Master Prime Squadre 2026: il giocatore al centro

Master Prime Squadre 2026: il giocatore al centro

Mariella Lamonica

Due giorni di approfondimento a tutta tattica, allenamento e strategia calcistica, con spunti di comunicazione, match analysis e allenamento invisibile, assolutamente riusciti. Questo è stato il Master Prime Squadre che si è tenuto a Coverciano sabato 20 e
domenica 21 giugno.

Formazione, 12 volte formazione grazie a 12 relatori di importante livello che hanno messo a disposizione le loro competenze e le loro conoscenze. Voluti fortemente dal direttore de Il Nuovo Calcio Ferretto Ferretti, coordinati sapientemente dal referente dell’area prima squadre Alberto Nabiuzzi, si sono seguiti sul palco per approfondire concetti legati al tema della “manifestazione”, Il giocatore al centro del progetto squadra. Migliora il singolo per far crescere il collettivo. Tattica, tecnica e strategia calcistica all’avanguardia. Vediamo subito cosa è successo a Coverciano sabato 20 e domenica 21 giugno.

Alberto Nabiuzzi
Alberto Nabiuzzi.
Ferretto Ferretti
Ferretto Ferretti.

La squadra deve diventare la tua creatura

Il primo intervento della giornata di sabato è stato di Roberto Breda, allenatore che ha condotto il Padova alla salvezza: “Come sviluppare un principio di gioco. Dalla teoria alla pratica” il titolo. Breda ha illustrato il percorso attraverso cui un’identità di gioco prende forma anche subentrando a stagione in corso. “Uno degli obiettivi miei e del mio staff è far crescere ogni singolo giocatore: chi vale 8 deve diventare 8,5, chi vale 5 deve arrivare a 5,5”. Un processo che parte dai princìpi condivisi per “Dare vita a un codice comune a tutti, perché parlare la stessa lingua significa pensare alla stessa velocità”.

L’allenatore ha poi sottolineato l’importanza di passare dalle macro- alle micro-situazioni di gioco, costruendo una squadra con un’identità ben definita. “La squadra è la tua creatura: devi creare un mondo”. Un mondo fatto di regole, riferimenti e certezze, insomma “Un posto dove tutto è chiaro” affinché ogni giocatore sappia sempre cosa fare e come interpretare il calcio.

Roberto Breda
Roberto Breda

Empatia e fiducia a supporto di tecnica e tattica

L’ex allenatore della Roma Femminile, Luca Rossettini, capace di approdare in questo mondo per la prima volta nella sua carriera e di vincere Scudetto e Coppa Italia, si è prestato nel raccontare una settimana tipo in orbita giallorossa women. “Oltre il sistema di gioco. Obiettivi e princìpi per un’identità flessibile” il titolo del suo intervento. Rossettini ha parlato di concetti, base su cui fondare un gruppo, un credo e un’intera annata, senza tralasciare la capacità di adattamento della serie “Se una squadra è fisica e ha poca qualità, è inutile pensare di puntare tutto sulla costruzione dal basso, è sbagliato fossilizzarsi su un’idea che non ti rispecchia e non mette in risultato le caratteristiche del gruppo con cui lavori”.

Tutto ciò, però, con al centro del progetto il lato umano perché emozioni ed empatia sono determinanti per far arrivare tecnica e tattica: “Nei momenti di difficoltà mi sono reso conto che non avevamo bisogno di informazioni ma di fiducia, è quella stata la chiave per superarli”. Infine, una citazione di Alexis Carrel, premio Nobel per la Medicina 1912: “Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore; molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità”

Luca Rossettini
Luca Rossettini

Dribbla. Sempre!

Mix di simpatia e professionalità, Franck Ribery, giocatore che ha vinto praticamente tutto e che non ha bisogno di presentazioni, è stato nostro ospite sempre sabato. “Intervistato” sulle sue “Esperienze” dal nostro Alberto Nabiuzzi ha posto l’attenzione su alcuni passaggi della sua carriera, soffermandosi soprattutto sul rapporto con gli allenatori che hanno segnato il suo percorso.
“Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi tecnici. Ogni allenatore mi ha lasciato qualcosa, ma quello che mi ha dato di più è stato Jupp Heynckes. Era una persona che parlava tanto con i giocatori, sapeva gestire il gruppo e aveva un rapporto speciale con tutti noi”.

L’ex campione francese ha poi ricordato anche l’esperienza con Pep Guardiola: “Con lui ho imparato un altro modo di vedere il calcio. È un allenatore che cura ogni minimo dettaglio e pretende sempre il massimo”. Ribéry ha quindi rivolto un pensiero ai giovani calciatori, invitandoli a coltivare passione e spirito di sacrificio: “Il talento è importante, ma da solo non basta. Bisogna lavorare ogni giorno, avere fame e non smettere mai di imparare”. E un pensiero, che ha dedicato a suo figlio, giovane calciatore del Bayern: “Mai avere paura di dribblare”.

