Maurizio Sarri (Foto: Italy Photo Press)

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Il tempo delle mele si sta esaurendo. In Inghilterra e in Francia si gioca, in Germania e Spagna il campionato inizierà nel prossimo week-end, mentre da noi ci sarà da attendere una settimana in più. Ma 12 squadre di A, sabato prossimo, saranno impegnate in Coppa Italia.

E pure il mercato stringe. Da qualche giorno mancano le sterline della Premier e questo rende tutti più poveri, perché in Inghilterra c’è una tal quantità di liquido da rendere possibile ogni spesa. Anche se il Real arriverà ad acquistare Neymar per una cifra tra l’assurdo e l’irreale.

A farne le spese è soprattutto la Juventus, che deve vendere per abbellire i conti e per non ridurre a “esuberi non tesserabili” molti dei suoi campioni. Sarri è stato chiaro: “Dobbiamo cederne sei…”, ciò che non è chiaro è su chi punterà il neoallenatore della Juventus da qui alla prima di campionato e soprattutto chi giocherà contro il Napoli alla seconda. Anche l’Inter ha i suoi grattacapi: c’è da vendere, anche chi non vorrebbe andarsene. A Giampaolo ha espresso i suoi desiderata, ma veder partire Donnarumma e Suso (una novantina di milioni in arrivo) gli provoca insonnia.

Mentre ADL continua nella sua girandola di parole e pochi fatti, il Napoli si basa sulla squadra dell’anno scorso e di due anni fa (e forse tre…), la Roma, invece, capire chi piazzare al centro dell’attacco (se parte Dzeko) perché l’Higuain visto nell’ultimo anno e contro l’Atletico non può fare la differenza. Pradè, invece, sta iniziando a costruire la prima Fiorentina di Rocco Commisso. Una Fiorentina che dovrà essere diversa dall’ultima. Chi avanza a fari spenti, invece, è la Lazio: nove partite, nove vittorie. E una domanda: Milinkovic-Savic resterà a Roma?

Certo, prima o poi bisogna incontrarle tutte. Il rito del calendario regala spesso una risposta simile. Ma questa volta, si inizia subito a incontrarle tutte. Prendiamo il Napoli, che alla prima va a Firenze e alla seconda a Torino, in casa della Juventus. Oppure prendiamo il derby di Roma, che si gioca alla seconda giornata, quando il mercato è ancora aperto.

Il computer, però, ha deciso di divertirsi alla grande: alla terza ci sarà un Fiorentina-Juventus (vedremo Chiesa da che parte starà) e alla quarta appuntamento con il derby di Milano, da giocare in casa del Milan. Ma non si può certamente rifiatare, perché la quinta giornata offrirà un Inter-Lazio che promette spettacolo.

Il circolino rosso è per la settima giornata: Inter-Juventus, il match più atteso perché dal mercato la partita si sposta sul campo. E anche qui c’è già un po’ di curiosità: Mauro Icardi con quale colore accompagnerà il nero? Con il bianco della Juve, con l’azzurro dell’Inter oppure sarà pacificamente al centro dell’attacco del Napoli che giocherà contro il Torino di Walter Mazzarri? Domanda alla quale non è possibile rispondere oggi.

Il campionato, a meno di un mese ha il suo calendario e la squadra favorita. Ma il computer, alla Juventus, non ha regalato un avvio in discesa. E questo potrebbe far alzare la “cresta” alle avversarie.

Mauro Icardi (Foto: Italy Photo Press)

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Ancora una volta è chiaro chi sia il più forte. La Juventus, ancora una volta ha evidentemente qualcosa in più delle altre. Ma in questi anni, però, ho imparato a chiedermi: “Questa squadra è più forte dell’anno scorso?”. Oggi la risposta in molti casi è: “Sì”.

Il Napoli con Manolas ha fatto un colpaccio. Albiol era un ottimo giocatore, ma il greco è un’altra cosa e la coppia con Koulibally è un muro davanti a Meret. Di Lorenzo, poi, a me piace maggiormente rispetto a chi ha occupato la fascia destra in questi anni. Il presidente, poi, è attentissimo al mercato e uno tra James e Icardi potrebbe essere il prossimo acquisto. Già così, però, il Napoli è più forte.

