Roma-Parigi. Il Viaggio di Luis Enrique verso la gloria

Roma-Parigi. Il Viaggio di Luis Enrique verso la gloria

Carlo Pizzigoni

Seconda Champions consecutiva come pochi altri al mondo, un calcio riconoscibile ed evoluto, una personalità spiccata e onesta: questo è Luis Enrique, l’allenatore del PSG che ha compiuto l’incredibile back-to-back.

“Il suo arrivo fu una benedizione. Portò una cultura del lavoro rivoluzionaria”. Walter Sabatini ricorda così il passaggio di Luis Enrique alla Roma, nella sua Roma. Nella necessità di iniziare un percorso realmente nuovo, uno dei direttori sportivi più iconici e preparati della storia del calcio italiano scelse il giovane allenatore asturiano, che fin lì aveva giusto avuto una esperienza nella squadra B del Barcellona, club dove aveva concluso la sua valorosa carriera da calciatore. L’accoglienza fu la solita, quella tipica della comunicazione italica, schizzinosa e piena di alterigia. Lui? In Serie A?

Invece il dirigente aveva visto ancora una volta bene: “Ciò che ha portato è stata una nuova, rivoluzionaria etica del lavoro. I giocatori più importanti, De Rossi per esempio, venivano da me e mi dicevano: ‘In allenamento sviluppa così tanti concetti che mi sembra di non aver mai giocato a calcio prima d’ora’. Intendiamoci, Daniele era un Campione del Mondo, non uno qualunque. Si sentiva come se stesse imparando a giocare, ed era entusiasta, innamorato di quel tipo di calcio. De Rossi era intelligente e sensibile. Ogni volta che veniva nel mio ufficio a dirmelo, mi rassicurava e mi riempiva d’orgoglio”.

© Italy Photo Press

Al termine di una stagione, con alti e bassi, però, Enrique decise di andarsene, nonostante le insistenze proprio di Sabatini, affinché rimanesse. Il gruppo lo seguiva ma l’ambiente era diviso e qualcosa, anzi più di qualcosa, non gli tornava. “È un uomo di princìpi. Una persona coerente. Non scende a compromessi, una qualità essenziale per essere un buon allenatore.

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Foto copertina: Imago.

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