I giocatori della Juventus esultano dopo la vittoria (Foto: Italy Photo Press)

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Ha vinto la Juventus con merito. E’ stata una bella partita, ma la squadra di Maurizio Sarri ha veramente qualcosa in più. Lo dicono i numeri, lo dice quanto si è visto durante il secondo tempo.

Così, ha finito per vincere chi ne aveva più bisogno: la Juventus, a meno due prima del fischio d’avvio, aveva bisogno dei tre punti, che ora significano il più uno in classifica.

La Juventus ha giocato con il 4-3-1-2, con il solo Bernardeschi a faticare un po’ per trovare la posizione. Diverso, invece, il modo di giocare del centrocampo con Khedira, Pjanic e Matuidi sempre al posto giusto, mentre De Ligt ha più volte messo in difficoltà Bonucci, costretto a fare da tutor.

Nell’Inter, subito in affanno Godin, giocare dalla parte di Cristiano Ronaldo non aiuta e per l’Inter questo è un miss-match vero e proprio. Certo, l’uruguaiano si impegna alla morte, ma non basta, a tal punto da obbligare Conte a effettuare il cambio al 54’, dentro Bastoni. A centrocampo, invece, a fare fatica è Sensi, costretto a uscire per problemi muscolari.

La ripresa ha un colore solo, meglio due: il bianco e il nero. C’è più Juve, l’Inter lo sa e si copre, ma non basta: Higuain, a 10’ dalla fine segna il gol della vittoria. Giusto così.

L’impegno contro il talento non può bastare…

Alla fine ha vinto il Barca. Ha vinto la legge del più forte! Ma l’Inter di Antonio Conte è stata uno spettacolo. Subito in vantaggio, l’Inter ha saputo chiudersi e ripartire, portare uno o più uomini davanti a Ter Stegen. Non ci credevamo, perché erano anni che la squadra nerazzurra non giocava così. Invece, la partita (quasi) perfetta l’Inter l’aveva giocata.

E’ vero: troppe volte abbiamo pensato che il risultato fosse tutto, se non tutto almeno molto. Ma la vittoria, è logico, conta più della prestazione. Beh, ieri sera no: Barella ha giocato una gara magnifica; Lautaro si è superato; dietro i tre difensori non hanno ceduto un metro. Almeno fino a quando il Barca non si è svegliato. Troppo uguali i tre centrocampisti scelti da Valverde: così tolto Busquets e inserito Vidal, il match è cambiato. I primi 5’ di Vidal hanno cambiato la partita, prima la pressione, poi il primo gol di Suarez. L’Inter ci ha riprovato, ma con meno convinzione ed è finita con la doppietta di Suarez.

Vorremmo dire pazienza, ma preferiamo chiudere così, con una frase di Beppe Bergomi, per anni bandiera dell’Inter: “Lo posso dire? Dell’Inter sono stato il capitano e vedere giocare così la mia squadra per me è motivo di orgoglio…” Si Beppe, lo puoi dire: veder giocare così è motivo di orgoglio per tutti. Anche per chi non è interista!

Ha vinto la Juventus e, purtroppo, l’Atalanta si è arresa al 95’. Da una parte questione di supremazia, dall’altra, invece, questa volta ci si è inceppati sul più bello. Compreso un rigore fallito da Ilicic e un palo di Pasalic.

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Sei partite, quattro sconfitte. E solo due vittorie. La Fiorentina è questa, è una squadra capace di tutto. Ma non è della Fiorentina che vogliamo parlare. E del Milan che vogliamo parlare… Troppo poco quello che Giampaolo e la sua squadra hanno mostrato fino a ora, solo qualche spezzone di partita e poco altro.

Il Milan gioca 4-3-1-2, ma a inizio stagione aveva iniziato con il 4-3-3, prima che Giampaolo in maniera un po’ seccata decidesse che c’era da cambiare qualcosa: poco male, una sconfitta e due vittorie. Insomma, ci poteva stare.

Purtroppo, non è andata così. Perché il Milan, dopo aver battuto Brescia e Verona (in 10 per 65’), le cose sono cambiate: Inter, Torino e Fiorentina non hanno lasciato scampo. E ora? E ora c’è chi vorrebbe la testa di Giampaolo: se fosse così il problema non sarebbe l’allenatore, ma la situazione venutasi a creare. Perché Marco Giampaolo fino a oggi ha dato indicazioni alla squadra, ma non sempre è stato capito.

Proprio così: o la squadra segue l’allenatore oppure c’è veramente da cambiare qualcosa. Proprio così: e comunque vada c’è sempre una domanda. Perché dei nuovi acquisti in campo, Leao a parte, non vi nessuno?