Prendete l’Inter, in attesa di capire chi siano le punte e di sapere se Nainggolan avrà riconquistato l’allenatore che lo voleva al Chelsea, si è rinforzata. In difesa con Godin è stato fatto un ottimo acquisto, mentre Barella e Sensi hanno rinforzato un centrocampo nel quale troppe volte Brozovic ha dovuto fare tutto. Lazaro dovrebbe essere meglio di D’Ambrosio che rimane comunque un “mister utilità”. Ora c’è grande attesa per le punte, ma è evidente che con la rinuncia a Icardi la società sia costretta ad acquistare un calciatore (o due) con le medesime qualità.

Mi piace anche la Roma, che deve dimenticare la campagna acquisti di Monchi. Pau Lopez non può essere peggio di Olsen, quindi in porta la situazione è sistemata. Mancini non vale Manolas, ma Fazio non può ripetere la scorsa stagione. Spinazzola a sinistra dovrebbe spingere più di Kolarov e Veretout vale almeno tre N’Zonzi. De Rossi, invece, è una ferita aperta, anche de DDR lo scorso spesso è stato bloccato dagli infortuni. Ora bisogna bisogna la pattuglia degli esterni offensivi, mentre in attacco Higuain è più di un sogno.

L’Atalanta ha rinforzato l’attacco con Malinovskyi e Muriel, ai quali vedremo quale spazio riserverà Gasperini. In difesa è partito Mancini, una iperplusvalenza, visto che è stato pagato meno di un milione di euro (dal Perugia). Percassi farà ancora qualche sacrificio, perché la Champions va onorata.

Per chiudere il Milan: pochi soldi, lo si sapeva. Maldini e Boban, però, sono partiti dai piedi buoni di Krunic e Bennacer, mentre Theo Hernandez vale Ricardo Rodriguez. Ovvio che i tifosi si attendano qualcosa in più, ma senza soldi non si può far nulla, ma le idee della dirigenza non sembrano sbagliate. Si punta su giovani di prospettiva, che sanno giocare la palla. In attacco, poi, c’è da rivalutare Andrè Silva, strapagato da Fassone e Mirabelli, venduto ora porterebbe una minusvalenza, ciò che il bilancio del Milan non può permettersi.

«È stato semplice scegliere l’Inter, il club ha la mia stessa voglia di costruire qualcosa di importante, è stato questo il motivo che mi ha spinto a sceglierlo. Si è creato un gap enorme con due squadre, soprattutto con la Juve, ma anche con il Napoli. Dovremo lavorare tanto, meglio degli altri.»

Antonio Conte è un duro, non è uno che si fa imporre quanto deve dire. Le sue parole non hanno lambito il passato, ma hanno puntato al domani. Il neoallenatore dell’Inter nella sua prima uscita pubblica, fino ad ora non aveva mai rilasciato dichiarazioni, ha detto di non volersi precludere nulla. Solo un accenno per Icardi e Nainggolan, i due calciatori di più difficile gestione, messi alla porta dalla società che “Ha avuto il tempo per valutarli”, ha sottolineato l’allenatore.

Conte ha giustamente ringraziato Spalletti per il lavoro svolto e ha promesso impegno e sacrificio. Perché l’Inter di Steven Zhang e Beppe Marotta dopo quanto accaduto nel girone di ritorno della scorsa stagione non ammetterà deroghe. Nel tardo pomeriggio, a Lione, si è giocata la finale del Mondiale femminile tra gli Stati Uniti e l’Olanda che ci aveva eliminati. Hanno vinto gli Stati Uniti (2-0), proprio come quattro anni fa e come era già accaduto due volte.
Vedendo le partite hanno vinto le più forti. E, per quanto riguarda l’Italia auguriamoci che non si disperda quanto le nostre ragazze hanno seminato.

