Allenare il futuro: metodo, allenamento, esercitazioni per attività di base e settore agonistico
Due giorni dedicati alla formazione degli allenatori del settore giovanile, dall’attività di base alle ultime fasce dell’agonistica. Guardando sempre al futuro senza fermarsi al presente. Questo è stato il Master che si è tenuto a Coverciano sabato 4 e domenica 5 luglio.
Allenare il futuro. Metodo, lavoro sul campo, esercitazioni per attività di base e settore agonistico: questo l’argomento del nostro consueto incontro di aggiornamento per chi lavora con bambini e ragazzi. Dopo un weekend di giugno dedicato alle prime squadre, a Coverciano sabato 4 e domenica 5 luglio si sono susseguiti, tra aula e campo, una serie di importanti relatori che hanno condiviso le proprie esperienze e le ultime teorie sull’allenamento giovanile. Tutti relatori “top club” visto che gli allenatori che hanno parlato davanti a una folta platea lavorano per importanti società professionistiche quali Atalanta, Inter, Empoli, Roma, Modena e Pisa, oltre a chi vanta docenze al Settore Tecnico FIGC.
Dopo il classico ringraziamento ai presenti, alle aziende che hanno permesso la realizzazione dell’evento e ai mister che, in alcuni casi, hanno interrotto le vacanze in nome dell’approfondimento calcistico, del nostro direttore Ferretto Ferretti, si sono aperti i lavori con il primo intervento a cura di Stefano Ghisleni, esperto di allenamento giovanile, con anni trascorsi in club prof come Atalanta, Verona, Sampdoria, Spezia e Genoa.

Il bambino sempre al centro!
Stefano Ghisleni ha analizzato il tema “Il modello formativo del settore giovanile. La relazione allenatore-bambino”, ponendo al centro il valore educativo del calcio ed evidenziando come il compito dell’allenatore vada ben oltre l’aspetto tecnico. “Costruire un modello formativo significa creare un ambiente che aiuti il bambino a crescere. L’ambiente è fatto dalle persone e ogni persona è portatrice di valori, che devono essere trasmessi all’interno della società”.
Il percorso di crescita deve partire dagli adulti: “Se vogliamo mettere il bambino al centro, dobbiamo prima aumentare le nostre competenze”. Ampio spazio è stato dedicato anche al ruolo dell’allenatore e della famiglia nel percorso educativo. “Le fondamenta della casa del bambino siamo noi, perché siamo il soggetto forte. Il modo di essere dell’allenatore, con un approccio centrato sulla persona, fa la differenza.”
Senza dimenticare il valore del gioco come strumento di apprendimento e della tecnica tradizionale, che insegnata nel modo corretto e mescolata alle situazioni, permette miglioramenti importanti.

Il gioco come attività formativa
Nella sua relazione Gianluca Urgnani ha presentato il contenuto del suoultimo libro pubblicato con la nostra casa editrice“Dentro il campo, dentro il gioco. Idee e proposte pratiche per il calcio dai 6 ai 12 anni”. L’istruttore dell’Inter ha messo al centro del suo discorso il gioco come attività formativa. Alla base di tutto ci deve però essere un allenatore capace di aggiornarsi continuamente e mettersi in discussione per creare il contesto migliore per imparare e crescere per i propri bambini.
Senza mai scoraggiarsi quando non si vedono subito i risultati perché “Il miglioramento non avviene linearmente e spesso un allenatore non nota direttamente i frutti del proprio intervento. L’allenatore più bravo è il tempo, ma sono i contenuti a fare la differenza”. Proprio per questo è necessario creare contesti ricchi di situazioni e transizioni, di stimoli a sorpresa, ricordandosi sempre di adattarsi a ciò che succede sul campo: interrompere il gioco perché c’è stato un errore talvolta è controproducente, meglio “sfruttarlo” lasciando correre e variando la proposta.
In conclusione, Urgnani ha illustrato diversi scenario game, proposte pratiche che si dividono in IF game, scan game e life game (per approfondire, il suo libro – apprezzatissimo durante la due giorni – è il modo migliore).