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Cinque partite, cinque vittorie: in totale 15 punti; due più della Juventus che continua a inseguire. Il gol partita l’Inter lo ha segnato dopo 23’. Lazio ko, malgrado Correa ci abbia provato almeno quattro volte a mettere in difficoltà Handanovic, per il portiere sloveno questa è la quarta partita senza subire reti. Conte cambia interpreti, in attesa di vedere Lazaro a destra, è D’Ambrosio l’uomo a posizionarsi in fascia. Oltre al segnare, D’Ambrosio mette in difficoltà gli avversari che dal 65’ spariscono.

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Prima il dominio nei primi 30’ del primo tempo, poi i gol di Brozovic e Lukaku. L’Inter vince il derby e al Milan lascia poco. Proprio così, la prima occasione dei rossoneri giunge verso il 90’, poco per chi, dopo la partita di Champions ha pensato di strappare tre punti.

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Quella tra Milan e Lazio è una sfida decisiva per la rincorsa Champions. Si tratta di due squadre con numeri molto simili, ma negli ultimi 5 scontri diretti giocati a Milano si sono registrati 3 successi dei padroni di casa e 2 pareggi. I rossoneri sono a secco di vittorie da quattro giornate (1 pari e 3 sconfitte) e devono ritrovarsi per poter puntare al quarto posto. I biancocelesti sono in ripresa nonostante nelle ultime sei gare abbiano vinto solo la metà delle partite (2 pari e una sconfitta). Gli uomini di Gattuso impiegano in media 26,6 secondi per creare un’azione con gol (terzi), hanno avuto solo due rigori a favore (ventesimi), hanno la seconda miglior difesa su calci piazzati (7 gol subiti) e sono i peggiori per contrasti aerei vinti (45%). L’undici allenato da Inzaghi è primo per fuorigioco (2,6) secondo per reti realizzate da angolo (9) e terzo per passaggi chiave (14).

Attenzione particolare ai due attaccanti che scenderanno in campo questa sera: Krzysztof Piątek ha realizzato tre gol nelle ultime cinque partite in campionato (21 complessivi in stagione) e Ciro Immobile che ha segnato tre reti nelle ultime cinque gare (14 totali con 4 assist). Chi contribuirà, con i suoi gol, alla conquista di tre punti fondamentali per il piazzamento Champions?

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Il teatro migliore per una sfida di tale importanza: San Siro si prepara ad ospitare una gara che potrebbe rivelarsi decisiva ai fini dell’assegnazione dei posti Champions. L’Inter ha perso due delle ultime 4 gare casalinghe, mentre l’Atalanta nelle ultime 5 trasferte ha vinto 4 partite e ne ha persa solamente una. I padroni di casa hanno vinto tutte e quattro le ultime sfide giocate contro la “Dea”, a Milano.
Gli uomini di Spalletti sono diciannovesimi per gol subiti (25) e ultimi per quelli presi su azione (13), hanno segnato 8 reti su angolo (secondi), oltre ad avere il miglior possesso palla (57%) e il più alto numero medio di passaggi in area di rigore (42). Sono anche la squadra che calcia il maggior numero di angoli a partita (7,5). L’undici guidato da Gasperini è il miglior attacco del campionato con 64 gol fatti, oltre ad essere quello che crea più occasioni da gol a partita (7) e che effettua il maggior numero di dribbling (32). Gli orobici impiegano 12,7 passaggi in media per segnare una rete (primi), sono secondi per duelli vinti totali e in difesa (52% e 59%), ma sono anche secondi per gol subiti su calcio piazzato (16, di cui 7 su angolo).

Sono sicuramente da tenere d’occhio Icardi, che appena rientrato ha timbrato subito con un gol (10 reti e 3 assist in campionato per l’argentino), e Ilicic, reduce da una prestazione maiuscola contro il Bologna (11 gol e 7 assist per lo sloveno). Chi riuscirà a guadagnare tre punti fondamentali nella corsa Champions?

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Allo stadio Olimpico va in scena un grande classico del calcio italiano, la sfida tra Roma e Napoli. Si affrontano i terzi migliori attacchi del campionato: 52 reti, nonché le due squadre, insieme all’Atalanta, che costruiscono più occasioni da gol (7 in media a gara). In quattro degli ultimi 5 scontri diretti entrambe le squadre sono riuscite a segnare, anche se l’ultimo segno X nella tana dei capitolini è datato aprile 2012, da quel momento 4 vittorie consecutive dei padroni di casa e due degli ospiti.
La squadra di Ranieri ha segnato 20 gol su palla inattiva (seconda), di cui 8 da combinazione su calcio di punizione (prima). Inoltre, comanda la classifica per duelli aerei vinti (57%), mentre è terza per dribbling (28) e ultima per falli subiti (11,4). La compagine allenata da Ancelotti ha messo a segno 16 gol nell’ultimo quarto d’ora (prima) ed è prima per possesso palla (57%) e passaggi chiave (19). L’undici azzurro necessita in media di 12,1 passaggi per segnare un gol (secondo), mentre si rivela come la squadra meno fallosa del campionato con 10,5 falli commessi.

