, mantenendo il +6 sul quinto posto.

Ajax a fine gara (Foto: Italy Photo Press)

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Ha vinto il migliore. E il migliore è stato l’Ajax. Nettamente il migliore, perché nel secondo tempo i “lancieri” hanno dato spettacolo. Come a Madrid, contro il Real.

La sconfitta della Juventus, 1-2 il finale, non è altro che la logica conseguenza di quanto si è visto in campo: da una parte una squadra spenta, atleticamente appesantita; dall’altra un’orchestra che ha suonato calcio soprattutto nel secondo tempo, quando i reparti di Allegri si sono sfilacciati.

Non è bastato il solito gol di Ronaldo, perché l’Ajax ha pareggiato subito con un po’ di fortuna, ma nel secondo tempo ten Hag ha visto i suoi creare almeno cinque palle-gol e segnare una rete di testa con de Ligt.

In quello che doveva essere l’anno del “triplete”, la sconfitta con l’Ajax certifica il fallimento del progetto. Sabato arriverà lo scudetto, ma oggettivamente è troppo poco. Per quello bastavano la squadra e il budget dell’anno scorso.

Massimiliano Allegri (Foti: Italy Photo Press)

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Doveva essere il giorno della festa scudetto della Juventus, ma non lo è stato. La Spal ha vinto 2-1 contro una squadra che Allegri ha schierato senza i titolari che giocheranno martedì prossimo contro l’Ajax. Certo, chi ha detto che la Juve era sperimentale dovrebbe leggere meglio la formazione: Dybala, Perin, Kean, Cancelo, Spinazzola, Bentancur, Cuadrado… potevano bastare.

La lotta più emozionante, però, il campionato la vive in zona Champions, dove riangono due posti e le contenti sono parecchie. Sì, due posti perché Juve e Napoli l’anno prossimo giocheranno la coppa dalle “Grandi orecchie”, ma non ci sono i nomi delle due che le accompagneranno.

La Roma ha battuto l’Udinese nel diluvio: brutta, sporca e cattiva, la squadra di Ranieri è quinta a meno tre dall’Inter che giocherà domenica a Frosinone. Il gol di Dzeko ha regalato per qualche ora il quarto posto, ma il rigore di Kessie in Milan-Lazio ha rimesso le cose a posto.

A poche giornate dalla fine affiora anche il nervosismo, perché ormai i verdetti sono prossimi. Di certo, il gesto di Bakayoko e soprattutto di Kessie che hanno esposto la maglia di Acerbi è da deprecare. E chi dice che i due hanno commesso una leggerezza, non fa che peggiorare le cose. Dopo i 18 anni si è responsabili dei propri atti!

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La sensazione? La Juventus è più forte, ma l’Ajax gioca meglio. L’andata dei quarti di finale di Champions finisce 1-1, ma non regala certezze sul passaggio del turno. Perché il risultato è evidentemente favorevole alla Juve, ma la sfrontatezza degli olandesi è il biglietto da visita che Erik ten Hag presenta per la partita di martedì sera a Torino.

Dicevamo, la Juve è più forte. Presi individualmente i bianconeri sono superiori e tatticamente la squadra di Allegri ha una solidità che l’Ajax non ha. I “lancieri”, invece, danno l’impressione di divertirsi, prima ancora di divertire e, giocano in un modo solo: come hanno fatto nella gara interna con la Juve. Senza astuzie, senza tatticismi, con la sola forza delle idee e delle trame che vengono costruite, con gli attaccanti che si portano tutti nella stessa parte del campo, per liberare spazi per l’inserimento dei centrocampisti.

Il 4-3-3 sembra essere il modulo con il quale Allegri si vuole giocare, almeno dall’inizio, la Champions: inamovibile Ronaldo (in gol anche oggi) imprescindibile Mandzukic, con Bernardeschi in ottima salute, Dybala è costretto a partire dalla panchina, proprio come Douglas Costa, che quando entra sembra però molto più motivato della “Joya”.

Sabato arriverà lo scudetto, l’ottavo consecutivo, ma non ci sarà tempo per festeggiare: il ritorno con l’Ajax incombe. E sarà una battaglia di 90’, perché, come detto, gli olandesi giocano in un modo solo. Per conferme chiedere al Real Madrid.