Conosciamo il Gioco
Spazio quindi alla “delegazione Atalanta” – “Linee guida per la programmazione dell’attività calcistica. Il metodo Atalanta”, il titolo della relazione – guidata da Stefano Bonaccorso, accompagnato da Marcello Esposito e Marco Bramati. Il responsabile tecnico della pre-agonistica ha posto l’attenzione sull’importanza dell’educazione sportiva, partendo da un concetto tanto semplice quanto fondamentale: il rispetto del tempo. “Una delle prime cose che dovremmo insegnare ai ragazzi è non perdere tempo. Oggi vedono tanti esempi negativi e sta a noi allenatori far comprendere che perdere tempo significa mancare di rispetto al Gioco, ai compagni, agli avversari, agli allenatori e a tutte le persone che ruotano attorno al calcio.”

Bonaccorso ha poi evidenziato come il tempo effettivo di gioco sia limitato, ricordando che in media il pallone resta in campo per circa 57 minuti a partita. Da qui la necessità di allenare i giocatori sulle situazioni che si ripetono con maggiore frequenza, come passaggio e dribbling, senza trascurare il lavoro lontano dalla palla. “Saper giocare senza palla è determinante: smarcamento e marcamento sono duelli continui che spesso decidono una partita.”
In chiusura, il tecnico ha ribadito l’importanza della capacità di lettura del gioco: “Il calcio è un equilibrio tra passing game e dribbling game”, due aspetti che devono convivere nella formazione del giocatore moderno”. Dopo una breve pausa, necessaria per trasferirsi ai campi di Coverciano, ecco che Marcello Esposito e Marco Bramati hanno messo in pratica quanto esposto in aula grazie alla presenza dei ragazzi dell’U14 della San Michele Cattolica Virtus. E così si è chiusa la prima giornata.


L’importanza del percorso per crescere
Con il suo intervento “Migliorare il singolo, migliorare la squadra. Oltre il piano gara”, Andrea Filippeschi ha aperto le relazioni della domenica. Il tecnico della Primavera dell’Empoli ha illustrato un modello di lavoro incentrato sulla crescita individuale come punto di partenza per elevare il rendimento collettivo.
“Il processo di miglioramento passa attraverso riflessioni, pensieri, soluzioni e condivisione. A me interessa che i giocatori crescano.” Per questo motivo, nella Primavera dell’Empoli, il mister in collaborazione con staff e dirigenza, ha introdotto sedute individuali facoltative al mattino, affiancando al lavoro di squadra un percorso personalizzato composto da analisi video, preparazione fisica, tecnica e di reparto. “L’allenamento del mattino non era obbligatorio: chi sentiva di dover migliorare veniva, gli altri erano liberi di scegliere. Serviva anche a trasmettere il valore del sacrificio.” E tutti hanno risposto presente.
Filippeschi ha quindi sottolineato come il miglioramento debba essere misurabile e non affidato solo ai risultati. “Il risultato può anche ingannare. Per capire se il percorso funziona bisogna raccogliere dati oggettivi”. “Se si vuole fare, si può fare”, ha concluso, ribadendo come un’organizzazione efficace sia un modello replicabile a qualsiasi livello.