Gigi Buffon (Foto: Italy Photo Press)

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La domanda potrebbe essere: Gigi, perché? E la risposta può essere una sola: “Giocare è fantastico, uscire dal tunnel è sempre un’emozione; vivere la settimana di allenamento una gioia quotidiana”.

Queste parole non sono di Gigi Buffon, ma sono il concentrato di ciò che mi hanno detto altri calciatori ai quali ho chiesto cosa mancasse loro al termine della carriera. Emozioni, adrenalina, giocare… il giocare, che per un professionista sarà un lavoro, ma in fin dei conti è la cosa più bella che c’è.

Gigi Buffon si lega ancora alla Juventus, il club nel quale è arrivato nel 2001. Gigi Buffon torna alla Juventus dopo una stagione nella quale a Parigi ha disputato un’annata discreta, perché Thomas Tuchel non ha saputo scegliere tra lui e Areola. Buffon torna alla Juventus sapendo che sarà la riserva, il numero 12. Buffon sa pure che le gerarchie sono stabilite, ma qualche volta basta un alito di vento per cambiarle.

Gigi Buffon vuole continuare a giocare, consapevole del fatto che ha più da perderci (un anno in panchina per uno dei migliori della Storia non è il massimo) che da guadagnare (la carriera è comunque leggendaria).

Gigi Buffon vuole giocare ancora e fa bene! Impossibile criticarlo. Anche noi tante volte abbiamo detto: “Questa è l’ultima volta”, sapendo che all’indomani cercando una scusa avremmo rifatto la borsa.

Foto: Italy Photo Press

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Perdere contro i più forti non è mai un’infamia. Le nostre ragazze hanno perso 2-0 contro l’Olanda Campione d’Europa e sono state eliminate dal Mondiale. Lasciano la Francia a testa altissima dopo questi 20 giorni bellissimi nei quali ci hanno mostrato un calcio gradevole, a tratti bello, senza dubbio divertente.

L’aver raggiunto i quarti di finale della manifestazione più importante deve essere motivo di gioia: abbiamo battuto l’Australia, passeggiato sulla Giamaica, contro il Brasile abbiamo visto tutti come è andata e negli ottavi il 2-0 alla Cina ci ha riempito d’orgoglio. Certo, quando vinci e ti abitui a vincere, sei portato ad alzare l’asticella, a prefiggerti un traguardo sempre più ambizioso, ma l’Olanda, come ha mostrato la gara di sabato pomeriggio (soprattutto il secondo tempo), era oggettivamente fuori portata.

Per un attimo vogliamo pensare che le lacrime versate sul prato di Valenciennes al termine della gara non siano state di sconforto e di rabbia, ci auguriamo che siano lacrime di gioia, per chi ha raggiunto un traguardo straordinario: i quarti di finale del campionato mondiale.

Sono sincero: durante l’anno ho visto, la domenica alle 12.30 su Skysport, qualche spezzone di gara di campionato. Vedendo i campi spelacchiati, le tribune vuote e la differenza tra Juventus, Fiorentina, Milan e le altre, tutto avrei pensato tranne al raggiungimento di un traguardo come un quarto di finale ai Mondiali.

Se i grandi club continueranno nella politica lungimirante sollecitata dalla federazione, una politica fatta di investimenti volti a migliorare allenamenti e cura degli infortunati, il Mondiale 2019 sarà ricordato come un punto di partenza. Presto le lacrime di Valenciennes si trasformeranno in sorrisi.

Quella tra Milan e Lazio è una sfida decisiva per la rincorsa Champions. Si tratta di due squadre con numeri molto simili, ma negli ultimi 5 scontri diretti giocati a Milano si sono registrati 3 successi dei padroni di casa e 2 pareggi. I rossoneri sono a secco di vittorie da quattro giornate (1 pari e 3 sconfitte) e devono ritrovarsi per poter puntare al quarto posto. I biancocelesti sono in ripresa nonostante nelle ultime sei gare abbiano vinto solo la metà delle partite (2 pari e una sconfitta). Gli uomini di Gattuso impiegano in media 26,6 secondi per creare un’azione con gol (terzi), hanno avuto solo due rigori a favore (ventesimi), hanno la seconda miglior difesa su calci piazzati (7 gol subiti) e sono i peggiori per contrasti aerei vinti (45%). L’undici allenato da Inzaghi è primo per fuorigioco (2,6) secondo per reti realizzate da angolo (9) e terzo per passaggi chiave (14).