Quella tra Milan e Lazio è una sfida decisiva per la rincorsa Champions. Si tratta di due squadre con numeri molto simili, ma negli ultimi 5 scontri diretti giocati a Milano si sono registrati 3 successi dei padroni di casa e 2 pareggi. I rossoneri sono a secco di vittorie da quattro giornate (1 pari e 3 sconfitte) e devono ritrovarsi per poter puntare al quarto posto. I biancocelesti sono in ripresa nonostante nelle ultime sei gare abbiano vinto solo la metà delle partite (2 pari e una sconfitta). Gli uomini di Gattuso impiegano in media 26,6 secondi per creare un’azione con gol (terzi), hanno avuto solo due rigori a favore (ventesimi), hanno la seconda miglior difesa su calci piazzati (7 gol subiti) e sono i peggiori per contrasti aerei vinti (45%). L’undici allenato da Inzaghi è primo per fuorigioco (2,6) secondo per reti realizzate da angolo (9) e terzo per passaggi chiave (14).

Attenzione particolare ai due attaccanti che scenderanno in campo questa sera: Krzysztof Piątek ha realizzato tre gol nelle ultime cinque partite in campionato (21 complessivi in stagione) e Ciro Immobile che ha segnato tre reti nelle ultime cinque gare (14 totali con 4 assist). Chi contribuirà, con i suoi gol, alla conquista di tre punti fondamentali per il piazzamento Champions?

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Il teatro migliore per una sfida di tale importanza: San Siro si prepara ad ospitare una gara che potrebbe rivelarsi decisiva ai fini dell’assegnazione dei posti Champions. L’Inter ha perso due delle ultime 4 gare casalinghe, mentre l’Atalanta nelle ultime 5 trasferte ha vinto 4 partite e ne ha persa solamente una. I padroni di casa hanno vinto tutte e quattro le ultime sfide giocate contro la “Dea”, a Milano.
Gli uomini di Spalletti sono diciannovesimi per gol subiti (25) e ultimi per quelli presi su azione (13), hanno segnato 8 reti su angolo (secondi), oltre ad avere il miglior possesso palla (57%) e il più alto numero medio di passaggi in area di rigore (42). Sono anche la squadra che calcia il maggior numero di angoli a partita (7,5). L’undici guidato da Gasperini è il miglior attacco del campionato con 64 gol fatti, oltre ad essere quello che crea più occasioni da gol a partita (7) e che effettua il maggior numero di dribbling (32). Gli orobici impiegano 12,7 passaggi in media per segnare una rete (primi), sono secondi per duelli vinti totali e in difesa (52% e 59%), ma sono anche secondi per gol subiti su calcio piazzato (16, di cui 7 su angolo).

Sono sicuramente da tenere d’occhio Icardi, che appena rientrato ha timbrato subito con un gol (10 reti e 3 assist in campionato per l’argentino), e Ilicic, reduce da una prestazione maiuscola contro il Bologna (11 gol e 7 assist per lo sloveno). Chi riuscirà a guadagnare tre punti fondamentali nella corsa Champions?

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Allo stadio Olimpico va in scena un grande classico del calcio italiano, la sfida tra Roma e Napoli. Si affrontano i terzi migliori attacchi del campionato: 52 reti, nonché le due squadre, insieme all’Atalanta, che costruiscono più occasioni da gol (7 in media a gara). In quattro degli ultimi 5 scontri diretti entrambe le squadre sono riuscite a segnare, anche se l’ultimo segno X nella tana dei capitolini è datato aprile 2012, da quel momento 4 vittorie consecutive dei padroni di casa e due degli ospiti.
La squadra di Ranieri ha segnato 20 gol su palla inattiva (seconda), di cui 8 da combinazione su calcio di punizione (prima). Inoltre, comanda la classifica per duelli aerei vinti (57%), mentre è terza per dribbling (28) e ultima per falli subiti (11,4). La compagine allenata da Ancelotti ha messo a segno 16 gol nell’ultimo quarto d’ora (prima) ed è prima per possesso palla (57%) e passaggi chiave (19). L’undici azzurro necessita in media di 12,1 passaggi per segnare un gol (secondo), mentre si rivela come la squadra meno fallosa del campionato con 10,5 falli commessi.

