Il ruolo fondamentale dell’istruttore, da modello da imitare a guida, sempre ricordando l’importanza del rispetto dei tempi d’apprendimento dei piccoli calciatori.
Nella scuola calcio si comincia da qui: un istruttore di fronte a un bambino, con il compito di insegnargli i fondamentali del gioco del calcio. Il “maestro” osserva, corregge, suggerisce: indica come posizionare il corpo, come orientare il piede, come leggere una situazione. In questa prima fase al bambino è richiesto di riprodurre nel modo più accurato possibile ciò che gli viene mostrato. Questa imitazione rappresenta il primo strumento attraverso cui si struttura l’apprendimento.
In tal senso “fare come il maestro” non è un limite, ma una condizione necessaria. Seguendo il pensiero di Massimo Recalcati, l’obiettivo dell’insegnamento non è formare l’abilità del “maestro”, bensì un’abilità con il “maestro”. I due tempi non devono essere pensati come alternativi: fare come il “maestro” è ciò che rende possibile, nel tempo, fare con il “maestro”. Attraverso l’imitazione, il bambino entra nel linguaggio del gioco e costruisce un primo repertorio di gesti e di soluzioni. Parlare di imitazione e di apprendimento con il “maestro” apre anche a una riflessione su come i compagni si inseriscono all’interno delle proposte di allenamento.
Il gruppo come strumento
In questo senso il gruppo diventa uno strumento di apprendimento. Mostrare come un esercizio o una situazione venga affrontata da un compagno permette al bambino di confrontarsi con soluzioni diverse da quelle indicate dal “maestro”, riconoscendo nel pari un riferimento possibile. L’osservazione dell’altro non sostituisce l’intervento dell’allenatore, ma lo integra, favorendo una forma di apprendimento che nasce dalla condivisione dell’esperienza e prepara progressivamente il piccolo calciatore a una gestione più autonoma del proprio saper fare.
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