Attenzione particolare ai due attaccanti che scenderanno in campo questa sera: Krzysztof Piątek ha realizzato tre gol nelle ultime cinque partite in campionato (21 complessivi in stagione) e Ciro Immobile che ha segnato tre reti nelle ultime cinque gare (14 totali con 4 assist). Chi contribuirà, con i suoi gol, alla conquista di tre punti fondamentali per il piazzamento Champions?

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Il teatro migliore per una sfida di tale importanza: San Siro si prepara ad ospitare una gara che potrebbe rivelarsi decisiva ai fini dell’assegnazione dei posti Champions. L’Inter ha perso due delle ultime 4 gare casalinghe, mentre l’Atalanta nelle ultime 5 trasferte ha vinto 4 partite e ne ha persa solamente una. I padroni di casa hanno vinto tutte e quattro le ultime sfide giocate contro la “Dea”, a Milano.
Gli uomini di Spalletti sono diciannovesimi per gol subiti (25) e ultimi per quelli presi su azione (13), hanno segnato 8 reti su angolo (secondi), oltre ad avere il miglior possesso palla (57%) e il più alto numero medio di passaggi in area di rigore (42). Sono anche la squadra che calcia il maggior numero di angoli a partita (7,5). L’undici guidato da Gasperini è il miglior attacco del campionato con 64 gol fatti, oltre ad essere quello che crea più occasioni da gol a partita (7) e che effettua il maggior numero di dribbling (32). Gli orobici impiegano 12,7 passaggi in media per segnare una rete (primi), sono secondi per duelli vinti totali e in difesa (52% e 59%), ma sono anche secondi per gol subiti su calcio piazzato (16, di cui 7 su angolo).

Sono sicuramente da tenere d’occhio Icardi, che appena rientrato ha timbrato subito con un gol (10 reti e 3 assist in campionato per l’argentino), e Ilicic, reduce da una prestazione maiuscola contro il Bologna (11 gol e 7 assist per lo sloveno). Chi riuscirà a guadagnare tre punti fondamentali nella corsa Champions?

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Allo stadio Olimpico va in scena un grande classico del calcio italiano, la sfida tra Roma e Napoli. Si affrontano i terzi migliori attacchi del campionato: 52 reti, nonché le due squadre, insieme all’Atalanta, che costruiscono più occasioni da gol (7 in media a gara). In quattro degli ultimi 5 scontri diretti entrambe le squadre sono riuscite a segnare, anche se l’ultimo segno X nella tana dei capitolini è datato aprile 2012, da quel momento 4 vittorie consecutive dei padroni di casa e due degli ospiti.
La squadra di Ranieri ha segnato 20 gol su palla inattiva (seconda), di cui 8 da combinazione su calcio di punizione (prima). Inoltre, comanda la classifica per duelli aerei vinti (57%), mentre è terza per dribbling (28) e ultima per falli subiti (11,4). La compagine allenata da Ancelotti ha messo a segno 16 gol nell’ultimo quarto d’ora (prima) ed è prima per possesso palla (57%) e passaggi chiave (19). L’undici azzurro necessita in media di 12,1 passaggi per segnare un gol (secondo), mentre si rivela come la squadra meno fallosa del campionato con 10,5 falli commessi.

I giocatori da tenere d’occhio sono i due bomber: Arkadiusz Milik e Edin Dzeko. L’attaccante polacco, che sta finalmente trovando più continuità dopo i due infortuni al ginocchio, ha raggiunto quota 15 gol (più un assist). Il centravanti bosniaco invece non sta vivendo la sua miglior stagione avendo segnato solamente 7 reti (con 3 assist) ma, nonostante questo, resta sempre molto temibile. Chi porterà la propria squadra alla vittoria a suon di giocate decisive?