I giocatori da tenere d’occhio sono i due bomber: Arkadiusz Milik e Edin Dzeko. L’attaccante polacco, che sta finalmente trovando più continuità dopo i due infortuni al ginocchio, ha raggiunto quota 15 gol (più un assist). Il centravanti bosniaco invece non sta vivendo la sua miglior stagione avendo segnato solamente 7 reti (con 3 assist) ma, nonostante questo, resta sempre molto temibile. Chi porterà la propria squadra alla vittoria a suon di giocate decisive?

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La “Scala” del calcio sarà il teatro del derby numero 170 in Serie A. Negli ultimi 5 confronti in cui il Milan ha giocato in casa non ha mai perso, ma l’ultimo successo dei rossoneri risale al gennaio 2016, da allora due vittorie per i nerazzurri e tre pareggi. Nel 2019 l’Inter ha raccolto solo 11 punti in otto partite, ben nove in meno dei cugini. Gli uomini di Gattuso sono diciannovesimi sia per reti segnate che subite da palla inattiva (rispettivamente 5 e 4), sono ultimi per contrasti aerei vinti (43%) e terzi per durata media di attacchi con gol (30,3 secondi). L’undici di Spalletti è ventesimo per gol subiti su azione (12), secondo per falli subiti (15 in media) e primo per angoli calciati (7,6), distanza delle palle recuperate rispetto alla porta avversaria (69,7), passaggi in area di rigore (42) e cross (22).

Degli ultimi otto gol nei derby, ben sette sono arrivati nel secondo tempo, saranno quindi decisivi gli interventi dei due portieri: Donnarumma e Handanovic. Il portiere italiano ha subito 23 gol, ha respinto il 79% dei tiri e ha effettuato 37 salvataggi, mentre l’estremo difensore sloveno ha subito 22 gol, respinto il 78% dei tiri ed effettuato 25 salvataggi. Chi riuscirà, con i propri interventi, ad aiutare la propria squadra a raggiungere la vittoria?

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A “Marassi” andrà in scena una gara che molto potrà dire sulle ambizioni europee di Sampdoria Atalanta. I padroni di casa sono imbattuti nelle ultime 5 gare disputate a Genova contro gli orobici (4 vittorie e un pari), ma gli ospiti sono la quarta squadra per rendimento esterno del campionato.
L’undici blucerchiato è primo per percentuale di occasioni concretizzate (44%) e per rigori a favore (8), secondo per gol su palla inattiva (14) e diciannovesimo per cross effettuati in media (11). Inoltre, la squadra di Giampaolo è ultima per lunghezza media dei passaggi (17,4 metri), sintomo della ricerca di un gioco veloce e basato su un fraseggio corto.
La compagine bergamasca si presenta con il secondo attacco del campionato (54 reti) e con il primato di gol su azione (43). Gli uomini di Gasperini sono primi per occasioni da gol create (7 in media), dribbling effettuati (32) e durata degli attacchi con gol (41,7 secondi).

I due allenatori possono contare su giocatori in grado di essere sempre decisivi: Fabio Quagliarella, 19 gol e 6 assist (1 giocata utile ogni 90 minuti) e Duvan Zapata, 16 reti e 4 assistenze (0,9 giocate utili ogni 90 minuti). Saranno decisivi anche nella partita odierna?

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Il derby di Roma è senz’altro una delle gare più sentite del campionato, ancor di più se la posta in palio è rappresentata da un posto in Europa. La Lazio si presenta con uno score casalingo di 6 vittorie, 3 pareggi e 3 sconfitte, mentre la Roma è reduce da 3 vittorie e 1 pareggio nelle ultime 4 trasferte.
I giocatori allenati da Inzaghi sono primi per palloni vaganti recuperati (68) e per fuorigioco (2,5 a partita), mentre risultano secondi per reti su calcio d’angolo (7) e passaggi in area di rigore (37).
I giallorossi di Di Francesco vincono il 57% dei duelli aerei (primi) e sono secondi per gol su palla inattiva (17), occasioni da gol create (7) e distanza media dei gol (10,1 metri).

Il derby della capitale significa anche Immobile contro Dzeko: 11 gol per l’attaccante italiano, che è andato in gol in 4 degli ultimi 6 scontri diretti, 7 reti per il bomber bosniaco, fatti registrare tutti in trasferta (con una doppietta nell’ultima). Chi sarà protagonista?

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