Il sonno come primo allenamento (invisibile)
“Buongiorno, se è stata una buona notte” incomincia così l’intervento di Loris Bonamassa. Una relazione dedicata a trasmettere l’importanza del riposo, un aspetto tanto sottovalutato quanto fondamentale, soprattutto in età giovanile (“Il sonno: il primo allenamento invisibile del giovane calciatore”, il titolo della relazione).
Dopo aver trattato alcuni dei fattori che minacciano il sonno nel calcio giovanile (iperstimolazione, smartphone, FOMO…) e la sua importanza, Bonamassa ha illustrato il suo Metodo 5P (Pilastri) declinato per i giocatori del settore giovanile: dalla conoscenza del sonno all’analisi oggettiva fino all’importanza del profilo psicografico, passando al corretto sistema letto e alla gestione dell’ambiente in cui si dorme. Perché anche il sonno è allenabile e va programmato come un carico di allenamento! In fin dei conti… “Passiamo un terzo della nostra vita dormendo e gli altri due terzi sono influenzati da come dormiamo”.

U13, una categoria di transizione
La relazione di Gennaro Puca, responsabile tecnico dell’attività di base del Modena, si è concentrata sugli U13, “Un ponte tra l’attività di base e l’agonistica”. Nel corso del suo intervento (“Esordienti, la categoria dei cambiamenti. Dallo spogliatoio al campo”), dopo aver riflettuto su tutte le trasformazioni vissute dai ragazzi in questo biennio (fisiche, psicologiche, cognitive), oltre alle differenze tra il calcio a nove e quello a undici, l’attenzione è andata a quanto proposto dal club gialloblu. Sempre ricordando, come detto dallo stesso Puca che: “La vera sfida della categoria U13 non è preparare il ragazzo a giocare in un campo più grande. È prepararlo a pensare un calcio più grande”.
Una metodologia basata su tecnica dinamica, duelli e transizioni, la base per sviluppare al meglio mantenimento e recupero della palla, occupazione dello spazio e finalizzazione a rete. È seguita quindi l’esposizione del percorso stagionale. Dopo una fase iniziale di conoscenza e analisi (essenziale anche con gruppi già conosciuti perché i ragazzi crescono e cambiano, anche a distanza di una sola estate), spazio al consolidamento del calcio a nove, per poi iniziare da gennaio a lavorare su quello a undici.
In conclusione l’esposizione di una seduta tipo: dal pre-allenamento individuale alle prime proposte a numeri ridotti, per poi lasciare spazio al principio su cui si vuole lavorare per concludere con le partite a temi.

Viva le immagini
La maggior parte dei relatori ha mostrato video di allenamento, spezzoni di partita, clip dei singoli per sviluppare un tema, approfondire un concetto, correggere una situazione. Ecco che utilizzare una telecamera dotata di intelligenza artificiale come Veo, presentata dal nostro vicedirettore Luca Bignami, può aiutare nel mestiere di allenatore. Dopo averla posizionata, basta avviarla grazie all’app apposita per riprendere quanto serve senza nessun’altra necessità. A posteriori è possibile “tagliare” spezzoni di gara o allenamento, avere analytics sugli incontri disputati e valutare pure la prestazione del singolo con una “ripresa dedicata”.
Per crescere oltre la tattica
Nel suo intervento “Un modello di gioco formativo per l’attività agonistica”, il tecnico allora dell’U18 della Roma, nella stagione 2026-27 alla Primavera, Mattia Scala, ha spiegato come il percorso di crescita dei giovani debba andare oltre il semplice aspetto tattico: “L’obiettivo è formare ragazzi con personalità, coraggio, responsabilità e autostima”.
Un processo che porta allo sviluppo di un calciatore capace di pensare, leggere il gioco e prendere decisioni, migliorando non solo sotto il profilo tecnico e tattico, ma anche cognitivo e mentale. Scala ha sottolineato quanto conta superare il concetto tradizionale di ruolo: “Non parliamo di ruolo, ma di funzione”. Un principio che richiede grande capacità di adattamento anche da parte dell’allenatore al gruppo che ha a disposizione: non sempre la teoria viene messa in pratica come ci si aspetta.
In conclusione, il tecnico giallorosso ha posto l’accento sulla relazione con i giovani calciatori: “I ragazzi di oggi vogliono essere ascoltati. Se riesci a costruire un rapporto di fiducia ti danno tutto; altrimenti si chiudono e non avrai niente”. Un messaggio che ribadisce come la crescita tecnica passi inevitabilmente anche dalla qualità della relazione educativa instaurata dall’allenatore.