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La “Scala” del calcio sarà il teatro del derby numero 170 in Serie A. Negli ultimi 5 confronti in cui il Milan ha giocato in casa non ha mai perso, ma l’ultimo successo dei rossoneri risale al gennaio 2016, da allora due vittorie per i nerazzurri e tre pareggi. Nel 2019 l’Inter ha raccolto solo 11 punti in otto partite, ben nove in meno dei cugini. Gli uomini di Gattuso sono diciannovesimi sia per reti segnate che subite da palla inattiva (rispettivamente 5 e 4), sono ultimi per contrasti aerei vinti (43%) e terzi per durata media di attacchi con gol (30,3 secondi). L’undici di Spalletti è ventesimo per gol subiti su azione (12), secondo per falli subiti (15 in media) e primo per angoli calciati (7,6), distanza delle palle recuperate rispetto alla porta avversaria (69,7), passaggi in area di rigore (42) e cross (22).

Degli ultimi otto gol nei derby, ben sette sono arrivati nel secondo tempo, saranno quindi decisivi gli interventi dei due portieri: Donnarumma e Handanovic. Il portiere italiano ha subito 23 gol, ha respinto il 79% dei tiri e ha effettuato 37 salvataggi, mentre l’estremo difensore sloveno ha subito 22 gol, respinto il 78% dei tiri ed effettuato 25 salvataggi. Chi riuscirà, con i propri interventi, ad aiutare la propria squadra a raggiungere la vittoria?

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A “Marassi” andrà in scena una gara che molto potrà dire sulle ambizioni europee di Sampdoria Atalanta. I padroni di casa sono imbattuti nelle ultime 5 gare disputate a Genova contro gli orobici (4 vittorie e un pari), ma gli ospiti sono la quarta squadra per rendimento esterno del campionato.
L’undici blucerchiato è primo per percentuale di occasioni concretizzate (44%) e per rigori a favore (8), secondo per gol su palla inattiva (14) e diciannovesimo per cross effettuati in media (11). Inoltre, la squadra di Giampaolo è ultima per lunghezza media dei passaggi (17,4 metri), sintomo della ricerca di un gioco veloce e basato su un fraseggio corto.
La compagine bergamasca si presenta con il secondo attacco del campionato (54 reti) e con il primato di gol su azione (43). Gli uomini di Gasperini sono primi per occasioni da gol create (7 in media), dribbling effettuati (32) e durata degli attacchi con gol (41,7 secondi).

I due allenatori possono contare su giocatori in grado di essere sempre decisivi: Fabio Quagliarella, 19 gol e 6 assist (1 giocata utile ogni 90 minuti) e Duvan Zapata, 16 reti e 4 assistenze (0,9 giocate utili ogni 90 minuti). Saranno decisivi anche nella partita odierna?

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Il derby di Roma è senz’altro una delle gare più sentite del campionato, ancor di più se la posta in palio è rappresentata da un posto in Europa. La Lazio si presenta con uno score casalingo di 6 vittorie, 3 pareggi e 3 sconfitte, mentre la Roma è reduce da 3 vittorie e 1 pareggio nelle ultime 4 trasferte.
I giocatori allenati da Inzaghi sono primi per palloni vaganti recuperati (68) e per fuorigioco (2,5 a partita), mentre risultano secondi per reti su calcio d’angolo (7) e passaggi in area di rigore (37).
I giallorossi di Di Francesco vincono il 57% dei duelli aerei (primi) e sono secondi per gol su palla inattiva (17), occasioni da gol create (7) e distanza media dei gol (10,1 metri).

Il derby della capitale significa anche Immobile contro Dzeko: 11 gol per l’attaccante italiano, che è andato in gol in 4 degli ultimi 6 scontri diretti, 7 reti per il bomber bosniaco, fatti registrare tutti in trasferta (con una doppietta nell’ultima). Chi sarà protagonista?

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