Franck Ribery
Franck Ribery.

Il riposo che fa la differenza

La parola è passata quindi a Loris Bonamassa, primo sleep coach italiano, che ha toccato il tema “Il sonno è allenamento invisibile: il riposo che fa la differenza”. Dagli aspetti puramente numerici, un calciatore si allena in media 2-4 ore al giorno mentre ne dorme 7-9, agli effetti sulla performance: il sonno influenza la prestazione. Nella fase REM avviene la fissazione nella memoria, oltre alla mitigazione delle emozioni negative e fissazione conseguenza per migliorarlo. Dal sistema letto dove passiamo un terzo della nostra vita (materasso, cuscino, topper…) all’importanza dell’ambiente della camera (luci, temperatura, dispositivi elettronici…), questi i fattori essenziali su cui agire. Insomma “Il sonno è qualcosa di tangibile, non invisibile, è parte dell’allenamento”.

Loris Bonamassa
Loris Bonamassa.

Impostiamo alla spagnola

Pasquale Casá, allenatore UEFA Pro, italiano che vive in Spagna da parecchio tempo, dopo un’interessante introduzione legata al calcio come continuo fluire di strutture, si è soffermato sulla costruzione dal basso partendo da una definizione che ribalta la prospettiva canonica: “Una progressione da portiere ad attaccante che porta a trovare gol”, non qualcosa che nasce per la ricerca della rete.

Da qui nel suo intervento legato alla presentazione del libro “La costruzione dal basso. Un’idea spagnola”, ha definito i tre pilastri calcistici: idea e modello di gioco, ubicazione, circolazione della palla, entrando nel dettaglio di ognuno. Il tecnico ha affrontato anche la differenza tra generare superiorità (concetto teorico) e vantaggi (situazione temporanea in uno spazio limitato), ottenuti grazie alla ricerca dell’uomo libero o del terzo uomo, interpretazione della palla scoperta, variare tra gioco corto e lungo.

Pasquale Casá
Pasquale Casá

La responsabilità della comunicazione

La mattinata di domenica si apre con l’intervento di Paolo Viganò (direttore della comunicazione per oltre 10 anni all’Inter), intitolato “Comunicazione: la formula del cambiamento”. Il nostro collaboratore, autore di diversi articoli nell’ultimo periodo, comincia con la distinzione tra informazione e comunicazione (per l’allenatore il focus è sulla comunicazione). Poi ha approfondito l’interessante ed efficace formula LCA adatta a guidare la comunicazione dell’allenatore di qualsiasi livello.

“È infatti necessario conoscere Luogo (geografico) e contesto, Club (a 360°), dai colori sociali alla storia della società fatta di persone oltre che risultati, senza dimenticare l’Attualità, cioè la realtà del momento, ovvero il tipo di proprietà con cui ci interfacciamo, la linea di comunicazione adottata, la realtà sociale del luogo.” Non bisogna mai dimenticare infatti che il calcio vive dentro la realtà sociale, non è avulso dal contesto.

Paolo Viganò
Paolo Viganò.

Il calcio che cambia

L’intervento di Nicholas Lazzari “Il ciclo del gioco: le soluzioni strategiche più interessanti del calcio europeo 2025-26” si è soffermato su ciò che è emerso dai tornei europei dal punto di vista tattico. Seguendo la scansione del ciclo del gioco, il nostro match analyst ha iniziato dalla costruzione dal portiere portando l’esempio di squadre come Bayern Monaco e PSG. Ha analizzato poi la fase offensiva, soffermandosi sui comportamenti di centrocampisti e ali, vedi Vitinha e Olise.

Per quanto riguarda la fase difensiva ha privilegiato due tendenze dell’ultima stagione: la marcatura uomo contro uomo e la riscoperta del blocco medio, quest’ultima attraverso gli esempi di Arsenal e Aston Villa. Dopo aver studiato le transizioni, la conclusione dell’intervento è stata tutta per le palle inattive, diventate un nuovo vantaggio tattico e sviluppato da esperti dedicati quali Nicolas Jover all’Arsenal, Austin MacPhee all’Aston Villa e Kevin Balvers del PSV.

Nicholas Lazzari
Nicholas Lazzari.

“Non potevo mancare”

Ricco di spunti, video, analisi ed esercitazioni, il programma presentato da Fabio Gallo, allenatore del Vicenza. “La pianificazione di una settimana tipo. Dalla programmazione al campo”, il titolo che spiega senza mezzi termini come si possa impostare un lavoro “forte” in un contesto professionistico, ma replicabile, con i dovuti accorgimenti anche in ambienti dilettantistici. Il mister reduce da due promozioni consecutive e soprattutto da un piccolo intervento al ginocchio due giorni prima della lezione (non ha voluto mancare al nostro appuntamento con l’aggiornamento), ha parlato di riunione video, prevenzione in palestra, attivazione, mobilità al lavoro aerobico alternato a possessi palla a tema, fino alla partitella finale, per non dimenticare le esercitazioni specifiche per reparto, la rifinitura, gli allenamenti sui calci piazzati in entrambe le fasi. “Ogni dettaglio va curato con
precisione, col fine di migliorare il singolo per far crescere il collettivo”.