Concluso l’intervento di Mattia, tutti a pranzo non senza tantissimi momenti di confronto tra i partecipanti e i relatori che si sono fermati durante la giornata.
Creiamo l’ambiente giusto
“Cosa ricordano i giocatori quando crescono? Non le esercitazioni, ma come l’allenatore li ha fatti sentire, ecco che l’ambiente che creiamo è fondamentale”: questo il punto di partenza dell’intervento di Simone Bombardieri, docente per il Settore Tecnico ai corsi UEFA C, nella sua relazione dal titolo “Ambiente, motivazione e giochi. Lavoriamo insieme!”.
La prima parte dell’intervento è servita per delineare le caratteristiche dell’ambiente da costruire con i propri ragazzi grazie alla partecipazione dei presenti – sono stati stimolati a portare le loro idee, a condividere esperienze, a lavorare in gruppo. Al centro fiducia ed emozioni positive, elementi fondamentali per imparare e crescere in serenità. Spazio dunque alle riflessioni sulla motivazione: solo un istruttore motivato può stimolare al meglio i propri allievi.
Questi aspetti poi si legano con il gioco, l’elemento cardine dell’attività con i bambini. Per essere efficace la proposta ludica deve essere a misura di bambino, vicino alla realtà del campo e proporre stimoli sempre nuovi. Queste caratteristiche sono poi state messe in luce nelle esercitazioni mostrate durante l’attività sul campo.

Preparare i ragazzi al calcio di domani
Conclude la parte in aula Paolo Nasuto (responsabile tecnico dell’attività di base del Pisa e nostro referente d’area): “L’allenatore del futuro. Dalla teoria al campo” il punto di partenza della sua relazione.
Ha “sfatato” diversi miti che la fanno padrone nel calcio dei ragazzi, partendo dalla capacità di prendere decisioni: “I ragazzi non hanno difficoltà a decidere per natura, molto dipende da noi e da come costruiamo gli allenamenti”. Per questo un approccio metodologico non lineare, basato su scenari variabili, incertezza, competizione ed errore, è molto efficace. Nasuto ha poi “cancellato” uno dei luoghi comuni più diffusi: “Non è vero che non esistono più talenti. Siamo noi che dobbiamo imparare a riconoscerli, coltivarli e, in alcuni casi, anche farci da parte”.
Riprendendo un concetto espresso da Julio Velasco, ha sottolineato l’importanza dell’apprendimento attraverso l’esperienza: “Se voglio che un giocatore impari a dribblare, deve dribblare. Dobbiamo creare ambienti di apprendimento nei quali possa sperimentare, senza essere sempre noi a fornire la soluzione”. Una riflessione che vuole evidenziare come il calcio attuale sia in continuo cambiamento e il nostro obiettivo è di guardare oltre, preparare i giocatori al domani.
Altri gli argomenti trattati, dal gioco di strada al rapporto con le famiglie e i risultati. Molto bello il coinvolgimento coi presenti: Paolo ha distribuito una serie di card ai partecipanti richiedendo un’idea, una soluzione per contribuire in prima persona all’evoluzione della metodologia dell’allenamento nell’attività di base e nel settore agonistico.

Al seguito di Bombardieri e Nasuto tutti i partecipanti si sono trasferiti sul campo dove con i ragazzi dell’U12 del Pisa hanno dato forma a quanto detto in aula.
Due giorni oltre che di formazione, di continuo e costruttivo confronto, animati da una genuina curiosità. Tutte caratteristiche che nel corso degli interventi sono state più volte citate dai relatori, fondamentali per migliorarsi come allenatori e crescere al meglio il calciatore del futuro!
Foto: Giuliana Pagliani.


