News
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

Per chi vuole approfondire - LA FINESTRA SU Scienza&Sport

Una ricerca che ha permesso di valutare tramite alcuni test, di tipo mentale, fisico e specifico, come la fatica mentale possa incidere sulla prestazione.

La fatica mentale è uno stato psicologico solitamente generato da un periodo prolungato di attività cognitiva; questa condizione è caratterizzata da una marcata sensazione di stanchezza e mancanza di energia (Boksem et al., 2005).

Molti studi hanno dimostrato l’effetto negativo della fatica mentale sulle funzioni cognitive o su alcune abilità motorie come, ad esempio, guidare (Lal &Craig, 2001; Boksem et al., 2006). Tuttavia, la fatica mentale sembra avere un impatto limitato sulla capacità di produrre la massima orza o potenza e sulla capacità anaerobica in genere (Pageaux et al., 2013; Rozand et al., 2014; Martin et al., 2015). Al contrario, è stato dimostrato il suo effetto negativo sulla prestazione di endurance (Marcora et al., 2009; Brownsberger et al., 2013). Le informazioni disponibili sono decisamente più scarse per quanto riguarda l’effetto della fatica mentale sulla performance fisica intermittente (tipica degli sport di squadra – Smith et al., 2015) e sulle abilità tecnico- tattiche, anche se aneddoticamente si ritiene che abbia un impatto considerevole su quest’ultimo aspetto.

È noto che nel corso di un match le distanze percorse a diverse intensità diminuiscono (Mohr et al., 2003), così come si osserva una riduzione della quantità e della qualità degli elementi tecnici che i giocatori svolgono (Rampinini et al., 2009), molto probabilmente a causa proprio della fatica generata dalla partita. Recentemente, alcuni ricercatori hanno riportato un effetto negativo della fatica mentale sulle funzioni percettive e su alcune abilità motorie degli atleti (Duncan et al., 2015). Tuttavia, uno dei limiti più importanti di questa ricerca è che le abilità motorie sono state misurate in maniera standardizzata, ma non in modo specifico rispetto allo sport praticato dagli atleti.

Conseguentemente non è possibile sapere se e quanto tali risultati possono essere direttamente traslati “sul campo”. Per questi motivi lo scopo del presente studio è stato quello di verificare l’effetto della fatica mentale sulla performance intermittente utilizzando come test lo Yo-Yo intermittent recovery livello 1 (YYIR1) e sulla abilità tecnica del calciatore grazie a strumenti di valutazione come il Loughborough Soccer Passing Test (LSPT) e il Loughborough Soccer Shooting Test (LSST). La ricerca si è basata sull’ipotesi che la fatica mentale influenza negativamente sia la performance di corsa intermittente sia l’abilità tecnica.

MATERIALI E METODI
Hanno partecipato allo studio due gruppi di atleti, uno composto da 12 calciatori amatori (età: 24 ± 1 anni, altezza 175 ± 1 cm e peso 76 ± 2 kg) e uno da 14 calciatori belgi di buon livello competitivo (età: 20±4anni,altezza177±6cmepeso68±8kg).

La tipologia di studio era quella crossover e il design utilizzato era randomizzato e controbilanciato. In altre parole i partecipanti venivano ottoposti sia alla condizione di fatica mentale sia a quella di controllo e in entrambe gli atleti eseguivano YYIR1, LSPT e LSST. La fatica mentale veniva indotta tramite uno specifico task della durata di 30 min chiamato Stroop Colour. È stata sfruttata questa tipologia di task perché è stato precedentemente dimostrato che questa modalità di lavoro cognitivo induce fatica di tipo mentale (Rozand et al., 2014). Nel corso della situazione di controllo, i soggetti leggevano e sfogliavano per lo stesso tempo (30 min) riviste di sport, macchine e viaggi.

La condizione di fatica mentale veniva quantificata dai soggetti mediante una Visual Analog Scale (VAS) lunga 100 mm che prevedeva due aggettivi di ancoraggio relativi al valore minimo (nessuna fatica mentale) e massimo (massima fatica mentale). Lo YYIR1 veniva proposto seguendo le indicazioni originariamente suggerite da Bangsbo et al. (2008). È stato chiarito che i risultati in questo test (distanza totale percorsa) sono un indicatore valido e ripetibile della capacità di performance fisica intermittente del calciatore.

Brevemente ai giocatori veniva chiesto di ripetere tratti di corsa a navetta su un percorso di 20 + 20 m a velocità crescenti seguendo una lepre acustica. I tratti di corsa intermittente erano separati da un recupero di 10 s e la fine del test veniva decretata quando gli atleti non riuscivano a mantenere le velocità impostate per due volte consecutive...

[L’articolo è tratto dal numero 29 di S&S 29, trimestre gennaio-marzo 2016, pagina 92]

Scopri di più sul numero di ottobre: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo e digitale.

 

Magazine in Edicola