Fabio Gallo
Fabio Gallo.

Il linguaggio della squadra

“Superare il pressing uomo su uomo, il “-1” e attaccare un blocco basso”. Questo il titolo del tema portato da Luca Tabbiani,
allenatore del Trento. “Gli sviluppi di gioco nel calcio sono le azioni tattiche concrete e i movimenti coordinati, che traducono i princìpi in pratica per creare vantaggi sia in fase offensiva, sia difensiva.”. “In sostanza – prosegue Tabbiani – si tratta di ‘come’ la squadra attua il ‘cosa’.”. Il tecnico parla di soluzioni tramite passaggi, sovrapposizioni, tagli, scambi… sfruttando i movimenti dei giocatori per superare l’avversario e raggiungere l’obiettivo. Riguardo proprio agli obiettivi sostiene: “L’insieme degli sviluppi forma il linguaggio della squadra, permettendo di interpretare le diverse situazioni di gioco e di mettere in difficoltà l’avversario in modo funzionale”.

Luca Tabbiani
Luca Tabbiani.

Riprendersi fa la differenza

Spazio in apertura di pomeriggio al nostro partner tecnico Veo, che da ormai tre stagioni rappresenta appuntamento fisso al Master. Luca Bignami, il nostro vicedirettore, illustra l’importanza per l’allenatore di riprendere, con facilità e da solo, allenamenti e partite. Nel primo caso per perfezionare particolari tattici e atteggiamenti individuali, nel secondo per avere la certezza di quanto accaduto, perché le emozioni in gara possono indirizzare in modo sbagliato le analisi, per riguardare il proprio modo di stare in panchina.

Un attaccante da 15 gol

“Calci piazzati: studio, metodologia e applicazione”, il titolo della relazione di Gianni Vio, uno dei maggiori esperti a livello mondiale di calci piazzati. L’intervento è cominciato col delineare i tratti distintivi di queste situazioni che sono una partita nella partita visto che si sviluppano con regole diverse: la distanza dal pallone, un gioco più statico, il fatto che la difesa debba sempre agire con un tempo di gioco di ritardo.

Stabiliti i punti di chiave, prima di mostrare numerosi esempi, il relatore ha analizzato le tre fasi di ogni piazzato: posizionamento, preparazione quando la palla è ancora ferma e infine l’attacco, quando il pallone è in gioco. “Durante una stagione, le palla inattive sono come un attaccante in più, ma non corrono il rischio di squalifiche o infortuni!
Circa il 30% dei gol nasce da una palla inattiva.”

Gianni Vio
Gianni Vio.

L’uomo prima di tutto

Chiusura di Master affidata all’allenatore del Cagliari Fabio Pisacane, reduce da una grande stagione e fresco di rinnovo. Pisacane
(“Il piano gara”, l’argomento che guiderà la sua relazione) ha aperto il suo intervento con grande umiltà: “Non sono qui per insegnare qualcosa, ma per portare me stesso”.

Un concetto che racchiude la sua idea di calcio, fondata sulla centralità della persona prima ancora del calciatore. “Metto sempre
le persone davanti ai giocatori, perché è su questo principio che ho costruito la mia carriera. Se cresce la persona, cresce anche la squadra e di conseguenza la performance”. L’allenatore ha poi spiegato quanto siano determinanti la gestione del gruppo, la relazione con le nuove generazioni e la cura dei dettagli.

Fabio Pisacane
Fabio Pisacane.

“Per me una sfumatura significa far capire ai giocatori quale stemma portano sul petto e quale maglia stanno indossando”. Un percorso che si basa su alcuni pilastri ben definiti: “Chiarezza, coerenza, fiducia e responsabilità”. E sul rapporto con la squadra ha aggiunto: “Voglio condividere tutto, ma le scelte spettano a me. I giocatori “ascoltano” molto più quello che fai di quello che dici”. Ripercorrendo la propria esperienza da calciatore, Pisacane ha detto: “Probabilmente non ero un giocatore da Serie A, ma ci sono rimasto perché sono sempre stato verticale: solido, fedele a me stesso”.

Infine, uno sguardo al calcio moderno e ai giovani: “Il gruppo si costruisce soprattutto nei momenti difficili. Oggi i calciatori appartengono a una generazione digitale, più fragile. Per questo bisogna fare le cose con convinzione, lasciandosi alle spalle il concetto del ‘si è sempre fatto così’”. E poi via all’analisi dell’organizzazione di un piano gara, preparato con attenzione in settimana, incentrato sui propri concetti di gioco, modulato sulle qualità dell’avversario di turno.

Dodici interventi di grande valore, che hanno trasmesso – al di là delle conoscenze e della metodologia – passione e amore. Amore verso il calcio!

Foto: Giuliana Pagliani.