I giocatori da tenere d’occhio sono i due bomber: Arkadiusz Milik e Edin Dzeko. L’attaccante polacco, che sta finalmente trovando più continuità dopo i due infortuni al ginocchio, ha raggiunto quota 15 gol (più un assist). Il centravanti bosniaco invece non sta vivendo la sua miglior stagione avendo segnato solamente 7 reti (con 3 assist) ma, nonostante questo, resta sempre molto temibile. Chi porterà la propria squadra alla vittoria a suon di giocate decisive?

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La “Scala” del calcio sarà il teatro del derby numero 170 in Serie A. Negli ultimi 5 confronti in cui il Milan ha giocato in casa non ha mai perso, ma l’ultimo successo dei rossoneri risale al gennaio 2016, da allora due vittorie per i nerazzurri e tre pareggi. Nel 2019 l’Inter ha raccolto solo 11 punti in otto partite, ben nove in meno dei cugini. Gli uomini di Gattuso sono diciannovesimi sia per reti segnate che subite da palla inattiva (rispettivamente 5 e 4), sono ultimi per contrasti aerei vinti (43%) e terzi per durata media di attacchi con gol (30,3 secondi). L’undici di Spalletti è ventesimo per gol subiti su azione (12), secondo per falli subiti (15 in media) e primo per angoli calciati (7,6), distanza delle palle recuperate rispetto alla porta avversaria (69,7), passaggi in area di rigore (42) e cross (22).

Degli ultimi otto gol nei derby, ben sette sono arrivati nel secondo tempo, saranno quindi decisivi gli interventi dei due portieri: Donnarumma e Handanovic. Il portiere italiano ha subito 23 gol, ha respinto il 79% dei tiri e ha effettuato 37 salvataggi, mentre l’estremo difensore sloveno ha subito 22 gol, respinto il 78% dei tiri ed effettuato 25 salvataggi. Chi riuscirà, con i propri interventi, ad aiutare la propria squadra a raggiungere la vittoria?

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A “Marassi” andrà in scena una gara che molto potrà dire sulle ambizioni europee di Sampdoria Atalanta. I padroni di casa sono imbattuti nelle ultime 5 gare disputate a Genova contro gli orobici (4 vittorie e un pari), ma gli ospiti sono la quarta squadra per rendimento esterno del campionato.
L’undici blucerchiato è primo per percentuale di occasioni concretizzate (44%) e per rigori a favore (8), secondo per gol su palla inattiva (14) e diciannovesimo per cross effettuati in media (11). Inoltre, la squadra di Giampaolo è ultima per lunghezza media dei passaggi (17,4 metri), sintomo della ricerca di un gioco veloce e basato su un fraseggio corto.
La compagine bergamasca si presenta con il secondo attacco del campionato (54 reti) e con il primato di gol su azione (43). Gli uomini di Gasperini sono primi per occasioni da gol create (7 in media), dribbling effettuati (32) e durata degli attacchi con gol (41,7 secondi).

I due allenatori possono contare su giocatori in grado di essere sempre decisivi: Fabio Quagliarella, 19 gol e 6 assist (1 giocata utile ogni 90 minuti) e Duvan Zapata, 16 reti e 4 assistenze (0,9 giocate utili ogni 90 minuti). Saranno decisivi anche nella partita odierna?

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Il derby di Roma è senz’altro una delle gare più sentite del campionato, ancor di più se la posta in palio è rappresentata da un posto in Europa. La Lazio si presenta con uno score casalingo di 6 vittorie, 3 pareggi e 3 sconfitte, mentre la Roma è reduce da 3 vittorie e 1 pareggio nelle ultime 4 trasferte.
I giocatori allenati da Inzaghi sono primi per palloni vaganti recuperati (68) e per fuorigioco (2,5 a partita), mentre risultano secondi per reti su calcio d’angolo (7) e passaggi in area di rigore (37).
I giallorossi di Di Francesco vincono il 57% dei duelli aerei (primi) e sono secondi per gol su palla inattiva (17), occasioni da gol create (7) e distanza media dei gol (10,1 metri).

Il derby della capitale significa anche Immobile contro Dzeko: 11 gol per l’attaccante italiano, che è andato in gol in 4 degli ultimi 6 scontri diretti, 7 reti per il bomber bosniaco, fatti registrare tutti in trasferta (con una doppietta nell’ultima). Chi sarà protagonista?

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